Abbatto i Muri e le aggiustatrici della narrazione sul materno

“Imperativo biologico”, “il più potente dei sentimenti”, “dovreste baciare i piedi a vostra madre”, e queste sono solo alcune delle affermazioni normative che da ieri scorrono sulla pagina fb di Abbatto i Muri perché abbiamo osato scrivere che ci sono donne che si sentono “complete” anche senza avere figli. Sappiamo che ci sono temi caldi per i quali le risse sono d’uso. Vietato pubblicare foto di donne in carne perché arriva lo squadrone di salutisti a fare diagnosi e prescrizioni mediche. Vietato pubblicare storie di donne che “tradiscono” il compagno, per così dire, perché al di là della complessità quel che suona male è che lei “non sa amare”, come se ci fosse una regola d’amore universale, e che lui ha le corna. Vietato anche discutere di maternità senza usare retoriche universalmente note e definibili secondo logiche patriarcali/matriarcali. Le aggiustatrici, con seguito di paternalisti, che non mancano mai di tuffarsi nelle risse quando c’è da dare alle donne una lezione di morale su ruoli di genere e doveri da adempiere, arrivano in massa, poi chiamano le colleghe, affermano perfino di essere discriminate, loro, poiché la storia dell’una dovrebbe rappresentare l’altra e se una non vuole figli si offende quella che i figli ce li ha.

La squadra di aggiustatrici sparge umori da “la maternità è la cosa più bella del mondo”, e guai a dire che per TE e TE e TE sarà la cosa più bella del mondo, ma per altre ci sono riferimenti diversi, altre forme di bellezza, altre soggettive meraviglie che le fanno sentire realizzate. Ad imporre la narrazione non è la parte childfree o quella delle madri che hanno difficoltà, che esprimono disagi, paure, dubbi, che non hanno problemi a definirsi umane e a dirsi pentite di aver partorito, o a dire che non vogliono crescere i figli, che non è quello il loro ruolo, o che in ogni caso sono madri a modo loro e odiano la retorica dell’esaltazione del materno che le vorrebbe martiri e beddamatre santissime addolorate. Le storie sono in ogni caso personali e nessuna osa dire all’altra che deve sentirsi allo stesso modo ma non esiste che quelle che fanno della maternità un riferimento debbano patologizzare e colpevolizzare quelle che la pensano in modo diverso. E’ un po’ come quando certe persone omofobe dicono che parlare di omofobia significa essere eterofobi. La gerarchia delle oppressioni ha una dimensione precisa. Prima ci sono i gay, come parte discriminata, perché gli etero sono dominanti e normativi. Così come prima ci sono i neri, gli immigrati, e poi i bianchi, eppure c’è chi dice che i bianchi sarebbero discriminati. Prima che le madri, ad essere colpevolizzate, stigmatizzate, massacrate da mille norme imposte, ci sono quelle che non vogliono rivestire quel ruolo, non vogliono essere ancorate ad alcun imperativo che non è affatto biologico ma culturale. E’ la cultura che impone alle donne di sentirsi realizzate, riuscite, ben integrate nella società se fanno figli. La retorica dell’esaltazione del materno non a caso è reazionaria, di stampo catto/fascista, e questo non vuol dire che le madri felici di essere tali sono catto/fasciste ma che la cultura che detta imposizioni su dio/patria/famiglia, che impone di fare figli per la patria e il patriarcato, è catto/fascista. E’ la cultura che impone alle donne di sentirsi malate, sbagliate, se non fanno figli. Le donne che non figliano sono definite sterili, senza cuore, egoiste, non in grado di assumersi responsabilità, fino al punto da definirle malate. E’ tutto un continuo “ma dai… poi te ne pentirai… vedrai che ci ripensi… un figlio è la cosa più bella del mondo…”.

C’è un pezzo di femminismo, quello della differenza, che si è incaponito a tal punto sulla mistica della maternità che ha deciso che una trans, per esempio, non può mai essere “donna”, perchè la definizione di donna deve corrispondere a quel che dicono loro. Le donne sono persone, in primo luogo, e se le femministe della differenza urlano alla sparizione del naturale che c’è in noi, dall’altra parte c’è la costruzione reazionaria di una cultura che discrimina secondo ulteriori norme svelate addirittura in difesa delle donne. Le madri sante, migliori, fantastiche, eccezionali. Ebbene, tutto ciò non vale per tutte e il fatto che si intenda un femminismo come dogma o una cultura come etero/normativa non significa che le altre debbano allinearsi. Perciò evitate di fare processioni per aggiustare la narrazione di donne che non vi somigliano, poiché stanno parlando di se stesse e se non siete in grado di ascoltare quantomeno dovreste evitare di giudicare. Se la vostra storia è diversa raccontatela evitando di dare lezioni morali alle altre perché non state su un pulpito e non ci interessa la vostra filosofia donnista che estende la vostra opinione a legge da applicare su tutte le donne. Qui si raccontano madri, non madri, genitori, padri, famiglie, figli e figlie, e nessuno rappresenta altro che se stess*. Ecco tutto.

—>>>Volete dare un’occhiata alle tante storie di madri e donne differenti? Potete farlo a partire da QUI. Buona lettura!

 

 

Comments

  1. L’ha ribloggato su il pane e le rosee ha commentato:
    Questo argomento mi tocca. Nelle cose che scrivo ci sono sempre donne che sono madri e donne che non lo sono.

  2. Nelle cose che scrivo ci sono sempre ragazzini, donne che sono madri, donne che non lo sono. Donne che non sono buone madri e viceversa. Ci sono anche i padri, buoni e cattivi. Non ho figli. Non ho mai avuto uno spiccato senso materno anche se, a un certo punto della mia vita mi sarebbe piaciuto averne. Semplicemente, non è capitato. Non mi sento una donna meno realizzata per questo o, meglio, se sono o non sono realizzata non dipende dal non aver avuto figli. Non sopporto le assolutiste del figlio a tutti i costi ma neppure le assolutiste del non figlio è meglio.

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