Annunci

Diario di una (non) anoressica

Lei scrive:

[02-06-2016] – È da tanto che penso di scrivere questa pagina di diario, ma da sempre rimando.
Mi chiamo….no, non mi chiamo, il mio nome non ha importanza, potrei essere chiunque, la tua amata sorellina, la tua timida vicina di casa, la stronza che ti isola a scuola, l’insopportabile secchiona, la strafiga che invidi il sabato in discoteca. Ho quasi 17 anni, i miei genitori sono separati, vivo con mia madre e il suo compagno.

Quest’anno è stato forse uno degli anni più belli (o meno brutti) tra gli ultimi.
Sin da piccola, dalla prima media, ho avuto una visione distorta del corpo, mio e altrui: ammiravo l’anoressia. Invidiavo l’anoressia. Non ritenevo belle le ragazze anoressiche, le ritenevo forti. Mi sono sempre vista grassa, pensavo che dimagrire mi avrebbe resa più bella, ma che diventare anoressica mi avrebbe reso meno bella ma più forte. Ad ogni modo, si trattava di pensieri sporadici, mai fatti o desideri concreti. Poi finii la terza media. Non so quando iniziò di preciso, so solo che a novembre 2014, primo anno della scuola superiore, la galleria del mio ipod contava innumerevoli foto di ragazze anoressiche.

So solo che, a novembre del 2014, forse ottobre, tornata a casa dopo una festa, mi misi le dita in gola e vomitai più che potei. Anche se la mia ossessione per l’anoressia, il mio desiderio irrefrenabile di diventare uno scheletro, era iniziata qualche mese prima, colloco in quel momento l’inizio del periodo forse più buio della mia breve vita. Non sono mai diventata anoressica, non ho mai fatto del vomito post-pasto un’abitudine, ed era questa la cosa peggiore: volere, desiderare, sognare qualcosa e non riuscire a raggiungerla per tua stessa colpa.

La mia concezione dell’anoressia era però cambiata: era diventata bellezza pura, ogni osso visibile era un elemento di bellezza e sensualità. Sapevo che era sbagliato, ma non mi importava, lo volevo.
Ad ogni modo, descrivo il mio periodo “anoressico” in due parti:
-la prima, più lunga ma meno dura;
-la seconda, appunto, più breve ma molto, molto più devastante.
Durante il primo periodo (novembre 2014-novembre 2015 credo) si trattava solo di muoversi di più, digiunare ogni tanto, ficcarsi due dita in gola di quando in quando, e ripensarci ogni singolo giorno stando male, ma lasciare posto anche ad altro. Questo dolore era colmato da altre cose, magari lo sport, il mio ragazzo, semplici soddisfazioni giornaliere.

Il secondo fu tutta un’altra storia. Fu un brutto periodo sotto tutti i punti di vista. Sport, amore….anoressia. Anoressia. Anoressia. Era sempre lì, nella mia testa… ma a volte tornava non solo nei pensieri ma anche nei fatti, sempre più assillante. Bevevo quasi 3 litri (d’acqua) ogni giorno, mettevo vestiti leggeri e facevo docce ghiacciate per aver freddo e bruciare calorie, muovevo le gambe il più possibile (anche questo per bruciare qualche caloria in più), iniziai a bere caffè amaro e tè per velocizzare il metabolismo. Tutto ciò non era una costante nella mia vita quotidiana, era un’incognita, quasi come una fase di un disturbo bipolare: non sapevo quando si sarebbe presentata ancora, ma ogni volta era sempre peggiore, e quando non ero ‘in quella fase’, la aspettavo con paura e rassegnazione. E poi l’estate.

Odiavo il mio corpo, mai un paio di shorts prima di luglio. Proprio a luglio colloco la mia guarigione. Di colpo. Non so perché. Partii per l’Irlanda, una volta tornata il caldo era insostenibile e trovai il coraggio di indossare degli shorts. Senza dubbio mi facevo schifo, ma pian piano mi abituai, e prima dell’inizio della scuola la mia ossessione scomparve. Certo, è capitato in seguito di ripensare a tutto ciò e sentire ancora il desiderio dell’anoressia, i nostri mostri interiori non ci abbandonano mai, ma questo desiderio non ha preso il sopravvento e ho riacquistato fiducia in me stessa e amore per questa persona che sono io.

Non realizzare i propri sogni è una cosa che non auguro a nessuno, ma non aver realizzato il mio è stata una delle fortune più grandi della mia vita. Ringrazio il cielo per non aver avuto la forza necessaria per digiunare e vomitare ogni giorno, ringrazio il cielo per essermi ‘svegliata’ da quell’incubo in cui vivevo.
Oggi non sono sicura del mio futuro, non so se questo mostro tornerà ancora, meno o più forte di prima, so solo che non voglio averci nulla a che fare. Non dico di amare il mio corpo, non lo amo, ma lo accetto: questo sono, e se devo cambiarlo voglio farlo bene, in modo sano. Stavolta troverò la forza e mi prenderò la mia rivincita su me stessa e sul mio passato.

Annunci

Comments

  1. Non so chi tu sia, tu non mi conosci e probabilmente non ci vedremo mai.
    Ma ti voglio bene, infinitamente. Di cuore.
    Grazie. Hai reso in maniera perfetta ciò che è l’anoressia, la forza e l’euforia che si sente all’inizio e anche la bellezza di imparare ad accettarsi senza morire. Sì, morire.
    Vorrei che una mia amica facesse i tuoi stessi pensieri, che si accettasse, che si vedesse splendida come è, che capisse che l’anoressia non è una vittoria e che è il modo peggiore per far vedere che sta male.
    L’anoressia fa male a chi la subisce in prima persona ma anche a tutti quelli che stanno intorno a queste persone e soffrono terribilmente, impotenti davanti ad un’ostinazione che può portare alla morte.
    Ti voglio bene. Te l’ho già detto? Ti voglio bene.
    Continua a volerti bene, per favore. Un abbraccio.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: