#Londra: i musicisti dell’NME collaborano alla mostra del Sex Work Solidarity Society

I testi che trovate QUI in lingua inglese, tradotti in italiano da Gabriele, riguardano una collaborazione stabilita tra l’NME, che è un collettivo di artisti e musicisti che ha collaborato alla giornata d’arte (/mostra) della SWSS.

In occasione della collaborazione hanno invitato Laura Renvoize,  presidente del SWSS (Sex Work Solidarity Society) a scrivere un suo pezzo, usando un bottom-up approach.

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‘Content’: collaborazione tra l’NME la Sex Work Solidarity Society (SWSS)

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NME: Dichiarazione

Noi, membri dell’NME (New Music Ensemble), siamo un collettivo di artisti, musicisti e compositori uniti dall’intento di esplorare la scena artistica attuale e avere in essa parte attiva. Il nostro primo anno di attività ci ha visti costantemente impegnati nella produzione di eventi capaci di rappresentare il carattere intrinsecamente pluralistico del contemporaneo, fieri di collaborazioni ad ampio raggio con un gran numero di gruppi e iniziative esterne. Come il nome stesso suggerisce, la nostra idea di ‘nuova musica’ abbraccia tutte quelle esperienze musicali che riguardano il nostro contesto culturale, che nascono da esso e in esso si manifestano. Siamo felici di accogliere la nozione di musica quale comunemente accettata: l’NME ha spesso trovato la propria forza nelle qualità di compositori e musicisti in grado di fabbricare i propri lavori con notevole consapevolezza artistica. Parallelamente, desideriamo rivolgerci a progetti la cui importanza non sia riconducibile agli interessi del solo ambito artistico, ma renda conto del nostro essere parte del più ampio quadro sociale in cui viviamo. Tanto la musica quanto l’arte sono da noi concepite come pratiche contestuali e vogliamo rendere giustizia al loro ruolo all’interno delle dinamiche culturali del presente. Pertanto rifiutiamo un’astrazione estetica che trascurerebbe il terreno sociale, politico e umano in cui le radici stesse di queste pratiche affondano.

All’inizio del 2016, l’NME ha intrapreso una collaborazione con la Sex Workers Solidarity Society (SWSS) di Goldsmiths, Università di Londra. La collaborazione ha avuto luogo in occasione del festival ‘Explicit Content’, della durata di una settimana, organizzato dalla SWSS. La manifestazione – svoltasi dal 24 al 29 gennaio – includeva un ampio programma di eventi culturali, culminanti in una mostra intitolata ‘Content’ presso gli Harts Lane Studios (Londra, New Cross, 29 gennaio). Fondata nel settembre 2015, la SWSS è il primo collettivo studentesco del Regno Unito a rivendicare diritti umani e lavorativi per i/le sex workers, proponendosi di offrire spazi appositi per i/le lavoratori/trici sessuali e per i loro alleati, allo scopo di favorire il sostegno reciproco e la creazione di un discorso autonomo contro ogni pregiudizio e stigma sociale. Nel luglio 2015, appena due mesi prima della nascita della SWSS, Amnesty International aveva pubblicato un documento ufficiale (Dublino) in cui si indicava la decriminalizzazione del lavoro sessuale come la strategia più efficace per garantire la protezione dei diritti umani dei/lle sex workers nel mondo. Un tempismo perfetto per il collettivo londinese: la richiesta di ascolto e di possibilità di autodeterminazione dei/lle sex workers non è forse mai stata così impellente.

Il comitato dell’NME ha accettato con entusiasmo la collaborazione: una condizione ideale per non limitarci a fare arte ispirandoci a importanti temi sociali, ma direttamente in linea con essi. Riconosciamo che i terreni di maggiore interesse artistico sono quelli non ancora del tutto dissodati: vogliamo pertanto sondare nuove strategie creative e sperimentarle in prima persona. In quanto esploratori, non vogliamo intendere la nostra pratica come pratica di aviatori, guardando al mondo dall’alto e traendone ispirazione, ma come un’opera di minatori: agire dall’interno e definire noi stessi come partecipanti in un ambiente sociale tanto condiviso quanto diversificato.

Pertanto, per liberare la collaborazione da ogni rischio di sovradeterminazione, abbiamo scelto un approccio creativo definito “bottom-up”, dal basso in alto. Laura Renvoize – studentessa, sex worker e presidente della SWSS –, senza precedente esperienza di composizione musicale, ha creato un pezzo di 15 minuti dal titolo ‘In Review’. I musicisti dell’NME si sono resi disponibili a lavorare con l’autrice, traducendo le sue indicazioni verbali in indicazioni musicali: la struttura del pezzo è così emersa da un programma intensivo di prove collettive, durante le quali Renvoize ha dato forma alle proprie intenzioni artistiche sotto la supervisione di Rodrigo B. Camacho, compositore dell’NME. La costruzione di ‘In Review’ si è basata su frammenti di testi estratti dalle recensioni dei clienti della compositrice, la quale ha scelto attentamente il materiale sonoro lavorando a fianco degli esecutori: Sara Rodrigues (voce), Gabriele Cavallo (clarinetto), Roxanna Albayati (violoncello), Rodrigo B. Camacho (percussioni), Mahsa Salali (carta e “found objects”) e Stirling Copland (sintetizzatore e melodica).

La collaborazione NME/SWSS è stata una sfida e una riconferma degli intenti originari del nostro collettivo. Fin dai nostri primi mesi di attività, abbiamo voluto intendere il gruppo come un mezzo di rappresentanza per (non: un mezzo a difesa di) le realtà marginalizzate e minoritarie – più in termini di potere che di numeri. L’NME cerca di contrastare le dinamiche gerarchiche ed esclusive che troppo spesso impoveriscono e danneggiano le istituzioni artistiche e la nostra attenzione non si limita al mondo dell’arte, ma si estende alle minoranze sociali e ai gruppi di individui privati delle proprie voci. Cosa che rende i/le sex workers della SWSS nostr- collaboratori/trici ideali. Crediamo che concepire questo impegno come una relazione ecosistemica (secondo la formula ‘lavorare con’ piuttosto che ‘lavorare su’) possa risultare molto vantaggioso per entrambe le parti. Quando le nostre capacità musicali diventano un prisma attraverso cui altre persone possono articolare la propria voce, individui e gruppi marginalizzati hanno la possibilità di esprimersi in maniere differenti da quelle che normalmente attengono alla loro sfera (articoli, saggi, etc). E questo, crediamo, risulta in un arricchimento per tutt*.

Pertanto, noi membri dell’NME siamo orgogliosi di aver lavorato con la SWSS e speriamo che altre simili collaborazioni possano aver luogo in futuro. A questa nostra dichiarazione segue testo inviatoci dalla SWSS, redatta da Laura Renvoize, a riguardo dei movimenti per i diritti dei/lle sex workers. In esso potrete trovare varie fonti e dati rilevanti. Ringraziamo tutt- per l’attenzione e vi preghiamo di continuare a leggere.

Gabriele Cavallo

NME | direttore editoriale

 

Contatti e informazioni sull’NME.

Sito web: http://nmensemble.com/

Canale Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCnbpqA2jJaYL0zGfqgVbmfQ

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SWSS: Dichiarazione

In tutto il mondo, i/le sex workers soffrono violenze, abusi e brutalità da parte delle forze di polizia – talvolta su base quotidiana. La marginalizzazione delle nostre esistenze contribuisce alla creazione di una classe di persone vulnerabili all’azione dello Stato e di quanti hanno interesse a sfruttarci. Al momento, le nostre capacità di auto-organizzazione, principalmente miranti alla garanzia della nostra sicurezza, sono minate da dati ed evidenze falsate, incorrette e obsolete, perpetuate da governi moralistici e ignoranti. Alla definizione di noi stess- come costantemente ‘altr- sociali’ contribuisce lo stigma generato dall’imposizione di norme atte a stabilire le condizioni in cui gli individui possono avere rapporti sessuali consensuali. Uno stigma rafforzato dai governi e da quei discorsi radical-femministi (RadFem) che permettono alla gente di continuare a farci vivere e lavorare in circostanze pericolose.

Tali problemi vengono acuiti da una lunga serie di fraintendimenti sui termini del dibattito, anche a causa di una scarsa educazione sul discorso del sex work. Non è raro vedere persone confondere differenti legislazioni, usando il termine “decriminalizzazione” come sinonimo di “legalizzazione”. Per fare chiarezza, “decriminalizzazione” definisce una condizione in cui nessuna parte del sex work consensuale è criminalizzabile, e con ciò si intendono quindi tanto i/le sex workers quanto terze parti come clienti o bordelli. Questo è ciò che vogliamo e che rivendichiamo insieme ad altr- sex workers: la decriminalizzazione ci aiuterebbe a organizzarci e lavorare insieme, autorappresentarci, migliorare la nostra sicurezza e assicurare l’accesso ai servizi di salute sessuale. Al contrario, con “legalizzazione” si intende una situazione in cui lo Stato o altri organi governativi dettano le condizioni che stabiliscono quando il sex work è legale. Non è difficile comprendere come questo possa fare più gli interessi di chi possiede licenze di bordello che dei/lle lavoratori/trici. Inoltre, la legalizzazione può risultare un arma a doppio taglio per quegli individui la cui condizione legale è precaria: persone con problemi di visto o senza permesso di soggiorno in un Paese.

L’idea che i/le sex workers non sappiano cosa è meglio per loro o che le loro azioni siano una sorta di danno sociale non fa che dare allo stigma la possibilità di germogliare. E qui va fatta una distinzione: coloro che sono vittime di tratta non sono sex workers, ma vittime di stupro, rapimento o furto, e ci sono leggi apposite per garantire la protezione di questi individui. Le legislazioni sul sex work, invece, non hanno nulla a che vedere con la tratta, benché alcun- sostengano una loro utilità a colpire determinate figure – lenoni, trafficanti, etc – che sono spesso interamente fabbricate ad arte. Al contrario, queste idee ci vedono bisognos- di figure paternalistiche pronte a salvarci, come se fossimo essenzialmente bambin-, e questo ci danneggia in modo assai concreto. Gli stereotipi che ci circondano vengono rimasticati e usati tanto da riconfermarsi come giustificazioni per coloro che vogliono sfruttarci realmente e limitare la nostra capacità di autodeterminazione.

‘La maggior parte dei libri che lessi sulla prostituzione liquidava la possibilità che le donne che vendono sesso potessero essere razionali, normali, pragmatiche e autonome. Le argomentazioni seguivano questo schema: quelle donne non capivano cosa stavano facendo perché erano ignoranti; soffrivano di falsa consapevolezza, non potevano comprendere la loro stessa oppressione; dipendevano da droghe che annebbiavano le loro menti; erano state sedotte dai papponi; manipolate dalla famiglia; danneggiate psicologicamente, il loro giudizio non contava; se erano migranti, allora appartenevano a culture meno progredite che non lasciavano loro alcun margine di scelta; erano costrette e/o forzate a viaggiare da persone malvage, quindi non erano vere migranti e le loro esperienze non erano valide; avevano subito un lavaggio del cervello, quindi non ci si poteva basare sulla loro testimonianza. Questa lunga serie di delegittimazioni ha portato a grandi lacune nella letteratura delle scienze sociali e nella rappresentazione data dai media mainstream, rivelando il potere di uno stigma che gode di un nome proprio: whore stigma (stigma della troia). E dato che le identità di queste donne erano guastate, altri individui venivano chiamati a parlare per loro.’ (Agustin 2013)

Deve esserci data la possibilità di creare il nostro proprio discorso. Quell- che tra noi scelgono il sex work per mantenersi durante l’Università e quell- che lo scelgono perché non hanno possibilità di intraprendere un altro lavoro meritano rispetto e diritti. Noi tutt- meritiamo di poter lavorare senza rischi di molestie da parte della polizia, senza sottostare a regolamentazioni governative e in condizioni favorevoli alla nostra organizzazione autonomamente. Non è soltanto una faccenda di stigma, ma un problema riguardante le proposte di “regolamentazione” e “legalizzazione”, le cui radici affondano nello stigma stesso. La legalizzazione del sex work non è accettabile, non garantisce a noi i diritti umani e la dignità che ci spettano, perché quando è il governo a decidere quando e dove possiamo lavorare siamo noi a essere privat- del controllo delle nostre attività e soggett- a un gran numero di pericoli. Dobbiamo impegnarci sulla strada della decriminalizzazione, dell’accettazione e del sostegno.

‘Se il sex work è legalizzato, lo Stato crea leggi e politiche specifiche per regolamentare formalmente il sex work. La conseguenza può essere una lama a doppio taglio: i/le sex workers attiv- al di fuori delle condizioni previste rimangono criminalizzat-. Questo riguarda soprattutto gli individui più marginalizzati che lavorano su strada. La decriminalizzazione conferisce ai/lle sex workers un maggiore potere di svolgere il proprio lavoro autonomamente, di auto-organizzarsi in cooperative informali e tenere sotto controllo il proprio ambiente lavorativo in modi che spesso la legalizzazione non rende possibili.

Nel corso delle nostre consultazioni con i/lle sex workers, la maggior parte di loro chiedeva la decriminalizzazione, ma diventavano spesso nervosi quando si parlava di legalizzazione. Questo non dipendeva soltanto da una mancanza di fiducia nelle forze dell’ordine, ma anche dalla paura che, in caso di adozione di un modello di legalizzazione sbagliato, loro stess- sarebbero stat- indebolit-, o riportat- sul terreno degli abusi e della criminalizzazione.’ (Amnesty International 2015)

Per sconfiggere lo stigma, la paura e la marginalizzazione si devono accettare le narrazioni dei/lle sex workers stess-. Dobbiamo avere il diritto di prendere parte a una società che non ci classifiche né come indesiderabili né come vittime.

Laura Renvoize

SWSS | presidente

 

Contatti e informazioni sulla SWSS

Facebook: https://www.facebook.com/goldsmithsstudentunionsexworkersolidaritysociety/?fref=ts

 

Videoregistrazione della performance di ‘In Review’ (Harts Lane Studios)

https://www.youtube.com/watch?v=ZHgObMdHqwg

 

Riferimenti

Amnesty International. ‘Sex Workers’ Rights are Human Rights.’ (2015) Online:
https://www.amnesty.org/en/latest/news/2015/08/sex-workers-rights-are-human-rights/

Agustin, Laura. ‘Prostitution Law and the Death of Whores.’ (2013) Online:
https://www.jacobinmag.com/2013/08/prostitution-law-and-the-death-of-whores/

Letture consigliate

Weitzer, Ronald. ‘The Social Construction of Sex Trafficking: Ideology and Institutionalization of a Moral Cruisade.’ (2015)
https://www.researchgate.net/profile/Ronald_Weitzer/publication/228146032_The_Social_Construction_of_Sex_Trafficking_Ideology_and_Institutionalization_of_a_Moral_Crusade/links/54f8c6900cf210398e96ca5f.pdf

The Guardian. ‘Inquiry fails to find single trafficker who forced anybody into prostitution.’ (2009)
http://www.theguardian.com/uk/2009/oct/20/government-trafficking-enquiry-fails

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