Il pig shaming contro gli uomini sessuati

Lui scrive:

Cara Eretica,

seguo da molto tempo il tuo blog ma è la prima volta che cerco di scriverti qualcosa sul mio conto, quindi dopo vari tentennamenti eccomi qui davanti al computer a cercare di tirare fuori qualcosa di sensato dalla mia testa. Dicono che scrivere aiuti a riorganizzare la mente ed ad allontanare certe paure, dunque questo messaggio partirà come sfogo personale per poi arrivare ad una riflessione in merito ad alcune perplessità che mi sono giunte leggendo alcuni dei tuoi post.

Sono uno studente universitario di 23 anni e più di dieci anni fa, all’arrivo della pubertà, ho avuto quello che gli psicologi chiamano in termine tecnico un disturbo di controllo degli impulsi sessuali. In pratica succedeva sovente che in pubblico, mentre gli ormoni impazzivano in tutto il mio corpo, mi trovassi a masturbarmi incurante degli occhi altrui, il più delle volte durante le ore di lezione a scuola. Questi episodi sono scomparsi poco dopo, ma gli strascichi me li sto effettivamente portando dietro ancor’oggi che ho cambiato città per motivi di studio, e nonostante abbia cominciato anche a frequentare dei collettivi femministi. Non solo ho dovuto subire episodi di bullismo e di stigma sociale, ma tutto ciò ha portato a distruggere irrimediabilmente la mia autostima ed il rapporto con la mia sessualità e la mia affettività. Fatto sta che alla mia età non sono ancora riuscito ad avere una relazione sentimentale con qualcuno, e men che meno sessuale.

Non che non avessi voluto; continuo ad amare il sesso, che sia “puro” o “sporco” (qualunque cosa voglia dire), e continuo a provare eccitazione davanti ad un rapporto etero ed omosessuale. Ma il problema è che inconsciamente continuo a considerare i miei desideri come sbagliati, malsani, inaccettabili. Per questo problema frequento da tempo un assistente psicologico, ma se scavo a fondo della mia personalità mi rendo conto di una cosa: anche se supporto le istanze della comunità LGBT, anche se sono favorevole ad un espressione della sessualità più libera e consapevole da parte di tutti, confesso che nel mio essere più nascosto io odio la mia libertà. O per essere più precisi, ne ho una paura matta. Ho paura di quello che potrei fare e della solitudine che comporta, e mi rendo conto che di fronte alla libertà e alla serenità che gli altri/le altre provano nei confronti del proprio corpo e della propria sessualità, io provi solo invidia. E da questa invidia non riesco a tirare fuori altro che odio verso me stesso e verso gli altri.

Ma non è solo di me stesso che voglio parlarti, la mia particolare relazione con il sesso mi ha portato a prestare più attenzione al modo in cui si relazionano gli altri, sia maschi che femmine. Il punto è che spesso leggendo gli articoli, le confessioni e i commenti postati sul tuo blog sembra che il genere maschile abbia una libertà sessuale molto maggiore rispetto a quello femminile, ma la mia esperienza e quella degli altri mi ha portato a maturare un’opinione per cui le cose non stanno proprio così. Per ritornare al tema della masturbazione, nessun ragazzo della mia generazione è stato cresciuto nella giusta consapevolezza nel praticare l’autoerotismo; il fatto che se ne parli non la rende una pratica più accettata, soprattutto se viene trattata con un senso di scherno e di vergogna. Nonostante ciò, anche in un paese bigotto e conservatore come quello dal quale provengo, le ragazze non hanno mai avuto problemi a praticare la masturbazione e a sviluppare la propria sessualità.

E potrà sembrare strano, ma in passato le relazioni sessuali libere non erano ben tollerate nemmeno per i maschi. Si, certo, una volta c’erano i bordelli e spesso capitava che i padri portavano i propri figli ad avere il loro primo rapporto sessuale con una prostituta, ma bisogna tenere a mente che erano riti di iniziazione per cui la loro vita sessuale doveva consumarsi preferibilmente entro la cornice del matrimonio. Questo fino a pochi anni fa; mio padre doveva nascondere le scatole di preservativi per non farsi beccare dai genitori, altrimenti rischiava di subire violenze fisiche. Ancora, molto spesso in questi ambienti si parla della stigmatizzazione che una donna deve subire per aver condotto uno stile di vita sessuale “promiscuo”, quello che viene definito con il termine inglese “slut-shaming”. Dai discorsi portati avanti in questo blog sembra che i maschi siano esenti da questo problema, ma non è assolutamente così!

Quante volte ho dovuto sentire le diffamazioni e le calunnie verso i ragazzi che facevano sesso con molti partner, sopratutto da parte delle ragazze! Quante volte vengono derisi e sbeffeggiati dalla società e dai media come dei poco di buono! Quante volte ho dovuto subire io delle calunnie solo perché ho affermato di andare nei locali anche per guardare e conoscere belle ragazze, quasi sempre da quei collettivi che a parole dicevano di combattere l’onta della sgualdrina! Con questo non voglio dire che i problemi che ogni giorno subiscono le donne debbano essere sottovalutati, ma il mio consiglio è di guardare le cose con un punto di vista più ampio e di comprendere meglio quel sistema di controllo dei corpi per cui tanto si combatte.

Non so se questo mio sfogo varrà la pena di essere pubblicato, ma l’unica cosa che volevo era di mettere per iscritto le mie considerazioni. Per questo ti ringrazio per il tempo che mi hai concesso.

Buon lavoro, e buone scopate!

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Comments

  1. Secondo me tutto sta nell’essere per lo meno non ipocriti e non sessisti.
    Una persona può decidere di accettare e rispettare la promiscuità sessuale o decidere di non farlo, quello che personalmente mi infastidisce é il “2 pesi e due misure”.
    Che spesso i maschi siano definiti “porci” é vero, ma raramente vengono scansati per questo. Anzi, spesso attirano ancora di piu le donne, che sperano di coronare la propria fantasia da romanzetto rosa trasformando l’uomo in questione da persona promiscua a innamoratissimo monogamo.
    Una donna promiscua invece viene allontanata. Di uomini che sognano di salvarla dalla sua perversione con la loro straordinaria virilità ce ne sono pochi.
    La differenza secondo me sta in questo.
    Onestamente non ci vedo nulla di male in una persona che prova disgusto per la promiscuità sessuale. Io per prima lo provo. Ma credo che sarebbe almeno onesto e non ipocrota provarla per entrambi i sessi, non solo per uno dei due.
    Una volta una mia amica mi disse che il sesso per una donna deve essere necessariamente legato all’amore e (nello stesso contesto) che considererebbe normale perdonare un tradimento da parte di un uomo, perché per un uomo é normale voler far sesso con più donne possibili, fa parte della loro natura.
    Ecco. Questo “due pesi e due misure”, anche a distanza di anni, lo sento ancora come un pugno nello stomaco!!

  2. Personalmente, ho sempre pensato che l’idea di considerare gli uomini come persone che hanno in mente solo e sempre il sesso sia offensiva: gli uomini sono molto di più (e poi non ci vedo niente di male se uno o una ha tanta voglia…).
    Poi ho pensato che la verità è che anche le donne possono avere in mente sempre il sesso, quindi la prima considerazione era un’ipocrisia o una fallacia; poi ho pensato che possono esistere persone che pensano soprattutto ad altro. Insomma, in generale, le persone sono molto di più di come la società vuole a tutti i costi ‘classificarle’. Ad oggi, penso che il problema sia sempre quello: l’ansia da classificazione, l’ansia di normalizzazione, l’ansia di giudizio, l’ansia di controllo, l’ansia di imporre la propria visione del mondo e i propri gusti. Non possiamo vivere ognun* come vuole, senza tutte queste ansie?
    Un abbraccio

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