Ti amo e basta

Alla fine un po’ ci si stanca. Di fare sempre le stesse cose. Di guardare il mondo solo e sempre da una prospettiva. E io ho bisogno di cambiare, di spostare quello sguardo, di ascoltare e vedere quello che vedono anche altre persone. Perché gli occhi, ancora prima che la mente, sono uno strumento importante per farsi un’idea sulle cose. Ieri sera sono stata ad ascoltare il mio compagno di sempre, perché l’ho visto passeggiare su e giù in cucina e ho capito che aveva qualcosa da dire. Capisco sempre, dalla sua esitazione, un misto tra discrezione e l’esigenza di farsi notare, l’inclinazione del suo umore. Capisco anche quando mi vedi assente, distratta, non posso fare a meno di capire anche quando tento di mettere distanza tra me e il mondo, così mi abituo a proteggermi prima che a lasciarmi ferire e poi, puntualmente, qualcosa o qualcuno mi ferisce. Mi ferisce sempre.

Lui non è fatto così. Aprirsi a lui è semplice. Non mi ferirebbe mai neppure se ne avesse l’intenzione. Ha quella sua maniera di porgere le cose quasi che si trattasse di descrivere i suoi limiti e invece parla di me, mi dice che ha capito senza dirmelo. Ci sono poche persone che possiedono questa abilità. Sono convinta che lui abbia dei super poteri, anche se non ha l’aria da macho, si intenerisce e osserva il mondo con gli occhi lucidi, e poi è testardo nell’affermare l’esigenza dell’ascolto. Potrebbe sembrare capriccioso ma alla fine mi sono resa conto che è soltanto molto umano, alla ricerca di un contatto spirituale, per conciliare anima, cuore e testa, anche quando d’impulso dice qualcosa della quale si pente subito dopo.

E’ un gran mistero, e non sono ancora riuscita a risolverlo, ed è una delle cose che mi tiene così legata  lui. Ci sono persone che le risolvi in due secondi. Potrei riassumere le loro vite in un attimo, in poche righe, per quanto io non abbia l’abilità di sintetizzare le vite altrui. C’è chi nasconde il nulla dietro la finta complessità. Invece, lui. Lo dico con curiosità sempre crescente. Osservando il dinamismo, l’incessante evoluzione, quel costante e impetuoso lavorio mentale che troppe volte è celato dal silenzio o da una semplice risata. Guardare attraverso i suoi occhi è quello che mi serve quando ho bisogno di restare a contatto con me stessa. Mi riporta a terra, a me che volo e profetizzo. Con le mie visioni e a volte le menzogne. Con la mia distanza che consente di leggere il mondo senza restare incastrata in esso. Con la freddezza, a volte, o quella che potrebbe sembrare tale, nelle relazioni che sembrano scivolarmi addosso, banali, intense, durature o brevi, e invece riescono a colpirmi e a ferirmi in zone che tento di proteggere più che posso.

Poi guardo lui, così sovraesposto, senza timore di ricavare giudizi, ma poi si infuria se non plaudono allo sforzo ed ha ragione in un certo senso. Ci sono volte in cui scrivo di lui anche senza scriverne. Capisco che mi è entrato dentro e non parlo di penetrazioni fisiche. Ce l’ho nei miei pensieri, nelle mie esclamazioni o nelle mie mosse ormai simbiotiche, un po’ come avviene alle donne che nel vivere insieme si abituano ad avere le mestruazioni contemporaneamente. E’ l’unico che non perde mai la stima, la tenerezza, mentre mi accarezza per farmi dormire, perché la vita mi procura ansia e per fortuna che c’è lui, riparo, riposo, eccitante momento di rivalsa sulla parte di me stessa che si arrende, perché lui desidera, coglie la parte viva di me, perfino quando mi viene in mente di dichiarare la sconfitta.

Se perdo o vinco lui c’è sempre, con la testardaggine che da sempre si ritrova, come quando ottenne di farsi seguire da me che non volevo più legami stabili, casa in comune, respiri all’unisono, per poi disimparare la voglia di rendere l’altro uguale, ed era lui particolarmente in difetto, offeso com’era quando manifestavo differenza di opinione, e poi ad acquisire la leggerezza nello scoprirsi diversi, amanti senza rannicchiarsi nell’abitudinaria omogeneità. Diversi e rispettosi della diversità. Culture diverse, diversi dialetti, diverse credenze, interessi, relazioni. La libertà di essere senza temere di perdersi altrove.

Quando lo ascolto mi rendo conto della ricchezza ottenuta e custodita e della forza e intelligenza impiegata nel costruire una relazione così piena, intimamente esclusiva e monogama ma con un lascito di libertà intellettuale che serve ad ottenere confronti e crescite nei mondi là fuori. Ricordo di aver sperimentato la violenza, chiusa, gretta, che esigeva una quantità infinita di menzogne, negazioni, l’anima sigillata, la claustrofobia mentale. Ricordo che non riuscivo a leggere un libro che insistentemente tenevo in mano per vincere l’immobilità. Ma se le scelte non stanno in movimento non puoi procedere al rigo successivo. L’occhio si ferma a quelle primissime parole, a lungo recitate senza coglierne il significato.

Poi lo lasciai e ricominciai a leggere. La mente fu disposta ad andare avanti, e diffidate di chi dice che si cresce anche al chiuso, senza un po’ di sole. Non è così. Almeno non per me. Allora incontro questo tenero individuo che a prima vista sembra bisognoso di attenzioni, con me che mi atteggio a donna forte e poi mi rendo conto che è lui che con la sua fragilità dichiarata è una roccia. Con il senso di responsabilità che chiede permesso per andare in vacanza e io a grattargli la schiena per ricordargli che se anche lui si ferma a me non accadrà mai niente. Sono una che tira fuori energia nei momenti di crisi. Sono quelli che ho imparato a gestire in tutta la mia vita. Il resto per me è quasi noia. E’ la sfida di scambiare quattro chiacchiere con il mio io interiore che non vuole saperne di svelarsi. E’ il coraggio di dirsi piccola, guardinga nei confronti degli estranei ai quali evito di donarmi completamente, perché è meglio una corazza, pur se costituita da una mezza verità o da una mezza bugia, invece che una ferita aperta da rimarginare. Così mi rendo conto che quando quella corazza va via mi faccio sempre male. Lui invece no. E io lo ammiro enormemente per questo. Per l’equilibrio, per la capacità di essere rassicurante quando il silenzio mi coglie troppo impreparata, a me che sono cresciuta tra le urla e le legnate.

E poi in questi mesi, tanti, vissuti con una malattia da risolvere, qualche momento, anzi più d’uno, a immaginarmi in fase di riposo, con la stanchezza di procedere in salita e quelle piccole conquiste che non riesco ancora adesso a notare, con mali che non so ancora pronunciare, con la paura di morire e di rinascere con qualche pezzo in meno, con il terrore di non avere più l’abilità di mettere assieme i pensieri – giacché se non penso, se non scrivo, muoio, – con quel che non so condividere e quel che tento in ogni caso di comunicare, perché è più forte di me, a volare basso, a stare nascosta non so come fare, io che mi sono sempre affidata alle parole per dirmi, per raccontarmi, o per mentirmi non sapendo neanche di farlo. In questi mesi in cui banalmente potrei dire di essermi ancor di più innamorata, in realtà scopro che lui mi ama di più, perché non gli ho mai lasciato dire di essere il mio salvatore, perché gli ho donato la libertà di fottersene per quel che era possibile, perché se tutto funziona male non è colpa tua. Sappi che io non sono vittima. Non voglio esistere per gratificarti, perché è quello che succede sempre alle coppie in fase di cura reciproca o troppo in pendenza da un solo lato. Diverrebbe la tua prigione, e io non saprei più amarti senza compiacerti, senza lasciarti credere che sei il mio cavaliere, anche quando vuoi smettere l’armatura e vuoi semplicemente essere libero di dirmi che è il mio turno.

Poi ci sono serate come quella di cui sto raccontando, ed eccolo il mio turno. Sono io che ascolto, che ti bacio, che ti accarezzo, e tu sciogli i muscoli, i lineamenti si rilassano e gli occhi sono lucidi perché non te lo aspetti. Pensi che non ti sia dovuto come d’altronde non lo penso neppure io. E’ un regalo. Siamo semplicemente noi, a fare sesso senza fare sesso, con gli occhi eccitati, le labbra eccitate, i pensieri eccitati. Infine ti addormenti, tra le mie braccia, e sono io a cullarti, e ti amo, senza retoriche romantiche. Ti amo e basta. E tu ami me.

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Comments

  1. Una storia meravigliosa, di amore vero, che non ha bisogno di bugie, di tradimenti o di altre persone. Solo due persone, che si amano in modo vero, completo e raro.
    È stato un piacere leggerti!

  2. mi sono venute in mente ..le parole di una canzone.”un amore così grande…un amore così..”

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