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#Polonia: il mio amico musulmano pestato da sei cattolici polacchi

di Enrica Massari

Fermatevi un attimo a pensare a cosa significhi razzismo. Per il dizionario razzismo è: “Concezione fondata sul presupposto che esistano razze umane biologicamente e storicamente superiori ad altre razze.”.
Fermatevi adesso a pensare a cosa definisca una razza superiore ad un’altra. Per il dizionario superiorità è: “Possesso di maggiori pregi, di più alte doti o qualità”.
Quindi un razzista è colui che convinto della propria superiorità, ritiene la sua cultura, la sua religione, la sua razza, superiore ad un’altra.
Parole insomma, scritte su un dizionario sempre troppo chiuso.
Ora vorrei parlarvi della mia esperienza con il razzismo.
Quest’anno ho avuto la fortuna di partecipare ad un progetto Erasmus in Polonia, per ben sei mesi. Mesi ricchi di emozioni, di amici fantastici e nuovi apprendimenti. Ho scoperto un paese che non mi aspettavo, così diverso dall’Italia. Ho visitato città splendide, ho apprezzato la loro cultura. E ho ringraziato ogni giorno di quei sei mesi di essere italiana (invece che di altra provenienza).

Sono del parere che non si debba fare di tutta l’erba un fascio, ci sono sempre due facce in una medaglia. Vanto ancora tantissime ottime conoscenze polacche. Ma in quei sei mesi ho visto anche tanto odio. Odio viscerale per chiunque non professi la stessa fede. Ho visto polacchi chiedere sempre una stessa domanda: “Da dove vieni?”. E non era una domanda per conoscersi, no. Era quasi una minaccia, un avvertimento.
Era in quei momenti che rabbrividivo, guardando i miei amici turchi. Loro sono musulmani, ‘feccia’ per i nobili e cattolicissimi polacchi.
Sono andata via dalla Polonia, col cuore pesante, con la paura di qualche chiamata che non volevo ricevere da qualche amico rimasto lì.

La telefonata è arrivata purtroppo, proprio oggi. Il mio carissimo amico è stato pestato da 6 polacchi, perché avrebbe la “colpa” professare una fede che non è la loro. Ora è in prognosi riservata, solo, in un paese che l’ha ospitato e poi malmenato.
Ringrazio la Polonia per avermi ospitata, ma la odio. La odio con tutta me stessa per non aver apprezzato il mio amico! La Polonia è Europa, l’Italia è Europa, e accettatelo, anche la Turchia è Europa, con la sua cultura e la sua fede. Ma soprattutto, siamo esseri umani, abbiamo gli stessi organi, abbiamo gli stessi occhi, la stessa pelle e abbiamo un dono enorme, la mente. Che fa viaggi immensi e ci rende unici e meravigliosi a modo nostro e con la nostra diversità.

E non dite che diverso è sbagliato, diverso è solo andare in un’altra direzione.
La diversità non deve separare, ma unire, ampliare gli orizzonti, viaggiare.
Oggi piango un amico in prognosi riservata, oggi mi sento impotente, ho solo le mie parole e il cuore spezzato. Ma sono fermamente convinta che un cuore spezzato, può aggiustare cervelli rotti! Quindi voglio scrivere e urlare a tutti voi che fino a quando esisteranno ancora persone capaci di amare e di accettare, c’è speranza! Io ho bisogno di speranza, e ho bisogno di non sentirmi sola! Ho bisogno che chiunque stia leggendo questo post abbia la forza di condividerlo e dare uno schiaffo a chiunque non si sia mai preso la briga di aprire il dizionario per scoprire che la diversità non deve diventare manifestazione di superiorità.

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