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#Stupro a #Roma: quando la destra criminalizzava gli albanesi

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Ricordate quando il centro destra voleva fermare i barconi che arrivavano dall’Albania? Erano pieni di albanesi, manco a dirlo, che migravano per stare meglio. Ci furono proteste, moltissimi comunicati contro e la solita trafila di criminalizzazioni, venivano descritti tutti come ladri e in qualche caso le criminalizzazioni erano riferite al fatto che avrebbero “stuprato le nostre donne”.

In questi giorni si parla di Besjana, giovane ragazza albanese sequestrata e stuprata da due uomini rom. Basterebbe dire “due uomini”, perché quando si parla di stupro non serve specificare l’etnia. La maggior parte degli stupri, in Italia, vengono commessi da italiani. Così i sequestri a scopo di stupro, fin dai tempi dei tempi, passando per i vari Izzo e dintorni (il massacro del Circeo), il cui retaggio culturale era di benestanti decisamente fascisti.

Però Besjana, appartenente ad una etnia fino a poco tempo fa mediaticamente criminalizzata, è stata sequestrata e stuprata da due uomini rom e dunque è facile per la destra raccontare la solita balla di sempre, ovvero che il mostro arriva dall’esterno e che dentro le case invece le donne starebbero al sicuro. Pazienza se apriamo i giornali e leggiamo di donne stuprate dai mariti, conoscenti, fidanzati, ex fidanzati. Stuprate o uccise, come dimostrano le cronache di questi giorni, che raccontano di donne uccise dagli ex perché non accettavano la fine della relazione.

Alcuni uomini “italiani” non sono in grado di accettare un NO esattamente come altri uomini di altre etnie. E non c’entra la provenienza, il degrado, la classe socio-economica, come se queste cose avvenissero solo in ambienti poveri, perché se si fa passare un’idea del genere vuol dire che la cultura antiviolenza che cerchiamo di veicolare non raggiunge lo scopo, non serve affatto alla prevenzione. La lotta contro lo stupro diventa solo un ulteriore strumento per alimentare fobie e odio per lo straniero, con relativa richiesta di ruspe per radere al suolo i campi rom e poi marce, ronde, pogrom immaginati e descritti nelle pagine dei social network che fanno riferimento ad ambienti di estrema destra.

Besjana ha subito una violenza orribile e le siamo vicine e solidali, e comprendiamo il dolore dei familiari in tutte le sue espressioni, ma va detto che la violenza di genere si riferisce alla mancanza di sensibilità e cultura per chi continua a pensare le donne come oggetti invece che soggetti. Ogni volta che ad una donna non lasciamo scelta, la scelta di dire di NO, per ogni volta in cui viene prevaricato il suo diritto a esprimere consenso o dissenso, quella persona diventa una cosa, da usare e poi eventualmente da eliminare per nascondere al mondo il crimine appena compiuto.

Perciò vi segnaliamo la manifestazione che le donne dei collettivi romani hanno organizzato per il 20 maggio. Se siete a Roma, fate un giro dalle loro parti.

Ps: in basso alcune immagini che si riferiscono a comunicati o posizioni pubbliche prese tempo fa in relazione a migranti o a soggetti di origine albanese.

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