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Lettera al marito della sindaca Raggi

Caro marito,

quando ho saputo che Virginia Raggi era diventata sindaca di Roma sono stata in qualche modo contenta. Per tante ragioni. Non so se farà cose che mi piaceranno o se io condivido le sue idee politiche, ma Roma era una realtà talmente ammuffita, sempre a ruotare attorno ai piddini e alemanniani… Non mi interessa il nuovo, perché so che non porta di per se’ un beneficio, e neppure perché è una donna, giacché le donne non sono sempre rappresentative di quello in cui credo. Prendi la Meloni, giusto per dire, e capirai che non è così che funziona.

Il brand donna viene usato per rendere legittimo un governo, un ministero, l’amministrazione di un comune. Certo hanno coraggio, questi grillini, perché due sindache sono state elette in antichi feudi anti/notav e rutelliani/veltroniani/ e via di questo passo. Entrambe in gamba, per quel che si può vedere, e la Raggi è quella che è stata insultata di più, per il suo bell’aspetto, perché non c’è colpo che venga risparmiato se c’è da colpire un avversario politico.

Dicevo: sono stata contenta. Poi ho letto la tua lettera in cui ti ergi a protettore, da lontano, di tua moglie. In due parole viene vanificato un risultato potente, conseguito da un gruppo e da una donna il cui marito si presenta per raccontare le fatiche della campagna elettorale e i sentimenti dell’uomo che sta dietro alla sindaca. Abbiamo mai letto la lettera di una moglie di un uomo politico in cui ella dice che dietro il marito c’era la protezione di una donna? Fosse anche solo per crescere i figli, svolgere ruoli di cura a casa. Non mi pare. Io non l’ho letta.

E per quanto la tua lettera volesse essere, probabilmente, un gesto d’amore pubblico, non la capisco e contribuisce, a mio avviso, alla valutazione della dimensione della donna politica in quanto moglie, legata alla famiglia, che si espone con sacrificio, per portare la città su una strada differente. Mi ha ricordato le parole di un padre, un po’ anacronistico, che dalle mie parti ha presentato la figlia alle elezioni, una volta, e per acquisire consenso, dato che non la prendevano sul serio, ha detto che era figlia sua, e che l’avrebbe sempre protetta, anche da lontano. Mi ha ricordato anche un “veglierò sempre su di te” (brrrr) o “Lui veglia su di te” (riferito a Dio).

Vorrei augurare alla sindaca di non diventare oggetto di gossip, con valutazioni sulla sua vita privata invece che sulle politiche che condurrà. Vorrei sperare che non serva preservare il consenso come una bella famiglia unita, un po’ come rutelli, alemanno, e le varie figure che si sono succedute, perché Roma è pur sempre la città in cui risiede il Vaticano e se non mostri la dimensione familiare come stabile, come si fa nelle campagne elettorali degli Stati Uniti, si perdono un po’ di punti. Una donna deve dimostrare anche di più. Di avere una famiglia alle spalle e accanto e di saper conservare il suo ruolo di moglie e madre, se lo è. Ma sarebbe bello non fosse così e che una donna avesse il coraggio di mostrarsi in maniera indipendente. Altrimenti, in termini culturali,  qual è la differenza tra lei e i sindaci precedenti?

La lettera di cui parlo è pubblica e dunque mi permetto di commentarla a prescindere dal fatto che alla Raggi sia piaciuta o meno. E’ diventato un atto politico nel momento stesso in cui è stata pubblicata e ripresa dalle maggiori testate giornalistiche del paese. Il sacrificio, la distanza, la lotta, la barricata in attesa di ulteriore fango, e capisco che ci si debba difendere da quello e che sia ingiusto e scorretto, intellettualmente disonesto, ma cosa potrà fare mai un marito, se non mettersi in ombra e preservare la vita privata dei due?

Capisco che sia una risposta al gossip che parlava di crisi coniugale tra voi due, e credo che quel fango fosse parte di una strategia, per l’appunto, che fa perdere consenso a chi non mostra una famiglia solida, cattolicamente accettabile, nella capitale, ma così mi sembra troppo. Scade nel paternalismo. Finisco con un augurio alla nuova sindaca di Roma. Sperando che non abbia bisogno di protezione da parte di nessuno.

Cordialmente

 

una donna

senza protezione

Ps: la mia solidarietà alla Raggi per l’orribile prima pagina de Il Tempo.

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Comments

  1. Semplice, diretta, onesta: sentire ed esprimere…

  2. È una delle poche volte che non concordo.
    Per quale motivo e in nome di cosa la signora Raggi e il marito avrebbero dovuto mutare tipo di comunicazione e linguaggio usato, se questi magari rispecchiano i loro equilibri e dinamiche di coppia, liberamente e consensualmente scelti?
    Saluti

    • Io lo trovo un prevaricare , una profonda mancanza di rispetto per la moglie. La Raggi è diventata Sindaco di Roma ,il che vorrebbe presupporre sia in grado di gestire la capitale. Il marito che fa? La sminuisce a livello politico che è una bellezza riportandola al suo ruolo di moglie e di donna bisognosa di protezione di un uomo (lui). Il “Proteggersi” è un grande atto d’amore,che nasce dal rispetto delle forze e delle debolezze altrui , è paritario all’interno di una coppia , equilibrato :io proteggo te,tu proteggi me , ci proteggiamo , aiutiamo ,autotuteliamo , insieme. Questa forma di comunicazione è patriarcale , possessiva , non c’entra nulla con l’amore.

      • Però in tal modo a mio parere si fa il medesimo errore di chi si ritiene depositario di come le donne debbano vivere, di come debbano amare, di come possano disporre dei loro corpi,…
        Personalmente penso che se una coppia ha un suo equilibrio e consensualmente stabilisce delle sue dinamiche, a me non riguarda, né io sono nessuno per dire “questo è/non è amore”.
        Avranno il loro modo di amarsi, magari diverso dal mio, ma (se adulti e consenzienti) che merita il medesimo rispetto del mio senza che altri vengano a giudicare o a dire “è giusto” o “non è giusto”.
        Vale per le relazioni di poliamore, di sesso estremo, come per qualsiasi altra relazione, libera e consensuale.
        Altrimenti si è libertari a senso unico.
        Almeno io la vedo così.
        Buona serata!

  3. Vorrei segnalare l’immagine in prima pagina del quotidiano Il Tempo……..

  4. Sono daccordissimo con lo spirito e il messaggio di questo post.
    Tuttaiva, leggendo la lettera originale (che dovrebbe essere questa: https://andreaseverini.wordpress.com/2016/06/19/lettera-al-sindaco-di-roma-mia-moglie/ ) mi pare che il livello sia molto basso. Magari esagero, ma mi viene da dire che la lettera è scritta così male che le accuse di partenalismo / maschilismo quasi passano in secondo piano.
    Tra l’altro non sono neanche sicuro che il verbo “proteggere” sia stato usato in modo appropriato. Ad esempio, se a un certo punto dice “Cercherò di proteggerti il più possibile anche da lontano”, un po’ più sotto si legge “Grazie anche ai portavoce e a tutti gli attivisti che ti hanno sostenuto e che ogni giorno ti hanno protetto.”.

Trackbacks

  1. […] lettera del marito di Virginia Raggi è stata criticata sui giornali e sulla rete in una lettura femminista molto […]

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