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Pazienti pervertiti

Lei scrive:

Ciao Eretic* e ciao a tutti.
Mi chiamo Marta, ho 30 anni e sono un medico. Periodicamente mi reco nelle case dei pazienti per visite e prelievi e oggi è arrivata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Premetto che sono una persona poco paziente e parecchio istintiva (tanto che rispondo sempre a tono a ogni commento poco carino proveniente dal genere maschile) ma, dato il ruolo che ricopro, devo ovviamente mantenere un certo decoro quando questi commenti arrivano dai pazienti. In particolare uno (73 anni, con figli e nipoti di tutte le età) fin dalla prima volta che mi ha vista ha iniziato a fare commenti.

Prima si limitava a qualche complimento a cui rispondevo educatamente, poi ha iniziato a fare domande personali, tipo se ero fidanzata, se avevo fatto sesso e via dicendo. Col tempo le sue battute, domande e affermazioni sono andate peggiorando, raggiungendo livelli tipo “ah, beato chi ti ciula, devi far contento il tuo fidanzato”. A questo punto ho smesso di rispondere ma lui ovviamente non si dava per vinto. Oggi, con la badante davanti (sì, perché il vecchio non è nemmeno autosufficiente), ha esordito con “sei sposata?”. Alla mia risposta negativa ha detto, tenetevi forte: “ma quindi è ancora integra? No, non ci credo!”.

Io, ve lo giuro, mi è montata una rabbia che se solo fossi stata una violenta gli avrei spaccato la faccia. Ero allibita oltre che schifata. Ascoltando la mia colorita reazione verbale, in cui gli ho, non gentilmente, pregato di piantarla di fare il pervertito o si sarebbe beccato una denuncia, mi guarda e aggiunge: “che c’è, oggi l’hai preso tutto dritto? O anche di traverso?”. A quel punto l’ago che avevo in mano glielo avrei conficcato molto volentieri dentro l’occhio ma gli ho solo detto che sicuramente la denuncia non gliela avrebbe tolta nessuno e che non avrei più messo piede in quella casa.

La badante, mortificata perché a conoscenza del comportamento del vecchio (più volte lo aveva ripreso per il suo atteggiamento), mi ha pregata di avere pazienza. Me ne sono andata e ho fatto presente la situazione ai miei capi che spero prenderanno provvedimenti. Di certo non entrerò più in quella casa, rischierei di non rispettare il giuramento di Ippocrate.
Questa non è la prima volta che accade, ogni chiamata a domicilio è ovviamente, soprattutto per noi donne, un rischio enorme, sia perché portatrici di tette e vagina, sia perché non sai mai chi ti può capitare e come potrebbe reagire alle nostre motivate negazioni di prescrizioni di un farmaco o somministrazione dello stesso.

A parte la rabbia, sono uscita da quella casa con le lacrime agli occhi, le mani tremanti e schifata e offesa come mai prima. Ah, forse devo sottolineare che non porto mai maglie scollate o pantaloni aderenti (almeno a lavoro), proprio per evitare di dover ascoltare commenti degli del peggior pervertito da 4 soldi.
Non so, magari da domani andrò in giro col burqa ma sono certa che persone come questo viscido signore, troverebbero qualcosa di osceno da dire anche in quel caso.
Grazie!

Ps: nel caso in cui aveste qualche dubbio occorre precisare che l’unico deficit di quest’uomo è motorio, per problema all’anca. Niente Alzheimer o demenza.

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Comments

  1. No, non c’era bisogno di specificare l’abbigliamento, che sia sul posto di lavoro o meno, si sa che la scusa per fare commenti chi vuole trovarla, la trova. Tanto rispetto per quello che fa e per quello che deve affrontare.

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