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#ShortsPerTutt*: quelle donne che non sanno ascoltare

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Certe discussioni tra “donne” sfiniscono, ti fanno esaurire, con certa abilità passivo/aggressiva di alcune che pretendono di sapere tutto delle altre perché in comune abbiamo una vagina. Allora tutte si sentono in diritto di distribuire perle di saggezza, condite di maternage fascistoide, con quella mania assurda di farti sentire zero se non la pensi come loro, con la capacità di trattarti male ancora più di quanto ti abbiamo mai trattata certi uomini. Perché da questi ultimi ti hanno insegnato ad aspettartelo. Invece da altre donne no.

Si sentono tutte parimenti vittime e in quanto tali hanno la presunzione di scagliarti pietre se sei troppo giovane, troppo bella, troppo qualunque cosa che loro stesse pensano di non essere o di essere state un tempo. Ti gettano addosso il loro malessere immaginando che dia loro il diritto di farti male. Si comportano da “vittime” rabbiose contro il mondo, incapaci di elaborare il male che hanno dentro, quello di cui sono state vittime, o quello che hanno inflitto ad altre.

Il “gioco” che stiamo facendo sulla pagina di Abbatto I Muri si chiama disponibilità di ascolto. Ciascuna si alza in piedi e si racconta. Accende una discussione contro tutte le forme di sessismo, e io so, perché lo so da tanto tempo, che bisogna difendersi anche da altre donne. So che il male non è redistribuito in base al genere e che la violenza, inclusa quella delle parole, normativa, intimidatoria, arriva anche da altre donne. Sono in grado di massacrarti a parole, usando il diritto di “opinione” che diventa diritto di insulto o di giudizio. Sono in grado di esercitare tutta l’influenza che possono avere sulle altre e se non fai esattamente quel che vogliono, dall’alto della loro presuntuosa sapienza, esperienza, quasi sempre soggettiva e oggettivante verso le altre, allora ti sputano addosso. Ti dicono che sei sbagliata, che non è così che va il mondo, che non puoi fare questo o quello. Arrivano con la propria ricetta di vita ad elargire giudizi non richiesti e come un qualunque maschilista ti dicono che se sei andata in giro in minigonna loro hanno tutto il diritto di stuprarti. Se pubblichi una foto, se esponi un tuo pensiero su te stessa, allora si sentono in diritto di massacrarti.

Se non vi fosse chiaro quel che sto dicendo vi basta leggere i commenti lasciati da altre donne sotto alcune foto o alcuni messaggi inviati per la campagna #shortspertutt*. E pensano, costoro, che in quanto donne non avrebbero alcun muro mentale da abbattere, pensano di stare dalla parte della ragione, tutte, a praticare un donnismo escludente che ti taglia fuori se non sei donna come vogliono loro. Ti parlano di “vita vera”, “vere sofferenze”, “vere donne”, “veri problemi”, “vere madri” e insistono, non comprendendo bene la misura della ferita che infliggono.

Ci sono uomini sessisti che puoi facilmente contrastare, perché siamo pronte, sappiamo come farlo ed è facile indicare una strada alle altre. Aprire un varco che faccia sentire altre un po’ più libere. Libere di essere come vogliono loro stesse e non di essere come siamo noi. Vai avanti a colpi di bellezza, di cellulite, di pelo, di convinzioni, di idee e pensieri, e quando sei in cima alla cazzo di montagna sai perfettamente che non puoi scassare le fiche altrui indicando ad altre il tuo medesimo percorso. Che ne sai di quel che vuole l’altra? Se la sua libertà corrisponderà alla tua idea di libertà? E se c’è un pensiero autoritario che vedi in comune tra donne è sempre rappresentativo di una estrema violenza normativa che separa le buone dalle cattive, le belle dalle brutte, le troppo vere dalle troppo false, e via di questo passo. Loro decidono chi è vittima e chi no e non sanno affatto riconoscere una “vittima” se ad esercitare il male sono loro.

Siamo cresciute anche tra donne, molte di noi lo hanno fatto, e conosciamo il potere normativo esercitato da ciascuna di loro. Sappiamo quanto sia opprimente ed oppressiva la maniera di fare di donne, matriarche, sorelle maggiori, o chi lo sa. Non tutte ovviamente ma c’è sempre una caratteristica da ricordare: a volte non ti ascoltano, se parlano di te non vogliono sapere quel che tu hai da dire. Hanno la convinzione di agire per il tuo bene e così giustificano discriminazioni, sessismi, qualcun@ a dire che sarebbero tali solo se praticati da uomini, per troppi anni coltivando un’idea di superiorità morale che neppure il Papa e i suoi più diretti ispiratori.

Io devo dirlo: mi irritate. La vostra intolleranza mi irrita, mi infastidisce, mi colpisce come un pugno sul fianco. Mi fa intimamente male, ed è un limite, devo lavorarci su. Fa male leggere quel che siete in grado di dire alle magre, alle grasse, alle alte, le basse, le pelose, le belle, le brutte, le ragazze perbene, quelle per male, le madri, quelle che non vogliono figli. Sempre con una ricetta da imporre.

Dovete smettere di evitare di ascoltare. Dovete accettare il fatto che non siamo tutte uguali e che il vostro punto di vista è soggettivo. Dovete imparare ad accettare la diversità e non a caso uso il verbo “dovere” perché se non riconosci la mia/sua diversità non ci sono i presupposti per un dialogo. Posso parlare con chiunque accetti e rispetti il fatto che io sono diversa e dunque non posso farlo con te che pretendi di essere la grande madre che tutto sa e tutto vede. Onnisciente per potere della fica, con quel vizio di considerare le critiche delle altre, quelle che voi aggredite con i vostri dogmi, come improprie, brutte e cattive.

Non me ne frega niente di quel che hai da dire se non smetti di proiettare su di me la tua esperienza. Non mi importa di quel che pensi se non mi riconosci come soggetto. Devi farti venire il dubbio che il tuo comportamento sia sbagliato e che puoi ferire le altre. Lo devi fare non perché è la linea politica che io ti impongo ma perché è il presupposto minimo di qualunque forma di interlocuzione. Se non ammetto che i maschilisti normino la mia vita perché mai dovrei accettarlo da te che dici di essermi sorella? Non lo sei. Sei una nemica tale e quale ad altre persone che mi sono nemiche. Perché femminismo non vuol dire che ce la cantiamo e suoniamo tra femmine e perché tu non hai il diritto di massacrarmi in nessun modo, mai.

Dovevo dire questa cosa e non perché io mi senta migliore di altre persone ma perché non smetto mai di chiedermi se sto limitando la libera scelta altrui, mi pongo il dubbio, e dunque quel che so fare meglio è ascoltare, dare spazio, restare in silenzio o confondere la mia umana voce tra le vostre, salvo parlare quando ci sono persone che si arrogano il diritto di fare male a una di queste donne che vuole avere il tempo, la possibilità, che esprime coraggio nel raccontarsi. Nella pagina di Abbatto I Muri non si giudica e se lo fai ti becchi tutta la forza di persone abituate ad abbattere da lungo tempo muri di qualunque tipo. Così alti e così spessi che è impossibile non riconoscerne uno quando lo vedono, a prescindere da chi lo mette in azione.

Le donne sono tante e diverse. Alcune sanno fare del male ad altre. Alcune non sanno accogliere la diversità. Alcune non sanno riconoscere la tua idea di libertà. Alcune. Per fortuna non tutte.

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