Discorso di Austin: il consenso negato

Dal Blog di Laura Agustìn, The Naked Anthropologist, tradotto da Gabriele, per definire quel che lei chiama Industria del Salvataggio che coinvolge interessi che speculano sulla lotta alla tratta e sul non riconoscimento del sex working per scelta:

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ladywithaguncdi Laura Agustìn

Il video della conferenza di Austin[1] è stato da poco caricato online. Il tema era: Cittadinanza Sessuale e Diritti Umani: Cosa Possono Imparare gli USA dalle Legislazioni Europee? Avevo inizialmente pensato di intitolare il mio contributo ‘Controversie e contraddizioni: le campagne sulla prostituzione in Europa’. Sarebbe stato presentato il 23 novembre, in occasione del dibattito Sex work, tratta e migrazioni.

Poi ho assistito a una cosa singolare. Due conferenzieri hanno parlato di tratta, uno con punti di vista tipici della ‘industria del salvataggio’, l’altro a partire da una prospettiva giuridica. Così ho buttato via gli appunti e parlare d’altro, cercando di riportare il discorso a una dimensione più umanistica. Ho intitolato questa nuova conferenza ‘Il consenso negato’, visto che il termine ‘consenso’ veniva spesso menzionato nel dibattito. Perno della discussione era il diritto degli adolescenti al sesso, da alcuni inteso addirittura come materia di diritti umani. Rimasi molto colpita: nessuno pareva ricordarsi della Convenzione dei Diritti del Bambino, che definisce ‘bambino’ chiunque sia al di sotto dei 18 anni. La Convenzione, infatti, è di solito impugnata dagli attivisti anti-prostituzione per sostenere che le adolescenti che vendono sesso non sono in grado di esprimere consenso. Buffo, ho pensato, sembra che la facoltà di consenso sia facilmente riconosciuta ai ragazzi e negata alle ragazze.

L’incontro ruotava intorno a sottigliezze relative alla cittadinanza sessuale. È stato un grave errore comprimere tre argomenti complessi – il sex work, le migrazioni, la tratta – in un singolo ciclo di conferenze. Sarebbero serviti tre diversi comizi, uno per soggetto, oppure un solo simposio dedicato a uno di questi temi; la ricerca dei conferenzieri doveva essere più focalizzata. Alla fine, sono stata costretta a svolgere un lavoro doppio e non è stato facile rispettare il limite dei 30 minuti di conferenza.[2] Visto il contesto del simposio – una scuola di giurisprudenza – non c’è da stupirsi che lo spazio di dibattito fosse organizzato a mo’ di aula di tribunale. Mi sentivo un testimone alla sbarra.

Il discorso è introdotto, al minuto 01:30, da Gloria Gonzalez Lopez del Centro di Studi Americo-Messicani. Comincio a parlare un minuto dopo e finisco a 35:58. La terza conferenziera (Janet Halley) ha tenuto la lettura via Skype – non è visibile nel video, ma forse riuscite a sentirla. In alternativa, la registrazione si può trovare su Youtube.

[1] Università del Texas, 22-24 novembre.

[2] Se guardate il video, vi prego di tenere conto del fatto che ho dovuto operare molte omissioni. Spero si possa comunque trovare un senso generale.

Ps: sia chiaro che la prostituzione minorile va combattuta e che qui si intende opporre una critica ai metodi usati per “salvarle”. Non si analizzano le condizioni sociali od economiche che le spingono a prostituirsi e non basta semplicemente dire che non è un lavoro moralmente accettabile per fare in modo che queste ragazze scelgano delle alternative auspicate e utili.

Leggi anche (di Laura Agustìn):

Leggi anche (traduzioni e materiale pubblicati su questo blog sul sex working):

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