Dell’essere sempre e comunque donne anormali

Lei scrive:

Ciao Eretica,

Scrivo e commento spesso sulla pagina fb di abbatto i muri perché per fortuna o purtroppo sono femminista fin dall’infanzia e non riesco a non incazzarmi ogni giorno per qualcosa.

Cerco di farla breve (ma temo non ci riuscirò) così anche qualora ne farai un post non devi far mille tagli. Vivo da sola all’estero da quasi tre anni e da due provvedo a me stessa in tutto e per tutto. Nelle società in cui sono inserita (e direi ormai del tutto integrata) la sostanziale parità fra i sessi è quasi data per scontata. Talvolta talmente tanto che quando parlo di italiani che vivono qui o di cose che succedono in Italia incontro molte facce basite (i miei amici dicono sia un paese fascista e temo sempre più abbiano ragione).

Stamattina nel gruppo whatsapp di cui fanno parte quasi tutte le donne della mia famiglia mia cugina ha avuto un’uscita che mi ha lasciata fra l’incazzata e l’intristita.
Mia zia ha postato un meme in cui si vantano le doti rilassanti dello shopping, dicendo che le piacerebbe farlo tutti i giorni. Ero in pausa dopo tre ore di lavoro (nb. Lavoro in un negozio dentro ad un un enorme centro commerciale) e avevo da poco avuto a che fare con una serie di clienti uno più rompipalle dell’altro, pertanto vedendo quel meme non ho potuto trattenermi dal dire che lo shopping rilassa chi compra ma non chi vende. A quel punto una mia cugina ha ribattuto che le persone cui saltano maggiormente i nervi sono i mariti, e soprattutto ai loro portafogli.
Siccome non c’è limite al peggio, quando le ho risposto che dubitavo della veridicità della cosa mi ha detto che è solo perché non sono sposata (in inglese dire “she was condescending”. Che, per la cronaca, non è un complimento).

Faccio notare che la suddetta cugina lavora. Guadagna molto meno del marito, ma lavora. Un discorso del genere lo capisco quando è fatto da mia madre e dalle sue amiche, che sono casalinghe, ma non da una donna che ha un lavoro e un suo reddito seppur molto ridotto. Soprattutto, quel che mi urta è il fatto che mia cugina, ma molte altre donne come lei, pensino che una volta che abbiano un compagno -o meglio, UN MARITO, sia mai che convivi…- debba per forza essere costui ad amministrare il patrimonio ed aprire il portafogli quando si tratta di fare spese (di qualsiasi tipo). Per poi lamentarsi se lui brontola o si incazza. È così assurdo nel 2016 pensare che il partner (o la partner) non sia uno dei nostri genitori ma una persona con cui avere un rapporto da pari, anche dal punto di vista della gestione delle finanze?
Ma poi, perché mai io dovrei cambiare idea qualora mi accoppiassi? È stato proprio quel tono condescending a irritarmi. Sono single e non posso capire. Non ho figli e non posso capire. Sono una donna anormale (perché ai vestiti preferisco i concerti, non sogno ma nemmeno penso al matrimonio, non me ne frega di esser percepita o meno come “femminile” e non esprimo odio per le altre donne solo perché non sono me) e non posso capire.
Seguitano a non capire perché io stia bene a 1500km dal luogo di origine e mi senta finalmente a casa quando non si rendono conto che uno dei motivi è che qui il mio modo di vedere le cose non è anormale. Anzi, ad essere assurda sarebbe l’idea espressa da mia cugina.
So che potrei far finta di niente per il quieto vivere (come suggerisce mia madre), ma faccio sempre più fatica a relazionarmi con questo tipo di mentalità e col fatto che mi debba sempre autocensurare pena venir trattata da bambina petulante. Ho trent’anni, non dodici, cazzo.

Non se questo sfogo merita la pubblicazione ma avevo davvero bisogno di condividerlo, anche perché non posso sempre far due orecchie così ai miei amici (perlopiù maschi. Perlopiù etero).

Buona serata (non dico weekend perché per me weekend= inferno),

F.

Comments

  1. Secondo me conviene proprio lasciar perdere. Certe mentalità non prevedono altro modo di vedere le cose , figurati se da parte di una donna . Io stessa sono quella che non può capire perché non ho figli, e beata me che non ho un marito (da accudire) , per poi essere quella a cui serve un uomo che la diriga nella retta via. Che a comprendere come io riesca , all’età di 40anni , a gestirmi senza il comando di un uomo, e a sopravvivere alla sua mancanza se lo chiedono in troppi . E, piccola osservazione del tutto personale , questi discorsi urticanti mi vengono sempre fatti da donne insoddisfatte della loro vita.

  2. io mi incazzo soprattutto con quelle che si lamentano dei mariti e di quello che fanno ma poi appena lui dice una roba anche se sono contrarie gli danno ragione.magari anche contro le loro figlie.mia madre e quel tipo di donna.mio padre se n e sempre strafregato della famiglia.e lei non fa altro che lamentarsi.anche quando lui in
    sulta me per vari motivi lei gli da ragione perche se no si incazza.come atteggiamento mi da fastidio.

  3. Questo modo di pensare, “non sei x… non puoi capire, non sei y… non puoi capire” mi dà sui nervi! Perché poi chi ti fa questi discorsi è la stessa persona che appoggia/approva/partecipa ai vari family day passando la vita a fare proprio quello che predicano agli altri di non fare: decidere per tutti come se il loro modo di percepire il mondo e la vita sia il solo e unico! Esempio, ti dicono non sei madre non puoi capire, però possono andare in piazza a dire che che gli omosessuali sono contronatura e non possono adottare bla bla. Non si meriterebbero un bel “non sei gay, non puoi capire”?
    E sul mantenersi/farsi mantenere, siamo proprio ancora nel medioevo. Ne ho sentito storie di ragazze che hanno lasciato anche il lavoro, tanto sono sposate… tanto il marito guadagna… tanto… tanto. E la tua indipendenza? Io pagherei oro per poter essere indipendente e non precaria e per non dover dire grazie a nessuno. I compagni/mariti/fidanzati non sono i nostri bancomat personali, ma cosa ci vuole per capire che quel genere di comportamento è assimilabile alla tanto vituperata “prostituzione”?!

    • Non sono d’accordo sull’ultimo concetto. Io ho dovuto non lavorare per un intero anno mentre ero sposata. Mia madre mi piombava in casa chiedendomi quando la finivo di fare la mantenuta di mio marito che,compiaciuto,annuiva. La scelta (obbligata) per me di lasciare il lavoro era stata decisa da me e mio marito , sapevamo che per un anno il mio stipendio non entrava , e non c’erano scelte. Una mia amica invece ha scelto , con l’arrivo della seconda figlia di non lavorare più .Il marito guadagna bene e , conti alla mano , potevano permettersi una sola entrata. Lei ora gestisce casa e figlie,lui lavora .Un rapporto alla pari,in cui nessuno prevarica l’altro. Nel mio caso ero la mantenuta, una put.t.ana . Nel caso di questa mia amica suddivisione dei compiti tra coniugi, Dipende come la si vede.

      • Ma infatti se avessi letto con più attenzione il mio commento:1) il mio commento è fatto in riferimento e alla testimonianza del post; 2) quando dico “questo genere di comportamento” mi riferisco a cosa ho scritto poco prima, situazioni di donne che lasciano il lavoro e rinunciano alla propria indipendenza economica perché “tanto sono sposata… tanto mio marigo guadagna”, e ce ne sono, eccome! Tu parli di scelta obbligata nel tuo caso (che non è in discussione qui) e di scelta nel caso della tua amica su cui potrei anche dissentire per vari motivi perché le scelte, seppur condivise, vanno fatte anche restando con i piedi per terra (traduzione: i lavori si perdono, i soldi si spendono, la gente muore, le situazioni cambiano, separazioni e divorzi sono all’ordine del giorno, nulla è scritto del futuro di nessuno).

        • Il punto è che puoi benissimo decidere di mollare il lavoro perché lui guadagna, basta che poi non scassi le palle ogni dannato giorno perché non sei libera di spendere i soldi come vuoi tu, perché lui fa delle spese che non condividi, e qualora dovessi trovarti col culo a terra non venissi a piangere miseria. Ed è pieno (purtroppo) di persone che fanno così. Vuoi farti mantenere? Ok, ma metti in conto che l’ultima parola su come spendere i soldi ce l’ha chi quei soldi se li guadagna. Che poi è il principio per cui ci emancipiamo dai genitori, per essere liber* di decidere ANCHE economicamente della nostra vita.
          Sembra seriamente che per certe donne sia impossibile concepire il rapporto coniugale senza lamentarsi quotidianamente dello stesso. E personalmente non rende la cosa tanto appealing a chi come me ha già parecchie diffidenze rispetto al matrimonio. Anzi.

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