Lo spazio intimo, tra personal/politico e intimità

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Mentre la mia routine scorre sotto forma di terapie che alimentano le mie giornate, intorno a me non cambia niente. Cambia la mia acconciatura, perché i capelli si sono un po’ assottigliati e allora vado di treccine a volontà. Piccole, chiare, treccine che addobbano il mio cranio dove i neuroni, per fortuna, funzionano ancora. Il medico mi dice che lo smalto nero non permette di vedere tracce di regresso che dovrebbero essere misurate dal colore naturale delle unghie. E’ una questione di carenza vitaminica e altre sostanze. Ma il punto è che hanno a disposizione tutto il corpo per vedere come va e giusto le unghie per me rappresentano una sorta di specchio del futuro. Tutto tornerà normale, e io, cyberdonna, andrò in giro con treccine e smalto nero. Oggi mi sono anche truccata, ed è una cosa che non faccio quasi mai. Ho ritrovato vecchi cosmetici e mi sono divertita a sfumare l’ombretto, a creare zone chiaro-scure, ho perfino usato il fondotinta e ho rimesso a posto le mie scompigliate sopracciglia. Non che siano fastidiose, perché chiare come sono si vedono già poco, ma è che avevo voglia di sentirmi in ordine. Dopo mesi ho un accenno di mestruazione, ed è un buon segno, perché significa che il mio corpo riprende lentamente dal punto in cui si era accomodato. Non so fin quando il sangue scorrerà, perché ne facevo volentieri a meno. Se arriva una bella menopausa finalmente non dovrò preoccuparmi dei contraccettivi. Avete una vaga idea di cosa sia permettere al tuo compagno di venire dentro di te? Adoro quel calore, coscia contro coscia, e la tranquillità di un corpo che si abbandona su di me e non ha l’urgenza di mettere al riparo niente che possa far presagire a chissà quali indesiderate prospettive. E’ quieto, lui, quando respira piano sul mio collo e dice che ho un odore buono, sempre più buono, e non c’è malattia, cambiamento fisico, che possa attenuare il suo desiderio. Vederlo nei suoi occhi, sentirlo dalle sue mani, mi consola, anzi di più: mi eccita. Chissà qual è il segreto, il mistero, che unisce corpi che non possono lasciarsi, con quella voglia di restare attaccati, sempre insieme, toccandosi quando nessuno vede, timidamente, come fosse qualcosa di proibito, e poi lo sento che fa l’amore con la mia mano, mentre l’accarezza, e a occhi chiusi mi godo quella sensazione.

Aprire le pagine dei quotidiani è di una noia mortale. Non valgono i soldi spesi per la versione cartacea o il tempo che sprechi sui siti online a chiudere banner pubblicitari che propongono di tutto. Ci sono le stranezze delle vip che sfilano a Cannes, e mi chiedo quanto pensano che siamo stupidi, noi, per tentare di attirarci con il piede nudo, senza il tacco, della tal attrice, o la tetta nuda di quell’altra. Con i reporter sempre pronti a intercettare una porzione di mutanda o una mano che scivola sul culo di qualcuna. Perfino l’arte, perché il cinema dovrebbe essere considerato arte, è diventato strumento per far soldi con il gossip, e mi chiedo se è per questo che tante persone sono morte ammazzate, per avere diritto di esprimere la propria opinione, di sublimare il reale e raccontarlo attraverso le parole o le immagini. Documentare, storicizzare, analizzare. Mi chiedo se la libertà di stampa sia da considerarsi un regalo a tutti noi o una punizione. E nel frattempo tento, a mio modo, di cercare di dirimere risse su una pagina facebook che vorrei mettere in stand by. Ma poi mi dicono che faranno i bravi e che mancherebbe troppo e allora provo ancora. Vediamo come procede. Consapevole del fatto che non ho tempo per polemizzare e ho altre cose più importanti alle quali pensare.

Non ho tempo per le gare a chi ce l’ha più lung@, per ascoltare insulti o toni aggressivi, per aderire alle richieste di quello o il tal altro fan. Non ho tempo per lasciarmi ricoprire di fango perché non do spazio a chi usa parole perfide per lasciar sfiammare la propria frustrazione. Ho veramente voglia di emigrare, in qualche occasione, per quanto consideri la mia attività online un modo per allacciare relazioni, che restano e che sono importanti, per me e per chi le sa sfruttare. Sono canali di comunicazione che dicono quanto possiamo essere soli o quanto invece non lo siamo. E ora è giunto il momento della mia medicina. Una pillola piatta e rotonda e poi un’altra schiacciata e allungata. La seconda è amara e riesco a buttarla giù assieme a un sorso del mio prezioso caffè alla nocciola. Sono all’ottavo libro di una saga romanzesca, storica, che racconta di re e principi, di guerre e di torture. Racconta della vita quotidiana in altre epoche in quella splendida maniera che appartiene alla scrittura di una donna che impreziosisce il suo racconto di una confidenzialità, un’intimità autentica tra se e i suoi personaggi. Sono libri che mi ha regalato una cara amica lontana, e per ciascuna delle pagine che sfoglio c’è una carezza indirizzata a lei, e poi il desiderio di scoprire cosa ne pensa, di quella battuta o dell’altra geniale svolta dell’intreccio.

Vi ho già detto che amo la buona scrittura? Amo tutto quello che è scritto bene, fosse anche una lettera di insulti. Che sia almeno scritta bene e io mi concentrerò sulla forma che per me è segno di rispetto, una sorta di elogio del destinatario o, come è nel mio caso, della destinataria. Ho visto il sole tramontare troppo presto, in questa città in cui non c’è il mare. Fosse per me abiterei nella terra dai sette soli, con altrettante lune. Ma qui mi devo accontentare delle zone sempreverdi, degli alberi che per una pioggia cascano sulla testa della gente. Mai avrei pensato che una macchina potesse essere vittima di un ramo caduto dall’alto. Dalle mie parti ti crolla in testa una casa fatta di cemento impoverito, e in effetti è un po’ peggio, ma abituarsi a temere qualcosa che non conosci è così strano. Un po’ come quando arrivi in una sorta di residenza temporanea, non scelta, un po’ forzata, e vai a caccia di uscite secondarie, luoghi nascosti e fessure per poter darti alla fuga quando ne avrai voglia. Tutto a portata di mano. Il tram, il bus, i piedi, i miei preziosi piedi che compiono passi svelti sul marciapiede che non è affollato da nessun mezzo, così, parcheggiato alla rinfusa. Sono tutti così maledettamente civili, qui. E’ bello, si, ma è monotono. Sento la mancanza dell’assenza. Di diritti, di civiltà, di cose da rivendicare e conquistare. Qui tutto appare pulito, però c’è chi ha lo stomaco per impegnarsi in battaglie un po’ diverse.

Il liquido scorre, e mi attraversa il corpo, lasciandomi il modo di poter scrivere questa cosa che potrei tenere solo per me, volendo, ma se mille persone sono così fiduciose da raccontarmi i cazzi loro, chi sono io per negare la visione della mia imperfetta umanità. E’ quello che sono. Una tra tante. Una come tante. Con le mie risposte e i miei tanti perché. Con la mia stanchezza e l’energia. Con tutto quello che posso dare e prendere, in questa relazione per me fatta di reciprocità e di responsabilità collettiva. Qui trovi intimità e quando c’è intimità c’è profonda empatia e non c’è posto per le risse, le polemiche, l’odio gettato lì per sentirsi meglio, per un attimo, uno solo. Qui trovi quello che dovrebbe farti sentire a casa. Non sprecare questa opportunità e non distruggere quello che tentiamo di costruire. Non è per me soltanto ma per tutte le persone che vogliono farne parte. Il racconto personale è l’anima di questo spazio, perciò raccontati, invece che intestardirti nel giudizio sulle vite altrui. Ci vedi? Siamo parzialità che non possono fornire tutte le risposte. Non siamo sacerdotesse di un bel niente. Al massimo custodiamo le nostre ferite, vecchie e nuove, e proviamo a rialzarci in piedi ogni volta che avviene una caduta. Questo spazio è fatto di braccia tese a recuperare la tua pelle quando casca giù. Se vedo un pugno che affossa chi già non sta bene, non me ne frega niente se pensi che il tuo pugno risolverà, che so, la fame nel mondo, o moltiplicherà i pani e i pesci. Qui non c’è posto per i pugni. A meno che non siano rivolti in alto a rivendicare diritti in una lotta comune. Siamo anime che si rivolgono l’un l’altr@ per trasferire saperi, per lasciare in eredità esperienze, per raccontare una prigionia fatta di altrui certezze, di stereotipi, di costruzioni comode che dovrebbero proteggerci da mille fobie ma diventano muri. Muri da abbattere. Perciò abbattiamoli, ‘sti muri. Io lo faccio nella mia battaglia quotidiana. E voi?

Comments

  1. Ciao Eretica.
    chissà perchè ti ho sempre immaginata scura, con le sopracciglie nerissime,
    ti seguo dal 2010 e so che non sei stata bene, sai che abbiamo tanto in comune? sopratutto la provenienza e l’essere ribelli. Tu sei più forte però, più consapevole e saggia.
    Ti ammiro tantissimo. Ogni attenzione che dedichi alle storie sono doni che fai ad ogni persona che cerca risposte, consolazioni, motivi per andare avanti nonostante tutto.
    Ti abbraccio con il cuore, mi viene così naturale lasciarti un regalo.
    Pratico meditazione e in questo momento non facile ascolto questo https://www.youtube.com/watch?v=rYjAWfPLYlw

  2. Reine Margot says:

    Ti leggo ogni giorno; siamo diverse come di più non potremmo, eppure amo condividere i tuoi pensieri.
    L’intelligenza è un dono raro, quello che apprezzo di più, e tu ne hai tanta. Apro gli occhi ogni giorno, grazie a te, su mille cose che non so, che non conosco, che non immagino, e comincio a pensare. A mettere in discussione. A rafforzare la mia identità attraverso il confronto silenzioso con la differenza che leggo. A essere in disaccordo, magari, ma almeno sapendo su che cosa.
    Non ti dirò mai grazie abbastanza e non ti augurerò mai abbastanza bene, abbastanza salute, abbastanza gioia, per quanti ne meriti. Abbiamo bisogno di te per ragionare meglio!☺️ Rimettiti in fretta.

  3. Io spero che tu guarisca e che questa situazione ti renda ancora più forte e combattiva, ti invidio, ma senza alcun astio,giacchè penso che ti meriti di avere vicino persone meravigliose, il tuo uomo che ti supporta e ti desidera… Io ho avuto problemi di salute e il mio compagno, che amavo moltissimo, ha smesso di desiderarmi, nonostante fisicamente i segni non fossero evidenti, e mi ha lasciata, per andare con una ragazza che “non gli piace ma che è in salute” … Ora che sono sola mi accorgo di quanto peggio mi facesse stare una persona così poco amorevole.
    Alla fine ho parlato di me, scusa l’egocentrismo, volevo in realtà mandarti un pensiero positivo e energetico. Sei una bella persona, hai molto da dire, hai dato tanto a tutti noi e nessun troll ti deve impedire di continuare. Un abbraccio

  4. Grazie di aver condiviso questa storia.

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