Quando la mamma nega l’abuso subito dalla figlia

Lei scrive:

Ciao Eretica,
(…) ti racconto la mia storia.
E’ successo tra i 12 e i 13 anni… Ma non so se classificarlo come molestie o abusi veri e propri.
Quando mio fratello maggiore (13enne) mi mise le mani addosso per la prima volta ero solo una bambina già provata dal bullismo subito in quegli anni dalle compagne di classe, in una città nella quale non mi trovavo bene e che mi faceva sentire la mancanza del mio paese natale. Ricordo ancora la paura, l’orrore e la sensazione di pericolo provata in quel momento, la voglia di andarmene anche se il mio corpo si era come paralizzato e le sue parole:

”Stai tranquilla, non gridare… Continua a giocare al videogioco”

Fino a quel momento si era solo limitato a insultarmi, prendermi in giro per il mio ‘essere grassa/da far schifo/e lo confermo’ assieme al mio secondo fratello e rinfacciarmi tante cose, oltre che picchiarmi un paio di volte… Ma mai avrei pensato che sarebbe arrivato a questi livelli di marciume e malvagità. Ero un po’ stupida, ritardata e viziata, non lo nego, ma ERO SOLO UNA BAMBINA. Perché punirmi in quel modo? Come può un fratello fare cose così schifose nei confronti della sua stessa sorella?

E quella non fu la prima volta: ve ne fu un’altra in cui mi ricattò con il denaro nonostante mia madre, venuta a conoscenza della prima aggressione, lo aveva sgridato (e nulla più) qualche giorno prima. Colse l’occasione per rifarlo di nuovo quando lei era al lavoro… Un’altra volta convinse anche mio fratello gemello a unirsi a questa bravata: un momento prima ero seduta tranquilla, e dopo pochi minuti mi ritrovai schiacciata dai due mentre loro mi toccavano e facevano altre cose oscene da cui, fortunatamente, riuscii a scappare.

Fortunatamente quella fu l’ultima volta che ricevetti quel tipo di attenzioni, ma temo di aver cancellato tutto dalla mia memoria in quel momento. Qualche anno dopo l’altro mio fratello cercò di farmi fare di nuovo certe cose. Terrorizzata gli risposi di no, e lui ribatté dicendo che ”con [fratello maggiore] l’avevo fatto”. Per paura o istinto, mi rifugiai in bagno dove mi chiusi a chiave per qualche ora.

Da quell’anno in poi tutto procede tranquillo, finché mio fratello maggiore non muore. Io sto male per questo e inizio a sentirmi in colpa per essere ancora viva, nonché a pensare che sarei dovuta morire io al posto suo – tanto da iniziare a tentare il suicidio un paio di volte sentendomi una ”parassita incapace di fare nulla di buono”.
Ma due anni dopo improvvisamente ricordo tutto. Succede agli inizi della relazione con il mio ragazzo… Il dolore e lo schifo riaffiorano in un colpo solo. Ma poi inizio a spiegarmi alcune cose:
Perché non stavo mai vicina ai miei fratelli e mi allontanavo quando li avevo troppo vicini?
Perché mi sentivo a disagio a stare vicina soprattutto a mio fratello maggiore?
Ma soprattutto… Perché quando mia madre mi mette anche solo una mano sul ginocchio, io mi irrigidisco, vado in panico e quasi scoppio a piangere?
Allora capii tutto.

Ed ebbi modo di dirlo a mia madre durante una discussione, esattamente dopo che lei si lamentò perché non stavo mai con loro e mi allontanavo da mio fratello.
Non l’avessi mai fatto. Anche se l’aveva già sgridato, mi chiese perché non scappai e che cos’altro potesse avermi fatto oltre a toccarmi in alcuni posti. Inoltre mi chiese di perdonarlo anche se era morto.
… Ancora non ci credo che abbia detto sul serio queste cose. Sai che tuo figlio è stato un mostro, eppure preferisci dare implicitamente la colpa a me?
Il dolore provato in quel momento fu così forte che andai a stare dal mio ragazzo per un paio di giorni.

Poi iniziai a parlare di quello che avevo subito a lui e su un forum. Ma lei scoprì tutto e si incazzò parecchio.
Iniziò a dire che ora lei sarebbe stata considerata una madre degenere, che lei l’avrebbe comunque amato sempre a prescindere dalle sue azioni, e a ripetere ”che cos’altro può averti fatto”
Beh, come le spiegai in dettaglio, mi fece subire anche altro.
E in quel momento tacque… Pensai che finalmente stava iniziando a rendersi conto della gravità dei fatti; ma mi sbagliai.
Mi ordinò di perdonarlo.
Io le dissi solo ”Mi dispiace ma non posso perdonarlo, specie dopo quello che mi ha fatto”.
Di nuovo silenzio.
”Tu proprio non sai perdonare le persone”. Queste furono le sue parole.

E giusto qualche settimana fa, mentre litigavamo sul fatto che sono grassa, devo dimagrire così riesco a trovare lavoro ”perché l’aspetto conta” e che lei non vuole che me ne stia sempre da sola in camera mia, improvvisamente parla di mio fratello. Lacrime agli occhi, mi accusa di averle dato ”un grande dolore”.
Capii subito di quale dolore parlava. Ma siccome tengo ancora a mia madre, nonostante tutto, la interruppi dicendo che era meglio troncare quella parte della discussione perché sapevo che parlare di suo figlio morto la fa stare male… E che ne avevamo già parlato in passato, con l’epilogo ormai noto.

Un dolore che non è suo, ma mio.
E una colpa che non è mia, ma loro.
Di mia madre, perché a parte sgridare mio fratello non fece molto per fermarlo. E perché ha dato la colpa a sua figlia invece che ammettere i crimini del suo figliolo.

Comments

  1. Mi dispiace . A me è successo con mio padre. Lui ha ammesso tutto , mia madre mi ha riferito che lui non ci trovava niente di male, che se non mi andava potevo dirlo. Ho vissuto la reazione di mia madre come un’ulteriore violenza , lei ancora difende mio padre .Ha fatto la sua scelta. Io cerco amore altrove.

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