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#SlutPride: io sono femminista perché libera!

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Lei scrive:

Cara Eretica, ti leggo da molto, ma solo ora ho trovato il coraggio di condividere la mia storia, che forse non è una storia, ma un elenco di avvenimenti. La invio in merito alla rubrica #SlutPride, per condividere la mia esperienza.

Ho ventun’anni. Un’età in cui non sai se sei già donna o ancora ragazza; delle volte cammino e mi capita di specchiarmi e vedermi adulta, con occhi sagaci e passo deciso, ma allo stesso tempo mi ricordo della fragilità a cui mi espongo, la sera, sotto le coperte, quando mi sento bambina.

Vivo tra boschi sacri e paesi medievali, l’aria è pulita ed il cielo stellato. Non c’è nulla da fare, il paese è quasi disabitato, riempito solo dai pellegrini che in milioni si riversano come formiche, ogni anno, al santuario. Qui si cammina tra il sacro e profano, per le strade, incontri prima il gruppo togato di fraticelli missionari, e poi i bravi ragazzi che tirano coca tutto il fine settimana. Fiumi di alcol e droga scorrono tra le dita, nessuno è risparmiato, adulti e ragazzini ammazzano il tempo così. La realtà di provincia è opprimente e la crisi è profonda, i soldi non ci sono, la città è vicina, ma i piedi e la volontà non bastano.

Ho ventun’anni e sono Donna.

Non mi sono mai vergognata dei miei desideri e delle mie pulsazioni. Ho sempre vissuto profondamente le leggi che il mio corpo dettava. Non lo amo sempre, anzi, mi ha flagellata per molti anni e per molti anni ancora lo farà, vessata sotto la dittatura del cibo, voluto, odiato, sputato, bruciato, vomitato, ingurgitato, costretta ad ore ed ore di terapie, farmaci e quant’altro, mi ha catapultata in un atroce vortice di dismorfia costante, insicurezze e pantaloni troppo stretti, cosce che si toccano. Allo stesso tempo però mi ha fatto piangere quando il ciclo non c’era perchè il peso era poco, e poi quando c’era perchè malato. Odio il mio corpo, ma lo venero. Il vero mistero della fede, per me, è questo. In questo corpo così imperfetto, contenitore di un essere pensante ancora più deformato, ci sono cervello, cuore ed utero.

Ho scoperto il sesso molto presto. Avevo quattordici anni, ma non ne ero intimidita, sapevo cos’era e non lo temevo. Probabilmente il merito lo devo dare alla mia variopinta famiglia, dove tutto è stato sempre molto fluido e deciso, pacato e duro, dove dopo le porte rotte ed il sangue, c’era il bacio ed il riso, dopo il distacco, c’era di nuovo amore, le urla e poi la notte, il divorzio, le donne straniere di mio padre, gli uomini nullafacenti di mia madre, le donne insicure di mia madre… Ero pronta e non temevo il sesso oscuro, quello maschile, diverso e minaccioso, lo avevo già visto tra le gambe del mio fratellino, la nudità non era stata nascosta e la porta del bagno non è mai stata chiusa a chiave, e poi quello non era un pene, ma il ragazzo che all’epoca amavo ( io avevo quattordici anni, lui venti, io non sembravo più grande e lui non stava commettendo reato, mi stava insegnando ed io stavo imparando a volere bene ad una persona; lui fece lo stesso con me, nei successivi anni della mia adolescenza travagliata). Venni svezzata sul letto della mia cameretta, non ci fu sangue né dolore. Presto, il sesso divenne una costante ricercata, dovevo comprendere, scoprire, sbagliare, vincere timori ed insicurezze, ero piccola, ma ne avevo la necessità. Divoravo libri, non toccavo cibo, non mi saziavo mai di sesso. Ho conosciuto il sesso dolce, quello più rude, quello fatto in silenzio perchè c’era gente al di là della porta, quello in macchina, quello dopo una canna, il sesso orale ricevuto e dato, il sesso negli sgabuzzini e nei giardini. Lo anelavo, avevo bisogno del contatto, della pelle sopra il mio corpo, desideravo stare nuda anche se odiavo il mio corpo, avevo bisgono dell’odore acre del sesso finito, ebbi degli orgasmi. Dopo cinque anni di una relazione nata per gioco e poi divenuta importante perchè basata sulla condivisione di piccole gioie adolescenziali e grandi dolori adulti, l’aiuto e la sintonia nel sesso, sentivo che dovevo essere libera. Mia sorella si era ammalata gravemente e io dovevo respirare.

Forse è stata un’introduzione prolissa, ma ora posso dire che si, anche a me hanno detto puttana ed io ho sorriso.

Uscita dalle superiori ho passato due anni di incertezze, blocchi, paure, inizi e brusche frenate, i chili scendevano e poi salivano, università iniziate, cambiate, interotte, lavori estenuanti e pochi soldi, mi sentivo un fallimento e stupida. Continuando a cadere, a ferirmi, a leccarmi le ferite, a nascondere le lacrime, piano piano ho sentito un anelito di vita, un fuoco dentro che non si era spento. Nel frattempo non feci più sesso, il mio cervello si era spento. Per me il sesso è profondamente fisico, ma anche terribilmente ascetico, e senza mente non riuscivo a trovare il desiderio.

Dopo un anno in cui non toccavo un ragazzo e non mi toccavo, sentii che era arrivato il momento. Fu la prima volta che feci sesso con un altro, che non era il mio ex. Ero spaventata, temevo di non essere: abbastanza bella, brava, magra; temevo di essermi dimenticata. Invece, all’interno di un giardino incolto di una parrocchia, in una notte di un’estate non troppo calda, ritrovai il mio fuoco e sentii i cavalli scalpitare.

Gli uomini che si sono susseguiti dopo la mia “seconda volta”, sono molti e non me ne vergogno. Ho fatto sesso in ogni vicolo del mio paese, nei campi della campagna circostante e nei boschi delle montagne vicine; ho fatto sesso nelle macchine, sotto i lampioni, sulle scale, contro gli alberi, a terra, su letti di genitori sconosciuti, nell’ingresso di palazzi signorili, tra l’odore di candele e di erba, ho fatto sesso nelle discoteche dal sapore di fumo; mi sono sbucciata le ginocchia, bruciata la pelle, graffiata la schiena. In tutto questo non vedevo il male, né il peccato, me ne fregavo di chi mi diceva hai solo paura di amare, ti stai buttando via, consumando, ti stai regalando, ed i ragazzi che mi dicevano, con te è diverso, perchè ti piace e non te ne frega nulla. Tutti i commenti negativi li ho sempre ricevuti dalle donne. I ragazzi ( e gli uomini ) con cui sono stata hanno sempre percepito il mio inconscio desiderio di scoperta, scoperta del sesso, della vita, dell’atto. Quasi tutti mi hanno definita libera ed io porto con me il ricordo di quei complimenti come fossero stati dichiarazioni d’amore. Non volevo coccole post-coito, non volevo chiamate il giorno dopo, né tanto meno numeri, non mi interessava se erano fidanzati, sposati, se avevano figliato o no, io volevo solo godere e far godere, non regalavo nulla di mio, se non il mio orgasmo, ma mi prendevo il loro.

Sono stata con ragazzi inconcludenti, disoccupati, tossici e spacciatori; con quello incontrato al bar, e con quello incontrato in discoteca strafatto di ectasy, sono stata con il bravo ragazzo della Bocconi, con lo studente Erasmus spagnolo, il cocainomane quarantenne in procinto di matrimonio, l’artista di strada slovacco che aveva una figlia, una moglie ed un’amante poliziotta, il ragazzone inglese e quello tedesco, l’amico dell’ex, i baci rubati all’amica bionda e bellissima…..

Mi hanno chiamata Strega, mi hanno detto che quelle come me qualche secolo fa le bruciavano.

Mi hanno chiamata Troia ed io ho sorriso.

Ora sono innamorata, provo amore per la prima volta, desidero la persona ed il sesso, amo da morire e vorrei un bambino con i suoi occhi e le mie lentiggini, mostro lui le mie insicurezze e le mie paure, lui mi PROTEGGE DA ME STESSA ed io TROVO FORZA IN ME STESSA. Con il suo aiuto (ri)trovo la mia indole guerriera. Ho stravolto tutto della mia vita, pensavo di non essere fatta per le relazioni, che la libertà fosse tutto, che io fossi l’ombelico del mondo. Ho abbandonato la mia dimensione puramente egocentrica ed egoistica, ma non per questo ho incatenato la mia mente ed il mio corpo. La mia libertà è anche quella di concedermi e lasciarmi possedere nell’anima.

Sono andata contro tutti sempre, sin da quando ero bambina e litigavo con le maestre perchè il grembiule era inutile e mi faceva soffocare; sono andata contro il mio corpo facendolo deperire ed atrofizzando le mie ovaie lente e poi riempendolo di cibo sino a scoppiare; sono andata contro i miei genitori perchè li amo, nonostante tutto; sono andata contro la mia piccola realtà perchè prima mi sono scopata tutti ed ora non sono rimasta sola, come il caro vecchio stereotipo vuole. In realtà nessuno mi ha raccolto per strada e salvata, bensì ci siamo trovati in un calda notte di ciò che doveva essere solo sesso… e quindi, anche dal sesso rude e violento può nascere qualcosa, se ciò deve accadere.

Tutto ciò per dire che sì, mi hanno chiamata Puttana, che sì, ho sorriso; che sì, mi piace scopare, godere e piacere, che sì mi hanno detto che sarei morta bruciata in un’altra epoca; che sì, forse siamo tutte Streghe; che me ne infischio dei giudizi, i preconcetti e le razionalizzazioni, il mio corpo mi ha segnata, mi ha mutilata e glorificata; che sì, ora amo un uomo dell’età di mio padre e vorrei diventare madre, che sì, non mi vergogno e piano piano sto incominciando ad amarmi ed a sentermi sempre meno una bambina sotto le coperte.

Io sono Femminista, perchè sono Libera e se questo include tutto il resto ben venga, ne sorriderò.

Grazie.

Leggi anche:

#SlutPride: viva il sesso, viva la libertà!

#SlutPride: racconto la zoccolaggine, alla luce del sole!

#SlutPride: mi piace godere!

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