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L’abbigliamento delle vittime non è motivo di stupro

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Lei scrive:

Cara Eretica, ti scrivo alcune riflessioni derivanti da tutto questo discorso sulle affermazioni di Augias. Mi sono tornati alla mente alcuni episodi che secondo me sono fondamentali per riflettere sull’ipersessulizzazione dei bambini. Credo che sarebbe utile capire, da un certo punto di vista, che quella che noi vediamo come ipersensualizzazione sia una cosa che sta molto nei nostri occhi e come in realtà sia un’appropriazione di canoni visti come sessuali dagli adulti ma che negli occhi dei bambini siano semplicemente uno scimmiottare.

Per contestualizzare, sono cresciuta in una famiglia fortemente egualitaria e aperta al diverso, educata esattamente come mio fratello. Da piccola sembravo un “maschietto” perchè avevo i capelli corti e vestivo con le tute smesse di mio cugino. Fino a una certa età, che non saprei definire, non ricordo di essere mai andata a fare compere o di aver scelto come vestirmi. La mattina in fondo al letto trovavo dei vestiti da mettermi per la giornata e il mio rapporto con questo era giusto che odiavo certe tshirt perchè avevano il collo molto stretto.

Deve essere stato all’inizio delle medie quando per la prima volta mi sono effettivamente scelta dei vestiti. Il mio outfit preferito all’epoca era costituito da un minigonna di jeans inguinale, una canottierina rosa con le strass e la pancia di fuori e sopra una camicia bianca legata sotto il seno. Ora, visto da fuori, questo abbigliamento può sembrare ipersessualizzato? Forse si. Ma posso assicurare a chiunque che, nonostante avessi un corpo sviluppato e fossi già alta più di un metro e sessanta all’inizio delle medie, e potessi sembrare più grande, la mia volontà non era proprio quella del famoso “la sbatte in faccia al primo che passa”. Semplicemente mi sentivo bella. Quando mi mettevo l’ombretto rosa a 11 anni per andare il sabato a prendere un gelato con le amiche e i miei genitori mi prendevano un po’ in giro dicendomi che sembravo un pagliaccetto io mi sentivo semplicemente bella. E non perchè mi si vedevano le gambe a stecchino chilometriche, ma proprio mi sentivo bella. E questa è ipersessualizzazione? Quando, sempre alle medie, tra ragazze cercavamo di imitare i balli che vedevamo nei video di mtv, e facevamo l’”onda con la schiena” ci sentivamo delle dive forse, ma sicuramente non ragionavamo sull’eccitare un uomo strusciandoci su di lui con quella mossa.

Tutto ciò per dire quanto sia poco veritiero attribuire il vestire in modo sconveniente ad una situazione di degrado, perchè io decisamente non sono cresciuta in tale situazione. E dall’altra per affermare con forza quanto il modo di vestire non sia connesso in NESSUN MODO alla violenza che puoi ricevere. Perchè, si leggono fin troppi commenti paternalisti sul fatto che se vado in giro a napoli mostrando il rolex e mi tagliano una mano per rubarmelo certo è colpa mia ma ci potevo stare più attento, e se vado in giro con la minigonna o con atteggiamenti percepiti come sensuali, un po’ potevo evitarmela vestendomi in un altro modo.

Ho subito due volte degli abusi nella mia vita e in un caso era un mio “grande amico” che ero andata a trovare nella sua città di origine”, nell’altro un compagno del centro sociale. E posso assicurare che in entrambi i casi, il modo di vestire non c’entrava un’emerita cippa. E sì, è decisamente fastidioso continuare a leggere commenti, anche da chi si sente perfettamente aperto e illuminato perchè sa che la vittima sei tu che subisci violenza, ma che ti continua a dire “ehi bell*, ma come ti vesti?”

Abbattiamo questo muro perchè è credenza troppo diffusa. L’abbigliamento è completamente sconnesso dallo stupro. Punto. Chi l’ha subito lo può affermare. I bambini che si vestono in modo sessualizzato, che assumono pose da vamp (non rischio nemmeno di pensarle provocanti perchè sarebbe troppo distante dalla realtà) non ricercano il sesso. Gli stupratori e i pedofili esistono in contesti di degrado e in contesti benestanti. Io personalmente ho conosciuto solo quelli dei contesti benestanti, per dire. A livello sociale è interessante parlare dell’omertà che spesso nasconde questi delitti e che si annida pure questa in tutte le classi: ecco, questo credo sarebbe un discorso interessante da affrontare. Ma sentire ancora parlare del “era ipersessualizzata in un contesto di degrado quindi cosa ti potevi aspettare” o del “vestiva come una sgualdrina quindi era ovvio che a un certo punto..” mi fa proprio cascare le ovaie. È inaccettabile, è ancora e sempre colpevolizzazione della vittima, anche se velata dal “non sto dicendo che era colpa sua”.

Aggiungo un piccolo inciso: sembra come se il fatto di attibuire a cause spicce la violenza servisse da scudo. Io non mi vesto così e non vado in giro sola di notte quindi non posso essere violentata. Io non cresco i miei figli in un mondo degradato, quindi non potranno mai essere vittime di pedofili. Un po’ quello che succede quando le ronde di (gruppi di estrema destra) malmenano poveri malcapitati la sera dopo i loro divertenti comizi: che la gente che lo viene a sapere ti dice sempre che è successo a quello o a quell’altro perchè era un anarchico o perchè va in manifestazione con i centri sociali. E invece no: può capitare anche a te, chiunque tu sia. Quindi uniamoci nella lotta contro una società che non accetta le differenze.

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Comments

  1. Cara eretica linko a te e alla tua lettrice un articolo sullo stesso argomento che scrissi a suo tempo

    https://ameleguardie.wordpress.com/2016/01/22/le-vittime-vanno-tutelate-per-prime/

    La vittima non è MAI colpevole. Chi la ritiene tale o chi giustifica ciò che ha passato è gente che non ha capito cosa voglia dire tutelare la libertà.

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