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Sul cosiddetto utero in affitto

Sara interviene e partecipa alla discussione sulla Gestazione per Altri con un punto di visto diverso dal mio o da quello di altr* che qui hanno raccontato perché vorrebbero prestare il proprio utero, come non sia credibile parlare sempre di attaccamento materno nei confronti di un bambino perché si dà per scontato che tutte le donne, quando sono madri, si comportino allo stesso modo. In basso trovate i link che vi condurranno fino agli altri interventi e agli altri punti di vista sulla questione. Pubblico l’intervento di Sara e mi pare fantastico che un diverso punto di vista sia espresso con la consapevolezza di rappresentare una parzialità. Tutte noi esprimiamo punti di vista parziali. Ecco perché dovremmo imparare ad ascoltarci e a discutere senza imporre norme a nessun’altra. Buona lettura!

>>>^^^<<<

di Sara

In questi giorni, sul tuo blog e non solo, questo argomento è particolarmente in auge. Non è vero che non se ne è mai parlato fino ad oggi, forse non se parlava qua perché non veniva sentito vicino ai temi che tratti.

Prima di esprimere il mio punto di vista, vorrei spiegare cosa NON riguarda questa questione:

  • NON riguarda i diritti dei gay. È vero, anche i gay vi ricorrono, ma rappresentano una quota minima della casistica, saltano agli occhi perché quando si vede una famiglia senza nemmeno un potenziale portatore d’utero la questione è palese ma, che sia più evidente, non lo rende numericamente più rilevante né esclusivo.
  • NON riguarda la stepchild adoption. Si sente dire che così si permetterebbe la stabilizzazione di famiglie che esistono grazie a questa tecnica. Questo è tanto vero quanto irrilevante. Dopo l’entrata in vigore della legge 40, molte coppie sono andate all’estero per procreare, eppure nessuno ha mai messo in dubbio la possibilità di queste persone di riconoscere le migliaia di bambini nati con tecniche espressamente vietate dalla nostra legislazione. Una volta che un bambino è nato, sono i suoi diritti che devono esser maggiormente tutelati ed è indiscutibile che un genitore in più rappresenti una maggiore tutela ed un vantaggio. Peraltro è innegabile che l’effetto deterrente del non riconoscimento sarebbe minimo per non dire nullo.
  • NON riguarda il femminismo o la tutela delle donne, in senso stretto. Si tratta, più in generale, di una questione etica sul confine tra tutela della salute ed autoderminazione. È un mero accidente che i corpi in questione siano solo di donne ed un vero peccato, dal punto di vista della gestione retorica del problema, che il prelievo di sperma non costituisca nessun rischio/danno biologico per l’uomo donatore rispetto alla stimolazione ormonale e prelievo di ovuli a cui va incontro la donna.

Si parla, infatti, molto dell’utero e molto poco dell’ovulo, ma da dove viene quest’ovulo? Nei paesi in cui la surrogacy è consentita ci sono agenzie specializzate nel reclutamento di donne disponibili a svolgere l’uno o l’altro ruolo. La fornitrice di ovulo ideale è una ventenne con buona istruzione non fumatrice e con un BMI entro un certo range senza storia di particolari patologie genetiche nella propria famiglia. Queste ragazze, per una certa cifra, fra i 5000 e 15000$ si sottopongono ad un ciclo di trattamenti di stimolazione ormonale ed ad una successiva puntura ovarica per il prelievo degli ovuli. Queste stimolazioni sono associate ad aumentato rischio di tumori dell’ovaio e della mammella (1), la puntura stessa per il prelievo è associata a diversi rischi chirurgici. Si tratta di ragazze giovani, in un’età in cui si è classicamente poco sensibili e consapevoli degli eventuali rischi futuri, e che si vedono sventolato davanti un guadagno cospicuo e piuttosto “facile” senza aver ben chiari i rischi a cui si sottopongono. (2)

La surrogacy è stata sviluppata, in origine, per andare incontro a quelle donne che desideravano figli, che avevano ovaie in grado di portare ovuli a maturazione ma che per le più disparate ragioni non potevano poi portare a termine una gravidanza. Separare l’ovulo dall’utero rappresenta un rischio sanitario per tre persone, non solo le due donne, ma anche il bambino, infatti non va scordato che l’inseminazione in vitro correla con maggiori rischi di gravidanze premature, sottopeso neonatale, difetti congeniti e tumori pediatrici (3). Se non è tecnicamente necessaria sarebbe eticamente preferibile evitarlo.

Perché, allora, è così importante disgiungere la fonte di queste due componenti? Ci sono almeno 2 buone cattive ragioni.

La prima è di ordine economico. Tutto è un business. La surrogacy è un business. Ci sono agenzie che esistono apposta per reclutare donne disponibili e gestire tutta la questione, dal punto di vista burocratico e sanitario, fino alla nascita e lucrano tanto sulle donatrici/portatrici che sulle famiglie desiderose di prole. Siccome le donne che portano a termine la gravidanza in genere non hanno alcun problema di salute, se la donna che fornisce l’utero fornisse anche l’ovulo per l’ingravidamento sarebbe spesso sufficiente un’irrorazione. Si tratta di prendere il campione di sperma, centrifugarlo in una soluzione, monitorare lo sviluppo degli ovuli e, al momento dell’ovulazione, irrorare la donna. Questa procedura così semplice, però, sarebbe molto meno lucrativa.

La seconda ragione è di tipo burocratico. Se la donna sta portando avanti una gravidanza di un bimbo geneticamente suo, può cambiare idea, può pensare che quello che in un primo tempo pensava di esser in grado di fare le costa in realtà troppo. Nessuno può preventivare al giorno 1 come si sentirà alla fine di una gravidanza. Può essere che saprà gestire il costo emotivo del distacco come che sarà in realtà molto più alto di quello che aveva preventivato. Per tutta la gravidanza il corpo della gravida è inondato da ormoni che la predispongono biologicamente all’accudimento di quel bambino. E’ un istinto biologico fortissimo, che può essere in parte razionalizzato ed in parte no. Non sto dicendo che nessuna donna riesca a dar via quel prodotto, assolutamente, ma semplicemente che non c’è modo di esser certi di esser in grado di affrontar quel distacco a priori. Un attento screening psicologico può certamente render la cosa più semplice, ma la donna che si presta a portar avanti la gravidanza dovrebbe aver tutelato il diritto a cambiar eventualmente idea. Separare l’ovulo dall’utero, di fatto, preclude legalmente questa possibilità e la zittisce.

Un paragone che viene spesso (a torto) fatto è quello con la prostituzione. Sebbene anche la liberalità in questo senso avvalli tanto la escort, quanto la studentessa che vuole arrotondare quanto la povera Fantine, quella rimane una scelta della persona nella quale non intervengono strutture sanitarie e che la persona fa di volta in volta senza imprevedibili effetti a lungo termine e comunque in molti casi non più biologicamente usurante di molti altri lavori. L’intervento del medico richiede anche la soluzione del suo dilemma etico, perché ha giurato di non arrecare danno alla salute di nessuno, quindi neanche con il suo permesso.

Sgomberato il campo dall’inquinamento retorico, il problema è molto più simile ai problemi legati alla possibilità di donare organi da vivente, come un rene o una parte di fegato. Non sono paragoni eccessivi perché si tratta di pratiche ampiamente praticate nel mondo, a volte con lo stesso paravento del rimborso spese, altre no. In Italia una sorella non potrebbe portare avanti una gravidanza per dare un figlio al proprio fratello, ma potrebbe donargli un rene o un pezzo di fegato, questo lo facciamo anche noi. È possibile anche la donazione fra persone non imparentate, posto che il comitato etico della struttura vagli il caso ed escluda con un certo margine che si tratti, appunto, di una compravendita. Formalmente sarebbe quello che si dice anche negli USA, salvo poi aver visto personalmente il caso di un industriale a cui in Italia era stato negato il placet per ricevere un pezzo di fegato dal suo caro amico manovale est europeo e che si è ripresentato mesi dopo al centro trapianti per i controlli post operatori dopo aver eseguito l’intervento in Canada.

Sono molto scettica quando leggo tutte le liste di tutele che si applicano in Canada e negli USA per il benessere delle donatrici, questo perché sono le stesse che teoricamente sarebbero applicate ai donatori di organi, ma nella pratica queste hanno finito, nonostante la convenzione di Istambul (4), a restare dei paraventi e le donazioni sono spesso vendite, anche in questi paesi.

Diverse analisi, infatti, mostrano come nel concreto, poi, sia il tornaconto economico la vera molla che spinge i donatori (di ovuli, uteri, reni e fegati allo stesso modo) e che negli USA ed in Canada le persone che vi ci sottopongono liberamente per sconosciuti (sempre per altruismo e rimborso spese) siano fasce deboli non poi consapevoli dei rischi a lungo termine in cui incorrono (5). Il problema è ovviamente ancora maggiore nei paesi in cui aumenta la povertà e diminuiscono le tutele (6)

Il discrimine di cui tener conto è esattamente la liberalità del gesto. Nessun gesto fatto per il bisogno di denaro è veramente un gesto libero e quando questo va ad intaccare la salute delle persone ed eticamente la cosa è quanto meno discutibile.

In Italia siamo molto rigidi su questo punto, infatti il nostro modello per la raccolta di sangue (l’AVIS) è studiatissimo ed inviadissimo perché, per ovvi motivi, l’essere una donazione gratuita fatta per motivi sociali migliora la qualità media dei donatori e quindi del sangue raccolto. In alcuni paesi (anche UK, non serve andare lontano) testano i nuovi farmaci su volontari (a pagamento) sani per valutare gli effetti collaterali (che spesso sono anche peggiori, visto che loro non hanno il problema di base per cui sono stati pensati) da noi assolutamente no. Ovviamente a volte (tipo staminali) questa rigidità va a scapito della ricerca.

Il tema della surrogacy va molto di moda in questo momento per motivi completamente sbagliati: viene usato a totale sproposito come argomento contro l’estensione di diritti con cui non ha nulla a che vedere da una parte e, per contro, viene quindi avvallato acriticamente ed ipocritamente da quell’altra. Sarebbe bene scorporare un po’ il tema dall’attuale dibattito e restituirgli la complessità che merita. Poi ognuno, ovviamente, può trovare la propria risposta o rimanere scettico e dubbioso (non è mica obbligatorio, aver un’opinione chiara su tutto!) però il tema è serio e complesso e come tale andrebbe affrontato.
(1)

 

–        In vitro fertilization and breast cancer: is there cause for concern? Fertil Steril. 2012 Aug;98(2):334-40. doi: 10.1016/j.fertnstert.2012.04.019. Epub 2012 May 25. (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22633651)

 

(2)

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4663984/pdf/nihms-733410.pdf How Agencies Market Egg Donation on the Internet: A Qualitative Study

http://journalism.nyu.edu/publishing/archives/livewire/archived/high_cost_eggs/ The High Cost of Giving Up Your Eggs 

(3)

Neonatal complications and birth defects in infants conceived by in vitro fertilization. Zhongguo Dang Dai Er Ke Za Zhi. 2015 Apr;17(4):350-5.

Birth defects in children conceived by in vitro fertilization and intracytoplasmic sperm injection: a meta-analysis. Fertil Steril. 2012 Jun;97(6):1331-7.e1-4. doi: 10.1016/j.fertnstert.2012.02.053. Epub 2012 Apr 3

Preterm birth and low birth weight among in vitro fertilization singletons: a systematic review and meta-analyses. Eur J Obstet Gynecol Reprod Biol. 2009 Oct;146(2):138-48. doi: 10.1016/j.ejogrb.2009.05.035. Epub 2009 Jul 4

The risk for cancer among children of women who underwent in vitro fertilization. Cancer. 2000 Jun 15;88(12):2845-7.

(4)

http://www.societaitalianatrapiantidiorgano.com/wp-content/uploads/2014/09/Istanbul_Declaration_Italian_Version_102008Translated_TBC.pdf

 

(5) Sui problemi legati al commercio di organi (nella sostanza e non nella forma) in USA e CANADA

–        Economic consequences incurred by living kidney donors: a Canadian multi-center prospective study. Am J Transplant. 2014 Apr;14(4):916-22. doi: 10.1111/ajt.12662. Epub 2014 Mar 5. Klarenbach S1, Gill JSKnoll GCaulfield TBoudville NPrasad GVKarpinski MStorsley LTreleaven DArnold JCuerden MJacobs PGarg AXDonorNephrectomy Outcomes Research (DONOR) Network.

–        The experiences of commercial kidney donors: thematic synthesis of qualitative research. Transpl Int. 2012 Nov;25(11):1138-49. doi: 10.1111/j.1432-2277.2012.01534.x. Epub 2012 Jul 25. Tong A1, Chapman JRWong GCross NBBatabyal PCraig JC. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22830975/

–        The socioeconomic status of donors and recipients of living unrelated renal transplants in the United States. J Urol. 2012 May;187(5):1760-5. doi: 10.1016/j.juro.2011.12.112. Epub 2012 Mar 15. Gore JL1, Singer JSBrown AFDanovitch GM. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22425125/

–        Coercion, autonomy, and the preferential option for the poor in the ethics of organ transplantation. Dev World Bioeth. 2012 Dec;12(3):135-47. doi: 10.1111/j.1471-8847.2012.00327.x. Epub 2012 Jun 18.

–        Can the government ban organ sale? Recent court challenges and the future of US law on selling human organs and other tissue. Am J Transplant. 2012 Aug;12(8):1983-7. doi: 10.1111/j.1600-6143.2012.04092.x. Epub 2012 May 17. Cohen IG

Nello specifico rispetto alla surrogacy (USA, Canada, Australia):

–        Transnational surrogacy: Canada’s contradictions. Soc Sci Med. 2015 Jan;124:383-90. doi: 10.1016/j.socscimed.2014.10.003. Epub 2014 Oct 2. Lozanski K1.

–        Rethinking “Commercial” Surrogacy in Australia. J Bioeth Inq. 2015 Sep;12(3):477-90. Millbank J. Exploitation and commercial surrogacy. Denver Univ Law Rev. 1997;74(4):1215-29. Wertheimer A1.

–        Fake it till you make it: Policymaking and assisted human reproduction in Canada. J Obstet Gynaecol Can. 2014 Jun;36(6):510-2. Baylis F1, Downie J2, Snow D1.

–        Compensated transnational surrogacy in Australia: time for a comprehensive review. Med J Aust. 2016 Jan 18;204(1):33-5. Newson AJ1.

–        Avoiding legal pitfalls in surrogacy arrangements. Reprod Biomed Online. 2010 Dec;21(7):862-7. doi: 10.1016/j.rbmo.2010.06.037. Epub 2010 Jun 30. James S1, Chilvers RHavemann DPhelps JY.

–        Debunking the rhetoric of surrogacy arrangements. Tor J Theol. 1990 Spring;6(1):27-43. Appleby B.

–        Currents in contemporary bioethics: waiving informed consent to prenatal screening and diagnosis? Problems with paradoxical negotiation in surrogacy contracts. J Law Med Ethics. 2011 Fall;39(3):559-64. doi: 10.1111/j.1748-720X.2011.00622.x. Drabiak-Syed K1.

–        Assisted reproduction involving gestational surrogacy: an analysis of the medical, psychosocial and legal issues: experience from a large surrogacy program. Hum Reprod. 2015 Feb;30(2):345-52. doi: 10.1093/humrep/deu333. Epub 2014 Dec 17. Dar S1, Lazer T1, Swanson S2, Silverman J2, Wasser C3, Moskovtsev SI1, Sojecki A2, Librach CL4.

–        Taming the international commercial surrogacy industry. BMJ. 2014 Oct 23;349:g6334. doi: 10.1136/bmj.g6334. Howard S.

–        Why the “widespread agreement” is wrong: contesting the non-harm arguments for the prohibition of full commercial surrogacy. J Law Med. 2009 Oct;17(2):280-96. Gaffney P.

(5)

–        “Living cadavers” in Bangladesh: bioviolence in the human organ bazaar. Med Anthropol Q. 2012 Mar;26(1):69-91. Moniruzzaman M1.

–        Coercion, autonomy, and the preferential option for the poor in the ethics of organ transplantation. Dev World Bioeth. 2012 Dec;12(3):135-47. doi: 10.1111/j.1471-8847.2012.00327.x. Epub 2012 Jun 18. Jaycox MP1.

–        Imposing options on people in poverty: the harm of a live donor organ market. J Med Ethics. 2014 Mar;40(3):145-50. doi: 10.1136/medethics-2011-100318. Epub 2012 Jun 28. Rippon S.

 

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Comments

  1. una vecchia canzone diceva:
    “Son nostre figlie le prostitute
    che muoion tisiche negli ospedal
    le disgraziate si son vendute
    per una cena o per un grembial.”

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