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La solitudine delle madri

Lei scrive:

In questo blog si parla di maternità come non si parla nei migliori studi medici, come non si parla dai migliori professionisti.
Milano.
Una donna ha lanciato dalla finestra le due figlie, una di queste aveva sette mesi, gli stessi che ha mio figlio. Ha distrutto la casa a bastonate e dopo aver lanciato le figlie, voleva lanciarsi anche lei.
Prendeva degli antidepressivi.
Anche a me sono stati consigliati degli antidepressivi, “ti devi curare” mi dicevano.
Questa notizia mi ha suscitato una grandissima rabbia per diverse ragioni; delle bambine innocenti hanno dovuto assistere a una scena orribile, la loro madre che fuori di sé distrugge la loro casa; una donna che al limite della depressione si ammala e compie degli atti osceni nei suoi confronti e nei confronti delle sue bambine. Qui ci sono tre vittime. Ora mi chiedo con la rabbia che impazza; ma non l’avete capito che con le medicine non si risolve l’infelicità? Ma nessuno si prende la briga di accorgersi che fare la madre è troppo per alcune donne? Tutti si fanno i cazzi di tutti, ma nessuno ti salva.

Io mi rifiutai di prendere dei farmaci uno perché non ne avevo bisogno e due perché dopo la nascita del mio bambino che tanto ho desiderato, prendere dei farmaci sarebbe stata una sconfitta.
Siamo nel 2016 e leggo di donne che non sono felici di fare le madri, di donne che ammazzano i figli, che si suicidano ehi ma c’è qualcosa che non va! Non è possibile che non si approfondisca questo argomento, che non si faccia realmente qualcosa , ma si aspetta che capitino le tragedie per poter puntare il dito alla criminale. La cosa che mi spaventa maggiormente sono le donne mamme, che insultano quelle più fragili che hanno vissuto male la nascita del proprio figlio. I veri criminali sono coloro che lasciano sole le donne dopo aver partorito, che le consegnano lo scettro perché “le donne sono forti e ce la fanno” , sono coloro che additano chi sceglie di non avere figli.
La gravidanza ti cambia , ti “rompe”, le donne che partoriscono (non tutte, so benissimo che esistono gravidanze da favola ) si sentono vuote e devono ritrovarsi; ritrovare il loro corpo, ritrovare sè stesse, fare amicizia con questo piccolino o piccolina a cui hanno dato la vita ma che è ancora uno sconosciuto. È il momento più delicato in assoluto.
Io ero sola.
Una notte ricordo che il mio bambino di poche settimane piangeva ininterrottamente, vi giuro non smetteva. Essendo un bambino molto buono non ero abituata. Ricordo che dopo vari tentativi di farlo calmare lo misi nella sua carrozzina e lo cullai perché il nervoso mi stava invadendo e sapevo che non potevo tenerlo tra le braccia. Era mezzanotte, chiamai mia madre in lacrime e lei si precipitò.
Non ho un compagno se vi state chiedendo “e il papa dov’era?”.

Bisogna pretendere che le donne vengano seguite dopo il parto, una volta tornate a casa delle infermiere tramite i consultori devono prendersi cura di loro . Bisogna pretendere più attenzione nei confronti delle donne incinta, e non con le coglionate di farle passare prima alla posta o al supermercato, i corsi pre-parto organizzarli con più attenzione alla sfera emotiva. Bisogna creare dei gruppi di ascolto e di aiuto per le donne che si sentono morire dentro davanti al neonato, che si sentono depresse. Capirle, capire quali paure hanno e aiutarle a stare bene o ad andarsene.

Guardo il mio bellissimo bambino mentre dorme, è stupendo, è perfetto. L’ho desiderato così tanto da violentare me stessa, eliminare la mia esistenza , annullarmi.
Il tempo passa, lui cresce e io riprenderò la mia vita assieme a lui.

 

 

Ps: pubblichiamo la storia così come ci è stata inviata, anche se non condividiamo il monito che indurrebbe altre persone a non rivolgersi a medici competenti e a prendere antidepressivi. Sappiamo di storie fin troppo eloquenti in cui i medici invece hanno salvato la vita a donne, uomini, persone, e i farmaci, secondo la loro esperienza, li hanno aiutati a venire fuori dal caos che regnava nelle loro vite. Dunque vi invitiamo a non prendere questa storia come una generalizzazione. Pur se convint* che l’invito ad aiutarsi reciprocamente sia estremamente utile.

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Comments

  1. Eretica, perché pubblicare una cosa del genere? Che razza di messaggio pensi di trasmettere? Una mamma lancia i bambini dalla finestra, prendeva antidepressivi, quindi le medicine non servono a nulla? Ti è passata per la mente l’idea che le cose fossero un filino più complesse e rubricarle ad un messaggio del genere (non fidatevi dei dottori, non curatevi) è un tantinello pericoloso?

  2. Non mi pare un monito a non prendere medicine; mi pare un monito a non semplificare le emozioni complesse, devastanti, dirompenti, ricche di luce e ombra che alcune donne vivono durante i primi mesi di maternità. È ancora di più perché il materialismo nel quale siamo immersi può spingere a consigliare la formuletta risolutiva: il ciuccio, lascialo piangere, prenditi un po di tempo per te, prima che mamma sei moglie, ecco la pillolina. È questo è così raccapricciante, così evidentemente paternalistico, da far proprio perdere le staffe!
    L’amore è sempre complesso.

    • condivido. non si può incastrare il materno aggiustandolo con le medicine se non è in linea con le norme sociali. non è la madre che deve adattarsi ad esse ma la società che deve ascoltare e offrire soluzioni diverse. chiedere aiuto nella gestione dei figli non è un pretesto. ma come dice dtm però ne viene fuori una generalizzazione e quindi bene specificare.

  3. No!!!!!! macchè scherziamo? io ho preso
    in passato massicce dosi di antidepressivi, calmanti, sonniferi, avevo due figli, uno di 20 mesi e uno di 2, avevo enormi problemi in famiglia, sola e con i piccoli, volevo solo morire, pesavo 36 kg, ringrazio quel meraviglioso neurologo che mi ha salvato la vita, con le cure ne sono uscita, sono diventata più forte e ho vinto, ora i miei figli hanno 18 e 17 anni, sto benissimo, ho sospeso le cure sotto sua osservazione dopo 5anni..per favore, quando uno ha un raffreddore si cura, idem quando uno ha un male interiore, non ha gettato le figlie a causa degli antidepressivi, semmai non erano le cure mirate per il suo problema.

  4. A volte gli antidepressivi non funzionano. A volte le medicine in generale non funzionano: quante volte abbiamo preso un antibiotico prescrittoci dal medico convinte che ci avrebbe fatto passare tutto per poi doverne prendere un altro diverso perché il primo era stato inutile?
    Il fatto di assumere dei medicinali da solo non è garanzia di guarigione in nessun caso, ma mi viene da dire che nel caso della depressione sia ancora più vero. Forse quella donna non era stata seguita, forse le avevano dato le medicine (come tanti medici fanno) con leggerezza e senza aggiungerci niente altro (una parola, un consiglio, un consulto psicologico, un aiuto concreto nella vita quotidiana?).
    Non basta prendere una pillola per essere felici, può aiutare (forse) ma ci deve essere ben altro dietro.

  5. E se il vero problema non fosse la maternità in sé, ma ciò che ci si aspetta socialmente dalle donne? E cioè che tutte indistintamente debbano per forza essere madri. Buone madri, come se non bastasse.
    La maternità non è per tutte. È stato detto. Ma nel quotidiano è difficile trovare chi non ti giudica se lo ammetti.

  6. Sono una mamma sola. Disperata e sola. Sto crescendo un bambino piccolo ma poiché lavoro (devo lavorare) 12 ore al giorno vivo con mia madre. Lei x noi ha rinunciato a tutto. Però mio figlio sta crescendo male. Ci sente sempre urlare, è maleducato e capriccioso. So che è sbagliato ma io sto crollando. A lavoro le cose non vanno molto meglio. Non ho una vita mia perché non ho il tempo nè i soldi. Tutti consigliano di chiedere aiuto in questi casi. Ma a chi? Ormai soffro di insonnia la notte di giorno non mi reggo in piedi. Prendo calmanti che non calmano e caffè che non svegliano. Sono preoccupata. Aiutatemi x favore.

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