Il tempo dei riformatori è passato: tratta e prostituzione (per scelta) non sono la stessa cosa

apoyando-a-las-vc3adctimas-de-tratadi “El Estante de La Citi”, 7 marzo 2016

traduzione di Grazia

“L’arma principale per combattere la tratta è sensibilizzare i clienti”

Chi parla di penalizzarli?

Gli uomini [che pagano per questi servizi] non pensano di andare incontro a queste situazioni, perché sono abituati al solo a donne che sorridono e non raccontano nulla evidenzia lo studio. Per questo, i dati ci aiutano a dire che  serve parlare con i clienti. Perché larma per combattere la tratta è sensibilizzarli (non penalizzarli).

É quanto riferisce Carmen Meneses, una delle ricercatrici che ha contribuito al documento intitolato Appoggiando le vittime di tratta, secondo l’articolo pubblicato da El País[1]. 

Il cliente è il primo a poter dar lallerta, per questo il suo ruolo è così importante ha avvertito Meneses, secondo la notizia diffusa dall’agenzia EFE[2]

Com’è diversa questa rappresentazione del ruolo del cliente nella lotta contro la tratta rispetto a quest’altra:

Delegittimazione sociale e pubblica, carcere e multe. Questa è la risposta che il Gruppo Municipale di Ganemos Palencia esige per tutti gli abitanti di Palencia che si avvalgono dei servigi delle prostitute[3].

Ganemos Palencia (formazione di cui Podemos non fa parte) è diretta da Izquierda Unida ed esprime una politica abolizionista sulla prostituzione, condivisa da molti partiti e ONG di Spagna.

Quindi chi sta difendendo i diritti delle vittime di tratta? Perché queste due proposte – la prima del gruppo accademico della Universidad de Comillas e la seconda abolizionista – sono contraddittorie. E quello che più attira l’attenzione è che un grande numero delle ONG che hanno risposto alle domande del questionario della Universidad de Comillas, in quanto agenti in prima linea nella lotta contro la tratta, sono abolizioniste e condividono l’obiettivo di Izquierda Unida: l’abolizione della prostituzione attraverso la applicazione in Spagna del “modello svedese”, ovvero la penalizzazione dei clienti.

Il documento, che si può scaricare qui http://bit.ly/1TWpNFI, è stato elaborato da ricercatori dell’Universidad Pontificia Comillas ICAI-ICADE per la Delegazione del Governo per la Violenza di Genere del Ministero della Sanità, dei Servizi Sociali e dell’Uguaglianza. E questi sono i riferimenti che fa del cliente:

In definitiva, c’è una parte importante degli uomini che pagano servizi sociali che collaborerebbero e aiuterebbero le donne che esercitano la prostituzione forzatamente o che sono vittime di tratta. In alcuni casi se conoscessero la realtà di molte donne che esercitano la prostituzione le aiuterebbero. Per questo, varrebbe la pena realizzare una campagna di sensibilizzazione contro la tratta adattata alle circostanze dei clienti della prostituzione, affinché sia il più efficace possibile. (Pag. 151)

”É necessario disegnare e pianificare una campagna di informazione e sensibilizzazione contro la tratta. Nelle inchieste e nelle interviste realizzate nello studio si osserva che gli uomini che risiedono in Spagna hanno sentito parlare della tratta ma non conoscono il delitto di per sé e percepiscono solo un tipo di prostituzione: quella volontaria. Le campagne dovrebbero dirigersi a tre tipi di collettivi maschili in forma differenziata, cosicché i messaggi abbiano contenuti opportuni e siano più efficaci: 

  • in primo luogo a uomini della popolazione in generale, che abbiano sentito parlare in maniera superficiale della tratta attraverso i mezzi di comunicazione;
  • in secondo luogo, ai giovani a partire dai 17 anni, che è l’età in cui di solito cominciano a fare uso di servizi sessuali a pagamento perché si considera un rito di acquisizione di mascolinità. Questi giovani subordinano la socializzazione alla mercificazione delle relazioni sessuali e affettive;
  • in terzo luogo, ai clienti della prostituzione, offrendo loro uninformazione precisa sui differenti aspetti (tratta, salute, necessità di protezione durante le pratiche sessuali). 

Ai tre gruppi si deve offrire una informazione neutra, rigorosa e precisa in modo che se hanno l’opportunità di aiutare una vittima di tratta sappiano come farlo. (Pag. 189)

É evidente che le stesse informazioni contenute nel testo stiano implicitamente screditando la penalizzazione di clienti come forma per combattere la tratta, e questo è coerente con gli studi che dimostrano come la penalizzazione dei clienti in Svezia ha significato piuttosto una ulteriore difficoltà nella lotta contro la tratta.

Come dicono le ricercatrici Susanne Dodillet y Petra Östergren nel loro lavoro sulla Legge della Prostituzione svedese[4]:

Per quanto riguarda i clienti, sembra che ora siano meno proclivi a collaborare come testimoni nei casi in cui sono processati protettori che sfruttano il lavoro sessuale di altr*, perché attualmente si sentono loro stessi colpevoli di un delitto. 

Altra pratica che è stata introdotta surrettiziamente in Spagna con la forma delle ordinanze municipali, al margine della legislazione statale, come è appunto la penalizzazione delle prostitute per strada (e a volte dei loro clienti) merita tale considerazione nello studio, nella sezione “necessità delle vittime”:

Esistono città dove si arriva a sanzionare lesercizio della prostituzione in strada. Le conseguenze per loro (le prostitute ndt) sono terribili, soprattutto per le vittime di tratta, perché la multa si somma al debito che hanno nei confronti dei loro sfruttatori, cosicché devono aumentare le loro entrare attraverso la prostituzione, a costo di opzioni non desiderate o che pregiudicano la loro salute.

É dunque evidente che i mezzi che propongono “gli abolizionisti” della prostituzione rendono difficile la lotta contro la tratta, danneggiano gli interessi delle vittime e favoriscono solo quelli degli sfruttatori.

Come è possibile che organizzazioni che si dichiarano nemiche della tratta di persone e che hanno anche collaborato alla elaborazione di questo studio, propongano mezzi tanto controproducenti per gli obiettivi che dicono di perseguire?

La spiegazione si incontra nello stesso documento:

Due modelli teorici coesistono nelle ONG che lavorano in contesti di tratta e sfruttamento sessuale: 

  1. quello che sostiene la loro entità, impregnato della filosofia identitaria che incornicia i loro valori, credenze e modo di agire;
  2. quello che si relaziona e centra la sua attenzione sulle donne vittime di tratta.

Questa filosofia identitaria che incornicia i loro valori, credenze e modo di agire è, nel caso di alcune di queste organizzazioni, una agenda morale, religiosa o ideologica che suppone la condanna della prostituzione come un male in sé e la stigmatizzazione delle donne che la esercitano come donne affette da qualche tipo di disabilità mentale che fa si che siano incapaci di prendere decisioni liberamente e debbano, pertanto, essere tutelate come i minori o gli incapaci per decisione giuridica.

Questa doppia agenda, quella della lotta contro la tratta (che implica ricevere fondi pubblici per il mantenimento dei servizi che offrono, sia attraverso sovvenzioni per lo sviluppo di programmi propri, sia attraverso alcune forme previste dallordinamento giuridico per la gestione dei servizi pubblici – pag.12) e quella della lotta contro la prostituzione (in applicazione delle loro credenze particolari) suppone una contraddizione, come abbiamo visto nei paragrafi precedenti, che si manifesta con crudezza quando leggiamo nel documento:

In generale quasi tutti i servizi con progetti di aiuto alle vittime di tratta implicano labbandono della prostituzione, fra le altre motivazioni, perché risulta più difficile offrire loro protezione se stanno esercitando la prostituzione giacché possono essere identificate con maggior facilità. Questo è un problema che hanno rivelato informatori di diverse province. 

Però c’è un problema economico. Ovvero, una ragazza che sta spendendo 3000 , che sta guadagnando 3000 , che abbia unasoprattutto nel caso delle sudamericane, che abbiano a carico una famiglia nel loro Paese dorigine, se vanno in un centro di protezione, guadagneranno zero. Soprattutto lì dovrebbe esserci abbastanza controllo(Poliziotto)

E in questo senso, quando le ragazze sporgono denuncia, non vogliono smettere di esercitare la prostituzione perché devono mandare denaro al loro PaeseQuesto è il caso, che si presenta usualmente con ragazze, principalmente, nigeriane. E le ONG non le accolgono se continuano a esercitare. Pertantoquesto è a loro chiarissimo ed è una norma del centro di protezione’ (Poliziotto)(Pag 118)

Quello che “per loro è chiarissimo ed è una norma del centro – ovvero di alcune organizzazioni – è che l’obiettivo fondamentale è estirpare la prostituzione e non proteggere le vittime di tratta, e per questo non esitano a usare i mezzi che lo Stato ha posto a loro disposizione con questo ultimo fine per molestare le donne che vogliono praticare liberamente il loro lavoro – già libere dai loro sfruttatori – per provvedere alle loro necessità e a quelle delle loro famiglie. “O sotto la nostra protezione e senza prostituzione, o con prostituzione e sotto la ‘protezione’ degli sfruttatori”, sembra essere il loro slogan.

Finché non sarà chiaro che non è la stessa cosa vendere servizi sessuali – in base al diritto che hanno tutte le donne – e essere vittima di estorsione e sfruttamento da parte di terzi, non si potrà combattere efficacemente la tratta. Perché solo difendendo i diritti umani e lavorativi delle lavoratrici del sesso, e combattendo con tutti i mezzi ‘lo stigma della puttana’, offrirà loro gli strumenti affinché loro stesse possono raggiungere l’emancipazione.

Bisogna diffidare profondamente della prospettiva paternalista che priva le vittime della loro caratteristica umana più essenziale, la capacità di decidere, per utilizzarle al servizio di agende morali e religiose che non hanno nulla a che fare con la difesa dei diritti umani ma molto con la loro violazione.

Il tempo dei riformatori per donne è passato.

[1] http://politica.elpais.com/politica/2016/02/19/actualidad/1455886808_324206.html

[2] http://www.elmundo.es/sociedad/2016/02/19/56c6f6fc46163f91788b45e5.html

[3] http://www.elmundo.es/sociedad/2016/02/19/56c6f6fc46163f91788b45e5.html

[4] https://elestantedelaciti.wordpress.com/2016/02/17/la-ley-de-compra-de-sexo-sueca-exito-proclamado-y-resultados-documentados/

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