Chiamatelo Rainbow pride e non Gay pride: invito a boicottare Stonewall il film in uscita che “corregge” la storia del movimento lgbt

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di Ethan Libano

A Katia, a Nathan, a tutti i ragazzi del circolo Milk di Milano, a Eretica, a Debora, a Gabriele, a Antonella, a tutti gli eterosessuali che sono scesi in piazza non per amicizia ma perché era giusto, a tutte le persone not conforming e a tutte le persone LGBTQIA.

Bene, ho camminato per tutto il pomeriggio per smaltire l’incazzo e il disgusto provocatomi dalla visione di Stonewall, il film sui moti della notte tra il 27-28 giugno 1969 che diedero ufficialmente inizio al movimento LGBT.
Da dove inizio? Magari dai fatti, quelli veri. Erano brutti tempi, le persone omosessuali erano considerate malate e non potevano affittare casa né tantomeno trovare un lavoro. Non solo erano ai margini della società, costretti e spinti verso la prostituzione e la droga, ma erano anche vittime delle forze dell’ordine, esposti alla violenza, ai ricatti e alle estorsioni di chi aveva giurato di servire e proteggere. Ma ancora più in basso, come gli Intoccabili in India, c’erano le donne transgender. A loro era riservato il trattamento più duro dalla società e dallo stesso popolo lgbt che ancora non esisteva.
Ora ricordate bene, dovete fissarvelo nella mente in modo che nessuna propaganda vi inganni: furono le donne transgender a dare il via e a guidare la rivolta di Stonewall. Se volete un racconto di prima mano lo trovate qui:

Ci fu una certa Sylvia Rivera tra quelli che guidarono la rivolta. Avete memorizzato? Donne trans e di colore. E se volete vedere davvero cos’è la rabbia di una donna transgender che si ribella potete cliccare qui:

“Mi fa arrabbiare il fatto che la comunità gay non rispetti il fatto che una delle persone che lottò per la libertà di ogni omosessuale fosse una transessuale. Capisco che molti gay abbiano dei problemi, ma se quelle persone non fossero state quella sera allo Stonewall, non sarebbe mai esistita alcuna liberazione gay”. – Sylvia Rivera

Nel 1994, sempre più delusa dall’emarginazione delle persone transgender da parte della comunità gay, Sylvia decide, durante il venticinquesimo anniversario della rivolta di Stonewall, di mettersi alla testa della cosiddetta marcia “illegale”, un gruppo di manifestanti respinti dagli organizzatori del Gay Pride. Sylvia Rivera è stata spinta al suicidio più volte, in seguito alle discriminazioni e alle forti delusioni, in particolare quelle dovute al movimento gay, che ha più volte preso le distanze da transessuali, travestiti e drag queen, che rappresentano talvolta nella comunità LGBT una sorta di minoranza nella minoranza.

Sylvia_Rivera

Avete memorizzato tutto? Ora vi parlo del film.

Dovrei avvertirvi del pericolo SPOILER ma il film è talmente convenzionale da essere prevedibile…potete anche andare a fare la pipì e non vi perdete granché…scarseggiano anche le scene di sesso. Dopo le belle parole di Obama usate (e non utilizzate o citate) nel trailer le buone intenzioni e la carica rivoluzionaria vanno subito a farsi benedire: entra in scena sua maestà l’omonormatività: l’uomo bianco, mascellato e muscoloso. E da qui la coralità di un evento storico cade rovinosamente nella storia mocciolosa di un ragazzotto di provincia. Niente paura, le trans ci sono ma sono al “loro posto”, sono colore locale. Non c’è ghetto senza un po’ di trans. E’ il nostro eroe che consola la travestitina di turno che si invaghisce di lui e di cui è gelosa come nel peggior stereotipo maschilista. Il film inizia in un’atmosfera acquerellata che sa già di presentabilità, con un protagonista presentabile…anche il degrado sa di confetto…le donne trans sono delle miserabili sbandate, isteriche, deboli. Le donne sono delle spalle. Meravigliosa nel suo schifo la scena in cui il protagonista, stile John Wayne omo, dice alla povera ragazza trans che gli sbava dietro che tra loro non può esserci una storia perché lui è troppo selvaggio. Omonormativo, razzista, maschilista, transfobico e misogino. Il nostro eroe senza macchia e senza paura cresce e mano a mano diventa un ribelle e non si sente più in colpa per essere omosessuale, affronta le sue paure fino a guidare la rivolta (il tutto in tre mesi!). Proviamo a pensare che sia un punto di vista? No. Stonewall è un evento corale e non la storiella di un ragazzino. Non si può raccontare ingigantendo all’inverosimile un personaggio fino a farlo sembrare Capitan America e schiacciare in maniera miserabile gli altri! Ogni dubbio sul fatto che quello riportato non è un punto di vista ma una visione politica premeditata che si vuol far passare per storia viene tolto nei titoli di coda in cui vengono presentate esclusivamente figure di attivisti gay e omesse volutamente le vere protagoniste. Sylvia Rivera e le altre non sono mai esistite. Questa si chiama epurazione. Una delle pagine più nere del cinema a tematica LGBT.

Un film molto noioso, pieno di cliché e stereotipi. Un’operazione cinematografica di revisione storica e di whitewashing…di appropriazione indebita. Non mi fraintendete. Stonewall è stata ed è di tutti ed è per questo che la visione di questa schifezza mi ha ferito, mi ha offeso e mi ha indignato.

Se volete veramente vedere un bel film sulla nascita del movimento LGBT, guardate l’originale Stonewall del 1995. Quel film non solo è di qualità nettamente superiore ma vi regala quello che veramente è stato, dove ognuno, indipendentemente dalla lettera di appartenenza LGBT ha fatto il suo, dove non ci sono un eroe e una trans isterica e indifesa ma c’è una coppia e c’è una comunità.

Sono incazzato nero perché il messaggio di questo film non deve passare…non deve passare a suon di soldi…non deve passare per una migliore distribuzione.

Non deve passare questo tentativo di nascondere una parte considerata impresentabile e politicamente non conveniente. Come attivista mi batto ogni giorno con alcuni (solo alcuni) intellettuali gay minori che, approfittando della propria posizione, cancellano le persone transgender, bisessuali, pansessuali, agender, gender fluid usando le stesse argomentazioni del family day. Sedicenti attivisti gay (solo alcuni, non generalizziamo) che danno del travestito a persone transgender che non hanno ultimato o che non vogliono ultimare la transizione. Intellettuali radical chic che affermano che la questione dei transgender è solo una questione di “targhe dei cessi”, per i quali i bisessuali non esistono (figuriamoci i pansessuali), per i quali i gender fluid sono dei disturbati. Queste persone non rappresentano le persone gay ma si appropriano politicamente e intellettualmente della lettera G. Personaggi per i quali la questione transessuale e transgender va bene per attirare l’attenzione e far numero ma che poi bisogna nascondere nelle occasioni importanti per non “dare al nemico argomenti da usare”.

Sono incazzato nero e vi chiedo di boicottare il film. Non contribuite a far passare una logica che ripulisce la storia per renderla più presentabile.
E vi chiedo un altro gesto di grande ribellione: chiamatelo Rainbow Pride e non Gay Pride perché è la celebrazione e la festa di tutti.

 

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Comments

  1. Dopo avere cambiato la storia di Lili Ebe nel film The Danish Girl, riscrivono di nuovo la storia in un film falso.

  2. Il primo film su Stonewall ancora non l’ho visto. Tuttavia già dal trailer stesso questo mi ha trasmesso il dubbio su quanto descritto qua.
    La mia paura, confermata appunto da quanto vedo scritto per queste due versioni, è che ormai non esistono più film in cui il protagonista trova il suo posto in un gruppo di diversi elementi, ma solo che ora deve essere in competizione verso tutto e tutti fino a schiacciare anche i personaggi che lo circondano. Dal punto di vista strettamente narrativo è pericolosissimo, soprattutto per i film rivolti ai più giovani. In questo caso è un isterico tentativo di rendere “”””normale”””” e appropiarsi di un mito riscrivendolo. Di certo non lo vedrò pagando un biglietto proprio per questo impegno a falseggiare i toni e lo sto sconsigliando a tutti.

  3. va bene criticare il film, ma c’è bisogno di essere cosi aggressivo?
    io andrò a vedere sia questo che il film del 1995 perchè voglio conoscere piu punti di vista.

  4. Non ho ancora visto il film, ma invitare a boicottare uno dei pochi film a tematica LGBT che viene trasmesso nelle sale cinematografiche Italiane perchè la narrazione storica dei fatti è approssimativa non solo mi sembra assurdo ma anche controproducente.
    Innanzitutto Stonewall è un film e non un documentario, quindi già se si parte con l’idea di vedere una narrazione storica accurata dei fatti si parte col piede sbagliato.
    L’ambiente LGBTQI è molto variegato e molto complicato per chi vi si affaccia per la prima volta, quindi se l’intenzione del regista era quella di raccontare al grande pubblico la nascita del movimento di liberazione omosessuale, secondo me ha fatto bene a semplificare la storia, perché è impensabile gettare una persona in un mondo variegato/complicato/articolato come il mondo LGBTQI e sperare che ci capisca qualcosa e che non rimanga spaesato/confuso da quello che ha visto. E’ un metodo universale d’insegnamento, le cose complicate si spiegano poco alla volta, come la matematica alle elementari, non vai a spiegare le equazioni di secondo grado ad un ragazzino che non conosce neanche la somma e la sottrazione.
    Quindi posso capire la tua delusione, anche se a mio avviso dipende unicamente dal fatto che ti sei creato aspettative sbagliate su quello che saresti andato a vedere, ma boicottare il film è sbagliato ed è controproducente nei confronti di tutte le lotte che fai. Dovresti invece essere contento di questo film, perché insegna alla massa di sessualmente ignoranti italiani una base sulla quale poi tu puoi lavorare per far capire concetti ancora più complessi.

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