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La mia storia di accettazione

Lei scrive:

“Sono una donna di cinquant’anni e seguo abbatto i muri che trovo interessante con grandi spunti di riflessione.

Soffro di un disturbo bipolare dell’umore, che mi porta ad attraversare periodi di euforia ad altri di profonda tristezza e depressione. Non ricordo più quando tutto è iniziato, non credo ci sia un momento preciso in cui la malattia si manifesta. Da bambina e adolescente sono sempre stata molto riservata e responsabile, appartengo ad una famiglia di estrazione modesta, cresciuta senza un padre costretto ad emigrare per poter mantenere la famiglia. E’ partito sei anni prima che nascessi ed è tornato quando avevo quattordici anni, nel frattempo lo vedevo due volte all’anno quando veniva a casa per le ferie.

Sono cresciuta in una famiglia di donne, siamo infatti quattro sorelle e un fratello, con mia mamma le donne in casa erano cinque e mio fratello era decisamente in minoranza. Mia madre ha fatto un sacco di sacrifici per portare avanti la famiglia, la vita per una donna sola cinquant’anni fa non era semplice, il fatto che non avesse un uomo a fianco la sottoponeva a gravi pregiudizi e alcuni facevano frecciatine poco eleganti. Mia madre per i tempi era abbastanza emancipata e andava avanti a testa alta, incitandoci affinché studiassimo e potessimo realizzarci senza alcun bisogno di un uomo. Così è stato, io mi sono laureata in Scienze Politiche e non ho mai pensato che la mia realizzazione personale sarebbe dovuta dipendere da un uomo, oggi ho un compagno con cui condivido la mia vita e che mi sta vicino nei miei momenti peggiori, un compagno alla pari.

Io e lui condividiamo tutto compresi i lavori domestici. Non sono una persona facile e credo che starmi vicino sia molto difficile, penso che vorrei farla finita, sia per smettere questa sofferenza senza fine, sia per liberare le persone che mi amano da un peso che sembra non aver fine, questo pensiero è spesso ossessivo e l’unico che mi accompagna per giorni. Combatto spesso con i miei ossessivi pensieri, spesso è una lotta ad armi impari ma cerco lo stesso di andare avanti perché voglio vincere, anche se mi rendo conto che sarà una vittoria di breve durata, sino alla prossima crisi.

Questo disturbo ha condizionato la mia vita, sotto tutti i punti di vista, compreso quello lavorativo. Avrei voluto tentare la carriera giornalistica, ma il solo pensiero di dovermi allontanare da casa per frequentare una scuola di giornalismo, mi ha tenuta inchiodata. Sarebbe stato un ulteriore elemento di stress perché avrei dovuto abbandonare la mia psicoterapeuta da sempre e la mia psichiatra con effetti devastanti su di me. Così sono rimasta facendo una miriade di lavori insoddisfacenti, è il tributo che ho dovuto versare per avere una sicurezza che mi aiutasse a sentire meno il dolore della malattia.

Ci sono state tante altre cose a cui ho dovuto rinunciare, ma ciò a cui non ho mai rinunciato è stata la certezza che nonostante la malattia sono una donna “forte” pur nelle sue debolezze. Non ho mai ceduto a chi mi faceva false promesse a chi cercava di screditarmi perché aveva scoperto che ero matta. Perché purtroppo questo tipo di malattie le devi tenere “nascoste”, se soffri di una qualsiasi altra malattia puoi trovare compassione e sostegno, ma appena accenni a dire che hai un disturbo bipolare la gente si defila perché per loro sei pazza e si sa dei pazzi bisogna stare alla larga perché sono pericolosi. Ma vorrei dire che non sono una persona violenta e non ho mai fatto del male a nessuno che non fossi me stessa.

Ho letto tante storie su abbatto i muri, ho letto storie di donne che si accettano per quello che sono, grasse, magre, con i peli, i denti storti, il naso troppo grande o magari troppo piccolo. Ammiro queste donne, sono donne forti e coraggiose che non si fermano davanti ai pregiudizi e ai dettami della moda. Ho voluto raccontare la mia storia perché anch’io mi accetto così come sono e dopo tanti anni il dolore e la sofferenza che hanno cercato di abbattermi e ce l’hanno messa tutta per distruggermi non ci sono riusciti, così come quelle persone che hanno provato a farmi passare per pazza. Io sono ancora qua, un giorno in più guadagnato è una vittoria contro il mostro. “

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Comments

  1. Un abbraccio

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