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Welcome to Favelas: la differenza tra insulti e critiche

Nella community di Abbatto i Muri abbiamo gente che ha il pessimo vizio di osservare criticamente il sessismo in tutte le sue forme e ovunque avvenga. E’ per questa ragione che qualche tempo fa ci segnalarono una vicenda a proposito di un gruppo privato, specializzato in gorestorm, in cui giravano foto di ragazze con tanto di numeri telefonici, nomi e cognomi, nessun rispetto della privacy, con le conseguenze che potrete immaginare. Ne parlammo e la loro reazione non fu delle migliori. Arrivò il mare di merda promesso, con foto di gente sventrata, sanguinolenta, postate tra i commenti. Un fiume di gente arrivò a esprimere la propria “opinione”, giacché è così che loro la chiamano, e noi scem* che non capiamo la grandezza di cotanto genio.

Il gruppo in questione vedeva frequentazioni in comune con una pagina che si chiama Welcome to Favelas, i cui admin vantano una grande capacità di satireggiare sull’universo mondo. Ancora scem* noi che non comprendiamo quel genere di “satira”. Su quella pagina di recente hanno pubblicato una foto di Giulia La Torre sotto la quale i satireggianti individui e le satireggianti individue hanno postato molti commenti civilissimi, per carità. Chi le ha dato della zoc..la, chi della t…a, chi l’ha definita con altri coloriti epiteti, e siccome la gente della nostra community, come dicevamo, ha questo brutto vizio di guardare al sessismo come sfida culturale rispetto alla quale è necessaria una reazione altrettanto culturale, allora sulla pagina di Abbatto i Muri riportammo quelle “perplessità” e offrimmo la nostra solidarietà alla ragazza. Questa cosa non deve essere piaciuta moltissimo a chi frequenta la pagina Welcome to Favelas, dove a quanto pare tutto può accadere e nessun@ dovrebbe opporre critiche. Allora per prima cosa hanno pubblicato la “risposta” alla critica e giù col richiamo della foresta a tutti i commentatori che ci hanno riempit* di insulti.

Tra le altre cose pare che la pagina raccolga consensi tra quell* che sono stati bannati da noi giacché avevano insultato alcune delle donne che in questo periodo partecipano alla campagna #shortspertutt*. La campagna tra l’altro è proprio ideata come reazione controculturale ai tanti insulti, al body shaming frequente che le ragazze, o anche i ragazzi, subiscono se non hanno un corpo che corrisponde alla norma estetica imposta. Ma gli insultatori seriali non tollerano il fatto di essere mal tollerati. Noi non tolleriamo gli intolleranti, e ci spiace che il carico di frustrazione di questi individui arrivi alle stelle se gli si impedisce di insultare qualcun@. Ci aspetteremmo reazioni mature, qualcun@ che abbia voglia di chiedersi perché, ma non accade questo. Piuttosto, dato che la nostra critica è stata mal digerita, sulla stessa pagina di cui parliamo ieri hanno pubblicato una “osservazione” a proposito di un’opinione che noi abbiamo ricevuto e condiviso.

Un chiaro pretesto per dare la stura ad altri commenti sessisti e misogini che alla fin fine mirano sempre alla stessa cosa. La fantasia scarseggia quando parliamo di gente con quelle “idee” e ce ne dovremo fare una ragione. Scarseggia però anche l’onestà intellettuale perché riconosciamo tra le righe di quei commenti l’attacco di sessisti e anche razzisti, gente che non coglie la differenza tra lotta per la libertà delle donne e rispetto per l’autodeterminazione. Gente che non coglie la differenza tra la critica alla comunicazione di un quotidiano che attende ogni occasione per demonizzare donne, o stranieri, o gay, o qualunque altra categoria sia a portata del loro mirino ideologico, e osservazione concreta dei fatti. Criticare il titolo demonizzante riferito ad una madre colpevolizzata per la tragica morte di un bambino, diventa motivo di insulto a chi ha in tasca un po’ di sputi sparsi contro le femministe che, ovviamente, come da stereotipi classici, non scopano, sono brutte, vecchie, isteriche, sono “gattare” e perfino affette da malattie mentali. Volendo distinguere tra ingiurie e diffamazioni, come quelle di chi racconta di sapere cose che in realtà non corrispondono al vero, il punto è che quella critica al titolo demonizzante sarebbe stata opportuna in ogni caso.

A noi non serve stabilire quale sia il sesso della persona soggetta a critica. Quel pregiudizio di genere, casomai, appartiene a misogini dallo spessore di uno stuzzicadenti incrinato. Abbiamo opposto la stessa critica quando si trattava di demonizzare un padre che aveva lasciato solo un bimbo chiuso in auto e perciò quel bimbo era morto. O per quell’altro che lo aveva investito facendo marcia indietro senza vedere dove stava il figlio. Ci sono molte eventualità per le quali si è narrato di stanchezza, troppo lavoro, assenza di servizi e strutture che vengano in aiuto ai genitori, perché la demonizzazione delle persone non ci interessa e non è un nostro obiettivo politico. Di questa madre di cui parliamo oggi non sappiamo niente, ma quel che sappiamo è che conosciamo molte situazioni in cui i genitori lavorano e non possono permettersi una baby sitter. Molte situazioni in cui tutto è delegato alla madre che, volente o nolente, ne paga sempre le conseguenze, o nelle quali l’assenza di strutture, servizi, salvo parlare di servizi sociali che a volte ti tolgono i figli e li mettono in istituto perfino se sei semplicemente povero/a, comunque condiziona la vita familiare.

Lasciare solo un bambino? Nessun@ di noi l’avrebbe fatto. Nessun@ giustifica nulla e né tantomeno neghiamo il fatto che possano esistere madri orribili, anzi. Se sfogliate il nostro blog troverete molte cose che sono del tutto fuori dal coro di canonizzazione della figura materna. Della serie che se cercavate gente acritica rispetto al ruolo materno avete proprio sbagliato persone e luogo. Ma cosa ne sappiamo esattamente di quello che è successo? E farsi due domande, per allargare la riflessione alla parte sociale che dovrebbe occuparsi, tutta intera, della prevenzione di simili faccende, non significa giustificare niente. Demonizzare un solo individuo, definirlo un mostro, parlarne come se fosse utile a migliorare le cose, come se l’espulsione di quell’essere possa risolvere tutto, non è mai efficace. Non lo è quando parliamo di genitorialità, madri, padri, o di molte altre situazioni in cui la responsabilità oggettiva è di criminali, violenti, rispetto ai quali va fatta la medesima riflessione per valutarne le complessità. Tutto ciò per dire che non abbiamo mai avuto passioni particolari per scontri tra tifoserie, chi sta con chi, perché a noi interessa ragionare, ma quando c’è di mezzo una categoria umana, di classe, razza, o genere, che diventa motivo di “rivendicazione” politica, uomini contro donne, italiani contro stranieri, cristiani contro musulmani, o viceversa, ogni discussione, purtroppo, rischia di scadere in rissa. Questo è quello che noi vogliamo evitare sempre, perché non ci interessa uno spazio di sfogo per chi ha l’incontinenza da insulto. Il nostro è uno spazio di discussione e non altro che questo.

Detto ciò, immaginando che tanto sia troppo difficile da comprendere per le eccelse menti che esprimono sofisticati concetti come quelli che potete leggere in basso, dividiamo i commenti raccolti (alcuni, non tutti perché ce ne sono un’infinità) in serie. Alcuni tra quelli apparsi nella pagina in questione, altri di gente che arriva da là e che è arrivata a insultare, e altri di gente che ci ha scritto in privato finendo per insultare la nostra “risposta automatica”, dunque sono chiacchiere tra bot, pressappoco. Avvisiamo che la “gorestorm”, come la chiamano loro, non è ancora finita e che faremo di tutto per impedire a chiunque di insultare chi condivide con noi storie e foto, bannando chi insulta e sottolineando sempre l’enorme differenza che passa tra critica e insulto. Enorme.

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Comments

  1. Fantastico il tipo che in uno dei commenti riportati si rende conto che vengono fatti degli screen alle loro affermazioni, e che tali screen vengono usati per ‘prenderli per il culo’. E la cosa non gli sta bene. Quando si dice l’ironia…

  2. ericagazzoldi says:

    “Gattar* ” è un altissimo pregio. 😉

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