Piccola riflessione sulla banalità del male

di Lara Cambiaghi

La mia piccola riflessione nasce da un evento che mi ha fatta molto arrabbiare, non starò a spiegare cosa è successo, dirò semplicemente che sul mio profilo Facebook sono comparsi commenti omofobi. Questo genere di commenti sono generalmente accettati, da uomini e da donne, e sono considerate battute di cui ridere, “sei frocio”, “non abbassarti che quello ti inc*la”, “ti piace fare il gay” e via discorrendo. Ho cercato spesso, soprattutto sui social, di esprimere la mia opinione al riguardo, e non ho mai ottenuto risposte serie sul contenuto di ciò che scrivevo se non “sei acida”, “vatti a fare una scop*ta*, e lascio immaginare il resto; allo stesso tempo spesso queste stesse persone mi chiedevano anche l’amicizia su facebook, come se io scrivessi solo per attirare uomini. Tutto questo mi fa rabbia, ma mi ha anche permesso di riflettere e di scrivere quello che state leggendo.

Innanzitutto mi è venuto da pensare: perché le persone sono omofobe? Io non ho una statistica su questo, ma ho notato, anche se potrei sbagliarmi, che gli omofobi lo sono soprattutto nei confronti degli uomini omo, e non delle donne. Perché? L’unica risposta che trovo è questa: due donne lesbiche sono sullo stesso livello, una non è superiore all’altra perché sono due donne, e nel caso una facesse la parte dell’uomo eleverebbe solo il suo potere. Per una coppia di uomini omosessuali invece è diverso: uno dei due maschi viene penetrato, come una donna, e viene sottomesso, come una donna, questi uomini odiano gli omosessuali perché uno di loro fa la parte della donna che non gli appartiene, ed essere donna vuol dire essere inferiore. Capirete bene come alla base dell’omofobia c’è il maschilismo, c’è il considerare le donne inferiori.

E’ all’ordine del giorno ormai sentire chiamare cagna, troia, puttana una ragazza perché indossava dei pantaloni troppo corti, perché è andata a letto con diversi uomini o semplicemente per insultarla senza un motivo. E’ all’ordine del giorno giudicare in continuazione il corpo delle donne, che deve essere a disposizione degli uomini che devono poterle guardare e ammirare, e se non rispecchiano i canoni (estetici) dettati dalla società allora fanno schifo. Questo e molto altro è presente nel magico mondo del sessismo. Quante battute sui croccantini siamo abituati ormai a sentire su facebook? Troppe. La cosa che mi fa più rabbia è che la gente non è per niente consapevole di quel che dice e scrive, non si rende conto delle rappresentazioni sociali che stanno dietro alle loro parole. Non capiscono che definire puttana una ragazza vuol dire non riconoscere la libertà di questa di fare quello che vuole, soprattutto col suo corpo. Siamo abituati a pensare al corpo della donna come a un simulacro intoccabile tale che solo all’uomo tocca la facoltà di scegliere cosa farci. E’ la donna che non deve scoprirsi per non essere guardata da uomini, è lei che deve dire no a un rapporto sessuale perché lei non deve essere interessata al sesso, se non con l’uomo per cui cucinerà e laverà e stirerà per tutta la vita. Questa mentalità è quella presente nella nostra società, e dobbiamo lavorare sui noi stessi per vederla e per capire quanto è sbagliata.

Pensando a tutto ciò non poteva non venirmi in mente Hannah Arendt con La banalità del male, ecco il perché del titolo della riflessione. Come lei afferma Eichmann non era un mostro, era un uomo che non era in grado di pensare, non aveva idee. Nei commenti maschilisti e omofobi che sento ogni giorno, rivedo in continuazione persone senza idee. Sembra che a queste persone manchi la capacità di pensare a cosa stiano facendo, tanto che appena una persona va contro a ciò che scrivono non sanno spiegarsi, si difendono semplicemente dicendo “ma è così”, “sono battute”, “ve la prendete sempre, dai un po’ di ironia”. Le persone che vengono discriminate e che subiscono violenza per il loro orientamento sessuale, anche quella è ironia? Le donne che non riescono a liberarsi di un uomo che le picchia o che abusa di loro, si possono fare battute (su questi temi) secondo voi? E quelle uccise perché considerate oggetti che potevano solo appartenere ai loro carnefici e a nessun altro, sono state uccise solo da uomini pazzi? Sentire questi episodi di violenza nel nostro contesto non mi sorprende, perché io li vedo continuamente nei social e per strada, e sono le vostre finte battute, la vostra ignorante ironia che permette a tutto questo di accadere. Le persone che commettono questi atti non sono pazze, sono figlie di una cultura che continuiamo ad alimentare attraverso rappresentazioni sociali che scambiamo con gli altri. Siamo noi responsabili di questa cultura, non siamo consapevoli di quanto alimentiamo il sessismo con le nostre perfide battute solo per farci notare, per ottenere un po’ di popolarità.

Quando leggerete della donna uccisa da un uomo perché lei lo aveva lasciato, pensate a quante volte avete giudicato troia una ragazza perché lasciava il vostro amico; quando leggerete di una ragazza violentata da uomini giustificati perché lei li ha provocati, ricordatevi di quando chiamavate cagna una ragazza per la sua gonna corta; quando leggerete del suicidio di una ragazza perché non si sapeva accettare, pensate a quante volte avete detto “che schifo quella grassona”; quando leggerete di un ragazzo che si è suicidato perché veniva preso in giro perché gay, pensate a quando chiamavate il vostro amico frocio per insultarlo. Quando succederanno queste cose, non sorprendetevi, pensate a voi, vi sentite ancora così tanto lontani da questi carnefici? Sentitevi responsabili.

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