Se la zoccola è malata di certo se l’è cercata

12237058_1710350299196127_532970335_nLei scrive:

Cara Eretica, ti scrivo dopo aver letto la storia delle disavventure ginecologiche di una prostituta. Sono anch’io, come lei, una sex worker e mi è venuta in mente, adesso, una giornata trascorsa al limite dell’assurdo, tra pronto soccorso, visita ginecologica, ecografie varie, perché una mattina, all’improvviso, cominciai a sentire un dolore molto forte laggiù. Sapevo di non dover temere conseguenze dal mio lavoro perché mi sono sempre presa cura di me come dei miei clienti. Non ho ereditato malattie sessualmente trasmissibili né traumi di alcun genere. La mia vita scorreva esattamente come quella di ogni donna che fa sesso frequentemente. Non l’ho mai fatto in tempi da catena di montaggio. Ho sempre svolto anche un altro lavoro e il sex working l’ho gestito con i miei tempi.

Insomma, mi fa male in basso, non è una cistite perché la riconosco, non è una malattia venerea, non so cosa sia. Mi consulto con un’amica e poi anche con mia madre, grande esperta di tutto quello che succede alle donne per aver maturato esperienza con un marito molto esigente a letto e con ben 5 parti, uno dei quali ha fatto nascere anche me. La mia ginecologa non risponde al telefono, allora decido di andare al pronto soccorso. Non è necessario che io confessi notizie sulla mia seconda professione. Perché dovrei? Forse che una donna che va a letto con parecchi uomini è tenuta a darne notizia ai medici se fa male qualcosa là dentro?

Mi visita un ginecologo che stava di turno e che mi invia messaggi chiari circa il fatto che la mia vagina sarebbe quella di una donna sessualmente molto attiva. Lo confermo. Ebbene si. Sono sessualmente attivissima. E ora continui a visitarmi, prego. Mi palpa e dice che c’è una sorta di rigonfiamento. Non ho subito interventi chirurgici. Non ho problemi di obesità. Non ho avuto figli. Non sono ancora in menopausa. Fa male, eccome se fa male. Insiste nel chiedere se sono sessualmente attiva e dico di si. Glielo sputo tutto d’un fiato. Ho una vita sessualmente molto attiva perché vendo servizi sessuali.

La sua espressione cambia. Non è più preoccupato ma fa una faccia come per dire che me l’ero cercata. Dice che potrebbe essere una cisti, ma non capisce perché si è formata. Oppure un prolasso vaginale ma non sarebbe giustificato neppure quello. Allora mi vuol fare una ecopelvi e mi porta in una stanza in cui c’è un’altra sedia nella quale posso poggiare a malapena il culo e poi il resto deve stare in evidenza. Mi infila un coso che preme nella parete vaginale e mi fa un male cane quando arriva in fondo. Mi chiede se può essere causa di traumi e dico che non ho subito alcun trauma. Allora tenta di dirmi che forse ho avuto clienti con un pene troppo grande. Dico che non corro quel rischio. Mai sopravvalutare le dimensioni dei peni di chiunque. E poi non si capisce perché si immagina l’attività sessuale di una sex worker con scene da sfondamento. Ma per chi mi ha presa? Sono una sex worker e non una vittima di stupri tanti, vari e abituali.

Mi dice che ho qualche fibroma, ma non giustifica il bozzo in vagina. Forse è un tumore pelvico. E lo dice mantenendo l’espressione poco empatica di chi si chiede perché mai i soldi dei contribuenti dovrebbero essere spesi per guardare dentro la vagina di una puttana. Credo che la sua fantasia proceda al galoppo verso lidi morbosetti. Chiede se l’ho mai fatto con più di un uomo. Vorrei sapere che c’entra. E’ utile affinché capisca di cosa sto soffrendo? Non lo dice. Rispondo con una risata: generalmente ne piglio tre per volta. Voglio esagerare. Ne piglio pure quattro. Bocca, vagina, ano, e mano. Sono una puttana super efficiente, io, che cosa crede. Lui non coglie l’ironia. Continua a pestarmi per capire. Mi ordina un tot di analisi, con l’espressione truce di chi non ha capito un cazzo.

Farò le analisi e poi vado al riparo dalla mia ginecologa. L’unica cosa che ha fatto di buono è la prescrizione di un antidolorifico. Poi mi ha prescritto anche il riposo dalla mia attività. E’ giusto, che si crede, che io non possa scegliere? Alla fine è un tumore, con il quale ho combattuto e parzialmente vinto. La sensazione che allora provai fu di immensa solitudine. In balìa di un inquisitore a caccia del segno del diavolo sul mio corpo. Chissà quanto deve essere stato atroce per le streghe di un tempo subire interrogatori e quanto deve esserlo ancora per le vittime di stupro. Abbiamo colpa per qualunque cosa e tutto si riflette sempre nel nostro cattivo comportamento a trasgredire la morale comune. Dipende dalla nostra sessualità, dall’uso che facciamo del nostro corpo, eppure non vedo lo stesso atteggiamento in chi visita un calciatore nel momento in cui mostra una lesione alle ginocchia. Sono effetti del mestiere. Si tollerano. Come si tollera il mal di schiena per chi carica e scarica pesi tutto il giorno. Perché a loro non si dice che se la sono cercata e a me si?

Quello che ho imparato in quel momento fu la vergogna, il senso di colpa, lo stigma sulla mia testa. E se da un pronto soccorso si impara questo direi che non è pronto e neppure un soccorso. E’ un’altra cosa. Proprio un’altra.”

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Comments

  1. Orribile. Le indagini sulle abitudini lavorative e non del paziente devono essere strettamente funzionali alla diagnosi, senza valutazioni di merito o “moralità”.
    Ci mancava proprio il medico che attribuisce la malattia a una “punizione dall’alto” per una condotta “immorale”… ma vista l’aria che tira nella sanità nostrana non c’è da stupirsi.
    Chissà quante “castissime” e bennatissime signor(in)e si sono invece beccate malanni vari per condotte a rischio causate da disinformazione e bigottismo, di cui il sig. ginecologo è perfetta incarnazione.
    Un caro saluto alla protagonista e auguri di una completa guarigione.

  2. Alessandra says:

    Pochissimo tempo fa ho avuto dei condilomi e una displasia all’utero. Non sono una sex worker ma sono molto attiva sessualmente.
    I commenti di amici e conoscenti è stato “ovvio. La usi troppo. Devi sco.pare di meno.” Che mer.de. Il mio medico è stato la persona più ragionevole e comprensiva.

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