Una donna è appena stata condannata per aborto nel Regno Unito

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Oggi (04-04-2016), nel Regno Unito, una donna è stata condannata per aborto. Un’idea terrificante – un’idea che da tempo dovrebbe esser stata relegata alle documentazioni d’archivio storiche, ma che purtroppo è attualissima nel 2016 per una donna nord-irlandese.

La donna, di 21 anni, è stata dichiarata colpevole dall’Alta Corte di Belfast e condannata a tre mesi di reclusione con sospensione condizionale di due anni. La sentenza è stata pronunciata alla luce di una legislazione obsoleta approvata al tempo della regina Vittoria, rimasta intatta per oltre 150 anni nello statuto dell’Irlanda del Nord.

Questa legge rende l’interruzione di gravidanza reato penale, punibile con pene fino all’ergastolo, applicabili anche in caso di stupro o di impossibilità di sopravvivenza del feto alla nascita per via di disabilità particolarmente gravi.

I dettagli riguardanti il “crimine” di questa donna, presentati all’attenzione della Corte, rivelano un incubo straziante. All’età di 19 anni, si era trovata a vivere l’esperienza di una gravidanza indesiderata. Aveva tentato disperatamente di risparmiare soldi per recarsi in Inghilterra e abortire, ma senza successo. Rimasta senza scelta e bloccata in Irlanda del Nord, acquistò su Internet delle pillole abortive e praticò l’interruzione di gravidanza in casa. I suoi coinquilini trovarono utensili macchiati di sangue e resti fetali in un cestino dell’immondizia e la denunciarono alla polizia.

La storia di questa ragazza è semplicemente tremenda e nessuna persona di buon senso potrebbe esentarsi dal provare empatia nei suoi confronti. Ma questo non ha impedito l’arresto, in perfetto accordo con la legge, né ha impedito l’accusa, il processo o la condanna.

Era solo la settimana scorsa quando Donald Trump suggeriva che andasse “punita” ogni donna che avesse infranto le leggi sull’aborto, affermazione che ha causato scandalo nel mondo. Nel Regno Unito, la sua esternazione è stata condannata all’unanimità da politici e opinionisti. Ma pare si siano dimenticati, con una facilità sorprendente, che questo accade proprio nel Regno Unito, in Nord Irlanda, lontano dagli occhi e lontano dal cuore di Londra.

L’elemento più sconcertante è infatti il tacito sostegno di Westminster. A prescindere dal contestato status costituzionale del Nord Irlanda, in materia di legislazione sui diritti umani noi cittadini nordirlandesi non siamo meno britannici di chi vive a Blackpool o a Birmingham. Westmister potrebbe facilmente revocare il divieto di aborto attraverso il pronunciamento della Camera dei Comuni. C’è pure un pretesto chiarissimo: l’Alta Corte rilevò, lo scorso novembre, che la legge nordirlandese sull’interruzione di gravidanza violava i requisiti internazionali per la garanzia diritti umani.

Il totale disinteresse dei politici britannici deriva in parte dall’indifferenza e dall’opportunismo politico. Il coinvolgimento dei parlamentari britannici negli affari dell’Irlanda del Nord non porta voti, e così si trovano spesso a chiudere un occhio su molti problemi di primaria importanza, permettendo allo Stormont di farla franca con cose che non sarebbero mai e poi mai permesse in altre aree del Regno Unito.

C’è poi da considerare l’eredità dei Troubles, la cui memoria riecheggia tra i politici britannici, per cui la politica nordirlandese rimane a tutt’oggi un argomento complesso e caotico. Molti di loro sono preoccupati di turbare lo status quo della presente condizione di pace.

La discriminazione delle donne nordirlandesi viene spesso liquidata con noncuranza, con l’argomento che non hanno che da prendere un aereo o salire su una nave per accedere ai servizi di interruzione di gravidanza in Inghilterra. Tuttavia – come dimostra questo processo – questa scelta è concessa solo alle persone socialmente ed economicamente privilegiate. Le adolescenti che non dispongono di ingenti somme di denaro si trovano sbarrata ogni possibilità di lasciare il territorio in tempo.

In realtà, le ragioni per cui Westminster trascura il problema non sono altro che scuse ridicole, assolutamente inutili di fronte al terrore delle donne nordirlandesi costrette a vivere sotto il divieto di aborto.

Il calvario giudiziario e l’orribile condanna di questa giovane donna sono assolutamente indifendibili e non dovrebbero ripetersi mai più. Va detto chiaro e forte: il silenzio dei politici britannici grida la loro complicità nella tortura e nella criminalizzazione delle donne nordirlandesi.

 

Fonte: http://www.independent.co.uk/voices/today-in-the-uk-a-woman-was-sentenced-for-the-crime-of-having-an-abortion-yet-we-act-outraged-at-a6968356.html

Traduzione: Gabriele Cavallo

Revisione: Antonella Garofalo

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