La Depressa Consapevole: il cocktail di farmaci

Quando mi tirarono fuori dal torpore post tentativo di suicidio mi hanno prescritto un antidepressivo del tipo Wow. Però quell’antidepressivo, che ti fa sentire come se fossi fatta di una droga che ti fa sparare a raffica una serie infinita di cazzate, con il sorriso stampato sulle labbra, e la demenziale manifestazione di una gestualità a scatti, a me fece venire l’ansia. Troppa eccitazione tutta assieme, troppa serotonina e il panico. Per frenare il respiro a metà, quell’avanzo di respiro che arriva quando il cuore gioca una partita a tennis e tu non hai neppure la possibilità di arbitrarla, mi hanno dato un calmante. Dunque la combinazione era eccitante e ansiolitico. Poi c’era la questione del dormire e allora serviva un addormentante. Ma quest’ultimo mi faceva stare rincoglionita almeno fino all’ora di pranzo, perciò fu necessario mettere in ballo un altro antidepressivo per stabilizzare l’umore e per contrastare il rincoglionimento. Ma anche questo diventò un motivo di ulteriore ansia, senza contare il fatto che cominciavo a perdere fiducia nella terapia perché mi sentivo una cavia. Ma dovevo aver fiducia; d’altro canto con la combinazione di farmaci precedente, ma non per responsabilità dei farmaci o dei medici che me li avevano prescritti, avevo intrapreso il progetto di ingoiare tutto e dormire in eterno. Come fare per rendermi sveglia, ma facendomi dormire, per produrre vitalità, stabilizzando l’umore, e poi mettere in mezzo anche un farmaco vitalicida che mi predisponesse all’indifferenza nei confronti del mondo intero?

Non ci crederete ma riuscirono a trovare un cocktail di farmaci che mi fece stare bene. Oddio, “bene” è una parola grossa, ma i medici, il primario, le specializzande, il mio psichiatra empatico e dallo humour macabro, un po’ quanto quello che avevo cominciato a esprimere anch’io, con un vago cenno della testa e un mugugno soddisfatto furono tutti d’accordo che io stavo benissimo. Operazione salvataggio riuscita, Azzurra può tornare a casa con una serie di obblighi autoimposti. La scelta di proseguire i colloqui con lo psichiatra; tenere il diario alimentare per annotare alimenti, abitudini, stati d’animo; una serie di incontri con la psicologa gentilmente offerta dal SSN; nessuna libertà su cambiamenti di dosaggi dei farmaci e “per qualunque cosa ci chiami, a qualunque ora del giorno e della notte”. Qui siamo un po’ alla cazzata del secolo perché in realtà il reparto era dotato di personale molto comprensivo e preparato ma alquanto carente. C’era poca gente, credo, che avesse voglia di assistere i pazzi.

La cosa importante è comunque che il personale sanitario, pur sapendo che sei più o meno pazza, almeno tanto quanto lo è più della metà della popolazione, studia affinché tu non sappia mai che lo sa ma dimostra di non saperlo. Professionisti della presa per il culo, con vago terrore di contraddire i casi più gravi, e l’assillo di doverti controllare se resti al cesso dieci minuti in più rispetto al giorno prima. Fare la cacca è un lusso, credetemi, in quel contesto. Non vi dico quale agio si prova nel fare la doccia con la porta senza chiave e la paura che qualcuno possa violare la poca privacy rimasta. Va bene aver perso ogni timore di mostrarti a medici, esaminatori e infermieri, ma almeno coltivare l’illusione di poter fare una doccia senza interferenze.

Con ciò, vi prego, non voglio prendere parte alla diatriba su farmaci Sì e farmaci No, perché la mia scelta, un po’ per me e molto di più per i miei familiari, è stata quella di affidarmi, pur se con iniziale scetticismo, ai medici e alle cure prescritte. Non sono guarita, non ancora. Soffro maledettamente e continuo a ingurgitare schifezze. Dormo poco e male ma posso guardare il desktop del computer e scrivere quello che sto scrivendo senza restare qui impalata a non sapere che cazzo dire. Provo tutto questo ma non ho assolutamente alcuna intenzione né voglia di suicidarmi. E devo pur credere a chi mi dice che mi vede meglio, rispetto a com’ero anni fa. Il fatto che io riesca a mettere nero su bianco quello che non mi era chiaro all’inizio direi – e me lo dico da sola – che è un grandissimo passo avanti. Non voglio, tra l’altro, neppure ridicolizzare o sminuire il lavoro che professionisti compiono riuscendo a salvare più vite di quante altrimenti potrebbero essere salve. Mi viene in mente che scrivere in pubblico queste cose è una responsabilità e io ho paura di ferire qualcuno, di scoraggiare chi soffre o di diventare strumento per chi porta avanti le proprie, pur legittime, convinzioni. Io sono solo una depressa, consapevole, e non elargisco verità provate, né metto in discussione la competenza dei medici che si occupano di persone come me.

A questo punto non sono sicura di voler continuare a tenere questo diario. Ci penserò un po’ su. Ma grazie a chi legge e mi incoraggia. Lo apprezzo veramente tanto. E grazie a Eretica per l’editing che rende più leggibile quello che io butto giù senza pensare molto alla forma…

Azzurra

—>>>Per leggere il diario di Azzurra segui la categoria La Depressione Consapevole

Comments

  1. Tu non ci crederai, ma con quel che scrivi mi dai molta forza, per quanto possa valere. E non si tratta del disgustoso sentimento umano del tipo”guarda quanto sta male lei, mi sento meno sfortunata”, ma di “guarda con che coraggio mette nero su bianco tutto questo, io non sono capace neanche di smetterla di raccontarmi cazzate pur di stare bene”
    Chissà che a forza di dirmelo non smetta sul serio di farlo. Grazie!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: