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Donne ribelli, con la rabbia in corpo

Lei scrive:

Della metaviolenza dei nostri giorni

Non sono solita commentare i fatti di cronaca nera. Bombardati ogni giorno da morbosità mediatiche, giornalisti che ci riempiono di particolari inutilmente violenti, talk show che “intingono il pane” nel sugo delle tragedie.
Ma in pochi giorni abbiamo sentito parlare di “violenza sulle donne”, quasi quanto ne sentiamo parlare l’8 marzo (e dal 9 marzo di nuovo silenzio.)

Sara è stata bruciata viva. In Brasile una ragazza è stata violentata da 33 uomini (e Facebook ha censurato l’immagine della marcia delle solidali, rendiamoci conto.) La ex compagna di Johnny Deep ha ricevuto una valanga di offese dalle fans dell’attore quando ha deciso di denunciarne le pratiche costanti di violenza domestica.

A chi dice “perché Sara non ha denunciato, visto che era vittima di stalking?”;
A chi dice “la brasiliana di sicuro se l’è cercata, non è possibile che 33 uomini abbiamo deciso tutti insieme di stuprarla, quindi lei ci stava”;
A chi dice “sta solo cercando visibilità, perché se avesse subito violenza allora se ne sarebbe andata di casa”;
A queste persone dico: chi non denuncia, chi ha subito, chi non è andato via, non ha fatto altro che essere sconfitta dalla violenza del giudizio, sommata alla violenza fisica e psicologica; dalla violenza delle leggi che non tutelano, della giustizia lenta, dei servizi che ti lasciano sola. Dalla violenza di chi fa della vittima l’unica imputata del suo male, perché se l’è cercata, perché è marchiata, e allora tutti sanno e quindi “chissà perché la picchiava, magari lo tradiva.” Come se questa fosse una giustificazione. Come se fosse giustificabile pretendere il controllo sulla vita del partner, perché “è geloso poverino”, e io che di indole sono una persona passionale e gelosa, dico che siete fuori di testa anche solo a pensarla una cosa del genere.

Avete mai provato a fare una denuncia per stalking? Avete idea di quanto siano imprecisi i confini della norma, quanto le forze dell’ordine non ti prendano sul serio e quasi ti deridano, quando perfino le amiche ti dicono “va beh ma forse stai esagerando, è solo insistente”. E a te tocca spegnere il cellulare. E aver paura di dire che ieri sera sei uscita a fare una passeggiata. E aver paura mentre la fai, quella passeggiata. Avete mai provato a dire “ho subito una violenza” sessuale o fisica? Avete idea di quanta gente ti prenda poco sul serio?

Magari perché “quella lì ha avuto più di un uomo nella vita, quindi figurati è una troia, altro che violenza, le piaceva”, oppure “ma lui è un ragazzo che lavora, un ragazzo che in compagnia fa ridere” e quindi chissenefrega se in discoteca ti prende a calci mentre è ubriaco perché hai salutato un ex. E anche lì ritorna il ritornello della donna infedele, di chi “lo ha istigato”, avevi la gonna corta, eri ubriaca, ma cosa fai… non sai che alle brave ragazze non succede niente di male? Se ti è successo non sei una brava ragazza. Se ti è successo chissà che facevi, dov’eri, in che giri stavi. E te lo sei scelto tu quello violento. Anche se all’inizio non era violento, anche se sei una giovane che vuole credere che l’altro cambi, ma non cambia mai, al massimo peggiora, ma tu non lo sapevi ed improvvisamente sei sola, perché dentro questo modello di società essere una donna maltrattata è peggio che avere la lebbra.

Quindi se finisci uccisa ti dicono che dovevi denunciare, ma se denunci sei quella che rovina la vita a quel povero ragazzo che “Cosa ha fatto di male, è solo innamorato, è solo geloso”.
C’è chi ci prova a uscirne perché trova in sé la forza di fregarsene dei giudizi, chi rimane in silenzio perché questa forza non ce l’ha, chi alla fine viene uccisa perché la situazione degenera, chi riesce ad allontanarsi da quella situazione perché magari è fortunata e le coincidenze la aiutano, ma intanto si porterà dietro (PER SEMPRE) le ferite e i traumi che quel rapporto malato le ha inferto.
In tutti questi casi, in ogni caso, in qualsiasi caso la vittima è vittima. Ok? La vittima non ha colpa. Perché non si sta parlando di chi ha colpe in un rapporto d’amore. Qui non si parla più di amore. Si parla di seviziare, torturare la vita di una donna, fisicamente o psicologicamente. In un solo fatale momento, o per anni, fino a quando dice basta. O fino a quando non finisce in una bara.

Non è mai “infedele”, non è mai “troia”, non è mai “che se la cerca”, perché non stiamo parlando della rottura di un rapporto, stiamo parlando della prevaricazione di una mente su un’altra mente, di una volontà su un’altra volontà, di un corpo su un altro corpo. Di approfittare della debolezza di chi dovresti amare, di chi dici di amare. E mi smuove, mi fa arrabbiare, mi fa piangere di tristezza, impotenza, solidarietà (non pietà ) verso donne, sorelle, compagne, sconosciute a cui è andata peggio che a me. Perché ci sono stata anche io, potevo esserci io, e se la fortuna non tocca a tutte, almeno a tutte è dovuto RISPETTO. Quello che non avete. Quello che non ha la cultura che ingozzate con il vostro perbenismo marcio, maschilismo coperto, e femminismo intransigente. Quello che è dovuto agli esseri umani che subiscono un sopruso, siano maschi, femmine, bambin*, ovunque.

Piuttosto che impietosirvi guardando il programma di Barbara D’Urso, provate a non giudicare la vostra dirimpettaia a cui il marito urla “puttana” tutti giorni, provate a non pensare “se glielo dice se lo merita”; quando la vedrete con l’occhio gonfio non dite “poverina”, piuttosto “reagisci!”.
Una donna è vittima non in quanto donna, ma in quanto soggetto che non viene messo nella posizione di potersi ribellare senza avere un bollino nero in fronte. Cominciate a togliere il bollino nero, che a piangere i corpi martoriati siamo bravi tutti.

Giulia A.”

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Comments

  1. Sì, ho provato a fare una denuncia per Stalking , e non era Stalking . Perché seguire la propria ex per strada è ” La strada è pubblica , chiunque può circolare ” , appostarsi sotto casa sua ” L’auto è regolarmente parcheggiata” ,Il mio telefonino che suona fino a che lui non va a dormire è ” gli manchi / è preoccupato per te” , lui che ti dice ” Se te ne trovi un altro ti ammazzo” diventa un ” Non esageriamo! Che prove ci sono che l’abbia detto?” .Lui che ancora si “confida” con i miei genitori su quanto io gli manchi e che chiede loro consiglio su come riavermi è un ” Rapporto civile tra persone civili”. Tutto viene spezzettato , niente sembra aver valore.”Eh Signorina, gli passerà che ci vuol fare! E pensi ad altro, non ne faccia una fissazione !” E io che spero non si lasci mai dalla sua attuale compagna così ha meno tempo da “dedicare” a me.

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