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L’otto marzo secondo misogini e sessiste

Ho appena letto una roba che diceva “per un otto marzo dignitoso e non zoccoloso”. Questo, unito agli insulti di tante persone contro le donne giudicate “zoccole” e “cagne” perché colpevoli di dedicare l’otto marzo ad una uscita di gruppo, con le amiche, per andare a vedere uno spogliarello, mi fa pensare al fatto che serve un atteggiamento critico, da parte delle donne; un atteggiamento non legittimante di questa misoginia che usa presunte critiche femministe per insultare le donne. È vero che c’è chi critica la retorica mediatica sull’otto marzo e non ama il business costruito attorno alla giornata, ma questo non significa che le donne che vanno a vedere il maschio che si spoglia sia da giudicare “zoccola”. Ancora una volta si mette sullo stesso piano una critica femminista, contro stereotipi sessisti e l’uso delle donne per marketing di ogni tipo, con le solite tiritere misogine di maschilisti e moraliste che di femminista non hanno proprio nulla.

Allora vorrei dire che per quel che mi riguarda le donne possono celebrare la propria zoccolaggine, o cagnaggine, quanto, quando e dove vogliono. La giornata dell’otto marzo non è un funerale né il pretesto per rimettere in riga le donne entro confini prefissati da inquisitori vecchi e nuovi. Non è di certo il giorno in cui si autorizzano quell* che giudicano alcune donne sfascia famiglie, “troiette adolescenti con le minigonne, e se le stuprano se la sono cercata”. Com’è possibile leggere certe cose da parte di gente che ritiene di aver espresso un pensiero “dalla parte delle donne”? Ma chi è questa gente perfida e intellettualmente disonesta che non riesce proprio a tenere le falangi a posto e che non perde occasione di molestare le donne tutte attraverso giudizi di questo tipo? È come se attraversassimo le strade avendo attorno persone che urlano il loro non richiesto punto di vista sul nostro culo, le nostre tette, le nostre uscite, le nostre abitudini sessuali, il nostro abbigliamento.

Mi verrebbe da dire che quando l’omo virile va a spogliarelli nessuno lo chiama zoccolo. Però si sa che il maschio ha da dimostrare di essere tale al mondo intero. Invece la donna deve fare la moglie e la santa madre a casa. Che triste mondo è quello in cui altre donne, per esempio, insultano quelle che amano uscire con le amiche per concedersi anche la “libertà di fare le zoccole per un giorno”? Perché invece non lottate affinché le donne possano zoccolare tutti i giorni? Io zoccolo, tu zoccoli, ella zoccola, e noi zoccoliamo allegre e senza far rientrare la zoccolaggine entro il limite teorico della militanza femminista usato da misogini per rimetterci in riga. Dovremmo stare attente, noi femministe, a non plaudire certo genere di giudizi, a non stigmatizzare le donne, qualunque sia la scelta fatta, per quanto possa dividervi il mondo intero, perché per quel che mi riguarda, ad esempio, quello che a me non piace dell’otto marzo è l’uso istituzionale che ne fanno certe figure politiche.

L’otto marzo non è necessariamente un funerale e può ricordare le lotte di chi si libera anche per un giorno di veti e censure come le lotte di chi fa guerra contro i reazionari che vogliono la morte delle donne e degli uomini curdi. Dove c’è una piccola conquista possiamo esserci noi. Contro chi fa business di certe date e non contro le donne che lavorano entro quel business o partecipano a vario titolo. Vorreste prendervela con le cameriere che lavorano l’otto marzo in quei locali con gli spogliarelli? Ve la prendete con gli spogliarellisti che lavorano? Con le donne che vanno a farsi una pizza e una birra nei locali che celebrano la “festa” in senso consumistico?

I primi contesti che mercificano l’otto marzo sono proprio le sobrie istituzioni, quelle che giudicano le donne sempre e solo vittime da salvare e mai forti abbastanza da poter condurre le proprie rivendicazioni nelle piazze. Sono i convegni in celebrazione delle donne morte che se ne fregano di quelle vive che muoiono un po’ alla volta di precarietà e depressione grazie a chi non riconosce loro diritto a casa e reddito. Sono le iniziative, le parate, in nome delle sante martiri, agnelli sacrificali utili a chi pratica fashion victim per vendere partiti, governi, carriere politiche, professionismi di vario tipo.

Non penso di essere accomunata a tutte le donne in assoluto e né ritengo che le donne siano tutte buone e difendibili, in senso umano e politico. Mi riservo il diritto di essere in disaccordo non con la donna che va a spogliarelli, ma con quella che è reazionaria, razzista, distruttiva, negazionista circa le lotte e i diritti da acquisire. Puoi fare quello che vuoi ma sono altre le ragioni per cui non concordo, e non sono certa, giacché legittimerei un altro stereotipo, che le donne cattivissime stiano tutte in un contesto che dall’alto della mia posa femminista posso giudicare in termini classisti.

Nessun pregiudizio. Fate quello che vi pare. E mandate a quel paese chi vi giudica e vi insulta. Chiunque ess@ sia.

Buon otto marzo a tutt*!

—>>>Ecco una mini rassegna di “punti di vista” su come le “vere donne” dovrebbero celebrare l’otto marzo (siete libere di bestemmiare…):

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Comments

  1. Perché nascondere i nomi? Non concederei questa forma di rispetto a chi fa certe affermazioni 😛

  2. Quando certe persone dicono “Festa della donna” in realtà intendono festa della concezione che loro hanno di donna e chiunque se ne distacchi minimamente è una “troia” (come sia possibile che questo termine sia oggi ancora in uso e sia addirittura considerato da molti il peggior insulto che una donna possa ricevere va oltre la mia comprensione).

  3. Geni Sardo says:

    questo sluth shaming deve cessare, dobbiamo avere rapporti di condivisione e solidarietà tra di noi. quanto agli uomini hanno la capacità di immiserire qualunque questione di genere ( noi li abbiamo esclusi dal nostro FB per molestie ricevute ma credo che abbiamo fatto bene) Buon 8 marzo di lotta a tutte
    Geni

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