La banalità del sessismo

Marina scrive:

“Cara Eretica,
Leggo che il direttore del Resto del Carlino è stato licenziato, e me ne rammarico.
Nonostante abbia seguito con attenzione e condiviso ogni tuo post circa l’irrispettoso trattamento di atlete e atleti, credo che la soluzione non sia far capitolare un lavoratore che ha sbagliato sì, ma che avrebbe potuto dar vita a una riflessione ponderata, a un percorso più costruttivo in maniera differente che non iniziasse e finisse con la sua persona (come sarà invece ora) ma che si estendesse, in qualche modo, alla società.

Non che chi sbaglia non debba assumersi le sue responsabilità; al contrario: però appunto sono responsabilità, non gogne da cui passare e non imparare niente.

Soprattutto quando il ‘reato’ è il riflesso di un falsamente innocuo ‘pensare  comune’ largamente diffuso. Voglio dire che ho la sensazione, da tempo, che il sessismo e tutte le altre false convinzioni che originano fenomeni, peraltro al sessismo connessi, come il body shaming siano così radicati nella nostra mentalità che è difficile riconoscerli, riconoscerli in noi, perché molti degli altri e delle altre intorno a noi portano uno specchio che ce li restituiscono, contribuendo a normalizzarli.

Faccio un esempio: ci sono bravissime persone, e quando dico bravissime intendo veramente buon*, onest*, tener* che però sono sessist* e non lo sanno, come probabilmente non lo sanno gli altri intorno che ridono delle sue battute, che condividono le sue concezioni, andando a corroborare lo stereotipo sessista.

Vedi, quando vedo le magliette per bambine che ammiccano all’affetto (esclusivo cioè escludente) del padre, io sono sicura che chi le pensa, chi le cuce, chi le vende e chi le indossa (o meglio le fa indossare alle bambine) è, in un certo senso, ‘in buona fede’. Pensano di concorrere alla normale organizzazione sociale e sono content* così, con un pizzico di ‘sana’ ironia pure, fa ridere! E il punto è questo: ‘cicciottella’ che sfiora il miracolo, magari, voleva essere una cosa simpatica. Non lo è, ma lo scherzo, la leggerezza, l’ironia, per come spesso sono usate, coprono molte storture, con l’arma del sorriso sulle labbra.

Per innamorarsi, invece, del padre che si veste da Frozen per accontentare la figlia, o da cappuccetto rosso perché lei vuole fare il lupacchiotto, ci vuole sensibilità che sappia leggere oltre il sorriso, e che è dura a morire ad acquisire. Ognun* approda al femminismo, o a questa sensibilità, chiamatela come ve pare – a proprio modo, a volte per caso, a volte inaspettatamente. Ma non è mai facile né scontato. Perché è la norma – lei rosa, lui blu, magr* uguale ganz*, cicciottell* uguale simpatic*, se ti va bene – quella scontata che conta.
E io, io mi sento in debito con tutte le persone che hanno pagato un caro prezzo, a volte anche con la vita, per far capire alla società che ‘norma’ è un concetto da mettere in discussione per il bene di tutte le persone, anche per me.

Torniamo a noi e al Resto del Carlino: ma poi perché proprio il Resto del Carlino quando su testate di portata ben più larga fanno lo stesso se non peggio e non hanno mai chiesto scusa? Non faccio gli esempi precisi che ho in mente perché non voglio relativizzare; dico, perché non riflettiamo tutt* insieme, perché oltre i percorsi educativi a scuola, per tutti gli ambiti professionali  – ma ancor più quelli che hanno a che vedere col pubblico – non si pensano dei corsi, degli incontri di sensibilizzazione sul linguaggio, sulla comunicazione e quindi sulle menti? Perché il giornalismo non si ripensa, come viene invitato a fare, puntualmente, a ogni femminicidio? Perché non dare maggiore spazio alle ottime giornaliste e ottimi giornalisti, ma anche scrittori e scrittrici, chi insomma è capace di piegare la parola a un nuovo modo di intendere l’identità delle persone, del loro corpo, di quello che fanno – invece di fare tanta resistenza e persistere negli errori, e anche invece di licenziare?
Il rispetto non è una cosa di nicchia, la sensibilità è una cosa che si può allenare, ecco la buona notizia.

Io non sono contenta che un professionista che ha sbagliato paghi in questo modo. Si sarebbero potute vagliare altre soluzioni.
Grazie
Marina”

Comments

  1. L’autrice del post non cita altre testate:io mi chiedo perché ” Libero” sia ancora in circolazione. Detto questo non sono in accordo con chi ha scritto il post. La mentalità sessista è ben radicata ed emerge in forma lampante quando,nel riportare la notizia di un femminicidio , si sta a scandagliare la vita della vittima, al massimo si intervistano i parenti dell’assassino. Il pensiero comune si nutre del modo in cui vengono date le notizie ; sono convinta che oggi più che mai il compito dei giornalisti sia fondamentale nel cambiamento della mentalità sessista e patriarcale in cui tutti viviamo . Spero che il Direttore de ” Il resto del carlino” sia il primo di una lunga serie a “farne le spese” per il modo scorretto di riportare una notizia.

  2. L’ha ribloggato su ina.

  3. Questo provvedimento sarà inutile, poiché caso singolo e, al di là di mille altre giuste considerazioni, alla fine dei giochi completamente dimenticato. Solo x questo potrebbe essere ingiusto… perché inutile.

  4. Non si capisce perché parlare sempre a vanvera di sessismo e maschilismo quando gli stessi giornali trattano molto peggio gli uomini senza che nessuno si sia indignato ed abbia condiviso il titolo sui social. Per esempio “cicciottello con gli occhiali”, “sfigato senza una ragazza” ( Galliazzo, oro olimpico tiro con l’arco individuale e a squadre), “trio robin-hood con la pancetta” (di nuovo Galliazzo, Nespoli, Francilli, oro olimpico tiro con l’arco a squadre), e risparmio l’elenco degli insulti al calciatore Higuain per essere andato dal Napoli alla Juve, tra cui “grassone” era il meno cattivo. Indubbiamente un titolo stupido, ma non c’entra il sessismo ma il pessimo giornalismo.

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