Quelle donne che fanno body shaming su altre donne

Lei scrive:

Ciao,
vorrei lasciare una mia testimonianza anonima per potere avere un parere dai lettori.
Quest’oggi è avvenuto il misfatto. La prendo sul ridere, ma la situazione mi ha ferito e mi ferisce ogni volta che si ripete, poi negli anni ci ho fatto l’abitudine e combatto la frustrazione cercando di reagire prontamente, anche se quando si rimane male di un comportamento umano spesso si stenta ad avere una pronta reazione.
Sono una ragazza in carne, curvy, di costituzione robusta, o semplicemente grassa che dir si voglia. Sono di costituzione realmente curvy, anche se facessi la fame sarei pelle ossa col fondoschiena prominente. La natura ci ha tenuto a fornirmi del grasso sufficiente per procreare in tempi di guerra, carestia, e povertà. Purtroppo per i miei geni non sono nata nel medioevo o in mezzo al deserto, ma in una parte di mondo sufficientemente sviluppata da garantirmi l’accesso al cibo, per cui nella vita non ho mai fatto la fame e anzi sono sempre stata sovrappeso. Nell’adolescenza ho sofferto di gravi insicurezze riguardanti il mio aspetto fisico, ho fatto diete dimagranti, con il risultato descritto sopra: anche normopeso il mio sederotto è sempre rimasto lì. Negli anni ho imparato ad accettarmi, a dividere le paranoie riguardanti il mio aspetto fisico provenienti dagli altri (madre, parenti, gente imbecille varia ed eventuale) dalle mie, a ignorare il pensiero inutile altrui e a lavorare su quello che io stessa di me volevo migliorare.

Lo stato attuale delle cose è che sono una giovane donna bella in carne, io mi vado bene così, faccio sport regolarmente e abbastanza decentemente (per sport non intendo la briscola sotto l’ombrellone) sono in salute, non piaccio a tutti ma so di piacere; e questo deve stare bene a tutti, perchè va bene a me.
Purtroppo nel mondo esistono persone come la signora che ho incontrato stamattina.

Slego la bici davanti a casa mia, monto in sella e percorro il breve tratto di marciapiede che c’è tra dove parcheggio la bici e la carreggiata. Incivilmente sono in sella alla bici sul marciapiede. La signora in questione è a piedi, sui 50 anni, alta 1.60 su per giù, e con il fisico normale che può avere una signora di quell’età, con qualche chilo in più su pancia e fianchi… mi commenta acidamente che non devo percorrere il marciapiede in sella alla bici ma andare sulla carreggiata. Fino a lì, sapendo di essere (futilmente) nel torto rispondo solamente “si si ” e tiro dritto. Nella realtà dei fatti stavo andando sulla carreggiata, il pezzo sul marciapiede è veramente breve. Ma la tipa ci tiene ad aggiungere un giusto commento, che chissà, nella sua testa avrebbe dovuto insegnarmi meglio le regole del codice stradale. Aggiunge qualcosa tipo “guarda te questa grassona…”

Mi si è chiusa la vena per un paio di secondi.
Sono rimasta schifata ed interdetta, e in un certo senso schoccata.
Mi aspetto commenti sul mio aspetto fisico dagli uomini, me li aspettavo da più giovane dai ragazzini … col tempo ho rielaborato che i commenti, le occhiate degli uomini in fondo non mi danno fastidio. Il mio fisico nella sua abbondanza si nota per forza, nella maggiorparte dei casi sono consapevole che le occhiate di un uomo che si volta spudoratamente per strada, o è colpito dalle mie curve sono paradossalmente la rivincita a chi per anni mi ha riempito le orecchie e imbevuto di insicurezze sul fatto che il mio fisico avesse qualcosa di sbagliato. Negli anni ho capito che il mio fisico non ha nulla di brutto o di sbagliato, è semplicemente molto appariscente. E a me in realtà piace questo di me. Mi piace alle volte scommettere con me stessa se un passante incrociandomi poi si rivolta a guardarmi o meno, e se una volta ogni tanto uno di questi fa un commento sgradevole non mi tange più di tanto. In fondo so che non è un’analisi filosofica del mio intelletto e delle mie qualità come persona. Solamente puro istinto riproduttivo.

Ma una donna? E pardon per essere politicamente scorretta, ma già di una certa età? Palesemente sopra i 50, avrebbe potuto essere mia madre, avrebbe potuto essere nonna? Ma che accidenti ha da commentare gratuitamente sul mio fisico una donna di una certa età? Quale essere vuoto e frustrato devi essere per prendere come pretesto una situazione in cui all’inizio sei nel giusto, per poi infierire prendendo di mira il mio aspetto fisico che non ha nessuna relazione con la situazione in questione. Se fossi stata correttamente a piedi sul marciapiede? Sarei stata una grassona correttamente a piedi sul marciapiede per questa persona. E quindi? Le grassone non hanno diritto di camminare, di essere pubblicamente visibili sulla strada, non hanno diritto di incrociarti sul marciapiede? Il mio sedere urta la tua sensibilità di 50enne?

Sono tornata indietro e ho chiesto spiegazioni (palesemente incazzata) “gentile signora, ma come si permette? Alla sua età? Dovrebbe avere acquisito una certa maturità e capacità di analisi … ma si rende conto del suo livello di maleducazione? Lei è solo una gran maleducata”
E la tipa con la faccia di bronzo riattacca a ripetermi la questione della bicicletta sul marciapiede.

Per tutta la giornata e tuttora che scrivo ho rimuginato su questo fatto. Ha diritto qualcuno di offendermi per il mio fisico in risposta a una bici sul marciapiede? Come è possibile che una donna nella media, che avrebbe da considerare il proprio corpo prima di quello altrui ( io per principio non mi permetterei mai di commentare un’altra donna per la consapevolezza che ho del male che fa ricevere questi commenti) si permetta questa cattiveria?
Per tutti i post che ho letto in cui ragazze si ponevano problemi sul disagio del ricevere occhiate in treno, o in luoghi pubblici, vorrei che poneste l’attenzione sulla differenza che c’è tra un’occhiata sbavante da lontano di un uomo (che è in fondo un complimento nella forma più basica degli istinti) e un commento gratuito che c’è da parte delle donne (e mi riferisco anche all’articolo penoso sulla ragazza di Beckham in shorts in cui la giornalista anonima, e chissà quale bellezza, si permette di dire che la ragazza non si può permettere gli shorts) che è fatto con cognizione e cattiveria.

I diritti e la libertà delle donne ricordatevelo partono dalla mente delle donne stesse. Sono le donne stesse che definiscono un canone di grasso e di magro, e le donne stesse che denigrano altre donne.
E io concludo esprimendo il mio disprezzo per queste donne.

Comments

  1. Black Crow says:

    Nessuno ha il diritto di offendere proprio nessuno, tantomeno in un contesto e in delle circostanze che non lo richiedono affatto! Ma si sa che viviamo in un mondo talmente schiavo e succube dei parametri di “bellezza” arbitrari decisi non si sa da chi nè quando che secondo queste “signore” perfettamente omologate e succubi di quel sistema retrogrado maschilista patriarcale, il modo migliore per ottenere attenzione e una reazione che evidentemente non hanno da mariti, parenti, figli e conoscenti, è fare dei commenti acidi ad altre donne, consapevoli (l’unica consapevolezza che hanno) che denigrare un’altra donna nel fisico colpirà nel segno.
    Dobbiamo essere tutt* più forti e fregarcene, ragazz*!

    Ti racconto questa: sono vegana da 3 anni e ho perso una marea di chili (sono vegana per etica non per salutismo ed estetica, ma è uno dei tanti lati belli del veganismo), sono come te in carne e formosa, ho ancora dei chili in più e la pelle delle cosce e delle braccia rilassata ma me ne frego allegramente, ho 45 anni e so di essere bella perchè io mi sento bella, bellissima.
    Bene, mesi fa ero a passeggio con mia madre anziana e una vicina di casa ci ferma per salutarci, ci parla dei suoi problemi di salute (la signora è normopeso, ha oltre 60 anni e se li porta davvero bene), cominciamo a parlare di alimentazione, io le dico che sono vegan e che ho risolto dei problemi di salute così; lei dice che conosce un tizio al suo paese che da quando è vegetariano è diventato davvero magro e bello, poi mi guarda e fa “come mai tu invece sei rimasta così?”. Questo pur conoscendomi da quasi 30 anni e avendo notato che ho perso quasi 30 chili, che sono bella alta e robusta di costituzione, ovvero con uno scheletro pesante e che non sarò mai una silfide.
    Insomma, il suo era un modo per dire che come vegan sono poco credibile perché nella mente stereotipata della gente il vegan deve presentarsi come pallido, emaciato, magrissimo, insomma malaticcio, oppure bello, magro, muscoloso e con la tartaruga bene in vista, uomo o donna che sia. Un vegan in carne o mente o è uno sfigato insomma.
    Uno da non imitare in ogni caso, per carità.
    Le ho risposto sorridendo che sono cambiata, eccome se sono cambiata, soprattutto a livello etico e spirituale (la signora è assidua e fervente frequentatrice della parrocchia locale) e da un pezzo ho smesso di giudicare gli altri, precisamente dalla nascita avendo avuto un’educazione impeccabile in quel senso, e non mi cambierei proprio con nessuno al mondo.
    La tizia è ammutolita e se n’è andata, mia madre era furiosa e voleva mandarla a quel paese.

    Con me non attacca nulla perché i miei problemi adolescenziali di autostima li ho superati da un pezzo, ma so che dobbiamo fare ancora tanta strada per cambiare la mentalità delle persone, le quali davvero non si rendono conto che un commento così può distruggere una persona ancora troppo sensibile in quel senso.
    Manca un’educazione vera, anche a scuola, sul rispetto totale della diversità dell’altro, e questa è una lacuna scandalosa e da recuperare al più presto.

    Ti abbraccio.

  2. il body shaming non credo abbia genere, nel senso che ormai è radicato nella società a prescindere dal sesso. E la spiacevole esperienza che hai vissuto la vivono anche dei ragazzi. il body shaming è da condannare sempre e comunque, sia un uomo o una donna a subirlo o a perpetrarlo.
    Una risposta? Un adesivo per la tua bici 🙂

  3. Inaccettabile il commento della signora, comprensibilissimi la tua rabbia e il tuo risentimento. Giustissimo anche quello che dici sull’accettare se stesse rifiutando di lasciarsi influenzare dalle paranoie altrui e decidendo autonomamente ciò che di sé si intende migliorare. Ammirevole, infine, la tua forza, che, come dimostra il tuo comportamento in quell’episodio, ti permette di reagire con prontezza affrontando apertamente chi si permette di commentare il tuo aspetto fisico e costringendolo/a a rendere conto delle proprie azioni (anche se la signora, probabilmente colta di sorpresa dalla tua reazione, ha preferito fare finta di niente).
    Detto questo, permettimi di muovere alcune critiche alla tua analisi.
    Prima di tutto, non condivido la giustificazione, su cui tu insisti molto, del cosiddetto “catcalling” (le frasi sgradevoli, i fischi, il “voltarsi a guardare” e quant’altro). Tu dici che i commenti e le occhiate degli uomini non ti infastidiscono; al contrario, ti fanno sentire bella e attraente, alla faccia di tutti quelli che ti hanno detto che non lo sei. Fin qui, niente da dire: sono questioni tue, su cui io non conoscendoti non me la sento di esprimere giudizi. Io stessa, tra l’altro, ho attraversato un periodo in cui le manifestazioni di interesse da parte degli sconosciuti per strada, invece di infastidirmi, mi facevano piacere, e sono arrivata anche a lasciarmi molestare da un paio di tizi sul pullman per provare l’ebbrezza di sentirmi desiderata. Il punto è che, quale che sia la tua personale reazione al catcalling, esso resta un atteggiamento predatorio e oggettificante che viola lo spazio personale della donna e che a mio parere è molto pericoloso giustificare con frasi come “puro istinto riproduttivo” e “un complimento nella forma più basica degli istinti”. Così fai eco al classico discorso del “boys will be boys”, che sulla base di un presunto irresistibile “istinto” maschile (privo ovviamente di un corrispettivo femminile) pretende di assolvere qualsiasi atteggiamento predatorio nei confronti della donna, dalla doppia morale allo stupro, passando per il catcalling e per tutta una serie di altri comportamenti più o meno gravi. L’occasionale frase sgradevole pronunciata per strada non sarà “un’analisi filosofica del tuo intelletto e delle tue qualità come persona”, ma contiene pur sempre, implicitamente, un giudizio che sancisce la tua “fruibilità” come corpo femminile, la tua presunta (e pretesa) passività, in una parola la tua inferiorità.
    Passiamo alla questione che dà il titolo al post, e che è poi l’obiettivo polemico del tuo discorso: le donne che fanno body shaming su altre donne. A tuo parere, è questo comportamento, più che quello degli uomini che fanno catcalling, a dover essere biasimato: se infatti quello è dovuto, come abbiamo detto, ad un “istinto”, questo è portato avanti con “cognizione e cattiveria”. Ora, il problema dell’internalized sexism (da Wikipedia: “Internalized sexism is when an individual enacts sexist actions and attitudes towards themselves and people of their own sex”) è molto grave, ed è comprensibile che un commento sessista o grassofobico da parte di una donna possa fare più male, in un certo senso, di quello di un uomo: ci fa infatti sentire “tradite”. Quello che però, a mio parere, è importante tenere presente, è che le donne che fanno questo tipo di commenti sono a loro volta vittime: il sessismo le ha segnate così profondamente che esse lo hanno, appunto, “interiorizzato”, finendo per ritorcerne la crudeltà contro se stesse e contro le altre donne. Dire che “i diritti e la libertà delle donne partono dalla mente delle donne stesse” è allo stesso tempo colpevolizzante per la vittima e giustificatorio del vero colpevole, che è, appunto, la mentalità misogina e sessista. Mentalità che tra l’altro – e con questo concludo – mi sembra trasparire da alcune tue frasi, che, nel momento stesso in cui attaccano il body shaming “da donne verso donne”, fanno un velato body shaming esse stesse, tanto sulla signora quanto sull’anonima giornalista di cui parli.
    Mi scuso per il lungo commento, che non voleva essere un attacco sul personale ma piuttosto una critica costruttiva e il punto di partenza per un’eventuale discussione.

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