La Depressa Consapevole: essere depressa non fa di me un’esperta in depressione!

No, io non ho mai pensato di uccidere mio figlio. Non so dirvi delle altre perché non posso parlare a nome di nessuno. So dirvi solo di me. Con mio figlio piccolo avrei potuto essere giustificata con una diagnosi di depressione post partum, ma quello in realtà, per me, fu un momento in cui mi sentii stranamente energica. Nessun disturbo alimentare, le mie giornate non mi lasciavano tempo per fare niente e per quanto io mi lamentassi mi sentivo così viva. Capivo il perché del continuo borbottare di mia madre e perché però, nonostante tutto, non si fermasse mai. Si sentiva viva anche lei. Se ho avuto un momento di calo, certo che si. Se ho pensato a uccidere mio figlio e a suicidarmi? No. Quando lui cominciò a essere un po’ più indipendente, dato che passava molto tempo con mia suocera, con il mio totale consenso, mi passò in mente il fatto che lui sarebbe stato meglio senza di me. Non solo mio figlio. Questo pensiero mi è passato per la mente molte volte rivolto anche al mio compagno. Starebbe meglio senza di me. Potrebbe rifarsi una vita, con una persona sana, ma quando glielo dico, patetica che non sono altro, in vena di autocommiserazione, mi dice che però lui ama me e non può farci niente.

Quando ho tentato il suicidio, tre anni fa, pensavo che mio figlio stava bene così, non gli servivo, e d’altro canto non penso che di servirgli neppure ora. Sta bene, si diverte, e il fatto di essere trascinato a casa da me una volta ogni tot giorni mi pare più una tortura, per lui. Sbuffa, con me che fingo interesse per le sue cose, e tutto va avanti in un contesto pieno di ipocrisia, con mia suocera che conclude con un “saluta la mamma”. Lì quasi spero che lui riesca a ribellarsi e a mandarmi a quel paese. Qualche volta lo ha fatto. Ma se cresce con molti sensi di colpa d’altronde è mia responsabilità. Sarebbe troppa grazia vederlo un po’ più autonomo emotivamente. Vorrebbe dire che io non devo fare i conti con nessuno. L’unica cosa che so fare, in quel caso, è di strafogarmi di cibo e poi anestetizzarmi con la televisione, o dormendo.

Non ho mai pensato di ucciderlo ma anche da vivo non è che io gli faccia un gran bene. Perciò non so che dire. So solo che preferisco non pensarci e che aprire la ferita mi fa vedere quanto ancora sia infetta, purulenta, quanto sia difficile rimarginarla e guarire. E’ tutto ancora lì, fermo, infetto, misto di sangue e pus giallo. E’ quello che succede a me depressa quando cozzo per un attimo con la realtà e sono obbligata a svegliarmi. Badate che se il mondo esterno mi regala troppi stimoli la mia tendenza è quella di sparire: devo proteggermi, per non morire. Chiamatemi codarda. Chiamatemi malata, depressa, quel che volete, ma non l’ho mai negato e, d’altro canto, è di questo che si tratta.

L’incapacità di affrontare il mondo con la stessa forza di cui sono muniti esseri, ai miei occhi, dotati di poteri sovrannaturali. Come faceva mia madre? Come faceva mia nonna? Dovrei dare ragione a chi dice che l’ignoranza sarebbe stata meglio? Aver studiato mi ha reso più consapevole e, dunque, più fragile? Avrei dovuto diventare donna da marito a tredici anni, fare sette figli e invecchiare continuando a crescerli, senza mai un minuto per me. Avere troppo tempo per me stessa forse è un male o forse, più semplicemente, il punto è che io sto male e tante altre persone invece no.

Mi dicono che non si spiega come mai pur essendo io molto amata, circondata da persone che capiscono qual è il mio problema, continuo a stare male. Quello che dovete capire è che non è colpa di nessuno. Non dipende dal mio compagno se io sto così e, d’altro canto, non dipende neanche da me, o, per lo meno, così mi piace pensare. Ma una malattia è data da moltissimi fattori e non c’è cambiamento sociale che possa favorirne la guarigione se io non voglio guarire. Lo dico perché mi sono stancata della retorica sull’amore che guarisce. L’amore a malapena è in grado di sopravvivere alla malattia, perciò, figuriamoci se guarisce. Ci vuole equilibrio e una forza sovrumana per non lasciarsi trascinare in un burrone da chi sta per precipitare, e, allo stesso tempo, ci vuole altrettanta forza per restare sospesa, di modo che, io continui a vedere il mondo circostante e i miei affetti, pur se a mezz’aria, con la promessa implicita di venire su o di cadere giù, a seconda dei casi. Con chi si muove attorno a te chiedendosi se non contribuirà a farti precipitare. Con te che essendo consapevole dovrai dire alla fine di ogni tuo sfogo, qualora vi fosse qualcuno ad ascoltarti, che in ogni caso non è colpa sua, non vai giù per colpa sua.

Come si fa ad essere così concentrati su se stessi e a conservare quel po’ di umanità che serve per pensare all’altro, per farlo stare meglio, per non farlo venire giù con te? Su questa cosa devo ancora rifletterci. Non sono sicura di avere una risposta. So solo che amo molto, per quanto il mio egoistico sentimento, così concentrata su me stessa come sono, si possa chiamare amore, il mio compagno e amo mio figlio. Ma posso fare a meno di loro. E no, non ditemi che sto traumatizzando mio figlio, che crescerà con tanti problemi a causa mia. Lo so. Grazie tante ma, lo so. Non mi perdono ma devo imparare a conviverci, per non incorrere nella tentazione di annegare il mio senso di colpa in qualche litro di cattivo medicinale.

A tutte le persone che sentono quello che sento io, non esattamente per come lo sento io, tirate su la testa, a pugni stretti e con la lacrima che preme per uscire, con orgoglio, perché io ricordo quello che sono e che ho fatto. Devo convivere con me stessa e mi riconosco, ti riconosco, così come è vero che riconosco l’odore della vergogna e del dolore. Dite che non ha odore? Si che ce l’ha. Provate ad annusare attorno a voi e troverete migliaia di persone immerse in quella fragranza. Migliaia.

Ps: Eretica dice che qualcuno mi ha scritto per chiedermi pareri su vari argomenti. Essere malata di depressione però non fa di me un’esperta in depressione. Io sono una paziente. L’esperto è lo psichiatra o lo psicologo. Vi ringrazio per la fiducia ma io non sono in grado neppure di curare me stessa, perciò se avete problemi dovreste rivolgervi a loro.

Azzurra

—>>>Per leggere il diario di Azzurra segui la categoria La Depressione Consapevole

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