Una preghiera piccina

Dio delle dimore moderne, dove le urla si acquietano e lasciano sussurri di scuse che si posano, come placidi volatili, sul design minimale dei tavoli da pranzo in rovere chiaro, sulle riviste di fotografia affastellate alla rinfusa, sulle tazze smaltate di azzurro della Grecia, strato su strato, sedimentandosi svogliatamente a dar vita alle stratificazioni geologiche delle brutalità e delle successive indulgenze famigliari, a te, dio dei corridoi interminabili, dio delle porte blindate, dio dei panni sporchi ammonticchiati sul pavimento, sia rivolta la mia preghiera in questa sera perfetta per pregare. Una sera che mi porta in casa il suono delle sirene di veicoli da soccorso su strade provinciali imbiancate da una improvvida, fatata grandine di Maggio insieme al suono secco della polpa che si stacca dal nocciolo di un’albicocca ancora acerba.

Dio delle suppellettili da mobilio, dio delle stampe dei quadri di Schiele appese alle pareti, dio dei copriletti comprati in Turchia e in Egitto, dio dei sassi di acqua dolce allineati sul davanzale, dio delle lattine di olio, dell’origano lasciato a seccare e poi sbriciolato nei barattoli di vetro, dio dei capperi raccolti prima che il sole diventi cocente e arroventi le lamiere; dio medicamentoso che mi ascolti, se è così che sei, un dio con le ciglia finte e gli anfibi, un dio disegnato da Milo Manara, un dio con il languore mesto dei vagoni in disuso, un dio con le braccia tatuate e un corsetto da pin up, un dio incerto se restare tra il mobilio moderno oppure raggiungere la fila di palme che accerchiano il porto, dammi l’unguento che curi le minute escoriazioni quotidiane, che cosparga di glassa le parole di offesa pronunciate e lasci filtrare, quieto e indisturbato, il rigagnolo tossico dei reciproci insulti.

Nel silenzio elettrostatico che segue i litigi all’interno di un appartamento in edilizia agevolata, tu, dio circolare come un dischetto da make-up, dio sottile come cellophane, dio che ti annidi tra le stelle filanti avanzate dall’ultimo Natale, due fette di pane ammuffito dimenticate chissà quando e il barattolo di latta dove conservo la marijuana della sera, aiutami, tu, dio delle tappe irrisorie, a scorgere comunque la traiettoria dell’amore, la corrente crepitante dell’affetto, il cric cric del bene rinnovato. Dio custodito nella sacca dei vibratori sgargianti e affusolati, dei plug e delle catenelle anali, degli strap-on di silicone nero, dio che fai le capriole tra la collezione di calze di nylon di mio marito, le sue autoreggenti in micro-rete rossa, i suoi orecchini pendenti, i nastri e i rossetti, dio dei tacchi argentati, delle bende e dei bavagli, dio concedimi la leggiadria di alcuni passi di danza e, se puoi, arrangiami in versione elettronica un brano di Satie.

Dio dei lavoretti dei bambini, dio come l’olio che lubrifica le catene delle biciclette, dio delle tovaglie da pci-nic, dio dei giocattoli smembrati e ricostruiti, dio che ti concedi ristoro nella risata simile a tante gocce di cristallo di mia figlia, dio che arresti il tuo incedere sicuro davanti allo sguardo straniero, da fumetto underground, di mio figlio, dio delle vitamine gelatinose, dio dei fagiolini messi a lessare, dio dei mattatoi disinfettati con la varichina, dio delle abrasioni sulle ginocchia contro l’asfalto, resta qui, stasera, piccolo dio, senza dirmi nulla se non questo minuscolo e ordinario incedere tra le cose della vita, se non l’intelligenza delle cerniere e dei punti di sutura, l’incessante lavorio delle mie mani affinchè non sia, in alcun modo, violenta la mia dimora moderna.

Le urla si sono acquietate. E’ una serata perfetta per pregare. Così intono qui a voi, e grazie, questa preghiera piccina piccina.

—>>>Prosegue la narrazione di E. con il suo Diario di una famiglia tradizionale. Non si può non leggerlo e non goderne. 

Per recuperare le puntate precedenti, in ordine progressivo:

1] Amo la mia famiglia e porto un plug anale

2] Diario di una famiglia “tradizionale”

3] La mia maternità “tradizionale” all’interno di una famiglia “tradizionale”

4] Se ci leccheremo ancora, come cani randagi

5] Di notte: storia di sangue e amore

6] Il mio contratto

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Comments

  1. Meravigliosa. Grazie.

  2. Grazie E.
    Continua a scrivere, da quando ti ho scoperta vorrei averti ogni giorno nelle mie riflessioni sulla vita, il lavoro, il rapporto con il mio uomo. Anche tu sei parte delle voci di abbattoimuri che ho piacere di leggere, e che mi hanno un po’ salvato.

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