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L’ICRSE condanna la penalizzazione dei clienti dei/lle sex workers in Francia

logoLa legge francese che riduce le sex workers ad esche per acchiappare i clienti è stata duramente criticata dalle associazioni di sex workers, con manifestazioni in piazza e anche con comunicati che raggruppano associazioni di tutta Europa. Questo è il comunicato dell’ICRSE. Traduzione di Antonella. E’ consigliata la diffusione. Grazie.

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Il Comitato Internazionale per i Diritti dei/lle Sex Workers in Europa (ICRSE) condanna duramente il voto dell’Assemblea Nazionale Francese “contro il sistema prostituente”, il cui principale obiettivo è la penalizzazione dei clienti dei/lle sex workers.

Il 6 aprile 2015 la Francia ha visto infine la votazione sulla penalizzazione dei clienti a seguito di anni di dibattiti, consultazioni e proteste.

Questa legge è stata aspramente criticata da centinaia di organizzazioni francesi, tra cui collettivi a scopo commerciale diretti da sex workers e associazioni come la STRASS,[1] organizzazioni sanitarie come Médécins du Monde, la ACT-UP e la Grisélidis, nonché organizzazioni a sostegno dei diritti umani come la Lega dei Diritti Umani. A livello internazionale, la criminalizzazione dei clienti ha visto l’opposizione della Human Rights Watch, di Amnesty International, dell’Alleanza Globale contro la Tratta delle Donne e di molti altri corpi istituzionali delle Nazioni Unite, tra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Programma delle Nazioni Unite sull’HIV e l’AIDS.

La proposta di penalizzazione dei clienti era inoltre stata rifiutata ben tre volte dal Senato, i cui membri avevano preso in considerazione dati verificati e dato ascolto ai/lle sex worker e agli stessi operatori medici.

L’ICRSE condanna la parzialità ideologica del movimento abolizionista, dei membri del Parlamento e delle organizzazioni che si sono mostrate incapaci o non disponibili all’ascolto dei/lle sex workers stess- e all’esame del sempre maggior numero di dati a conferma del fatto che la criminalizzazione del sex work ha come unico effetto l’incremento dei pericoli per i/le sex workers, con conseguente inasprimento della loro condizione precaria e soggetta a violenze, stigma e rischio di contrazione di malattie sessualmente trasmissibili.

Cosa dice la legge:

Penalizzazione dei clienti:

“L’acquisto di prestazioni sessuali” comporta una sanzione di 1.500 euro, o di 3.750 euro in caso di recidiva. I clienti dovranno inoltre seguire un “corso educativo per la presa di coscienza dei danni della prostituzione.”

Questo sortirà il risultato di costringere i/le sex workers a una maggiore clandestinità lavorativa, a ricorrere maggiormente a parti terze per venire in contatto coi clienti. Aumenterà inoltre la loro precarietà e vulnerabilità.

Abrogazione della legge sull’adescamento passivo:

Introdotta nel 2003, questa legge mirava a colpire direttamente le sex workers su strada. Tutti i corpi associativi concordano sulla dannosità di questa legge e sulla necessità della sua abrogazione. Ciononostante, il dibattito sulla prostituzione in Francia ha portato i problemi del sex work a un alto livello di attenzione mediatica e pubblica, causando in molte città la promulgazione di decreti municipali a norma di legge che criminalizzano i/le sex workers rendendo illegale la vendita di sesso in determinate aree. La STRASS e gli/le attivist- per i diritti dei/lle sex workers hanno denunciato e lottato per eliminare questi decreti, che non fanno che sostituire i reati di adescamento. Tuttavia, la maggior parte delle associazioni di abolizionismo hanno taciuto su queste campagne.

Permesso di permanenza semestrale per i/le sex workers migranti.

Ai/lle sex workers migranti sarà concesso un permesso di permanenza di sei mesi sul territorio nazionale, a condizione che lascino l’attività sessuale e si re-inseriscano nel quadro professionale e sociale francese. Il rilascio dei permessi sarà inoltre condizionato dall’autorizzazione da parte delle prefetture.

Un fondo economico per i “l’uscita”

Infine, la legge prevede lo stanziamento di un fondo di 4,8 milioni di euro e una serie di misure sociali per sostenere i/le sex workers che vogliono abbandonare l’attività. Questi fondi saranno destinati a un numero selezionato di organizzazioni e, di nuovo, soltanto gli individui che avranno abbandonato il sex work ne potranno usufruire. In altre parole, benché la prostituzione sia vista come una forma di violenza contro le donne, solo le vittime pentite meriteranno gli aiuti previsti. Prestando fede ai dati stimati ufficiali del governo francese, che indicano una cifra di 30.000 sex workers attiv-, si evince che questi “fondi per l’uscita” consistono in 160 euro per individuo. Un inefficace “specchietto per le allodole” per nascondere l’obiettivo punitivo di questa legislazione.

L’ICRSE condanna la visione ideologica che vuole la prostituzione come una forma di violenza, e chiede il riconoscimento dei diritti di tutt- i/le sex workers, a prescindere dalla “uscita dalla prostituzione”. Condanniamo inoltre il rifiuto a prendere in esame le prove a riguardo del Modello Svedese il quale, dopo 15 anni, non ha portato alla riduzione del sex work o della tratta, ma al solo incremento della vulnerabilità dei/lle sex workers in Svezia e in Norvegia.

[1] Per sapere cos’è la STRASS: http://www.nswp.org/members/europe/strass-syndicat-du-travail-sexuel

Diffondi anche:

—>>>Manifesto femminista in supporto dei diritti delle sex workers

Leggi anche:

Sulla Francia:

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Comments

  1. Spero subito in un ricorso al Consiglio Costituzionale di Parigi ed ulteriormente alle due Corti Europee.

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