Politica sessista ed estetica delle candidate

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C’era una volta il diritto delle donne a votare e partecipare alle elezioni con delle candidature. Generalmente venivano candidate le mogli di uomini potenti o di alti funzionari di partito ma almeno facevano uno sforzo. Poi arrivò il tempo delle quote rosa, da un eccesso all’altro, ovvero quello rappresentato da donne che vorrebbero candidarsi ed essere votate solo perché donne, e non per via del loro programma politico. Allora abbiamo sottolineato che le donne sono diverse tra loro, delle quote rosa ce ne freghiamo e che di solito le donne elette sono tanto lontane da molte altre donne anche se presuntuosamente dicono di rappresentarle tutte. Nella graduatoria di femmine non facilmente candidabili abbiamo le precarie, perché una campagna elettorale costa e la politica è una cosa per ricchi; le migranti, salvo quelle integratissime con mariti italici che diventano, all’occorrenza, cuscinetti para fango dei partiti di governo; la sex worker, in special modo quella che sceglie di fare liberamente quel lavoro, e lì vorrei vedere la campagna contro innescata dalle abolizioniste; e così via.

Oggi le candidate, che tanto avevano sperato di vedere apprezzato il proprio genuino senso civico, la voglia di fare bene ai propri territori, devono essere comunque belle, telegeniche e di sicuro per nulla grasse. La grassezza sembra un ostacolo insormontabile e lì vediamo che Adinolfi si becca qualche insulto ma in generale è più che candidabile. Le donne, invece, vengono messe da parte, scoraggiate, se non sono proprio delle modelle. E’ stato così con la Bedori, del M5S, anche se dal movimento fanno sapere che il problema era un altro, ed è così, a quanto pare, anche per Tullia Moretto, del Pd. La politica non è nuova a queste sparate. Lo scorso anno a dire a Michela Murgia, candidata alla regione Sardegna, quanto fosse grassa e con i capelli bianchi erano perfino donne, alcune elettrici del Pd. E che non si dica, per favore, che questa maniera di considerare le donne in politica, come decorative, telegeniche, è iniziata col berlusconismo. C’era anche da prima.

Anni prima, se facevi politica, gli stessi compagni di partito – di sinistra – ti dicevano che eri troppo “esibizionista”, spaventavi gli elettori, troppo poco femminile, troppo lesbica. Spero ricorderete anche l’estremo opposto, ovvero quando uomini e donne hanno dato della zoccola a donne belle, molto belle, candidate per essere poi elette a varie cariche istituzionali. O sei brutta e martire o sei bella e zoccola e per arrivare dove sei arrivata l’avrai data sicuramente a qualcuno. Mai commento fu più misogino di così.

E’ normatività di stampo sessista a pranzo, cena e colazione. Domani cosa si pretenderà dalle donne? Ehi tu, non puoi candidarti perché non sei vergine. E in effetti siamo così lontani: negli anni scorsi delle segretarie di sezione, del Pd, sono state espulse dal partito perché avevano fatto servizi fotografici hard o facevano, in notturna, di mestiere le spogliarelliste. Slut shaming. Body shaming. Stigmi in grande quantità.

Cambiando parametri direi che: a non candidarsi dovrebbero essere persone autoritarie che amano dire agli e alle altr* quello che dovete fare. Persone poco intelligenti, non importa quanto competenti o dalla fedina penale pulita, perché se non hai una visione di futuro non puoi governare un bel niente. Una persona che fa politica deve immaginare il mondo di domani, progettarlo, e, con l’aiuto di chi ne ha le competenze, semmai, realizzarlo. Una visione di futuro è un’intuizione, è la capacità di offrire una prospettiva diversa. E invece, che tristezza, stiamo ancora qui a osannare la candidata perché mamma, poi sputiamo sulla candidata perché ha mostrato una foto in bikini e, dunque, troppo zoccola, poi incoroniamo la bella ma, attenzione, che non si atteggi troppo perché altrimenti risvegli il moralismo di altre donne e il sessismo di certi uomini, e, infine, sputiamo sulla brutta e grassa.

Se continua così, care donne, quello per cui state lottando, voi che amate le quote rosa (non io, ché non voto una donna che non mi è affine, e deve esserlo per questione di genere, classe, razza, identità politica), è solo uno spazio per qualche etto della vostra carne. Che almeno non vi sia moralismo, belle, brutte, magre, grasse, mollate a certa gente una bella foto in bikini che rappresenti la vostra meravigliosa imperfezione. Rivendicatela, perché se continuate a restare nascost* molte altre persone penseranno che per fare politica si dovrà essere estremamente belle. Chiedetelo ai politici uomini quanto invece poco conti la loro bellezza. Chiedeteglielo e poi fateci sapere.

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