La cultura dello stupro insegnata a scuola

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Lei scrive:

“Salve a tutti, sono madre di una bambina di cinque anni che frequenta il terzo anno di una scuola materna pubblica. Terminato il servizio mensa, gli alunni non hanno più l’obbligo di indossare il grembiule, anche a causa delle temperature elevate che rendono molti edifici scolastici roventi. Stamattina accompagno la piccola vestita con un paio di pantaloncini ed una maglietta senza maniche. Vengo chiamata in disparte da una delle insegnanti, la quale mi sollecita vivamente a far indossare a mia figlia d’ora in poi solo pantaloni al polpaccio, sostenendo che non saranno concesse gonne nè shorts. Ovviamente sul momento immagino la scelta sia dettata da ragioni di igiene e comodità, ma sospettando qualcosa chiedo gentilmente le motivazioni di tale indicazione.

La maestra, senza scomporsi minimamente, mi dice che giocando capita ovviamente che le gonnelline si sollevino e si vedano le mutandine delle bimbe e che i pantaloncini lascino loro troppo scoperte le cosce. Le domando quale sia il problema e se lo stesso abbigliamento sia stato consigliato per i maschietti. La risposta è stata sconcertante: “Signora, è nostro compito insegnare alle bambine a non esporre le parti del proprio corpo ed educarle ad un abbigliamento sobrio, per proteggerle e tutelarle dalle aggressioni. Inoltre ci sono bambini maschi già molto maliziosi che ne approfittano per guardare le parti intime delle femminucce appena si scompongono”. Ero e sono atterrita. Per due ordini di ragioni: questa è cultura e giustificazione dello stupro trasmessa fin dalla più tenera età e balordamente mascherata da intenzioni pedagogiche. E’ un messaggio profondamente fuorviante e violento sia nei confronti delle femmine che dei maschi.

Questi ultimi visti, poveretti, già a cinque anni come possibili predatori, stupratori e irrimediabilmente votati a compiere azioni aggressive e brutali nei confronti delle coetanee dell’altro sesso. Dico di peggio: è non solo cultura dello stupro ma è anche cultura della pedofilia. Intesa come attribuzione ai bambini di pulsioni, istinti e desideri sessuali simili a quelli adulti e negazione del loro inviolabile diritto ad una crescita affettiva e sessuale consona al loro sentire e alla loro età. Violenza che si somma a violenza. Ovviamente continuerò a lasciare a mia figlia la libertà di vestirsi come desidera, ma sono stanca, spaventata e preoccupata.”

Comments

  1. “è nostro compito insegnare alle bambine a non esporre le parti del proprio corpo ed educarle ad un abbigliamento sobrio, per proteggerle e tutelarle dalle aggressioni.” Cosa? Il compito degli insegnanti casomai è quello di far capire a tutti che non si aggredisce!

  2. Quando è capitato a me l’insegnante mi ha fatto capire che era per tutelare i minori da quelli che avrebbero potuto guardare “impropriamente” i bambini (d’estate giocavano nel parchetto della scuola), non credo che sia mai venuto in mente a nessuno in quella scuola di imporre codici di abbigliamento a bimbe così piccole. Penso che la maestra di cui parli si sia espressa male oppure sia semplicemente un’imbecille…

  3. è atterrante, spaventoso.

  4. Secondo me l’invito ad un abbigliamento sobrio e che permetta alle bambine di fare la verticale o la ruota senza rimanere in mutande non è fuori luogo. E che i bambini siano tremendi già così piccoli è vero. Ovviamente la convinzione della maestra che basta avere un look casual a dissuadere la violenza di genere, ovviamente è semplicistica. L’ideale sarebbe fare la regola uguale per tutti che per maschi e femmine a scuola servano almeno pantaloni al ginocchio.

    • E insegnare a eventuali maschietti maliziosi a rispettare le bambine.

      • Sicuramente

        • Potremmo vietare il bikini, il costume ai maschietti, potremmo andare al mare tutti vestiti, oppure potremmo accendere il cervello!

          • Lo so, il corpo non dovrebbe essere una cosa di cui vergognarsi… Eppure credo che un minimo di direttive sul comportamento consono ad un ambiente di lavoro, quale la scuola è, sia di buon senso e conveniente

          • non è vero che i bambini “sono tremendi già così piccoli”, i bambini sono curiosi, vogliono conoscere e non c’è niente di strano. L’importante è che vengano educati in casa a sapere come gestire la loro curiosità e non sgridati o censurati o le bambine vestite da suorine per evitare che mezza caviglia nuda provochi scompensi. da ex-bambina e baby sitter di lungo corso ricordo migliaia di eventi, dalle palpatine ai capezzoli datemi a 10 anni alla mia espressione perplessa quando il cane della mia amica le leccava le mutande e lei rideva a dirotto, le toccatine maliziose fra le gambe e le grida “tette” dei maschietti di cui mi sono presa cura ma anche le bambine che dopo la doccia mi facevano balletti nude davanti dicendomi “tu sei il maschio che mi guarda”. Siccome non conoscono il significato di ciò che fanno e dicono, è il nostro punto di vista e il nostro modo di indirizzarli e formali che deve cambiare non certo la loro spontaneità o il loro abbigliamento, è il rispetto, l’educazione e la capacità di fare scelte e prendere buone e sensate decisioni che vanno insegnate. Io ricordo con felicità quando potevo sedermi a gambe aperte o sdraiarmi sul divano con la gonna e le gambe per aria senza che alle persone sembrasse strano, ora lo faccio a casa e non in università o sul lavoro, come è giusto che sia, ma io ho 24 anni non 5, a ogni età i suoi diritti, per favore.

            • sottoscrivo Chiara, senso e tono di quanto scrivi. E’ preoccupante il riflusso di sessuofobia che stiamo subendo in questi anni. Forse proprio a causa di questo serpeggiante riflusso, l’unica eccezione, l’unica perplessità rispetto a quanto scrivi, è l’attribuzione al mondo degli adulti di guida e decodificazione del processo naturale di conoscenza di se e dell’altro, attraverso i passaggi dell’età evolutiva.

              Sono favorevole ad una educazione affettiva e sessuale attraverso il confronto con coetanei e la guida di persone preparate. Questo proprio perché abbiamo bisogno di formare generazioni in grado di uscire dalla fobia sessuale e la discriminazione tra generi che ci accompagna da millenni, e mettere di conseguenze l’intera società in grado di vivere serenamente, oserei augurarci felicemente, la sfera sessuale e affettiva.

  5. Come sempre si sceglie la strada più comoda (per il sistema) al posto di quella più giusta (per i bambini e la società intera), grrrrrr

  6. Non mi stupisce. D’altronde se gli episodi di bullismo proliferano è anche a causa di insegnanti che si girano dall’altra parte.

  7. francesca cogliati says:

    a me è successa la stessa identica cosa quando mia figlia andava alla scuola dell’infanzia. sono rimasta prima basita, poi m’è salita la tua stessa rabbia. invece di educare i bambini e le bambine a vivere il proprio e altrui corpo naturalmente, come meraviglioso strumento x agire nella vita, si inducono a giudicarlo, a etichettarlo, a non vedere più di chi è quel corpo, ma com’è. resistenza!!!!!

  8. @Agatagrop : A me è capitato ad 11 anni. Primo giorno di prima media , con il grembiule che poi la preside ci ha permesso di togliere causa troppo caldo. Indossavo un paio di pantaloni lunghi ed una maglietta con la stampa di Topolino , la mia preferita . Questa maglietta lasciava il deltoide scoperto. Quando ho tolto il grembiule la professoressa di Italiano mi ha portata dalla preside,che mi ha scritto una nota , un avviso, sul libretto scolastico , da far vedere a mia madre. Il giorno dopo a scuola mi ci ha accompagnata mia madre , a cui è stato spiegato che avevo un atteggiamento da poco di buono ; mostrare il deltoide ai compagni di classe maschi era troppo provocante. Mia madre mi ha comprato magliette a mezze maniche e io mi son fatta tre anni di scuole medie etichettata come la puttana della scuola. A 14 anni ero già puttana bella che fatta , nel frattempo i genitori degli altri bimbi avevano sconsigliato ai loro figli di parlare con me , e non avevo ancora dato il mio primo bacio. Io avevo pensato solo alla maglietta di Topolino, i miei compagni maschietti 11enni pensavano solo al pallone ( A cui io non potevo accedere perché ” cosa da maschi”). Io non ero puttana , i miei compagni non erano temibili predatori. Era tutto nella testa di chi ci avrebbe dovuto educare . E’ anche il tuo ragionamento a far sì chele bambine come ero io siano ” Se l’è andata a cercare” .

  9. Sono d’accordo con agatagrop ,la nostra non è una societa’ facile,troppa gente maleducata,troppe culture ,scandalizzarsi e dire che la maestra sbaglia mi sembra lamentarsi a vuoto,non serve a niente non penso che un pantaloncino leggermente piu’ lungo faccia piu’ caldo di uno che lascia vedere le mutande.

    • io non sono d’accordo ad insegnare a maschi e femmine ad andare in giro mezzi nudi,E che i bambini maschi siano tremendi già così piccoli è vero,io sono grande ma mi ricordo da piccola come erano all’asilo non è fuori luogo pensare che vi possano essere anche pedofili in giro,come la mania che ha la gente di mettere le foto dei figli sui social,credo sia la cosa piu’ pericolosa e idiota che si possa fare

  10. Secondo me invece, forse perché sono un uomo, la maestra ha fatto bene ad agire così. E’ bene che le bambine fin da piccole si abituino a non esporre troppo il loro corpo e a non essere provocanti, perché potrebbero già da ora attirare qualche pedofilo e da più grandi correrebbero dei rischi. E’ chiaro che occorre insegnare a tutti, maschi e femmine, a rispettarsi l’un l’altro e non praticare alcuna forma di violenza, ma l’una cosa non esclude l’altra. La pretesa delle donne di “vestirsi come vogliono”, quindi anche in maniera sconveniente, è giusta in una società civile, ma è indubbio che certi look e certi comportamenti possano incidere sulle menti malate di alcuni uomini. Per questo è meglio premunirsi fin da bambine.

    • Anch’io sono un uomo e non condivido mezza parola di quello che hai scritto. Per me è inaccettabile pensare che il rispetto per una persona dipenda dagli abiti che indossa, o dai centimetri lasciati scoperti.
      Se il problema delle violenze dipende dalle menti malate di alcuni uomini, sono quelle che vanno cambiate, non i vestiti di chi non c’entra niente. Sostenere il contrario significa giustificare quelle violenze.

      • Francesco says:

        Bravo! Il vestiario che adottiamo, le sue fogge nonché le parti del corpo che copriamo sono un portato culturale, non assoluto e non immutabile. I nostri progenitori andavano nudi essendo la nostra una specie animale e non spirituale e nemmeno originariamente culturale.
        Ridicolo pensare che per proteggersi dalla violenza e dalla mancanza di rispetto della propria volontà (lo stupro è proprio questo: soffocare la possibilità di autodeterminarsi ed ignorare la volontà di non accogliere un corteggiamento non apprezzato – sempre che assomigli davvero ad un corteggiamento e non si presenti apertamente come una brutalità) sia necessario vestirsi in un modo piuttosto che in un altro.
        I nostri vestiti sono culturali, la violenza è culturale. Niente può giustificare la violenza, né la nostra natura, né l’impeto dei sensi né considerazioni di opportunità dell’abbigliamento adottato. L’unico modo per prevenire la violenza è dunque maturare una cultura che non concepisca la violenza come modalità possibile di relazione. I rapporti, se vogliamo averne, devono essere CONSENZIENTI. Chi dovrebbe infondere (contribuire ad infondere) queste PREMESSE culturali nei bambini se non gli educatori? Perciò certamente insensati e gravi quei consigli dati da quelle sventurate maestre, inconsapevoli che uno dei loro compiti è proprio quello di insegnare il rispetto reciporoco e la pacifica convivenza.
        PS: anch’io sono un uomo ma detesto quelli che sono così vermi da tentare di giustificarsi sostenendo di essere stati “provocati” dall’oggetto della loro violenza (la donna, il bambino, il diversamente abile etc.).

  11. L’ha ribloggato su micheleciotti.

  12. È scientificamente provato che non esiste nessuna differenza significativa nel funzionamento del cervello tra maschi e femmine se non tratti culturali modificabili con quindici minuti di stress ossia apprendimento.
    La verità è che le persone hanno tutte un cervello senza genere che assimila tratti culturali e che autonomamente cambia il proprio corpo, tutti lo facciamo, ma alcuni in un senso che urta il tabù del genere che è sempre solo una questione culturale. Anche l’orientamento sessuale è una questione di gusti tra corpi e non una questione metafisica, ma in questo caso non esiste una legge che ci obbliga a dimostrare una inesistente anima gay prima di sposarci con le Unioni Civili!
    Al contrario, anche le pericolose terapie riparative dipendono dall’ontologia metafisica. Invece siccome è solo una questione di corpi chi soffra di rapporti egodistonici con l’orientamento sessuale dovrà solo liberarsi del minority stress e godersi la vita good as you!
    Purtroppo le persone transessuali ci tengono alla falsa posizione metafisica di essere un cervello con un genere diverso dal proprio corpo e si torturano da sole, tanto più che alcune persone transessuali non richiederanno mai la transizione dei genitali ed altre ne fanno il centro della propria identità, autoproducendosi un malessere da transfobia interiorizzata che sommata ai gravissimi maltrattamenti familiari e sociali chiamiamo Disforia di genere.
    Se uscissimo dell’assurda posizione metafisica e affermassimo e divulgassimo quanto la scienza ha dimostrato da decenni, l’informatica grazie ad Alan Turing dagli anni quaranta, in filosofia Simone de Beauvoir e in letteratura Le tre ghinee di Virginia Woolf, faremmo un piacere anche alle donne eterosessuali che subiscono maltrattamenti, stalking e femminicidio supponendo l’inesistente differenza di genere, prodotta solo dalla reale differenza dei corpi. Misoginia, Omofobia e Transfobia diventano così solo razzismo di genere invece che assurde condotte su base psicanalitica e metafisica. Banale e osceno razzismo cui ci si può opporre e si può uscire anche con la prevenzione, cioè con la semplice educazione e informazione scientifica corretta.
    L’esaltazione della differenza metafisica di genere, ancorché comprensibile dato l’elevato numero di vittime, rischia di inviare il messaggio contrario e di rinforzare l’idea che esistano differenze di genere metafisiche. Questa assurdità escatologica e semantica, tanto ideologica e nominalista quanto priva di basi scientifiche, aumenta il numero di persone con corpi maschili e di ogni orientamento sessuale che arretra in una posizione identitaria aggressiva verso la diversità culturale del femminile, delle femministe, dei femminielli e degli effeminati solo a causa del suffisso nominale che diventa una sostanza autonoma che minaccia con il potere delle parole il sé reso fragile da chissà quanti eventi completamente diversi. In pratica un minority stress che produce un criminale invece di una vittima con uguale sofferenza psicologica grave ed una aggressività rivolta all’altro, al diverso semantico, invece che al sé, quando sappiamo benissimo dell’elevato rischio suicidario delle persone Lgbt e della sindrome di Stoccolma delle donne vittime di violenza domestica. La struttura falsa della metafisica di genere produce mostri aggressivi verso una inesistente differenza della sostanza ( propria o altra da sé), dello spirito umano insomma, che è uguale qualunque sia il genere e orientamento sessuale e diverso solo per motivi culturali ampiamente superabili.
    Finché non si ripenserà l’intero movimento femminista e Lgbt di fatto fomenterà involontariamente posizioni identitarie altrettanto false e simmetriche a proprio danno.
    È evidente che ogni forma di violenza va contrastata specificamente ma non esaltando proprio la motivazione psicologica e sociale altrettanto false, abbiamo detto, che l’hanno prodotta.

  13. Scusa, ma che scuola è? E dove hanno studiato queste maestre? Non lo sanno che è totalmente naturale avere delle curiosità a quell’età? E che la curiosità non centra proprio niente con le pulsioni sessuali? Intendo dire che è normale per i bambini avere la curiosità di vedere perchè proprio “lì” i maschi sono diversi dalle femmine. Anche noi siamo stati bambini e ce lo dibbiamo ricordare, possibile che ce lo siamo scordati? Saranno i cellulari che ci mandano in fumo i pochi neuroni che abbiamo in testa? A me non è mai capitato e sicuramente se mi capiterà saprò come rispondere! AHHHHHH!!!!

  14. Spero che la piattaforma accetti le immagini, vorrei invitarvi a guardare questa http://www.barenakedislam.com/wp-content/uploads/2014/06/531335b35a1db.jpg e questa http://funnyasduck.net/wp-content/uploads/2013/02/funny-men-bike-woman-burka-dem-toes-pics.jpg Per le culture diverse parliamo di “barbarie” perché, diamine, non si può imporre alle donne di coprirsi in questo modo estremo. Eppure a ben guardare la logica è la stessa: copri una donna da capo a piedi, troverai sempre chi si infiamma per una caviglia ben tornita.

    • Figurati, con me ( come commentato qui sopra) si son “infiammati ” per un braccino scoperto ad 11 anni . Mi chiedo se quelli de “Le nostre donne” ( Da schiavizzare con la scusa di difenderle da uomini come da tue foto) siano gli stessi che qui in occidente richiamano al contegno le bambine ( Perché sai… le bambine provocanti (?) i pedofili … un po’ di contegno …( sempre da commenti cui sopra). Grazie per le foto, esaustive 🙂

  15. A tutti coloro che giustificano in qualche modo il comportamento della maestra: vi manca un venerdì. Se la testimonianza qui riportata corrisponde a verità e la maestra ha veramente portato queste motivazioni, allora non esiste giustificazione. Domattina messa alle sei, mi raccomando

  16. L’ha ribloggato su Il blog del nano Rocco.

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