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Mi violenta psicologicamente ma non posso stare senza di lui

Come spesso succede quando qualcun@ racconta su questo blog pezzi di vita scomodi, non facili da comprendere e rigettati dalla lineare narrazione pubblica, si toglie il coperchio ad una pentola con l’acqua in ebollizione, e dunque eccovi una delle bolle. Noi non possiamo fare altro che ascoltare.

Cara Eretica, dopo aver letto questo post ho deciso di scriverti. Di solito non parlo di questo perché non voglio che mi giudichino, perché se dico come stanno le cose pretendono che io faccia una scelta che non voglio fare, e non mi capiscono. D’altronde non mi capisco neanch’io. Ma è difficile che si accetti che una persona maturi con i propri tempi, e con questo non voglio giustificarmi né voglio difendermi. Ho 34 anni e convivo con un uomo che mi maltratta psicologicamente. Non mi picchia ma mi fa male dal punto di vista psicologico e io non riesco a lasciarlo. Lo avevo lasciato un anno fa e mi ero rifugiata dai miei. Le mie amiche mi hanno detto che avevo fatto bene perché quando eravamo insieme vedevano come mi trattava. Poi ho ripreso a vederlo di nascosto e quando sono tornata insieme a lui mi sono ritrovata sola perché nessuno ha approvato la mia scelta. I miei genitori non mi parlano più e le mie amiche mi hanno detto che non vogliono assistere alla mia lenta distruzione. Una, in particolare, se l’è presa perché pensa di sapere tutto e la fa facile.

Non voglio giustificarmi ma non so con chi parlarne senza sentirmi in colpa. Non ho voluto io questo isolamento e però è anche colpa mia. Sono debole, lo so, e non riesco a reagire. Non so come spiegarlo e non so che cosa fare. Sono sorda a qualunque consiglio, non rispondo al telefono se mi cerca mia sorella che vorrebbe tirarmi fuori da qui. Non rispondo alle mail e non ne parlo con nessuno perché ho paura che mi dicano che sono io la causa dei miei mali. Forse hanno ragione ma io non riesco a staccarmi da lui. E’ un uomo in gamba, intelligente, bello, e mi sembra tutto meraviglioso se non fosse per i momenti in cui mi tratta come se fossi uno zero. Si sfoga, mi dice che non valgo niente, che lui meriterebbe di più e che non riesce ad andare avanti per colpa mia.

Si comporta da stronzo e io so che è così. Poi penso al fatto che però lui ama me e io mi sento riconoscente per quell’amore. Mia sorella dice che non è amore. Chi ama non ti ferisce e non ti fa del male. Ma lei cosa ne sa? Allora penso che è invidiosa perché non ha un uomo come il mio. Perché io posso fare progetti e forse avere un figlio e lei è sola. Sono meschina quando penso queste cose? Sono giustificazioni? Forse, ma è quello che provo. Mi pare che tutti remino contro di noi e che solo noi due capiamo tutto. Mi piace quando mi chiede scusa, e io lo apprezzo quando dice che ci tiene a me. Vorrei che ci facessimo aiutare, tutti e due, e forse potrò convincerlo a fare terapia di coppia anche se lui non vede il problema. Quello che so è che non riesco a rinunciare a questo rapporto e dopo che vi ho dedicato dieci anni della mia vita mi pare che io non abbia più nessuna scelta. Non saprei come ricominciare. Mi manca quando lui non c’è e mi sento così sola senza di lui. Non resisterei per una settimana, figuriamoci per un mese, un anno o per sempre.

Lo so che poi si dimentica e si va avanti, ma penso che non troverò mai più uno come lui, ho visto quanto sono infelici alcune donne divorziate, e a volte temo che mi lasci e sono io che faccio scenate di gelosia perché mi pare che chiunque altra sia migliore di me. Sono insicura, non vedo le mie potenzialità, non so fare niente da sola. Ci penso molto in questo ultimo periodo perché si è parlato di un figlio e so che sarebbe un fatto definitivo. Ne ho paura. Con un figlio sarebbe difficile tornare indietro e mi stanno venendo tanti dubbi. Vorrei sapere, da chi ha vissuto la mia stessa esperienza, come ne è uscita o come ha reagito, se lo ha fatto. Vorrei sapere se può migliorare o se invece dovrei rinunciare. Non nego che vorrei sentirmi dire che si aggiusterà tutto. Sono piena di dubbi e non posso parlarne con nessuno. Grazie per i consigli che vorrete darmi.”

ps: è una storia vera. grazie a chi l’ha raccontata.

 

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Comments

  1. Marianna Grani says:

    Entra in Psicoterapia TU. Lui non ne ha bisogno. Sta bene così, è un cosiddetto “gaslighter”. Tu invece vedi che qualcosa non va, quindi vai da una psicologa. Suggerisco caldamente la scuola biosistemica.
    In bocca al lupo.

  2. Ciao! Penso che tu dovresti cominciare da te. Non tu e lui, non coppia. Tu. Prima di tutto, ti vedi? Nelle tue parole, una delle cose che vedo è confusione, ma non nel senso che sei confusa; al contrario: sei riuscita comunque ad avvertire, infatti, un malessere e credo tu debba dargli ascolto. Sei confusa nel senso che sembra quasi che tu sia un’unica cosa con lui, che, per quanto dici, enfatizza pure le tue insicurezze…questo non è bello. Non è bello neanche che tu – per qualsiasi motivo – ti isoli. Non ti far fagocitare da questa relazione. Cercati. Se riesci a trovarti vedrai che sarà tutto più semplice. Io, almeno, direi di cominciare da qui.
    Un caro abbraccio

  3. graziadileohbs says:

    Ciao…

    posso solo dirti che non cambierà, se cambierà cambierà in peggio passando alla violenza fisica

    la violenza psicologica è ingiusta, crudele e devastante tanto quanto quella fisica, anzi di più…

    Non è AMORE .

    Non puoi salavre lui ma…

    sei in tempo per salvare te stessa..

    Il primo step è parlarne con le persone che ti voglione bene… tua sorella, le tue amiche..

    Poi andare da una psicologa ri aiuterebbe a capire cosa ti tiene legata a questa infelicità..

  4. ho avuto anche io un uomo così, per 1 anno e mezzo.
    mi sembra di vedere me solo che io un giorno mi sono rotta le palle e gli ho dato una pedata nel culo…. non credeva che lo avrei mai lasciato, è stata una sorpresa per lui infatti ci ha sofferto tantissimo e credo che ancora dopo 2 anni gli bruci
    e cosa pretendeva? aveva eliminato la mia autostima, ero diventata anoressica perchè anche solo la sua presenza nella mia vita mi faceva sentire un senso di inadeguatezza che sfogavo tentando di raggiungere una perfezione fisica, mi vedevo brutta e mai all’altezza, mi faceva sentire vuota, incapace, inutile, svalorizzata, mediocre… dovevo uscirne in qualche modo oppure sarei lentamente morta sprofondando nella depressione o semplicemente consumata dall’anoressia
    quindi dopo qualche seduta dallo psicologo ho preso il coraggio a 4 mani e l’ho lasciato…. già il giorno dopo ero rifiorita, avevo ricominciato a mangiare, ad avere fiducia in me stessa e soprattutto era tornata l’autostima, dopo qualche mese sono tornata ad avere un aspetto sano e una chioma folta e lucente, dopo 2 anni lo vedo come un povero fallito che per dare da mangiare alla sua autostima barcollante aveva bisogno di sminuire la persona che diceva di amare
    fatti aiutare

  5. randomstranger says:

    “Allora penso che è invidiosa perché non ha un uomo come il mio. Perché io posso fare progetti e forse avere un figlio e lei è sola”
    Trovo amara questa considerazione. E’ così triste che la società contemporanea porti molte donne al preferire qualcuno che le annienti psicologicamente, piuttosto che rimanere sole.

  6. Sinceramente non vedo alcuna via di uscita se non inizi a farti aiutare aiutare almeno tu.
    Di solito non intervengo mai ma questo racconto mi ha toccato. Vedo tanti amici ed amiche nella tua situazione. Anche io come amica ho abbandonato persone che alla fine stanno bene nel loro malessere e che mi cercavano senza mai mettersi in discussione. Cura la tua dipendenza, oppure convivici.

  7. Mi sono ritrovata tantissimo in questo racconto e devo assolutamente dirti questo: SPOSTA IL PROBLEMA. Prova per un momento a NON pensare alla tua storia: non dico di lasciarlo, niente del genere. Dico solo: prova a spostare il problema da lui-io-noi a TE. Come? Lavora su questa frase: “Sono insicura, non vedo le mie potenzialità, non so fare niente da sola”. Potrei averla scritta io POCO tempo fa. Ti assicuro che quando ho deciso di non voler più essere così, di voler imparare a fare le cose da sola e a riscoprire i miei talenti e potenzialità ecco che si è risolto tutto. Ho scoperto chi sono e ho ritrovato l’autostima. Da questa base potrai capire se vorrai stare o no con lui. Solo DOPO aver ritrovato la stima di te come persona autonoma e indipendente.

  8. Sono estremamente toccata dal tuo racconto, e lo capisco. Non ho ricette da proporti perché di vie facili non ce ne sono. Posso immaginarlo lui, un uomo affascinante e con un intelletto fuori dal comune. Purtroppo la maturità intellettuale e quella emotiva fanno percorsi completamente diversi, e non sono intercambiabili. So bene che nella sua violenza tu sai leggere anche la sua sofferenza e la sua fragilità. So che queste persone hanno una capacità di manipolazione degli altri alla quale è davvero molto difficile non cedere. Non sentirti stupida, non lo sei, può capitare a chiunque te lo garantisco. Sembrerebbe proprio che tu abbia incontrato un narcisista patologico, un manipolatore maligno. Sono guai grossi. Mi accodo a quelle che lo hanno detto prima di me: trovati un sostegno psicologico!
    E’ difficilissimo (quasi impossibile) farcela da sole. Se parli con un* terapeuta che si occupa di queste cose ti renderai subito conto che sono dinamiche diffusissime, che non sei sola, che accade continuamente alle persone anche apparentemente molto forti.
    L’importante è che tu riesca a scardinare delle dinamiche che ti fanno soffrire, anche perché, scusa se te lo dico brutalmente, tutti i sacrifici che fai, tutto il dolore che provi, non ti mettono al riparo da un suo eventuale abbandono magari tra qualche anno (fidati, so di che parlo, essere stata abbandonata per una più giovane è stata la cosa migliore che potesse succedermi, ma ora rimpiango moltissimo tutto il tempo passato nella sofferenza). Tu devi stare bene ora! Fatti aiutare.
    In bocca al lupo!

  9. Ho un’amica il cui compagno la reputa stupida e non lo nasconde. Dal mio punto di vista la situazione é inversa: lui mi appare un cretino e lei mi sembra a posto (a parte il fatto che abbia scelto quel cretino come compagno, ma si sa` “l’amore rende ciechi-sordomuti e paraplegici”). Lei mi racconta che ogni tanto lui la fa proprio incazzare con il suo modo di trattarla (violenza verbale, mai fisica). Mi chiede qual’é secondo me la migliore risposta in questi casi. Ma che le posso dire? Io gli sbatterei la porta in faccia. Gliel’avrei sbattuta in faccia tanti anni fa (gli conosco da tempo). Ma ora sono sposati e hanno due bambini. E se il mondo fosse semplice le direi di sbattergli la porta in faccia comunque. Ma lei non é Europea, e in caso di separazione teme che lui si ritrovi con il coltello dalla parte del manico (dal punto di vista legale) per quanto riguarda l’affidamento dei bambini. E lei non vuole rinunciare ai bambini. Io gli sbatterei la porta in faccia lo stesso, ma la mia amica non é me e io non sono lei, quindi il mio suggerimento cade nel vuoto e l’unica alternativa che ho da proporle é continuare a rispondergli a tono (lo fa giá da anni e lui continua a non aver imparato, altra dimostrazione della sua ‘gnoranza). Ho fatto questo lunghissimo esempio solo per chiarire che fare bambini non solo non risolve la questione, ma la rende anche piú complicata. Spassionatamente, ti suggerirei vivamente di risolvere la questione della violenza PRIMA di fare bambini. Fossi in te, gli sbatterei la porta in faccia, ma se proprio non ti riesce cerca almeno di rispondere a tono, se non a voce alta, inizia dentro di te: smettila di credere alle sue bugie. Guardalo per quello che é: un uomo miserabile che trae la sua forza dallo svilire te, che ti usa come capro espiatorio per non riconoscere i suoi fallimenti. Sinceramente, con un poco di fiducia in te stessa vedrai che la situazione non solo migliora, ma scoprirai che la fiducia in te stessa é la cosa piú sexy che ci sia, e quando la farai tua avrai l’imbarazzo della scelta e non dovrai restare con un uomo per per paura di restare sola, eventualmente potrai sempre decidere di stare con una persona, ma lo farai per scelta, non per paura. Good luck.

  10. aggiungo il commento di una donna che vuole restare anonima. lei scrive:

    “Ciao, mi piacerebbe rispondere in modo anonimo alla donna che ha chiesto consiglio per una relazione psicologicamente violenta con un uomo da cui però riesce a staccarsi. Io non pretendo di capire qualcosa dei rapporti umani e non mi permetterei mai di giudicare le tue scelte, che alla fine ricadono soprattutto su te stessa. Vorrei però offrirti la mia esperienza dal momento che i miei genitori hanno vissuto e vivono una relazione piuttosto simile, ed io stessa sono tanti anni insieme ad una ragazza che mi maltrattava psicologicamente, ed è finita solo quando mi ha lasciata. Allora ti vorrei chiedere: sei sicura di restare con lui perché lo ami e non perché hai paura di restare da sola? Io penso che il motivo per cui mia madre non ha divorziato sia essenzialmente questo, a 30/35 anni si pensa di essere già in ritardo…ma non è così e sono sicura che mia madre avrebbe potuto risposarsi un’altra decina di volte se avesse voluto. E poi, tu magari questa situazione la riusciresti anche a sopportare, ma sei sicura di voler crescere dei figli in questo clima? Io ho attacchi di panico e disturbi di ansia, e secondo me sono stati causati principalmente dai costanti litigi a cui mi toccava assistere, e ai ricatti psicologici di mio padre se prendevo le parti di mia madre. La scelta è tua, ma poi i sensi di colpa quando i tuoi figli ti rinfacceranno di averli messi al mondo sono difficili da affrontare. Forse hai solo bisogno di tempo, forse invece dovresti prendere il coraggio a due mani e affrontare di nuovo la solitudine, che dopo dieci anni di relazione deve fare una paura immensa. Tu probabilmente, come me, hai un grande bisogno di amare ed essere amata e ti sei attaccata al tuo partner con tutta te stessa. Io quando sono stata lasciata volevo morire, avevo un vuoto enorme dentro di me, non riuscivo fisicamente a respirare ma ti assicuro che se ne esce. Io adesso ho capito di avere idealizzato troppo la persona con cui stavo, che consideravo perfetta quando invece era solo un essere umano pieno di difetti che mi faceva stare male. Ho capito che si può vivere anche senza soffrire costantemente e senza sentirsi sminuire su base quotidiana. Ho ricostruito un’autostima che non pensavo di possedere più, e ho vissuto tante belle esperienze. Tu sei sicura di volere rinunciare a questa opportunità?

    In conclusione, io non pretendo di raccontarti la verità ma solo la mia visione dei fatti, e secondo me prima di decidere che sei felice così dovresti dare una risposta sincera a queste domande. Un abbraccio”

  11. Non è facile uscirne. È doloroso, e si è talmente tanto assuefatti a queste relazioni malate da doversi fare violenza per uscirne.
    Ma spesso non ci si accorge di subire, di essere vittime; tu te ne sei accorta. Sei già a metà del tuo percorso!
    Puoi farcela, puoi uscirne.
    Ma se non vuoi allora ti consiglio di NON FARE ASSOLUTAMENTE DEI FIGLI! Perché è da vittime o da carnefici che cresceranno, la tua relazione sarà il metro di misura su cui imposteranno le loro, e il ciclo di violenza non avrà mai fine.
    È questo che vuoi per te? Ma soprattutto, è questo che vuoi per i tuoi figli?

  12. Io ti capisco ma dall’altra parte della barricata: spesso mi capita (più mi capitava in realtà) di avere degli atteggiamenti odiosi verbalmente (e non solo) col mio compagno, ovvero insulti, denigrazione, colpevolizzazione etc. Ho passato momenti davvero bui e scaricavo tutto su di lui. Lui se ne stava e magari apriva il frigo e mangiava per rabbia o nervosismo. Ancora ora a volte mi capita di colpevolizzarlo, ma la cosa si è molto attenuata. Quello che è cambiato è che lui mi ha fatto delle scenate dove è venuta fuori tutta la sua rabbia e sofferenza (da spaccare i muri, mai contro di me), ed era tanta. A quel punto ho capito che stavo sbagliando e che non potevo comportarmi così, ho cominciato a lavorare su me stessa e a trattenermi, a vedere le cose in modo più positivo e a sostenerlo psicologicamente quando ne aveva bisogno, oltre che a valorizzarlo, proprio perchè era la persona che IO avevo scelto, di cui mi ero innamorata. Un’altra cosa che è successa è che ho cominciato a guardarmi dentro, anche leggendo testi piu o meno psicologici, o anche sui “generi” (come già detto altrove ad es “Dalla parte delle bambine” di E. Gianini Belotti) o frequentando persone diverse confrontandomici (prima ero un’asociale cronica). Io lascerei perdere i cosiddetti specialisti. Sono dell’idea che noi siamo medici di noi stessi (come per gli “educatori”, non basta una laurea per capire gli altri, è una questione di empatia). O magari potreste frequentare gruppi di autoaiuto!
    Ebbene, tutto questo per dire che qualcosa è cambiato, ed è ancora in evoluzione. Quindi secondo me la questione non è “non è amore” (certo a meno che non si confini con atteggiamenti davvero pericolosi – ad es quando si frequentano persone bipolari, parlo per esperienza), ma capire la radice del problema e soprattutto CAPIRSI, PARLARSI, e se siete voi due contro il mondo anche l’affrontare questa situazione vi rafforzerà nel confronto con gli altri!

  13. Lavoro con donne in difficoltà, spesso impegnate in relazioni che, per un verso o per l’altro, le mettono in situazioni di sudditanza da uomini che le maltrattano. Io credo che il giudizio non abbia mai aiutato nessuno. E credo che pensare a quello che tutti si aspettano tu debba fare abbia come conseguenza esclusivamente che tu ti nascondi. Condivido chi dice di cercare un aiuto per te. Forse lasciare questo uomo non deve per forza essere la soluzione; la soluzione alla fine siamo sempre solo noi, gli unici che possiamo pensare di cambiare siamo noi stessi. parti da te, è lì che puoi trovare le risposte. E nemmeno è detto che tu debba parlare di lui, di voi. Però credo anche che fare un figlio ora sia prematuro, perché i bambini non possono essere soluzioni, e non lo sono mai. Spostano i problemi ma alla fine ne aggiungono altri, sè alcune questioni non sono chiare. Con affetto.

  14. Ciao,
    convivo da più di 10 anni (e stiamo insieme da 20) con un uomo fantastico, che amo e che mi ama, con cui scherzo e mi divertito. Non c’è mattina in cui si alzi e non mi dica quanto sono bella baciandomi con la tenerezza di un cucciolo appena sveglio.
    Lo amo, mi ama e insieme siamo perfetti.
    Eppure 9 mesi fa, con un (oggi ex) collega ho cominciato una relazione.
    Una relazione a distanza sin da subito strana.
    Chat sino a notte fonda, parole forti che creavano sensazioni intense. Non so come spiegarlo ma mi sono ritrovata in un vortice senza rendermene conto.
    Siamo andati avanti con alti e bassi.
    E quando intendo alti e bassi intendo proprio alti e bassi. Da parole di amore, di una vita insieme, passava senza che me ne rendessi conto ad un comportamento totalmente negativo.
    Mi ha fatto aver paura di aver preso l’AIDS, o di avermi messo in cinta.
    Mi ha sempre raccontato bugie per allontanarmi ( es ho un’altra, e’ tornata la mia ex) oppure cattiverie come non ti voglio, ti auguro una morte lenta e dolorosa.
    Sino all’epilogo di circa un mese fa, in cui (non direi di essere stata picchiata, non ho avuto livido alcuno) mi ha strattonata forte, tirato i capelli fino farmi cadere, minacciandomi con il pugno in faccia e per ben tr volte urlarmi dritto negli occhi “ti do un pugno in faccia”.
    Ma io ora penso ancora a lui e mi manca.
    Accanto a me ho una persona meravigliosa, ma lui mi manca.
    Perché sono così sbagliata?
    Perché non ho un minimo di amor proprio quando c’è di mezzo lui?
    Voglio sentirlo, anche se non credo neanche lui voglia sentirmi.
    Qualcuno mi dica che posso farlo, perfavore

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