Non voglio aver paura di essere stuprata perché viaggio da sola

ragazza-con-la-valigia

Lei scrive:

La storia é una delle tante, una delle solite. Di una ragazza che ama viaggiare, anche a costo di farlo da sola. Che la solitudine, i chilometri, la lingua differente non sono mai riusciti a fermare. E’ la storia di una ragazza che ha un nome ed un cognome: Federica Zucchi. E che nella sua vita ha imparato a non disturbare, a non far rumore, né scenate inutili, ché é scortesia ammorbare gli altri con i nostri problemi, e allora é ora che tu cresca e che te la gestisca da sola.

Eppure leggendo degli spiacevoli fatti di cronaca di questi giorni, si parla continuamente di ricette, soluzioni che avrebbero impedito a quelle tragedie di compiersi. Si dice “Se lei l’avesse denunciato prima”, “Se gli automobilisti si fossero fermati ad aiutarla..”. Se, se, se.
Se io non parlo ora, tradirei me stessa, e il mio femminismo, così convinto quando si tratta di manifestare per le altre, sarebbe lettera morta. Lasciate che mi alzi, sleghi il bavaglio che mi autoimpongo, che la smetta per una volta di censurarmi.

Ecco quello che mi é successo. Sono in Turchia per il Servizio Volontario Europeo, esperienza che mi sta dando tante soddisfazioni e insegnamenti. Nel tempo libero prendo il mio zaino e salgo su qualche autobus alla scoperta di questo splendido paese.
Uno dei miei viaggi piu desiderati, mi ha portato a Mardin, città piccola ma stupenda della regione curda, al confine con la Siria.
Non avendo amici in città che mi potessero ospitare, ho optato per Airbnb, sito in cui é possibile prendere accordi con persone del luogo per trovare un letto. Incontrai così Erol Şayback, ragazzo orgoglioso della propria città e delle proprie origini curde.

Tutto sembrava andare per il meglio, e dopo una giornata passata a godermi le meraviglie del luogo, arriva ora di andare a dormire.
E’ a questo punto che Erol mi prende e mi bacia. Reagisco spingendolo via. Capisce, lascia la stanza.
Spengo le luci, mi corico. Nel dormiveglia sento la porta della mia camera aprirsi, e dopo poco Erol si corica al mio fianco. Scatto, mi allontano. Gli dico di andarsene. Lui sembra non capire, chiede cosa non vada. Glielo dico, di nuovo gli chiedo di andarsene, o l’avrei fatto io. Lui si alza, se ne va.

Mi corico di nuovo, penso alla porta della mia camera che non chiude perché rotta, sento il peso di una notte in un posto che per me non é piú sicuro. Troppo spaventata all’idea di addormentarmi con la vulnerabilità che ne consegue, soprassalgo ad ogni rumore, mi preparo a lottare, a difendermi se le cose dovessero andare male. Lo sento alzarsi per andare in bagno. Aspetto tesa, scruto la porta nell’oscurità pregando che non ritorni. Non lo fa. Mi rilasso. Ma la paura é troppa, e torno presto a sobbalzare non appena sento il suo ritmo del suo resipero cambiare. Resisto fino cinque di mattina, poi non ce la faccio piú. Faccio i bagagli, preoccupata che lui si possa svegliare. Me ne vado, lascio la casa, rifugiandomi in una città ancora addormentata, coi suoi negozi chiusi e gli autobus assenti.

Penso alla notte passata, mi chiedo se non abbia sbagliato io a reagire così. In fondo sembrava un ragazzo gentile, a posto, cordiale. Penso che sia stata colpa mia, ripercorro i momenti assieme cercando di capire quali segnali possa avergli mandato. Non ne trovo nessuno. Penso ai “me la sono cercata” e ai “cosa ci facevo sola in una casa con uno sconosciuto?”.

Poi mi arrabbio. Mi arrabbio perché un uomo puó viaggiare da solo quanto gli pare, fare l’autostop, aproffittare dei siti come Airbnb per trovare un posto dove dormire, senza la paura di essere stuprato, senza essere molestato. E io solo perché sono donna devo vivere queste paure come naturali, darle per scontate.

Ho avuto paura e vergogna di parlarne, perché forse era tutto un mio sbaglio, un mio abbaglio. Mi sono sentita in dovere di giustificare ai miei stessi occhi un mio comportamento che nulla ha avuto di sconsiderato, ma che é stato dettato dalla sola passione per il viaggio.
Ma ho capito che nessuno al mondo ha il diritto di portarmi via qualcosa che amo, nessuno ha il diritto di farmi sentire in pericolo. E’ il momento di chiamare le cose con il proprio nome, e quella che ho subito é stata una violenza.

E se con questo racconto sono riuscita a dare il coraggio a qualche altra persona a dire le cose come stanno, a parlarne, a raccontare quello che si é subito, ne sarà valsa la pena.
Grazie per avermi letta.

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Comments

  1. Grazie per il racconto. Io viaggio da sola (usando airbnb o couchaurfing!), vivo nel centro storico “degradato” di una città italiana, le botteghe in cui compro cibi deliziosi e “strani” per chi mi parla e ascolta sono quasi tutte gestite da persone provenienti da culture molto lontane dalla mia, alcune considerate “indietro” per quanto riguarda i diritti delle donne (ah, invece noi siamo “avanti” eh)… Parlo con tutte queste persone (90% uomini), lo faccio vestita “normalmente” (in estate anche: poco), non mento fingendomi fidanzata o sposata, lascio numeri di telefono a chi reputo interessante e a volte accetto a volte rifiuto inviti a pranzo e cena, o a uscire. So cosa dirà la gente se un giorno mi succederà qualcosa. ME LA SONO CERCATA. Ma davvero? Io cerco diversità, lingue, esperienze, depaysement, uscite dalle zone di comfort. A volte cerco pelle, corpi. Cerco architetture tradizioni modi diversi di abitare. Io non cerco violenza. Se la cercano gli/le altr* e un giorno la trovano in me e io non riesco a difendermi fatemi il piacere di dire al mio posto: SE LA SONO CERCATA. Loro se la sono cercata cazzo. Lo stupratore stupra, non la minigonna. L’uccisore uccide, non la mia prenotazione in una o nell’altra tipologia di servizio abitativo. E se il mio eventuale stupratore/assassini fosse straniero, è stato lui a farmi del male non il suo popolo. E se è stato per colpa della sua cultura va bene, ma è della CULTURA PATRIARCALE che parlo, quella diffusa in Turchia e in Italia, in Senegal e in Francia, in Marocco e negli USA. Già. Gli uomini di quella cultura lì tendono a credere che tu vuoi scopare con loro perché hai lasciato il numero, sorriso comprando la tahina, fatto una battuta pagando una pizza o viaggiato da sola. Che cultura inferiore, quella PATRIARCALE.

  2. Giustissimo parlarne, perché siamo sempre di più noi donne che amiamo viaggiare da sole, e il fatto di farlo non dovrebbe metterci più a rischio di uomini che viaggiano nelle stesse circostanze. Ho una vera orticaria verso la frase “te la sei cercata” quando la violenza contro le donne si manifesta, e appoggio in toto quello che racconta anche Elle. NON cerchiamo violenza, sono i violenti che la cercano e la usano contro di noi.
    Quindi semplicemente grazie Federica per questa tua testimonianza: spero tu abbia denunciato anche il tuo host a AirBnb perché il suo modo di comportarsi è ovviamente bandito dagli standard etici del sito (e ci mancherebbe altro!).
    Parliamo e denunciamo, anche in nome di chi non ha avuto possibilità di farlo prima che fosse troppo tardi, come altre due viaggiatrici, Marina e Maria José, di cui abbiamo sentito parlare qualche mese fa: http://www.trentanniequalcosa.com/sono-una-donna/quando-una-donna-viaggia-da-sola/

  3. E’ una cosa tremenda quella che hai passato. Ma non è stata colpa tua, non le è nel modo più assoluto. Non devi pensarci neanche per un attimo. Hai solo avuto la sfiga di incontrare un deficiente che si era fatto chissà quali film in testa. Le donne hanno il sacrosanto diritto di viaggiare da sole, ma anche di conoscere le persone, di sorridere, di scambiare quattro chiacchiere con uno sconosciuto e anche di andarci a letto se vogliono, ma senza che nessuno si senta autorizzato a sfiorarle con un dito. Non è colpa delle donne, è il mondo che è assurdo. Perché non ci permette di essere libere circondandoci di pericoli e ostacoli. Per fortuna però noi siamo più forti e non molliamo. E anche tu, non mollare, e non smettere di viaggiare 🙂

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