#BlackLivesMatter: le vite dei “neri” contano anche qui, in Italia

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Tento di riordinare le idee su quello che si dice in questi giorni, tra media e social network. Quando uno straniero commette un atto violento la colpa è di tutti gli stranieri. Quando un fascista ammazza un uomo sfuggito alla guerra in Nigeria è solo un povero pazzo. Quando la polizia ammazza, negli Stati Uniti, la gente nera, sono solo mele marce. Quando un ex militare, nero, addestrato per fare il cecchino in afghanistan, ammazza cinque poliziotti allora lo si definisce black panter da chi non sa cos’è un black panter e in quale periodo storico è esistito quel fantastico movimento.

Oggi c’è il movimento #BlackLivesMatter, le vite dei neri contano, e non si è lasciato intimidire da chi vuole sfruttare il gesto dell’ex soldato USA per mettere a tacere la ribellione che monta sempre di più e che, se da un lato fa temere che il white power si accordi per fare vincere un Trump razzista qualunque, dall’altro lato fa temere che non sia più sufficiente nominare un presidente nero per mettere a tacere le voci, migliaia, milioni, di gente discriminata, trattata da immondizia, da criminali, anche se non lo sono, solo perché neri, gente che ancora oggi non può assolutamente togliersi di dosso lo stigma negativo che pesa sulle loro vite.

Un Presidente nero non basta più, così come in Italia non è bastata una ministra nera, per quanto atrocemente insultata, come mai nella storia di una ministra della repubblica italiana, a calmierare gli umori di tantissimi uomini e tantissime donne che vuoi o non vuoi vivono in Italia, assieme a noi, e un leghista qualunque ha poco da ridire, quando riporta il video di un servizio girato da tal dei tali, definendo i neri che stanno sulla spiaggia libera catanese degli stranieri che si diversono sulle spalle degli italiani.

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Sono i bianchi che da sempre “si divertono” sulla pelle dei neri, schiavizzandoli, rinchiudendoli in un apartheid dopo l’altro, muovendo accuse ingiustificate e vomitevoli contro di loro, fino a immaginare che il loro posto non può essere altro che in ginocchio ai nostri piedi, giammai a godere dell’attenzione della quale ogni essere umano ha da godere, ma, piuttosto, a fare attenzione a non osare, a non pretendere troppa libertà, a non farsi vedere troppo sorridenti e allegri, perché i neri devono restare piegati e immiseriti, a chiedere l’elemosina, in un gioco sadomaso non consensuale ordito da una parte sola, quella bianca, ricca, occidentale.

Che lo si voglia o no serve ribadire che negli Stati Uniti troppe persone nere non possono fruire di una adeguata assistenza sanitaria, non possono accedere ad una istruzione decente, e molto spesso un nero che vuole tentare di ottenere qualche risultato nella vita deve sostenere sforzi enormi, nello sport, per esempio, per divertire i ricchi bianchi, come usava nelle arene di un tempo, dove il gladiatore era riconosciuto come quasi “Libero” ma mai del tutto e in ogni caso subordinato all’imperatore.

La retorica razzista in Italia prosegue tra l’altro con articoli in cui si riportano i fatti amplificando ogni cosa. Per esempio: la notizia dei cinque poliziotti uccisi, nei giornali americani, per la maggior parte, non è messa in relazione al movimento BlackLivesMatter. Questo giochino maldestro si fa in Italia perché è funzionale alla eterna campagna elettorale giocata sulle vite di migranti che muoiono in migliaia nel mar mediterraneo o che vengono respinti in senso umano e culturale da chi insiste nel produrre campagne contro di loro.

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L’Italia ha un serio problema di razzismo, che assumerà proporzioni forse minori quando la popolazione migrante, come è accaduto altrove, finalmente potrà godere dello Ius Soli, la possibilità di chi è nato sul nostro suolo, di chi discende da più generazioni che stanno da tempo in Italia, di dirsi europei, e potrà godere, chissà quando, del diritto di voto. Fintanto che non possono godere di questo diritto non ci sarà nessuno preoccupato di fare bella figura com’è per le donne nominate per darci contentini e fare pinkwashing.

Peccato che le donne, i gay, le lesbiche, le persone trans quel diritto di voto ce l’hanno, perché altrimenti il mondo sarebbe anche più grigio. Non lo dico perché credo nel voto, perché così non è, ma perché in quel modo cambia la prospettiva e si è obbligat* a spostare l’asse della discussione in senso inclusivo. Dunque, assieme a tanti bei discorsi ipocriti, perché non si parla di cose serie? A quando la cancellazione della legge Bossi/Fini, per approvare lo Ius Soli e il diritto di voto per chi sta nel suolo italiano da un tot di anni? Fateci sapere. Siamo qui, in ascolto.

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Comments

  1. L’Italia ha anche un serio problema di giornalisti, politici, intellettuali (e wannabe intellettuali che un tempo sarebbero rimasti a ragliare in qualche centro o circolo assieme ai loro simili ma oggi stanno in rete), che aprono la bocca e danno fiato sciorinando in automatico senza ragionare le filastrocche che hanno imparato a memoria, svolazzando per i concetti cercando quelli più originali per apparire buoni, sottili e intelligenti mettendo la loro ideologia davanti a tutto, prima ancora di avere una verifica dei fatti che hanno premuto il pulsante “play” nella loro testa. Così gli italiani che da loro prendono esempio. Gli italiani avrebbero bisogno di una formazione tecnico scientifica diffusa che li abitui a partire dai fatti, e invece, abituati fin dalla scuola a fare temini invece di stare in un laboratorio, premiati nel cianciare con molte parole di ciò che non sanno, costruendo castelli su una singola vicenda scelta appositamente per tenere in piedi il castello che ci volevano costruire sopra, invece di esercitarsi nella dimostrazione o almeno esercitarsi nel cercare di partire dai fatti della quotidianità e riportarli mettendoci meno interpretazione possibile (fare un verbale). Vengono convinti fin dalla scuola primaria che se reciti la poesiola “giusta” sei brav*, buon*, antifa antirazzist*, antisessist*, in breve anti(le cose brutte del mondo) e dalla parte “giusta” sempre, indipendentemente dalla situazione nella quale reciti la poesiola, ovvero, indipendentemente dalla realtà. Per questo gli italiani sono un buon materiale per costruire una società fondamentalmente autoritaria perchè addestrati al conformismo, a scegliere e magari limare i fatti sul modello di una narrazione invece che mettere alla prova dei fatti una narrazione e quindi addestrati a sentire che aria tira per aprire la bocca e cantare in coro cercando di distinguersi solo nello stile, addestrati nella piaggeria, nell’ipocrisia nella ciarlataneria. Razzismo, sessismo, e altre forme di autoritarismo ringraziano.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/07/14/fermo-chinyere-cambia-versione-emmanuel-scaglio-il-paletto-stradale-contro-mancini/2905382/

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