Bella e discriminata dalle altre donne

Lei scrive:

“Cara Eretica,

ho letto i commenti che alcune donne hanno lasciato sotto la foto di una ragazza giudicata “troppo bella”. Sono stata male io per lei, nel leggerli, perché ci ho visto tutto quello che ho dovuto subire quando ero adolescente e anche più di recente. Ragazze invidiose, gelose, senza voler generalizzare o alimentare stereotipi sessisti, mi hanno dato il tormento per anni.

Sono una “bella” donna. Ero una bella ragazza. La mia colpa? Somigliare troppo ai modelli estetici diffusi dalla televisione, dalle pubblicità. Quello che hanno detto di me è stato orrendo. Vi cito qualche frase a memoria.

  • si veste così per farsi bella con i ragazzi.
  • fa la troia con il professore per prendere buoni voti.
  • ha solo “amici” maschi, chissà le orge.
  • è esibizionista, pubblica foto per farsi vedere al mercato, come una puttana.
  • è una zoccola che ruba i fidanzati.
  • non è come noi. è un’oca senza cervello.
  • è il disonore del genere femminile.
  • ma tu che problemi puoi avere?

Si, ero bella. Si, mi vestivo per piacermi e piacere. E’ una colpa? Si, avevo molti amici “maschi” perché le ragazze mi scansavano come la peste ed ero molto sola. Le belle trovano molte insicure che vogliono competere e le disprezzano per sentirsi migliori. Si, ho pubblicato le mie foto, come fa chiunque altra. Non è colpa mia se nelle foto vengo bene. No, non ho mai rubato fidanzati. No, non ho fatto niente per fare ingelosire ragazze dalla bassa autostima. No, non sono un’oca senza cervello. Avevo una buona media alle superiori e mi sono laureata con un buon voto. E anche se non mi fossi laureata sarebbe stato lo stesso. La bella/oca è uno stereotipo sessista e il sessismo non è praticato solo da uomini. No, non rappresento il genere femminile e non ho mai chiesto di farlo. Si, ho avuto dei problemi e anche se non li avessi avuti questo non vuol dire niente.

Sono figlia unica, ho trascorso l’adolescenza in solitudine finché non ho deciso di praticare danza a livello amatoriale. Anche lì ho trovato ragazze perfide che avrebbero fatto di tutto per farmi mettere da parte. Ho tentato di restare defilata, a volte ho pensato di non fare o dire niente che mi facesse notare. Non è servito a niente. Se una ti odia stai sicura che ti odia qualunque cosa tu dica o faccia. E’ come un’ossessione e l’accanimento di chi si comporta da bulla è lo stesso rispetto al comportamento con altre persone discriminate. No, non faccio la vittima, non è quello che voglio dire e non mi paragono ad altre vittime di bullismo, ma c’è gente perfida che non ha la più pallida idea di quello che senti e di quanto ti feriscono alcune parole.

La colpa di essere bella mi ha sempre accompagnata e ho smesso di sentirmi colpevole quando sono andata all’università e mi sono sentita in diritto di essere parte di qualcosa di più grande. Nella danza mi sono allenata moltissimo, ho preteso da me stessa fin troppo. Ho saltato pasti, non ho mai vomitato, ma ho digiunato e poi mi sono abbuffata. Ero bella, ma esserlo agli occhi degli altri non vuol dire niente. Ho vissuto una sessualità complicata. Temevo sempre di non piacere all’uomo con cui andavo a letto. Poi sono diventata più sicura, sensuale, seducente, e ho subito altri tipi di molestie, in special modo da quelli che mi hanno dato della troia perché ho detto di No. Mi hanno giudicata superficiale, amante solo dei belli con la macchina e i soldi. Era una stronzata. Il mio attuale compagno è un precario come me che vive di contratti brevi e insieme fatichiamo ad arrivare a fine mese.

Ho sempre fatto mio il motto “vivi e lascia vivere”. Non credo di essere stata cattiva con qualcuno e non mi sento chiamata in causa se una ragazza pubblica una foto con le gambe non depilate o con la cellulite. Io scelgo di depilarmi e so che chi non vuole farlo ne ha tutto il diritto. Ho la cellulite. Poca, ma ce l’ho, e per essere presa in considerazione non devo farmene venire di più. Combatto per piacermi di più, mi sento insicura e anni fa avevo una bassissima autostima rafforzata anche dalle malignità delle “compagne” di scuola. Le altre mi vedevano perfetta e io non mi sentivo tale. Ho incontrato donne che godono a fare la gara delle disgrazie. Se tu dici che ti sei rotta un piede loro dicono di essersi rotta tutta la gamba. Cosa vuoi saperne tu del dolore vero, e poi non sei madre. E questa è l’ultima cosa che continua a farmi sentire discriminata. Io non ho diritto di parola perché non sono madre. Non ho sofferto veramente, io. Se non partorisci non sai cos’è il dolore. E io rispetto le donne che hanno sofferto, ma perché devo partorire per poter dire che soffro anch’io?

Alla fine ho incontrato donne moraliste che mi hanno guardata male per una minigonna, per gli shorts, per una maglietta scollata, per un sandalo con il tacco alto. Non ho introiettato il modello maschilista e nessuna può dirmi che non ho scelto liberamente. A scegliere liberamente non sono solo quelle che hanno un corpo diverso dal mio. Io mi vesto così perché mi piaccio o tento di piacermi, e faccio fatica ad abituarmi all’idea che devo smettere di sentirmi ferita per i giudizi degli altri. Un maschilista che mi vede e al quale dico di no mi chiama zoccola. Una donna che mi vede e coltiva senso di inferiorità mi chiama zoccola. Possono usare frasi finto/femministe, tipo quella che mi ha detto che non mi rendo conto del fatto che metto in ombra quelle che combattono contro gli stereotipi sessisti perché corrispondo all’idea di donna mercificata. Spiegatemi voi che cazzo significa perché io veramente non l’ho capito.

So solo che è un continuo “lo fai per farti vedere”, ogni volta che mi scatto un selfie, quando resto in piedi sulla spiaggia invece che restare sdraiata con la vergogna di mostrare il mio corpo. Quello che vorrei dire alla donna che resta sdraiata perché pensa di avere un corpo del quale si vergogna è che se vuole venire a fare una passeggiata con me, e parlare in riva al mare, io ci sono e non le parlerò del mio corpo “perfetto”, ma vorrò parlare di tante altre cose che forse abbiamo in comune.

Ora chiedetevi una cosa: perché devo sentirmi in obbligo di giustificarmi e difendermi da tanti attacchi che arrivano dalle donne? Vi sembra normale? A me no. O sei antisessista o non lo sei. Non puoi essere antisessista e poi insultare quelle come me.

Grazie per avermi ascoltata.

P.”

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Comments

  1. Quanto queste parole sono vere! Da tanti considerata bella, anche se sono piena di difetti – a partire da un sorriso pieno di denti storti che però fanno carattere – dice.
    Non essendo il top della bellezza, sono stata insultata come quella che se la sente tanto e non se lo può permettere o, viceversa, come quella che se la tira o quella che si è fatta mezza città (anche se poi quelli che parlavano facevano sempre parte dell’altra metà, chissà come mai). Insomma, tanti giudizi diversi, dipende dai canoni estetici dei detrattori, ma ce le ho prese da tutte le parti.

    Il mio commento nasce da una cosa che questa ragazza ha raccontato: decidere di lasciarsi andare, ingrassare, diventare più brutta possibile, vestirsi in maniera improbabile, solo per essere lasciata in pace.
    Ancora le mie migliori amiche criticano il mio corpo quando- ad esempio- dopo il parto è tornato a forme normali (per fortuna/purtroppo il mio metabolismo è molto veloce e perdo peso facilmente) mentre si complimentano quando torno dall’Africa con 15 kg in più.
    Non mi piace parlare del mio corpo, cambio discorso quando si entra in argomento e ho avuto esperienze terribili di persone che vogliono solo distruggerti, solo per invidia- di che poi devo ancora capirlo. Vengo da una famiglia povera e divisa, con papà assente ex tossicodipendente. Ma non basta, troppe persone hanno continuato a farmi male alle spalle solo per invidia.
    E se scrivo questo è perché non è giusto: non è giusto che una persona voglia diventare brutta ai propri occhi solo per mettere a tacere malelingue. Meglio fare le valige, tanto le chiacchere ti seguono per mesi anche nel mezzo del nulla, ma alla fine riesci ad essere messa nel dimenticatoio
    M.

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