La Depressa Consapevole: l’analfabetismo emotivo

In una delle mie rare uscite scelgo il parrucchiere che dovrà sbrogliarmi i capelli dopo mesi in cui non li ho pettinati. Lunghi, ondulati, dopo un po’ diventano una matassa inestricabile che solo una persona dalla mano leggera può sbrogliare senza farmi male. Il parrucchiere non può mai essere quello della volta prima perché altrimenti dovrei raccontargli la verità. Caro, sono depressa e non pettino o lavo i miei capelli da qualche mese. La scusa si riferisce a condizioni precarie, che mi hanno impedito di prendermi cura del mio aspetto, e mento sul tempo trascorso dall’ultima pettinata. E’ quasi la verità ma di più non so fare. Mi vergogno moltissimo. Allora scelgo un parrucchiere, lui o lei mi pettina, lava i miei capelli, li accorcia e arrivederci alla prossima volta. Inutile dire che non ci sarà una prossima volta. Avevo una parrucchiera fissa, una volta, ma dal momento in cui cominciai a ingrassare non volli più presentarmi nel suo negozio. Mi vergognavo dei chili in più. Rimandavo dicendo a me stessa che avrebbe dovuto vedermi quando sarei tornata com’ero, vale a dire mai.

E’ una faccenda senza senso per chi non capisce quanta ansia, che attacchi di panico possono derivare da scelte così semplici: andare o non andare dal parrucchiere, farmi vedere in giro, andare a fare la spesa in incognito, per le mie abbuffate, andare in farmacia a prendere i miei farmaci e poi tornare indietro e tirare un sospiro di sollievo quando ho varcato la soglia di casa, il mio rifugio, la mia prigione.

Mi sono appena ricordata di quella volta in cui dal parrucchiere incontrai una persona che conoscevo, che conosco ancora, e allora presi e me ne andai senza dire niente. Il cuore che batteva forte, io che nascondevo il viso, i passi di una fuggitiva, una latitante, come fossi una criminale ai domiciliari. Che paura, la corsa verso casa e il mio compagno che mi vede angosciata e chiede come mai: ho solo visto una tipa che conosco. E lui, che ha imparato a dare importanza a quel che dico, perché la banalizzazione mi farebbe sentire di merda, non dice cose tipo “ma che vuoi che sia” o “cosa sarebbe successo se l’avessi salutata?”. Quelle domande sono di competenza dello psichiatra. Il mio compagno in genere mi abbraccia, mi dice che devo respirare piano, massaggia la mia testa fino a quando non mi calmo.

Lo psichiatra chiede più o meno sempre la stessa cosa: di che hai paura? del giudizio degli altri. Ma non degli estranei, vero? no, perché gli estranei mi vedono per come sono ora e non mi conoscevano prima. Non possono vedere la differenza. E quelli che invece la vedono? penseranno che sono cambiata in peggio, il mio aspetto rappresenta il mio malessere e io non voglio che mi vedano star male. Voglio che mi vedano solo quando sto bene.

Così continuiamo per un’ora circa tentando di focalizzare l’attenzione su questo fatto. Voglio che mi vedano quando sto bene. Sostanzialmente permetto di entrare nella mia vita a rarissime persone, tenendo al di fuori anche quelli che sanno della mia condizione ma dinanzi a loro mi sentirei inevitabilmente in un costante stato di ansia. Non so davvero quando è cominciata questa cosa dell’apparire perfettamente in forze, equilibrata, stabile, affidabile, produttiva. Non so a quali pressioni sono sfuggita o può anche essere che non si trattasse di pressioni ma solo di me che ad un certo punto ho deciso di mandare a fare in culo tutto quanto per ritirarmi in un cantuccio tenendo il mondo fuori e con il terrore di mischiarmi in esso.

Così continuano le mie cronache dal carcere. Oggi, dopo tantissimo tempo, mi sono masturbata e ho avuto una specie di orgasmo. Quasi un modo per buttare fuori un po’ di fiato ed energia. Poi sono rimasta ferma, con la mano a rimestare, pensando che non provo più piacere, non ho entusiasmo per il contatto con me stessa, un contatto perduto e ritrovato solo attraverso mani esterne: quelle dei medici, degli psichiatri, di chi mi punge per analizzare il mio sangue o prende confidenza con la mia urina per scoprire di che cosa è fatto il mio male.

Vorrei dire loro che non serve esaminare liquidi o palpare parti del corpo, per quanto la bulimia mi renda palesemente incline a subire milioni di svantaggi che si ripercuoteranno negativamente sul corpo. Il fegato sta male, così anche lo stomaco, l’esofago, la parte corrosa dall’acido, per le poche volte in cui ho dovuto vomitare tutto quello che avevo mangiato. La mia pressione, misurata con l’aggeggio che ti gonfia il tricipite fino al limite dello scoppio. A volte penso che esploderà e io con esso. Il benedetto elettrocardiogramma, con quell’azione tipica, le dita che toccano i miei seni, li tirano un po’ su perché gli affari per misurare i battiti vanno messi sotto. Poi c’è il mal di schiena, le ginocchia che non sopportano più niente, le mani che quasi non hanno la forza di afferrare un piatto con la pasta dentro.

Diario alimentare

oggi ho mangiato tre fette di pane con la marmellata, ho bevuto una tazza di latte caldo, sto mangiando grissini e penso che presto andrò in cucina a prendere i budini al cioccolato presi per le mie abbuffate. Sono sola, non parlo con nessuno tranne che con questa pagina di diario, sono seduta alla scrivania, una volta tanto, e non sul divano, e sono al computer per scrivere queste parole. Come mi sento? Stupida. E mi vergogno. C’è gente che soffre “per davvero”, come mi ricordano i miei genitori, e io faccio i capricci come una ragazzina. Sapete che c’è? Farei di tutto per fare a cambio con una persona che “soffre per davvero”, almeno potrei vedere una fine alla sofferenza, potrei scoprire il modo di risolverla, potrei sperare. Invece sono qui, ferma, senza saper dare un nome alle mie sensazioni, parlo di un nome che non abbia una corrispondenza clinica. Un nome che serva solo a me per definire quello che provo, senza esagerare ma anche senza normalizzare questa sorta di analfabetismo emotivo. Come chiamo le miei sensazioni? Uso inutili metafore? Il buio, l’oscurità. Bleach! Siamo seri, sono metafore da romanzetti rosa, il buio che c’è in lui, l’oscurità che schiarisce dopo aver visto la sua bella.

Neanche parlare di altezze e profondità va bene. Burrone, precipizio. Metafore vaginafobiche tipo il tunnel, la caverna? La chiamerò Saba. L’idea di una regina esotica può farmi bene. Mi sento Saba. Come suona? Ciao, sono un po’ Saba. Sto scrivendo una montagna di stronzate, perciò è il momento di smettere e anestetizzare tutto con i miei budini. Grazie a chi mi legge. Non è scontato che lo facciate e mi scuso se dico cose che non avete voglia di sentire. Non voglio offendere nessuno. Cerco solo di seguire il consiglio di Eretica e scrivere un po’ di me. Se mi fa bene? Non lo so, ma nell’ultima ora non ho toccato cibo. Forse mi serve, dopotutto.

Buona giornata!

Azzurra

—>>>Per leggere il diario di Azzurra segui la categoria La Depressione Consapevole

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Comments

  1. ti sono vicina, io non ti conoscevo prima e non ti conoscerò in futuro. vedo un’instantanea del tuo presente, senza termini di paragone. assoluta.
    Ho tutto (davvero tutto) quello che si possa desiderare dalla vita. rispetto a te sono anche in forma e in salute. eppure ogni qualche tempo mi faccio prendere da ansia disperazione preoccupazioni senso di inadeguatezza. non è razionale, se visto dal di fuori. ma ognuno ha reazioni che non devono essere giudicate in assoluto, ma nel relativo della sua persona. sei sfortunata, anche se hai da mangiare e non sperimenti quella che gli altri chiamano “la sofferenza vera”. la sofferenza è sofferenza. quella si che è assoluta. non ci sono metri di paragone.
    spero che troverai la strada per stare meglio. nel frattempo, da sconosciuta, ti abbraccio

  2. Cara Azzurra,
    anche tra chi esce di casa, continua a sostenere colloqui per trovare un lavoro, si lava i capelli e magari si trucca… ecco, anche tra queste donne ce ne sono alcune che si sentono come te, anche se in misura minore.
    L’ansia quando si incontrano persone conosciute che è parecchio che non vediamo, le abbuffate, strapparsi pezzi di pelle dalle labbra o dal viso, passare intere giornate a fissare il vuoto o lo schermo del pc, non rispondere volutamente al telefono per non essere costrette a parlare… eccetera, eccetera. Succede a molte.
    Solo questo, non sei sola. Capisco esattamente tutto quello che dici e leggerlo in maniera così chiara e limpida mi chiarisce le idee e mi dà forza per andare avanti, nonostante tutti i no che ricevo, nonostante la mia autostima traballi sempre.
    Grazie Azzurra.
    Un saluto.

  3. Ciao Azzurra, leggo le tue parole da qualche tempo.
    Io non mi sento offesa o ferita e anzi ti ringrazio per trovare la forza di scrivere.
    Ho perso un’amica per via dell’anoressia (è viva ma so qualcosa di lei solo grazie a Facebook ormai), e quello che scrivi mi sta aiutando a capire molte cose sui disturbi alimentari.
    Io ho solo un consiglio, anzi, un favore che ti chiedo da donna che ha vissuto indirettamente un disagio grande: continua a scrivere, continua a fare qualcosa per non chiuderti in te stessa, non tagliare fuori dalla tua vita le persone che pensi non capirebbero perché potresti stupirti in positivo di “noialtri”. Parlo per esperienza e comunque immagino che quello che ti sto chiedendo può non essere facile da fare.
    Solo questo.
    Un grandissimo abbraccio. Ti auguro tanta fortuna e di uscire da questo tunnel.

    Elisa

  4. Alessandra says:

    Io mi sento esattamente come te. Mi rivedo in tutto ciò che hai scritto . Vado dallo psicanalista da 5 mesi. Ma i miei momenti di buio ci sono sempre. Oggi ho avuto un attacco di panico a lavoro e ho pianto a dirotto, come se mi fosse morta una persona cara… Poi sono andata a comprarmi dei dolcetti per incrementare il livello raggiunto: sono al ventesimo chilo preso in sette mesi. Ne avevo persi 45. Poi ho smesso di fumare – perché mi sono indebitata fino al collo per comprare cazzate- e per sopravvivere e pagare l’analisi ho tolto le 50 sigarette a di. Sostituite ad ora con in venti chili. Mi vergogno pure a uscire di casa- abito in condominio – e rientro quando so di non poter incontrare nessuno. Mi odio. Il dolore mi sta consumando. Cosa mi uccide oggi? La mia macchina per cui ho speso 800 euro per far sistemare il piantone dello sterzo che mi si bloccava mentre facevo le curve – questo 3 mesi fa- e oggi mi si è ribloccato. Ma prima di questo , uscendo dal garage, ho strisciato il paraurti. L’ho fatta riverniciare tutta un mese fa a seguito di una grandinata. Mai per il resto del mondo sono cazzate. Oggi devo lavorare moltissimo ma sto facendo nulla. Mi sento uno schifo …

  5. Ti voglio bene Azzurra.!!!!!!!! Sei tutte noi. Solo piu coraggiosa perché riesci a descrivere alla perfezione le Nostre sofferenze. E quella è già una grandissima cosa. Poi da li potrà nascere qualcosa un giorno quando c’è la sentiremo. BACIONI.
    PS. È una vita che soffro di depressione. Fin da quando ero piccola. Non sono stata una bimba molto fortunata e mi sono sempre trascinata ogni giorno della mia vita per adempiere almeno a qualcuno dei miei doveri a volte riuscendo di piu altre volte meno. Ho cercato e cerco tuttora di dare un nome alla mia sofferenza e paura a volte ci riesco altre no. A volte faccio un passo avanti altre due indietro altre volte rimango ferma ma non importa . L’importante è esserci. BACI ANNA

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