Lei è tornata : di come viene percepito un uomo transgender

binari sunglassesdi Ethan Libano

È tempo che sfugge, niente paura
che prima o poi ci riprende
perché c’è tempo, c’è tempo c’è tempo, c’è tempo
per questo mare infinito di gente.

Lei è tornata. Lei che confonde la differenza con la divisione. Lei che è convinta che tutto sia uno o l’altro invece che entrambi. Lei che crede nella realtà della moltitudine ma che non sa ritornare all’unicità.

“Noi siamo del mondo e non semplicemente in esso. Apparire significa sempre parere agli altri e questo parere varia secondo il punto di vista e la prospettiva degli spettatori. In altre parole, ogni cosa che appare, in virtù del suo apparire, acquisisce una sorta di travestimento che può in verità — benché non necessariamente — dissimularla o deformarla. Il parere corrisponde al fatto che ogni apparenza, ad onta della propria identità, è percepita da una pluralità di spettatori. “ (Hannah Arendt – La vita della mente)

E’ la storia di qualunque essere umano. C’è questo perpetuo rapporto con il mondo in cui, inizialmente, sei invaso e il resto di molti anni è solo la ricerca del tuo nucleo. Si accumulano piombo, eternit, titoli di studio, prime comunioni, fronzoli vari fino a non essere più nudi.

Poi capita qualcosa che ti distrugge completamente e tra la polvere d’argilla con cui ti hanno fatto trovi una sfera piccolissima, durissima e luminosa e l’unica frase che ti viene in mente è –
Io sono io. Io sono in quanto sono. –

Dopo tutto il flutto che il mondo ti ha buttato addosso metti i piedi per terra e su quella certezza inizi a costruire. Ti ricordi i primi pensieri con cui ti sei definito: sono vivo e sono un uomo. E’ un archetipo che viene prima di me e nessuno è in grado di spiegarlo ad altri e allora ci dobbiamo affidare all’apparenza per abitare un mondo che nasconde la verità sotto la moltitudine.

Allora devo dichiarare chi sono.

Il coming out è il rito con cui si mette in collegamento la verità interna con il mondo esterno e che avvia il ciclo di domande che ti libera da tutte le maschere. E’ la storia di un eroe umano o meglio, è il momento in cui l’eroe che ha fatto il suo ciclo di discesa nelle ombre è tornato cambiato agli occhi del mondo esterno. E quel cambiamento va spiegato. Così è per un transgender.

Le prime reazioni di alcune amiche sono state di dispiacere e disappunto poiché credevano che io rinunciassi a qualcosa di bello come essere donna. Non si rinuncia a quello che non si é. Provo a spiegare che ho un’immagine di me da realizzare che viene dall’archetipo e che ha bisogno dell’apparenza. […]Fraintendiamo il modo di essere di queste immagini. Crediamo che dire reali in modo immaginale significhi reali in senso soggettivo: è l’illusione che siamo noi a inventarle, che esse appartengono a noi, che siano parti di noi, fantasmi. Oppure crediamo che reali in senso essenziale significhi che queste figure sono reali “là fuori”.Confondiamo immaginale con soggettivo e interiore, e essenziale con esterno e oggettivo (James Hillman – il pensiero del cuore).

Lei è tornataAltre persone, conoscendomi da tempo, parlano di “fase”. Se non ci fosse quel nucleo interno gli crederei. Ora sono consapevole che quelle fasi, per cui mi sono meritato anche l’etichetta di attore, sono state solo il vacillare tra la mia sostanza e la definizione che il mondo dava di me e alla quale cercavo di adattarmi.

C’è stato chi mi ha posto la questione politica del voler “diventare” un uomo affermando di “non capire questa scelta poiché ormai non è poi così facile essere uomo”. Queste persone identificano uomo e donna con i ruoli di genere e, consapevolmente o no, credono che si tratti di una scelta di opportunità. Come prima cosa ignorano quanto sia difficile per un transgender trovare lavoro (per esempio), secondariamente danno per scontato che io mi voglia “mimetizzare” e che la mia transizione sia solo funzionale. Sono persone che, intrinsecamente, danno per scontato che la posizione maschile sia migliore e quindi invidiabile. Non sto cercando una “scorciatoia” e quello che ho ottenuto è stato tutto per merito e non mi voglio mimetizzare ma desidero restare un uomo transgender. Se queste persone capissero quanto è sacra la transizione e che ogni essere umano ne ha una, più o meno visibile. E’ un cammino in cui ogni bugia che ci si può raccontare deve sparire e non si può dimenticare, non è un mezzo, è un processo. Chi si sofferma solo sulla trasformazione fisica penserà sempre ad una maschera, ad una finzione, ad una scelta di opportunità. La frase più frequente è – Tanto non sarai mai un vero uomo. – Sapessi quanto dannatamente sono vero…

Chi individua donne e uomini dall’aspetto fisico, e in particolare dalle caratteristiche sessuali primarie, mi ha fatto più male. Mi è successo ad una festa per sole donne e devo dire che non ero preparato alla mia reazione. Sono sempre andato a feste di questo tipo ma per la prima volta subivo la sensazione fisica di essere minoranza. In quell’occasione, essendomi dichiarato transgender mi rivolsero alcune domande/affermazioni. Voglio precisare che queste frasi non sono state dette con cattiveria ma con l’intenzione di capire. – Ma perché vuoi toglierti il seno? L’hai così bello. – Le cose non si tolgono solo perché sono brutte ed io non voglio che la mia apparenza sia quella di uomo perché sono “una donna non riuscita”. – Ho frequentato donne più alte e con lineamenti più forti dei tuoi che non vogliono cambiare sesso, non capisco perché vuoi operarti. – Qui ammetto di aver un po’ incassato ma per motivi di ego. E’ l’idea di mascolinità che ci siamo costruiti e che ho, in fondo, anche io e che mi spinge a cambiare, che mi fa soffrire di complessi rispetto agli uomini cis e che mi fa sentire male se sono costretto a vestirmi da donna o a non riconoscermi se mi parlano al femminile. In qualche modo ho bisogno che il mondo rimandi la mia immagine.

– Ma poi potresti andare solo con donne etero. Non hai paura di restare solo? – Questa è stata la domanda/affermazione che mi ha colpito meno. Forse ,per la grande serenità raggiunta, la solitudine non mi spaventa e non penso mai di non riuscire a trovare una compagna. Sembrerà strano, ma proprio ora sto attirando con forza amicizie e possibili amori ed è proprio il fatto di essermi mostrato che rende possibile questi rapporti (sulle curiosità morbose, invece, scriverò più avanti). E ancora, con tutta la dolcezza di un’amica – Perché vuoi prendere gli ormoni? Cosa vuoi ottenere? Fare una mastectomia è un po’ come farti un’operazione di riduzione del seno.

Come spiegare il dolore che crea la discrepanza tra quello che sei dentro e quello che il mondo ti rimanda? E il disagio, la confusione e la vergogna di un corpo che ti senti attaccato ma non armonico ai desideri dei tuoi movimenti e dei tuoi sentimenti. E’ quello che è dentro che chiama un corpo che gli somigli. E’ esattamente il contrario del narcisismo perchè quello che è dentro non vuole nascondersi ma farsi vedere e non vuole dissimulare ma mostrare.

Ecco a cosa servono gli ormoni: a darmi la mia voce, i muscoli che davvero sostengono le mie ossa, la lunghezza d’onda visibile. L’estetica diventa morale.

Ora devo confessarvi che sono giorni che l’immagine del campo di concentramento mi perseguita mentre scrivo questo articolo ma il motivo è particolare perché non mi concentro su quello che hanno tolto a questi esseri umani ma su quello che è rimasto. Le foto che vedo sono così potenti…perché?Poi mi accorgo che le persone sono state spogliate di tutto, dai beni materiali a ciò che convenzionalmente li rendeva maschi e femmine e anche della dignità…poi mi concentro su quello che è più difficile guardare: li guardo dritti negli occhi…e mi accorgo che sono ancora lì e che sono ancora uomini e donne . Sono archetipi, sono indistruttibili. E le donne sfigurate dall’acido…guardo anche loro. Anche in quel caso hanno creduto di cancellarle. Se non ci concentriamo su ciò che è sparito riusciamo a uscire dal morboso e dal messaggio che vogliono dare gli aguzzini e a vedere la struttura. Quelle fotografie sono potenti perché mostrano l’archetipo che non viene distrutto e quelle donne lo sanno ed è da lì che proviene l’espressione che è insieme sfida, dignità, dolcezza e regalità. Sono riuscito a spiegare cosa è l’identità di genere?

Quelli che pensano che transizionare sia il desiderio di costruire un uomo o una donna artificiali sono gli stessi che credono che la cupola di San Pietro si riduca ad un insieme di pietre che stanno su per una prodezza ingegneristica e che l’edificio sia un simbolo solido di Dio. Sorrido. Sono solo io che vivo quel prodigio non come un edificio ma come un immenso dispositivo che mi rende visibile Dio attraverso la luce che cambia sulla sua cupola e al suo interno? Dal volo degli uccelli e dalle preghiere dei credenti che misurano il suo volume? Transizionare è la stessa cosa: rende visibile quello che non lo è e che diventa bello per tutto quello che può fare con l’esterno. Ecco perché cambio il mio corpo, perché vibri con le altre persone e con tutto quello che c’è fuori…solo che io conosco anche ogni sentimento di quelle pietre come lo conoscevano i manovali di San Pietro.

C’è un tempo bellissimo tutto sudato
una stagione ribelle
l’istante in cui scocca l’unica freccia
che arriva alla volta celeste
e trafigge le stelle
è un giorno che tutta la gente
si tende la mano
è il medesimo istante per tutti
che sarà benedetto, io credo
da molto lontano
è il tempo che è finalmente
o quando ci si capisce

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