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Il Comitato Internazionale per i Diritti dei Sex Workers in Europa (ICRSE) accoglie la presa di posizione di Amnesty International sulla decriminalizzazione del lavoro sessuale

decriminalizza il sex work

Amnesty International pubblica la sua presa di posizione, già ampiamente annunciata, in favore della decriminalizzazione del sex work. L’ICRSE, comitato internazionale per i diritti dei sex workers in Europa, accoglie questa notizia e la commenta nel comunicato [QUI in lingua originale] che potete leggere in basso. Grazie per la traduzione a Sara Elena e revisione di Antonella. Buona lettura!

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Il Comitato Internazionale per i Diritti dei Sex Workers in Europa (ICRSE) accoglie la presa di posizione di Amnesty International sulla decriminalizzazione del lavoro sessuale

Giovedì 26 maggio 2016 ICRSE Coordinator

Rimanere in silenzio di fronte alle ingiustizie è complicità con l’oppressore

Ginetta Sagan, ex presidente onorario del consiglio di amministrazione di Amnesty International USA

Oggi è un giorno memorabile per i/le sex workers di tutto il mondo perché Amnesty International ha pubblicato la sua Politica sull’Obbligo del Rispetto, Protezione e Adeguamento ai Diritti Umani dei/delle Sex Workers (Policy on State Obligations to Respect, Protect and Fulfil the Human Rights of Sex Workers). Questa politica, così come il dibattito interno e quello pubblico e la ricerca che hanno portato Amnesty International a prendere questa posizione, è una pietra miliare per la comunità dei/delle Sex Workers che richiedono e organizzano la fine di violenze, sfruttamento e abusi dei diritti umani contro i/le Sex Workers.

Come sottolineato dalla politica e dai documenti allegati, i/le Sex Workers sono tra le persone più vulnerabili a livello globale: subiscono considerevoli violenze e abusi dei loro diritti umani. Le molteplici discriminazioni che i/le Sex Workers sono costrett* a sopportare a causa della loro occupazione, identità di genere, povertà, razza, gruppo etnico e problemi di visto, sono rafforzate da una stigmatizzazione pervasiva e, in molti paesi, criminalizzazione e penalizzazione del lavoro sessuale.

I/le Sex Worker, dai collettivi informali che nascono nelle strade, nelle foreste e dai bordelli dove lavoriamo, alle organizzazioni nazionali, alle reti globali e regionali che dirigiamo, esigono una decriminalizzazione completa del lavoro sessuale (inclusa la compravendita e l’agevolazione o l’organizzazione del lavoro sessuale) come il primo e necessario passo per proteggere i diritti dei/delle Sex Workers. Quando una qualunque delle parti del lavoro sessuale è criminalizzata, la capacità dei/delle Sex Workers di lottare contro lo sfruttamento, denunciare i reati e trovare rimedi è gravemente limitata se non addirittura impossibile. Le ricerche di Amnesty International mettono in evidenza le condizioni lavorative e di vita dei/delle Sex Workers in Norvegia, Papua Nuova Guinea, Argentina e Hong Kong offrendo un’analisi articolata di una vasta gamma di violazioni dei diritti umani subite dai/dalle Sex Workers ed è un contributo importante alle sempre più inconfutabili prove dei danni causati dalla criminalizzazione del lavoro sessuale.

Amnesty International richiede la decriminalizzazione del lavoro sessuale anche associandosi a molte altre organizzazioni che riconoscono la decriminalizzazione totale come unico contesto operativo legale che permette di sostenere i diritti dei/delle Sex Workers. Tra le organizzazioni ricordiamo: The Joint United Nations Programme on HIV/AIDS (UNAIDS),UNFPA, WHOUNDPHuman Rights WatchGlobal Commission on HIV and the Lawthe World BankOpen Society FoundationsGlobal Network of People Living with HIV, Global Forum on MSM and HIV, International Women’s Health Coalition, Association for Women in DevelopmentAmerican Jewish World ServiceGlobal Alliance Against Traffic in Women (GAATW)The Lancet, The Global Fund for Women, International Community of Women Living with HIV e molte altre.

L’appello di Amnesty International per la totale decriminalizzazione del lavoro sessuale è particolarmente importante considerato l’aumento della pressione da parte di abolizionist* e di numerose organizzazioni anti traffico per introdurre delle leggi per criminalizzare i clienti dei/delle Sex Workers nelle legislazioni nazionali e politiche UE. Le prove, però, sono sempre più indiscutibili e dimostrano come la criminalizzazione dell’acquisto di prestazioni sessuali, il cosiddetto modello svedese, influenzi negativamente i/le Sex Workers e contribuisca sensibilmente alla loro vulnerabilità per quanto riguarda le violazioni dei loro diritti umani. In molti paesi della regione, l’implementazione del modello svedese porta ad un aumento della sorveglianza dei/delle Sex Workers, alimenta lo stigma e la discriminazione e scoraggia i/le Sex Workers a rivolgersi alle forze dell’ordine in caso di sfruttamento o violenze. In più, in molti paesi in cui i clienti sono stati criminalizzati, come ad esempio in Serbia e in Lituania, i/le Sex Workers rimangono comunque criminalizzati. In Francia, i/le Sex Worker immigrat* continuano ad essere arrestat* e deportat* da quando è stata approvata la legge sulla criminalizzazione dell’acquisto di prestazioni sessuali. In questo periodo di misure di austerity, aumento della precarietà del lavoro, diffusione della “crisi dei rifugiati” e l’enorme contraccolpo contro i diritti delle donne, dei migranti e delle comunità LGBT in Europa, la pretesa di un Modello Svedese alletta conservatori e partecipanti nazionalisti statali e non statali, e limita di molto la nostra capacità di lottare per i nostri diritti e contro l’ineguaglianza.

L’ICRSE supporta totalmente la presa di posizione di Amnesty International sul ruolo della criminalizzazione nel perpetuare ineguaglianze economiche e violenze strutturali che interessano i più deboli: “L’uso di una legge per proibire il lavoro sessuale non affronta e non mette in discussione le forze macro socio-economiche e la discriminazione sistemica che porta le persone al lavoro sessuale, in particolare le persone dei gruppi marginalizzati. Non offre opzioni di lavoro alternative né aumenta gli stipendi. Invece, la criminalizzazione aggrava la marginalizzazione delle persone che lavorano nel campo sessuale obbligandole a vendere i propri servizi clandestinamente e in condizioni pericolose e allo stesso tempo limita il loro accesso alla giustizia stigmatizzandole e punendole per le loro decisioni. Amnesty International riconosce l’importanza del rispetto per le azioni e le decisioni prese dagli individui, in particolare coloro che hanno minori opportunità economiche.”

Noi, Sex Workers di Europa e Asia Centrale, sappiamo che solamente rispettando i nostri diritti, riconoscendo il nostro operato e la nostra autodeterminazione, solo includendoci nelle decisioni e nei processi di stesura delle leggi, la società potrà supportarci nella nostra lotta contro la violenza, la discriminazione e lo sfruttamento. Quando in molt* vorrebbero vederci zittit* o “abolit*”, noi ringraziamo Amnesty International perché supporta i diritti dei/delle Sex Workers e il suo appello è per la totale decriminalizzazione del lavoro sessuale. La speranza di ICRSE è che tutte le sedi nazionali di Amnesty International aprano un dialogo con i/le Sex Workers e le nostre organizzazioni e si consultino con noi, aiutandoci a promuovere la decriminalizzazione del lavoro sessuale e ritengano responsabili gli stati se non riusciranno a proteggerci o a far valere i nostri diritti umani.

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