I corpi delle donne in mano a medici senza umiltà

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Leggendo la notizia sulle intercettazioni che coinvolgono alcuni medici, chirurghi, ginecologi, di reggio calabria, a parte le bestemmie, mi vengono in mente delle cose essenziali da ribadire. I corpi delle donne sono campi di battaglia. Alcuni medici, e questa considerazione prescinde dall’inchiesta in se, prendono scorciatoie e considerano quei corpi carne da macello. Chi immagina che in ospedale si trovi tanta gente carica di empatia sbaglia. Non sempre è così. Eppure effettivamente ci sono tante persone empatiche, gentili, e, questo deve essere chiaro, ti informano di tutto e chiedono il tuo consenso qualunque cosa facciano. Lo devono fare per legge perché il consenso informato non è una cazzata, e se tu firmi per ricevere un determinato intervento chirurgico di certo non possono fare altro se non quello per cui li hai autorizzati. A volte ti avvisano, in caso di possibili complicazioni, perché un chirurgo non è Dio, anche se potrebbe ritenersi tale ed è così che a volte si mostra liquidando le domande dei e delle pazienti come rotture di coglioni che non possono tollerare.

Ecco: dalla semplice visita, alla somministrazione di qualunque cosa, dall’intervento di un certo tipo all’obbligo di non realizzare accanimento terapeutico, tu hai il diritto di sapere tutto. Ma proprio tutto. E la tua firma conta. E chi ritiene che una donna, così come avveniva fino a pochi decenni fa, non possa farsi operare senza il consenso del marito, mente o non è assolutamente informato. Figuriamoci se per un intervento può decidere il parente tal dei tali per farti abortire senza che tu ne sappia niente. Ci sono casi in cui tu non sei in condizione di decidere, perché incosciente, in gravi condizioni, e solo in quel caso decidono i parenti, autorizzano le operazioni, e il punto è che quando ti trovi di fronte a questi semidei che si considerano tali perché possono rimetterti in sesto, sconfiggere la morte, a volte, o solo perché ti tolgono un’appendice, devi ricordare che i medici sono persone fallibili e che tu hai il diritto di conoscere tutto della tua condizione medica.

Io sono entrata in sala operatoria alcune volte. In stato di anestesia locale o di anestesia totale, e tutte le volte, soprattutto in età più adulta, accadeva dopo una immensa dimostrazione della mia cagacazzagine totale. A leggere le virgole, a chiedere ogni cosa, col medico a dirmi che non posso certo sostituirmi a lui. E di sicuro non lo faccio, ma io determino quello che succede al mio corpo. Io scelgo, perché il corpo è mio e lo gestisco io. Tu, medico, sei un tramite, un mezzo, un tecnico che aggiusta qualcosa che va storto. E io posso riconoscere la tua estrema bravura, mentre mi elenchi la lunga sfilza di successi, ma se io devo diventare una cyberdonna, se un intervento estraneo si presta a modificare il mio corpo, ti ricorderò che sei fallibile e che al mio corpo ci tengo. Ti avviserò che se dimentichi una garza, un bisturi, dentro di me. Se mi viene un’infezione, se avrò conseguenze non contemplate nella sfilza di possibili effetti collaterali, io non te la faccio passare liscia, perché sono conscia dei miei diritti e tu non eserciti alcuna autorità su di me.

Che voi entriate in sala parto, in sala operatoria, che vi pratichino un aborto, una isterectomia, se vi tolgono fibromi, cancri, merda che si insedia nel vostro corpo, se vi aggiustano un muscolo, un tendine, un organo vitale, tutto quel che fanno riguarda voi. Io ho raccontato di recente la maniera in cui sono stata trattata per il parto e tempo dopo per un aborto. Ho ricordato quel che vivo negli ultimi anni in cui la mia salute ha richiesto interventi esterni. Ma quel che vivo oggi, con grande consapevolezza, non ha nulla a che fare con quello che ho vissuto tempo prima, quando restavo incastrata in una sorta di cultura fatalista che ritiene un danno fisico una punizione divina. Ora ho il controllo. Sono io a scegliere, per quanto poi la salute ti lasci scegliere fino ad un certo punto, a volte. Mi sono fatta mettere le mani dentro, con il terrore mai celato, perché avere paura, e non dico paranoia ma paura, è un bene. Con un dolore immenso, con il bisogno contraddittorio di dormire, di affidarmi, di non occuparmi più di nulla. Mi sono fatta “aggiustare” sapendo che altre cose sarebbero state sfasciate, cose per le quali avrò bisogno di controlli continui. Ma non ho visto arroganza, nessuna battuta sconcia, nessuna prevaricazione, niente che mi lasci pensare di essere stata solo tanta carne piazzata su quel tavolo operatorio. E’ una bella impresa dormire sapendo che quando ti risveglierai qualcuno ti ha cambiata per sempre. E’ un atto di fede, ma è anche una prova di fiducia nelle capacità di chi deve essere competente perché tu gli affidi la tua vita.

Quel che succede in sala operatoria non può essere un’incognita. Tu devi pretendere di sapere e più sai più ti rendi conto di quel che fanno a te, se bene o male, in qualunque caso. Piango le donne che sono state sottoposte a brutali barbarie. Sento sulla mia pelle la rabbia e la loro sofferenza. In fondo siamo solo macchine, per alcune categorie di individui. A volte però succede che quando le macchine si rendono conto di avere un buon motore ti vengono addosso con tutta la forza che possiedono. Spezzatevi le mani prima di infilarle dentro il corpo di una donna per mutilarla a vita. Battete la testa su una trave rigida per imparare ad attivare il neurone umile che vi resta. In ospedale vanno persone. Tu hai il dovere di curarle, assisterle, in special modo se ti pago con le mie tasse rivolte alla sanità pubblica. Resto incazzata, ancora. E spero che questa storia insegni a tante a fare le cagacazzo prima di affidarsi a qualche medico. Cagacazzo si, ma ancora viva.

Comments

  1. Sempre più convinta di partorire in casa.
    Sempre più insensibile e sorda a qualunque critica rispetto a questa mia decisione.
    Se mai finirò in un ospedale per qualunque motivo, sarà perché davvero non avrò avuto altra scelta.
    Sono convinta di questo da anni, da quando un gruppo di medici senza umiltà ammazzò brutalmente e violentemente mio nonno, facendolo soffrire lentamente…e poi dopo, quando un veterinario senza umiltà e capacità ammazzò il mio cane, torturandola con sofferenze inaudite protratte per più di un mese.
    Non mi fido.
    Non mi fiderò mai più di nessuno convinto di essere un professionista nel proprio campo. Sei bravo? Me lo devi dimostrare, altrimenti delle tue lauree non mi frega niente, e non ti crederò mai, e basta.
    Il mio parto sarà un bel momento, naturale, non invasivo, che mi permetterà di amare davvero i miei bambini e di tornare a fare sesso e a essere felice e breve, senza sofferenze di mesi o anni.
    Non permetterò a nessun sedicente medico di rovinarmi la vita.

  2. Non potrei essere più d’accordo. Sono un’Infermiera e ho (avevo)a che fare tutti i giorni con persone che ” scusi signorina se domando a lei , ma sa, non volevo disturbare il dottore” . Ora, che le persone abbiano fiducia in me non può che farmi piacere, ma il dottore non si “disturba” se le domande ,i dubbi , riguardano la salute di chi chiede. Fa parte del lavoro del Medico spiegare, tutto qui. Sento ancora Medici boriosi usare termini tecnici incomprensibili al paziente , li vedo avere un’aria di stizza, di fretta , quasi a far un favore al paziente accorgersi che esiste. Vedo troppi Medici sentirsi ” sopra” perché responsabili della vita altrui . Arrivano a snobbarla, a deriderla a volte quella vita che è stata loro affidata . Dalle chirurgie me ne sono tolta volentieri . Ora lavoro in un ambito meno tecnico e più sociale , considerato, diciamolo, più “da sfigati” . E qui sta l’inganno. Non è il sapere tecnico, ma l’essere umano che rende il Medico un buon Medico, l’Infermiere un buon Infermiere. La tecnica la possiamo imparare tutti , l’umanità è dono di pochi.

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