Annunci

“Insegno il sesso agli uomini. Cosa c’è di più femminista?”

Typewriter Erotica (1)

A guardarla è proprio buffa. Toglie le scarpe e noto i piedi un po’ scontrosi, con l’alluce che rivendica la ribalta. Fortuna che non ha messo smalto a decorarlo perché altrimenti avrei temuto una minaccia. Cerca distrattamente qualcosa nella borsa e poi scava all’angolo di un comodino e tira fuori una collana di caramelle. Ogni pallina un gusto e ogni gusto una smorfia diversa. “C’ho i disturbi alimentari” – dice – “e non riesco a farne a meno. Per compensare questa mia esigenza invento giochi sessuali che hanno a che fare con il cibo. Avanzo pretese da quei clienti che dovranno portarsi dietro gusti e aromi per completare la sessione di sex working.”

Ha una mutanda quasi trasparente, semplice, dal colorito rosa pallido. Ho sempre odiato il color “carne”, ché poi non è affatto color della carne. È beige, piuttosto, e con moderazione si potrebbe definire quasi un timidissimo arancione. La sua mutanda però è rosellino, rosata, e non emerge alcuna sfumatura scura dal suo pube. Si è fatta la ceretta, e che dolore sarà stato. Io non riesco a immaginare di strapparmi i peli uno a uno per apparire glabra e virginea nell’aspetto. Il pelo intasa soprattutto quando a penetrare è un uomo che non indovina immediatamente il buco. Lo spiega con fare professionale e si vede che ha competenza che straborda da ogni centimetro della sua pelle. Si muove a scatti e dice che solitamente deve fare piano, lentamente, e deve tradire la natura dei suoi gesti decisi.

Per imbonire il cliente deve apparire innocente, senza direzione. È lui che comanda, in qualche caso, e in altri comanda lei e lui fa lo sguardo da arrapato ansioso e imbranato. “Preferisco i clienti che usano metodi più rudi. Iniziano presto, finiscono presto, e il tempo rimanente parlano, per lo più di se stessi, la propria vita, mogli, figli, o fidanzate o datori di lavoro.” Alla decima pallina, e giuro che sono proprio dieci perché le ho contate, rimette a posto la collana ormai amputata di dieci perle caramellate. Le ha tenute in bocca e si sentiva il risucchio, e tra un colpo di lingua e l’altro fa l’occhiolino e dice che vuole raccontarmi di un tizio che una sera era arrivato fradicio. Pioveva, lei si era fatta prestare un abito di seta, bello, cadeva così bene, lasciava le cosce leggermente scoperte ma con garbo. Nulla di evidente. E a parte l’alluce poi attira sguardi pieni di desiderio per il movimento lento del suo culo. I fianchi si piegano ad ogni passo e considerando la sua struttura muscolare così poco evidente lei fa mostra di una schiena aggraziata e con una linea della colonna vertebrale precisamente disegnata.

Quando il cliente mise piede nella stanza che doveva essere teatro di quella magnifica performance, per prima cosa si spogliò di tutto e si infilò sotto la doccia. Respirava molto forte e nel frattempo rivolgeva qualche parola alla sex worker assicurandole che avrebbe fatto molto presto. Desiderava cancellare dalla sua pelle il sapore di umido inverno, così lo chiamava, ed effettivamente a vederlo dopo aveva un aspetto certamente meno consumato e molto più attraente di una certa quantità di altri clienti. Non era Richard Gere e lei non era pretty woman. Nulla di così poderosamente lontano dalla realtà. Però aveva il suo fascino, e quando dalla bocca le scappa un “era un tipo” mi dice che odia le donne che usano quell’espressione. Che cazzo vuol dire “un tipo”? un tipo di che? Un tipo di stronzo, un tipo di bello. Un tipo di uomo. Un tipo.

Gratta l’anulare con l’unghia del pollice della mano opposta. Ha un lieve arrossamento e mi lascio sfuggire un “non grattarti”, pensando a quando l’avevano detto a me per via di una psoriasi che mi era venuta al gomito. Probabilmente la sua non era psoriasi però il suo grattare mi infastidiva. Quando il cliente pose fine al rito della doccia spuntò dal bagno come fosse in casa propria, scambiando lei per una moglie. Le parlava come si parla ad una persona di famiglia. Sposta quello, prendimi questo. Che dici? Telefoniamo alla reception e ci facciamo portare qualcosa da bere? O da mangiare? E quando si tratta di mangiare lei non rifiuta mai. Propone una dolce. Una fetta di torta, e lui dice che gli piacciono le donne in carne.

Chi se ne fotte, pensa lei, ma è un luogo comune assai datato e allora fa buon viso a cattivo gioco. Scopre una coscia e spreme in alto per far spuntare un po’ di cellulite. Ride e lui si eccita. Si vede subito che quella strana sintonia, quel parlare come se si conoscessero da sempre, lo fa eccitare. E’ intimità, e non ha prezzo. E allora lei pensa che forse quella doccia faceva parte di un copione. Dalla cellulite si passa all’esposizione del culo. A me il mio culo piace molto, dice passandosi una mano distratta sulle natiche. Dopo l’anulare prende a grattarsi anche il palmo della mano. Forse hai toccato qualcosa di strano, sei allergica a… non so… ai detersivi? Ma io non lavo piatti, confessa. E allora poggia un gomito su un ginocchio, il piede ricurvo sotto il culo, e la mano che regge il mento. Curvandosi in avanti vedo che ha un seno piccolo e rotondo, a modo suo veramente bello. Parlare con una donna che vende servizi sessuali non è una cosa che ti lascia indifferente. Penso al corpo accarezzato, eccitato, e in qualche modo la mia pelle incontra la sua. Non posso restarmene impettita mentre lei lascia che io la veda nuda. Mi spoglio di qualcosa. Tengo il reggiseno e i pantaloni. Le dico che possiamo continuare la chiacchierata da tetta a tetta. lei ride.

Con quel cliente poi è finita bene. Lui l’ha pagata, poi l’ha salutata dicendole che era un esperimento e che gli era piaciuto. Aveva capito un po’ di cose sulle prostitute che immaginava tutte vittime, tristi, sfruttate. Invece ha trovato lei, orgogliosa del proprio lavoro, con un invidiabile senso dell’umorismo, con quella piega della bocca quando guarda al mondo con sorpresa. È di una bellezza contagiosa, e intendo proprio bellezza che racchiude tutto: i movimenti, i gesti. Non imita nessuno. Non si perde nella ricerca di quello che non può diventare. Conosce i propri limiti ma non mostra di avere confini. Può essere chiunque voglia e in ogni caso starà bene. Il cliente era una specie di sfanculatore delle tradizioni. Voleva fare l’amore con una donna che ci sa fare, perché non sopportava l’idea di fare figure di merda con una fidanzata che gli dava dell’imbranato. Gli era venuta l’ansia da prestazione e non aveva più fiducia in sé. Alla professionista aveva chiesto di essere sincera, di non fingere, e lei non aveva finto. Aveva riso molto quando lui le confidò che la fidanzata gli aveva detto che lui non aveva un cazzo compatibile.

Poteva essere, intendiamoci, ma era più probabile che lui semplicemente non le piacesse. Non hai nulla che non va e il sesso è chimica. Se non gli piaci significa che non gli piaci. Il cazzo è solo un cazzo e non è neppure così fondamentale. Ci sono altre cose che contano nel sesso. La sintonia arriva a cazzo lungo, corto, storto, magro, grosso, con un preservativo o senza, perché l’eccitazione c’entra davvero poco con il cazzo. Pur riconoscendo il fatto che lui avesse un pene nella norma, gli disse che forse la sua fidanzata avrebbe apprezzato altre cose. Quali cose? E lei spiegò, con calma, e lo istruì, perché una sex worker a volte è una che istruisce, e non perché ne abbia l’obbligo, ma perché le piace farlo.

Come mi piace quando un cliente mi chiede di insegnargli. Penso che sia l’azione più femminista che ci sia, mi dice, perché quell’insegnamento migliorerà la vita sessuale di chiunque attraverserà la vita dell’allievo. Cosa potrei fare di più se non rivelare quel che è bello fare in due, in tre, in trecento? Alla fine quel cliente disse proprio una cosa come “la mia fidanzata dovrebbe ringraziarti… è lei che dovrebbe pagarti e non io”. E l’abbracciò come se fosse un addio tra un riconoscente ragazzo e una attraente e denudata mentore. È il momento del tic che le rovina il cuoio capelluto. Si gratta per trovare un invisibile strato di forfora. Le chiedo se per caso la sua famiglia sa del suo mestiere e dice che ha informato la madre e il fratello. Suo padre non lo accetterebbe mai e perciò lo tiene fuori dalla sua vita. Non mi piace che si senta sotto interrogatorio, come se volessi spiarla. La ascolto come si fa con una vecchia amica e mi piace così tanto scoprire che non finge. Non cerca di apparire migliore e non è neppure cinica. Il suo disincanto scivola dolcemente nella consapevolezza di se’. Conosce il mondo bello, quello brutto, come tante tra noi.

È l’ora della sua merenda al cioccolato e io la seguo con lo sguardo fintanto che non scompare dall’inquadratura. Sento la sua voce a distanza e mi parla mentre scrocchia qualcosa sulla via del ritorno in posa. Fa per offrirmelo e ride, lanciandomi un bacio con lo schiocco perché è felice della chiacchierata e poi mi insegna ancora come si può calibrare spontaneità e seduzione. Non fa nulla di eccezionale ma c’è chi la guarda in webcam e paga per vederla mangiare quel suo pezzo di cioccolata. È fondente, ci tiene a precisarlo, perché il cioccolato al latte le resta attaccato ai denti e non le piace. Con questa ultima parentesi dolciaria mi rinvia al giorno dopo perché ha bisogno di riposare un po’ e staccare dal computer. Le do il numero di telefono ma dice che è costoso chiamare un cellulare dall’estero. Allora ci sentiamo presto su skype, forse, o quando vuoi, per qualunque cosa, io sono qui. Sono qui, e non ti chiederò né ti imporrò nulla che tu non voglia dirmi. “Lo so”, sussurra, “altrimenti non avrei mai accettato di parlarti”. Lo sa. Ecco.

Ps: è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: