Non vado in soccorso al “maschio in crisi”

Su LInchiesta, sito che in genere non leggo, è stato pubblicato un pezzo rivolto al “maschio“. Nulla di strano ma, se proprio dobbiamo dirla tutta, ci è stato segnalato affinché realizzassimo un’analisi da un punto di vista di genere. Dopo un attacco in cui si preannuncia la crisi della virilità, a seguito perdita della sacra fregna, si parla del danno causato dal porno gratuito e di una presunta confusione dei generi sessuali (ahhh, il Giiienderrrr). La crisi parrebbe generale e toccherebbe tutti. Si descrivono una serie di attitudini generalizzandone la portata e poi si pronuncia il fatidico “noi donne” per dichiarare che tanta presunta verità viene pronunciata da tutte noi o da una nostra riconosciutissima rappresentante.

La preoccupazione è per il maschio in crisi e tale crisi viene messa in relazione alla “nostra emancipazione“. Per emancipazione si intende, nell’articolo, una serie di “nuove paturnie post-moderne” che ci avrebbe portato a cambiare “approccio al sesso“, dunque così è cambiato anche l’approccio del “maschio“.

Si chiarisce che le donne della “nostra generazione” concederebbe la “virtù in dosi e tempi diversi rispetto alle generazioni precedenti”, ovvero – e qui spiega approfonditamente – “la diamo via come fosse mangime ai piccioni, solo che voi a differenza degli altri volatili, che s’ammassano tutti lì a beccare il beccabile, iniziate a ritrarvi“.

Dopo aver osato con questa lieta metafora uccellesca, dove il desiderio sessuale delle donne viene definito “mangime“, ella si inerpica in una spiegazione in cui, sostanzialmente, si dice che “l’eccesso di disponibilità e la semplicità di reperimento rendono la merce (la passera) meno pregiata e il suo valore diminuisce. Semplice microeconomia del pelo.

Tale eccesso di disponibilità creerebbe una realtà in cui abbonderebbero “figafobici e criptochecche, una generazione di uomini che piuttosto-mi-sego, rimpiangendo quei tempi antichi in cui se a un uomo volevi concederla, quello se la prendeva, di buon grado e il prima possibile, perché era la Sacra Fregna e in quanto Sacra Fregna andava onorata.“.

Si continua con una delirante descrizione delle relazioni in simil youporn, attribuendo l’invio di immagini hard ad una nuova attitudine dannosa in cui la tecnologia diventerebbe ostacolo per una sessualità in cui ci ritroviamo a “non incassarlo nemmeno quell’uccello“.

Insomma, il maschio sarebbe in difficoltà e si pronuncia una nostalgica visione di insieme del vecchio metodo di corteggiamento. Vuoi mettere la bellezza di un lui che ci prova e la “femmina” poteva rimbalzare? La divisione tra maschi e femmine si determinerebbe dunque dall’assegnazione di ruoli: lui ci prova e lei rimbalza.

Se lui è in crisi sarebbe tutta colpa della donna che ha assunto atteggiamenti più o meno diversificati, secondo l’elenco di stereotipi e di generalizzazioni citate dall’autrice dell’articolo. E figuriamoci se non era colpa nostra. E’ sempre colpa nostra, ecco.

Allora si passa alla fase di risanamento della relazione maschio/femmina, con lei che rassicura lui circa il fatto che tutti cerchiamo conferme e siamo insicuri. Siamo umani, egli può spingersi fino al punto da voler vedere e toccare una donna (ma va?) senza temere un terremoto, e per farlo entrare in testa all’uomo medio, giudicato al pari di un demente, ci vuole ‘sto po’ po’ di spiegazione.

Il punto è che ne ho abbastanza di leggere brani di questo tipo, tra il serio e il faceto, in cui sotto sotto si colpevolizza la donna emancipata per la perdita di virilità della donna. C’è chi parla di femminilizzazione del maschio, chi rivendica il diritto a tornare alla clava e alle caverne, chi afferma con orgoglio di essere fatto come quelli di una volta, e non serve un genio per capire che tante disgrazie sono attribuite alle donne che hanno capito quello che vogliono, che sono esigenti nelle scelte sessuali, perché, pensa un po’, badano al proprio piacere e anche a quello reciproco. Se il maschio di cui parla l’autrice è intimidito da una donna “emancipata” che vuole godere tanto quanto lui e che sa dire di no alla persona con cui ha scopato il giorno prima, perché non le è piaciuto e non vuole ripetere quell’esperienza. Se lui non ha più il controllo della sessualità delle donne, ricattabili per l’onore del padre e della madre, per mantenere intatta la propria reputazione, al punto da dover stare con qualcuno che sessualmente non piaceva. Se accade tutto questo, per quanto ne so, un uomo dovrebbe esserne felice, perché si gode meglio se si gode in due.

E non serve che sia lui a fare il primo passo. Non è una cosa che piace a tutte, o semplicemente non importa. Ci sono donne che prendono l’iniziativa. E ancora bisogna leggere cose che ci dicono che il presunto eccesso di offerta scoraggia l’uomo? Che le donne ridiventino caste e pure come nel medioevo non se ne parla. Perciò cara femmina, che hai scritto al caro maschio, se quello che hai descritto è un desiderio di approccio, cioè quello che a te piace di un uomo, allora poni la tua lettera al singolare. Non parlare di “noi” come se fossimo tutte legate perché in mezzo alle gambe abbiamo una vagina. Non lo siamo, legate, e non apparteniamo ad un branco in cui desiderio è unanime. Cara femmina e caro maschio, spartitevi la responsabilità di crisi e ruolo di cura al maschio in crisi senza coinvolgerci.

Con allegra cordialità

“quell* di abbatto i muri”

 

Advertisements

Comments

  1. Quali che siano le mie crisi personali, non hanno nulla a che fare con questioni del genere (espressione quanto mai appropriata, visto il tema).

    Fra le altre cose, trovo sia triste parlare di “eccesso di offerta”: parliamo di persone, di donne una diversa dall’altra, non di beni di consumo facilmente intercambiabili.

  2. Non sono per nulla d’accordo con questa lettura dell’articolo di Linkiesta.
    Io non ci leggo nessuna “preoccupazione” per il maschio contemporaneo, se non come espediente narrativo per tentare una (superficiale quanto vogliamo, sempre di Linkiesta si tratta, non è un trattato) lettura sociologica delle relazioni contemporanee. “Crisi” secondo me è usato più come “punto di svolta”, vox media più che termine negativo.
    E credo che nessuno possa negare che le relazioni sono cambiate rispetto a qualche decennio fa.
    E accanto alle vittorie e libertà che questi cambiamenti hanno portato, ci sono ancora degli “irrisolti”. Non è così per tutti, ma negare che esistano per tanti/e mi sembra inverosimile.
    Può non piacerci, perché non rientra nel nostro progetto politico, perché nessuno voleva fare guerra al “maschio/portatore di pene” in quanto tale (ammesso che si possa generalizzare).
    Ma non si può non osservare quello che succede intorno a noi.
    E davvero nessuno dei frequentatori e delle frequentatrici di questo blog si è mai trovato a consolare un’amica che nell’ultimo lustro ha incontrato solo uomini terrorizzati dalla sua sicurezza? Solo uomini che hanno avuto da ridire su come e quanto si depila? Solo uomini incapaci di mostrare il loro interesse? Possiamo rifiutarli, cacciarli dal nostro letto se non ci piacciono. Ma dopo il terzo, il quarto, il quinto che ripete lo stesso schema, porsi delle domande mi pare normale.

    Io posso dire che è successo a me in prima persona (circa-trentenne, single da sei anni in cui ho vissuto in quattro paesi) e che succede alla maggior parte delle mie coetanee intorno a me.
    Nessuno vuole dire che gli uomini sono tutti così. Ma se osserviamo le società contemporanee non si può negare che ce ne sono molti.
    E nessuno vuol dare la colpa all’emancipazione delle donne. Ovviamente parlo per me, ma è anche quello che mi è sembrato di leggere nell’articolo.
    Infatti l’autrice, verso la fine, dice:
    “Posso solo dirti, caro Maschio Contemporaneo, che come tu hai paura d’avere il cazzo piccolo, io ce l’ho che non ti piaccia il mio corpo. Posso solo dirti che come io cerco conferme, le cerchi anche tu. Posso solo dirti che possiamo provare a evolverci, come si fa sempre dopo le crisi, e diventare persone nuove, con fragilità e insicurezze assimilabili. Adulti imperfetti che provano a stare al mondo, trovando un equilibrio e tendendo al benessere condiviso. Posso solo dirti, caro Maschio Contemporaneo, che ormai siamo cresciuti. E che abbiamo tutti, uomini e donne, le nostre paure, le nostre nevrosi, i nostri fallimenti e le nostre storie di merda alle spalle. Che non è una gara. Che non c’è da aver così tanta paura.”

    Possiamo discutere degli espedienti narrativi, della forma, possiamo non apprezzare l’ironia sulla “sacra fregna” (che per quanto mi riguarda ho interpretato come scherno verso un tipo di uomo che mai avrebbe rifiutato una scopata).
    Ma da nessuna parte ho visto una colpevolizzazione delle donne o della loro emancipazione. Osservare che dei fenomeni sono contemporanei o si susseguono non vuol dire identificare delle colpe.

    • A me sembra che colpevolizzi eccome. E ovviamente colpevolizza il maschio “colpevole” di non conformarsi al ruolo di genere per cui “l’uomo deve fare l’uomo”.

  3. L’articolo in sé mi è piaciuto , mi è sembrato “bacchettare” allo stesso modo uomini e donne. Piuttosto i commenti all’articolo mi han fatto rabbrividire .

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: