#MeinKampf #EdicolanteResistente: Il grande fratello è quello fascista!

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Quelli che se non vendi il mein kampf violi la libertà di opinione e poi se dici che dare del malato a un gay è omofobia ti dicono che è un’opinione. Come quella di chi dice che bisogna passare la ruspa sulla pelle degli immigrati, o bisogna censurare i libri che parlano di rispetto dei generi contro il bullismo omofobico e sessista.

Come quella che dice che il 25 aprile e la resistenza dovrebbero essere cancellati e così, di revisionismo in revisionismo, è quasi un reato dire che per quanto abbiamo letto il mein kampf, per conoscere il nemico, non ne pubblichiamo stralci su questa pagina, sul blog, e se avessimo un giornale non lo distribuiremmo in allegato, perché prima la coscienza critica antifascista, sempre che i lettori de Il Giornale, e di questo ne dubitiamo, ce l’abbiano, e poi, solo poi, ti dico di leggere la storia. parliamo di una conoscenza della storia che non è un “e allora, le foibe?” o di un “i partigiani furono i veri stragisti”.

In questo capovolgimento semantico, spacciato per subvertising, c’è chi vuole censurare la vita della gente, di chi migra, di chi vuole amare persone dello stesso sesso, di chi vuole avere una famiglia omogenitoriale e crescere figli, di chi vuole praticare altre religioni in libertà, di chi non vuole essere solo moglie e madre e se ne frega del principio imposto della famiglia tradizionale, di chi vuole la libertà di poter evitare di fare indottrinare i figli con ore di religione, o di chi deve subire gli insulti da parte di quell@ che ti chiama assassina se solo vuoi un contraccettivo d’emergenza per prevenire gravidanze. Tutta questa gente che mina fortemente la libertà d’opinione e poi smaccatamente rivendica il diritto alla formazione di nuovi partiti di stampo fascista, con il saluto romano e la statua del duce in bella vista, oggi dice che prima che la Costituzione Italiana, la storia della Liberazione dal nazifascismo, le analisi di hannah arendt contro il totalitarismo, avremmo l’obbligo, per dirci democratici, di veicolare deliri neonazisti.

sapete che c’è? che siamo solidali con l’edicolante di Roma che ha preferito non diffonderlo. Non si parla di impedimento alla stampa e alla divulgazione, ma lui è libero di venderlo o no. Recuperate, spero, tutta questa spinta democratica quando c’è da difendere i testi che parlano di rispetto dei generi da diffondere nelle scuole. recuperatela quando c’è da difendere la libertà di culto di chi teme l’abbattimento delle moschee. recuperatela quando c’è da difendere la vita di chi viene aggredito da razzisti o da omofobi. recuperatela quando c’è da parlare di diritto delle femministe di denunciare la cultura dello stupro. poi ricordate, perché la memoria è importante, che era goebbels che obbligava chiunque a distribuire materiale nazista. Vorreste forse obbligarci, oggi, a divulgare quello che non ci piace? sottrarsi alla distribuzione è un atto di libertà e una scelta politica che in tempi di “nè destra nè sinistra”, per i campioni del rossobrunismo revisionista, ovviamente viene definita “censura”. Se pratico autodifesa, come atto culturale, non facendo da veicolo di una ideologia che invade e pervade l’Europa, ancora, non è censura, ma è lotta antifascista. Voi volete la libertà di “oppressione”, altro che la libertà di “espressione”. Ricordate anche chi è che stava rinchius@ nei campi di concentramento. chiedete ai partigiani, oggi, o a gay, ebrei, rom, donne, se hanno voglia di veicolare il delirio di hitler. breivnik, prima di ammazzare in norvegia decine e decine di persone, ha diffuso un documento che giustificava quel massacro. ditelo alle famiglie delle vittime che quel documento avrebbe valore storico. provate a dirglielo, dai. anzi proponiamolo in forze:

Sul prossimo numero de Il Giornale, in allegato, il documento programmatico di Breivnik. Che ne dite? (ovviamente è satira)

buona serata!

ps: no, non sono renziana, anzi, non voto proprio dato che sono anarchica. voltaire quella frase non l’ha mai detta né scritta. non tollero gli intolleranti. e se voi aveste letto sul serio il mein kampf sareste in grado di articolare un commento critico, invece dei soliti slogan da nazional socialisti che vogliono passare per campioni di libertà.

Nina

femminista anarchica antifascista

 

Leggi anche:

Il “rosso-brunismo” ai tempi della nuova inquisizione

Il fascismo non è un’opinione

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  1. L’8 giugno, era in uscita un libro sulle unioni civili in allegato a un noto quotidiano nazionale. Era specificato, su una pagina pubblicitaria pubblicata qualche giorno fa sulla stessa testata, che la distribuzione sarebbe stata scandita l’8 in zona nord Italia, dal 10 nel resto d’Italia. Il libro sulle unioni civili non si riesce ancora a trovare al sud, in compenso il libro che si è rifiutato di vendere questo edicolante svettava, da stamattina, sugli scaffali di altri edicolanti con puntualità sorprendente. Politiche e solerzia di promozione culturale, anche se molti di questi libri sono ancora là sugli scaffali delle edicole (per quello che concerne i punti dove mi sono rivolta.)

    • Mi sembra incoerente lamentarsi per la censura di un libro e appoggiare quella di un altro libro.

      • mi intrufolo in una discussione che sto leggendo ora: a me pare che non si chieda alla casa editrice di pubblicare il libro o a chi vuole venderlo di farlo. mi pare che si chieda di rispettare la scelta di questo edicolante di non venderlo. in fondo è il suo negozio. no? 🙂

  2. gran pezzo! e brava ina. mi aspetto dunque grande indignazione da parte di quelli e quelle che stanno dando dell’intollerante antidemocratico all’edicolante in questione… dite che ci sarà chi si straccerà le vesti in questo senso? oppure si tratta di ‘democraticità pelosa’? la seconda che ho detto (mi sa)

  3. Personalmente, volevo solo esprimere la mia stizza in quanto da persona che si vuole informare su questioni che credo abbiano pieno diritto di cittadinanza ho visto negata questa mia urgenza mentre evidentemente è sembrato impellente dissetare altre ‘menti’. E comunque ho circoscritto la questione a strategie di ‘marketing’ culturale che comunque mi preoccupano. Censura? Fatto sta che io non ho avuto il libro che volevo, dunque chi o cosa è stato veramente censurato? Si, esatto: esiste un’enorme differenza tra resistenza e censura.

  4. L’ha ribloggato su O capitano! Mio capitano!….

  5. Non contesto la scelta dell’edicolante (e ammetto che, fossi stata al suo posto, probabilmente avrei fatto lo stesso), ma approfitto di questo post per dire quello che non mi è piaciuto di questa vicenda. Certamente sappiamo tutti che Il Giornale meriterebbe a priori una sberla ben assestata, ma è evidente che questi allegati servano solo ed esclusivamente a vendere, niente di più, niente di meno (e certamente non è che ci si potesse aspettare da questa testata che pubblicasse i diari del Che o simili); dunque scelta puramente di marketing, ma allora perché molti hanno puntato il dito contro l’idea della diffusione generica del Mein kampf? E’ un testo che, volenti o nolenti, fa parte della storia, se questa polemica avesse avuto luogo nel 1925 (anno della sua pubblicazione), mi sarei schierata anche io senza nessun timore di dover qualcosa alla storia, ma purtroppo in questo caso non possiamo farci niente: Hitler è accaduto, non possiamo dimenticarlo. Perché dico questo, perché ho letto di gente preoccupata dei danni che potrebbe fare questo allegato (ma forse alcuni ignorano che parecchie case editrici lo distribuiscono, come, penso, molti siti internet), e non credo che ci sia bisogno de Il Giornale per far diventare nazista una popolazione, come non credo che chi abbraccia certe idee -terribili- lo faccia per la lettura di un libro (mi viene dai pensare a tutti i servizi contro gli immigrati, contro i rom, contro i gay, e via con altri odi) ma perché vive in una società che lo rende tale.
    Invece mi trovo completamente contraria alla pubblicazione del delirio di Breivik, e non mi sento in contraddizione con quanto scritto sopra: Hitler c’è stato, Breivik non dobbiamo farlo accadere (dico Breivik intendendo la follia delle persone come lui), non dobbiamo dargli questa forza, e questa sì, questa mi pare proprio una carognata, anche se è una testata che ci ha abituati anche alle carognate.

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