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Mediterranea, il film sulla rivolta dei braccianti di Rosarno

Selezionato per il Sundance festival. Premiato a Cannes. Con decine di recensioni positive in tutto il mondo. Il posto in cui se ne sente parlare con distanza è invece l’Italia, luogo in cui tuttavia, o forse proprio per questo, il film è ambientato.

Mediterranea è un film in co-co-co produzione, quasi autofinanziato da molte voci e diretto dal bravo Jonas Carpignano. Attore principale è Koudous Seihon nel ruolo di Ayiva, migrante del Burkina Faso che con una determinazione formidabile, costretto a patire pene atroci e un viaggio disumano, con il corpo immerso nelle acque del mediterraneo in attesa di un soccorso, assieme ad altri, dopo il passaggio obbligato dal centro di identificazione ed espulsione, il lager in cui tutti hanno la stessa “divisa”, una tuta da ginnastica che non li ripara dal freddo, approda infine, assieme ad altri, niente meno che a Rosarno.

Proprio così. Perché il film narra la storia dei migranti di Rosarno, quelli pagati niente per raccogliere arance, stipati in baracche fredde e pericolanti, al gelo, senza il diritto a poter socializzare neppure tra loro, con la criminalità locale pronta a sfruttarli affittando stanze a prezzi esorbitanti, vendendo roba usata e scadente per decine di euro, prendendo per il culo uomini disperati che volevano solo lavorare e cercare un futuro migliore. Il protagonista ha degli affetti a cui badare, e sono quegli affetti che lo obbligano a restare, in modo da poter mandare loro gran parte del piccolo guadagno. Lavora sodo, Ayiva, ma nonostante questo il buon datore di lavoro non vuole fargli un contratto regolare. Piuttosto gli offre lavoretti da poco e il massimo che offre è farlo comunque sentire un po’ più accettato.

Nel film si ripercorrono le fasi della rivolta dei “braccianti” agricoli del 2010. In pieno apartheid – con il solo appoggio dell’associazione “umanitaria” locale, quella che offre una cena ogni tanto e corsi gratuiti di lingua italiana – alcuni delinquenti forse legati alla ‘ndrangheta, cominciano a prendere di mira i migranti. Sfrecciano con le auto lungo la provinciale che dal paese porta alle baracche, per investire appositamente gli uomini. Poi provocano spesso e con la scusa bugiarda del “temiamo per le nostre donne” giustificano il tiro a segno con il fucile a tre migranti, ferendone uno gravissimamente. Fu solo la goccia che fece traboccare il vaso. Centinaia di migranti scesero in paese a fare la rivoluzione. Danneggiarono auto, vetrine, con segnali stradali divelti e con i “cittadini” di Rosarno che viaggiavano da squadristi picchiando, devastando, ferendo, violentissimamente, tanti uomini per attuare una vera e propria pulizia etnica. Le forze dell’ordine, intervenute a fare cessare i danneggiamenti e lo scontro, non se la presero con i Rosarnesi ma condussero in vari pullman gli stranieri che dovettero abbandonare anche lo stipendio delle giornate precedenti che non avevano percepito.

Furono rase al suolo, con le “ruspe”, per dirla come i leghisti, le baracche e i delinquenti si vantarono di aver “liberato” la città dai “neri”.

Il film tenta di descrivere quanto accaduto e sebbene non ripercorra tutte le tappe e sintetizzi molto riesce però benissimo a rendere la crudezza e la disumanità della situazione. Uomini trattati da muli da soma, senza nessuna garanzia per la salute fisica, nessuna cura, nessuno che si preoccupasse per loro. Uomini sfruttati per fare arricchire i proprietari locali. Ed è da questi infaticabili e determinati uomini che i criminali nostrani vorrebbero liberarci? Liberateci invece dai criminali italiOti. Mettete i razzisti nei pullman e mandateli a lavorare seriamente. Perché fare i razzisti non è un lavoro. E’ solo un mero esercizio d’odio e di potere.

Guardatelo e diffondete l’invito alla visione del film, please. Ne vale la pena.

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Comments

  1. Ognuno prende le distanze dal marcio che produce… per fortuna la rete è un ottimo strumento per le voci oneste.

Trackbacks

  1. […] Sorgente: Mediterranea, il film sulla rivolta dei braccianti di Rosarno – Al di là del Buco […]

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