Non voglio figli

Lei scrive:

In questo momento della mia vita non potrei avere dei figli. Sarebbe impossibile per me averne non dal punto di vista fisiologico, ma dal punto di vista personale. Ho scelto di studiare e questo mi fa stare bene, mi arricchisce, mi da una boccata d’aria, mi fa sentire giovane, forte, consapevole. D’altro canto mi prende tempo, mi stanca, a volte faccio il turno di lavoro di notte e poi vado all’università. Mi chiedo dove dovrebbe inserirsi un figlio? In che spazio–tempo se a mala pena ne ho adesso, per poter fare le mie cose? Sono una di quelle che pensa che una donna possa essere madre e fare qualunque altra cosa voglia fare e lo rivendico. Però rivendico anche il non volerne proprio perché, fra le tante questioni, non ho tempo. E quando rispondo così, mi viene detto”ma il tempo/l’organizzazione viene da sé!”. Eh certo, penso io, finché le madri vengono raffigurate come delle super eroine che riescono magicamente a fare tutto, le donne che non hanno figli, e dicono di avere poco tempo, verranno sempre guardate come capricciose, vittimiste, deboli.

Spesso e volentieri mi viene chiesto perché non ho figli, e mi vengono fatti commenti “che brutto che non vuoi averne”. O viene messa in discussione la mia professione “ma come? studi come educatrice e non vuoi avere figli?. E’ strano!”.

Anche oggi, a me e a una mia collega, è stato intimato di fare figli, come se ci mancasse qualcosa. Lei non può averne, lo sanno tutti, ma chissenefrega,spariamo la frase fatta, che ferisce, non per la mancanza di un figlio, ma per la presunzione di sapere cosa mi/ci manca. E’ umiliante, perché sia io che quest’altra donna abbiamo viaggiato, studiato, lavorato all’estero. Siamo due donne coraggiose, forti, che si mettono in discussione, capaci di stravolgersi e travolgere, interessanti, ricche di tante altre esperienze, però. Però non veniamo considerate complete. Niente di tutto ciò che abbiamo vissuto sembra poter essere paragonato alla sacra maternità.

Socrate si considerava “ostetrico dell’anima”. Fu il primo educatore della storia e si era posto il compito di far emergere i dubbi e l’amore per la conoscenza, non solo negli altri , ma anche prima di tutto in se stesso. Non è possibile far partorire il sapere se non si mette a nudo prima di tutto se stessi(ed è proprio quello che faceva Socrate). Io penso di essermi messa a nudo in questi anni, scrivendo e raccontando di me stessa, in qualche modo io mi sono “auto-partorita”(non in un senso narcisistico ma trasformativo-ricreativo, insieme e con l’aiuto di altri, attraverso i quali mi sono ri-raccontata), e sono morta e rinata molte volte. Simbolicamente come la fenice, sono risorta dalle ceneri. Questo ha determinato anche la mia apertura nei confronti dell’altro, uno sguardo diverso, molto, molto più umano.

Tutta la consapevolezza che ho faticosamente costruito probabilmente mi renderebbe un genitore migliore di molti altri, e questa presunzione scaturisce dal fatto che amo i bambini e vedo scene terrificanti,incapacità educative profonde, violenze ogni giorno fatte passare per normalità. Figli usati come prolungamenti di se stessi, pupazzi a propria immagine e somiglianza.

Nel mio campo lavorativo, raccolgo i cocci, aiuto ad “aggiustare” le rotture fatte da alcuni genitori che impediscono alla persona di condurre una vita normale. Vi sorprenderà sapere che(almeno per la mia esperienza) la maggior parte delle persone con disabilità ha profonde difficoltà a causa delle “violenze”da parte dei genitori e non a causa della disabilità stessa.

E non voglio generalizzare, perché ci sono genitori con figli disabili che sono estremamente in gamba.

Ma se legate un bambino/a per farlo mangiare, è una violenza alla pari di una violenza sessuale. Le ferite che lasciano questo tipo di cose, vissute durante l’infanzia a volte non è nemmeno possibile recuperarle,aggiustarle, dare un senso. Le persone possono ne rimanerne devastate per il resto della loro vita. E la sindrome di down/il ritardo mentale/la psicosi non c’entrano niente. Avevo proprio bisogno di dirla questa cosa, perché mi tocca profondamente, perché si confonde fra il mio vissuto e quello che faccio e sono ora.

Avevo Bisogno di scrivere questo inciso, che non ha un inizio e non so dargli una conclusione. Sono ragionamenti, pensieri che ho fatto questa mattina, dopo l’ennesima foto del nipotino/figlio mostrata come prolungamento del proprio essere, come il lato migliore di sé, per poi alla fine suggerire di farne uno anche io, perché così avrò qualche foto da mostrare, qualcosa su cui gongolarmi, un lato migliore che ora sembro non avere. Una seconda vita. Invece io ne ho solo una, confinata dalla nascita e dalla morte, ed è speciale.

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Comments

  1. Sottoscrivo al 100%. L’unico “rammarico” ora, pur essendo madre e felice, è di non aver fatto le esperienze che dici di aver fatto tu..lavoro all’estero viaggi etc se non in modo limitato. Ma penso che sarebbe andata comunque così, ai tempi non avevo figli e ora non farei niente senza la mia famiglia (bimba e marito) – non avrebbe più lo stesso senso. Penso che ognuno, consciamente o meno, scelga la strada che piu gli si addice in quel momento…per la maternità (e paternità) non c’è una scadenza, ormai tutto è relativo, la scadenza la diamo noi nel momento in cui siamo convinti di farlo e SE siamo convinti di farlo, anche se per una donna le pressioni sociali ci sono eccome. Grazie per la condivisione! ps sono di quelle che odia i figli sbandierati e avrebbe da criticare molti esemplari di genitori “perfetti” che poi compiono le peggiori atrocità (verbali e non) sui propri figli!Meno ostentazione più umanità!

  2. maria bonaria dentoni says:

    Non è obbligatorio cara, fare figli. Mentre è un dovere verso se stessi cercare di essere felici nel tempo limitato che trascorriamo su questa terra. Non ne ho mai desiderato e sono felice di non averne, ma percorro ogni giorno la mia strada di mattoni gialli in cerca della felicità

  3. Avevi bisogno di scrivere “il tuo inciso” e io avevo proprio di leggere parole come le tue.
    Sono anch’io una donna che si trova a dover affrontare l’eterno dilemma “fare o non fare figli”.
    Il dilemma però non sarebbe il mio…la crisi mi viene quando mi chiedono: “ma sei sicura che poi non te ne pentirai?”.
    E la mia risposta è: “non lo so. Ora però sono sicura che sto bene così. Può anche essere che un giorno me ne pentirò, ma probabilmente quel giorno ci saranno anche altre cose di cui mi pentirò. Non posso certo escluderlo.”
    Il discorso è che io fino ad ora non ne ho sentito il desiderio e non me ne sono pentita.
    L’unica cosa che mi dispiace è che la persona con cui ho scelto di dividere la mia vita ne avrebbe voluti. Scherzando gli dico che avrei dovuto nascere di sesso maschile e lui di sesso femminile….forse sono “sbagliata”, ma leggendoti direi di no.
    Quando assisto a scene di madri che – dopo avermi detto che avere un figlio è la cosa più bella che ti possa capitare, che non avrebbero potuto vivere una vita senza figli, chiamano disperate la task force (nonni) per lasciar loro i figli per i motivi più svariati (dal dover andare al lavoro al dover andare in palestra) o che al primo segnale di febbre somministrano loro medicinali per mandarli a scuola perché sennò non sanno come fare a guardarli…ecc – mi verrebbe da chieder loro: “ma lo dici per convincere me o te stessa?”
    Il fatto è che qualsiasi cosa dica “una che non ha figli” ha come risposta “ma tu che ne sai….non hai figli e non puoi capire”.
    E allora ok…visto che non capisco lascio perdere, ma ringrazio le donne come voi che parlano con totale sincerità!

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