Se lui si vendica, ti spoglia in pubblico e racconta del tuo disturbo “mentale”

Donna: né sottomessa né devota. Ti amo libera, bella, pazza.

Donna: né sottomessa né devota. Ti amo libera, bella, pazza.

Lo stigma negativo che pesa sulle persone affette da disturbi “mentali” impedisce, ancora oggi, il fatto che queste persone possano rivendicare il diritto di raccontarsi senza filtri, senza temere alcuna ripercussione. Mostrare la propria fragilità, soprattutto sui social dove c’è di sicuro qualcun@ pront@ a bullarsi di te, è un’azione estremamente coraggiosa anche se, a parte alcune magnifiche scrittrici e poetesse che hanno mostrato la propria malattia mentale come magnifico pregio che contribuiva a realizzare il loro genio creativo, pochissime persone la compiono. La malattia mentale, come fossimo tornate indietro ai tempi pre-Basaglia, è ancora, anzi, lo è forse di più, quello che ti squalifica, che determina la tua marginalizzazione, che provoca fobie. Mostrare la propria malattia mentale, in pubblico, è come spogliarsi, completamente, avendo il coraggio di mostrare tutte le proprie imperfezioni. Ma non sono forse le imperfezioni che la gente perfida attende di vedere per ferirti e bullarsi di te, fino quasi a indurti al suicidio?

Notate come un “sei pazza” è diagnosi non richiesta che diventa insulto nei confronti di chi non la pensa come te. Sei da Tso, sei pazza, hai problemi mentali. Questi è altri gli insulti che dovrai subire se mostri autonomia critica e di giudizio rispetto al branco. Dunque detenere il segreto della tua malattia mentale è esattamente come avere in mano le tue foto hot utili per ricatti realizzati da miserabili persone che vogliono metterti alla gogna. Gogna, forca, linciaggio, nei confronti di chi è fragile, divers@, spingendosi fino a far morire persone che non hanno neppure la forza di denunciare quel che a loro sta succedendo. Quante volte abbiamo letto di notizie di suicidi di ragazze contro cui gli ex fidanzati o ex amiche stronze si sono scagliati diffondendo notizie o foto segrete? Quante volte svelare un dettaglio della vostra vita diventa un’arma per creare il vuoto sociale attorno a voi? E più avete paura che certe cose di voi si diffondano e maggiore è il rischio che chi nutre vendette possa ferirvi.

E non importa chi tu sia, o cosa tu faccia nella vita. Io leggo, e pubblico, ogni giorno storie di donne, di ragazze, che soffrono di depressione, disturbi alimentari, che hanno tentato il suicidio, e quella parte di se’ non trova spazio neppure nella narrazione pubblica delle femministe, perché se ne vergognano troppo e perché comunque anche tra “femministe” si usa definire pazza chi non la pensa come voi. Perciò chi scrive a me lo fa sapendo che tutelo la loro privacy, che mai ci sarà un nome che ricondurrà a chiunque tra loro, e per quanto questo a me faccia una profonda rabbia, perché capisco che non c’è spazio per un personal/politico che sfugge all’idea di perfezione costruita sulle teorie di efficienza e produttività capitalista, penso che già sia positivo consegnare uno spazio libero in cui ciascun@ di loro, ciascun@ di noi, possa raccontarsi senza subirne le conseguenze. Perché ogni racconto incoraggia altre a narrarsi e per ogni narrazione si produce un pubblico confronto, in ogni caso si rompe un mattone, anche piccolo, che serve a far sentire orgogliose di se stesse tutte quelle che un attimo prima si sentivano di merda, poco forti, nascoste, invisibili, pavide, sebbene il loro percorso fosse tanto difficile e loro sapevano compierlo, cadendo e rialzandosi, con una forza che neanche sanno di possedere.

Consegnare un segreto, quel segreto, che parla di te, della tua malattia, del tuo percorso di cura, a chi è troppo stronz@al punto da usarlo contro di te, a volte ti fa rendere conto che sei stata imprudente, o che, semplicemente, non sei tu che hai sbagliato a raccontarti ma è una persona di merda chi ti ricatta di rendere pubblico il tuo segreto per una ripicca da ex fidanzato o da ex amica delusa. La violenza che subisci non può essere mai giustificata con un “quella là va in giro con il cervello in minigonna”. Non te la sei cercata. Non ve la siete cercata. La responsabilità del male fatto va addebitato esclusivamente a chi non ha rispetto di voi e della vostra storia.

La storia che oggi mi hanno raccontato, e che potete leggere in basso, parla di questo. A tutte quelle che custodiscono segreti troppo pesanti da reggere da sole e che hanno voglia di raccontarsi dico che io sono qui e che nessun@ mai potrà ferirvi, farvi male, se vorrete usare me per parlare di voi a chi legge, costruendo una rete mediata e indiretta che un giorno potrà essere diretta. Già oggi ci sono persone che si parlano tra loro, indirettamente, e mi fanno una tenerezza infinita perché vorrei abbracciarle tutte e farle sentire meno sole. Già oggi ci sono persone che quando leggono le vostre storie inviano a me messaggi di solidarietà, in privato, perché non vogliono esporsi ma sono ben liete che io vi comunichi quel che dicono, il loro nome e il loro indirizzo mail. Usatemi, finché ho la forza di fare quel che faccio. Usatemi senza dimenticare che di persone coraggiose come voi ce ne sono molte altre e che lo stigma negativo non deve pesare sulle vostre teste. Lo stigma che aleggia su di voi dobbiamo distruggerlo rivendicando la nostra imperfezione, la nostra fragilità, senza mai più sentire vergogna, senso di colpa, nulla che sia brutto per voi. Quello stigma lo meritano le persone violente che vogliono esporre la parte più privata di voi al pubblico ludibrio. Miserabili, come la persona della quale si parla in basso. Miserabile, tu sei. Buona lettura!

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Lei scrive:

Quasi due anni fa quella che reputo la mia storia più importante, finì… Per molto tempo rimasi single, ero ancora innamorata del mio ex e stavo ancora soffrendo, finché non conobbi un altro ragazzo. In realtà già lo conoscevo, vivo in un posto relativamente piccolo e alla fine ci si conosce quasi tutti, semplicemente una sera l’avevo incontrato per caso e avevamo cominciato a chiacchierare, così mi aveva chiesto di uscire. L’uscita fu fantastica: eravamo entrambi usciti da relazioni serie che ci avevano devastati e portati a chiuderci, col mondo e con gli altri, e invece sembrava che fra noi non ci fossero segreti, perché riuscivamo a parlare di tutto senza freni o imbarazzo.

Questa cosa continuò per un po’, finché non iniziai ad accorgermi di qualcosa di strano. Era molto appiccicoso, rispettava poco le mie opinioni e i miei momenti no, se gli chiedevo dello spazio mi diceva che era ok, ma poi mi trovavo più di 20 chiamate perse in un quarto d’ora. Io soffro da anni di un disturbo mentale, un brutto disturbo mentale, e ovviamente qui nessuno lo sa, se non le persone in cui ho più fiducia, lui compreso. A causa di questo, sono spesso depressa e ho quindi bisogno di prendere le distanze dal mondo per rimettermi in sesto, ma questo non implica niente, semplicemente non rispondo subito a messaggi e/o chiamate.

Quegli atteggiamenti strani di mese in mese si facevano peggiori, così io lo allontanavo… Il problema è che più lo allontanavo, più mi asfissiava, e questo ci ha portati dentro un vortice che ci ha entrambi trascinati giù, finché io, sfinita, non ho mollato la presa. Ero delusa, ferita, non volevo davvero mandarlo via, ma non vedevo altra soluzione, così chiusi. Qualche mese dopo mi scrisse un messaggio. Era una minaccia, un ricatto: o facevo sesso con lui, o avrebbe detto a tutti del mio disturbo mentale. Finora non avevo parlato a nessuno dei suoi maltrattamenti, più che altro perché sono una persona molto comprensiva che forse tende a perdonare troppo. Ma quando ha scritto quel messaggio mi ha fatta sentire una nullità, un buco e niente di più, così sono scoppiata e l’ho detto ai miei genitori.

Loro l’hanno minacciato di denuncia, ma sembra non sia bastato: continua a chiamarmi e a scrivere ai miei amici e alle mie amiche per fare non ho ben capito cosa. Vorrebbe dimostrare che io l’ho usato, che l’ho solo preso in giro, non si rende neanche conto del danno che mi ha causato, e io continuo a pensare che una denuncia, per quanto magari sarebbe efficace, non vada bene, perché non gli insegnerebbe nulla. Fondamentalmente mi sento persa… Dormo male, ho paura di camminare per strada da sola e non so più cosa fare. Vivo nella paura che tutti sappiano cos’ho e al contempo di incontrarlo e non potermi difendere.

—>>>Copio qui il messaggio che ho pubblicato sulla pagina facebook. Partecipate alla discussione o scrivetemi in privato se avete qualcosa da dire su questo. abbattoimuri@grrlz.net

“Dopo il cyberstalking di chi vuole detenere il potere su una donna ricattandola con la minaccia di pubblicare le sue foto (hot) online abbiamo un’altra forma di ricatto, forse perfino più invadente, e esercitata da chiunque. Ex amiche deluse, Ex fidanzati vendicativi, ex stron.z* di qualunque tipo, strascichi che ti porti dietro con persone che non smettono a meno che non gli cedi almeno una libbra di carne. Così c’è chi ti ricatta dicendo che pubblicherà i tuoi segreti, tue faccende private, nomi, indirizzi, dati sensibili, o, addirittura, unendo a tutto ciò la minaccia di divulgare notizie intime, segrete, che per paura dello stigma che alcune faccende si portano dietro, tu non vuoi dichiarare. Lui/lei ti ricatta e minaccia di pubblicare online del fatto che hai una malattia “mentale”, un disturbo “cognitivo/comportamentale”, una cosa della quale ti vergogni per quanto i disturbi alimentari e la depressione siano diffusissimi in realtà. E la vergogna che provi diventa il motivo per lui/lei fanno quella minaccia, esponendoti al pubblico ludibrio, spogliandoti di tutto, facendoti sentire nuda, esposta, di fronte a gente che ti lapiderà di sicuro. Metterti alla gogna equivale a spararti in fronte e chi fa queste cose non è meno che un@ stalker, bull@, assassin@. Consideratel@ per quel che è e non abbiate vergogna di quel che coraggiosamente state “curando”. Voi siete persone belle. Loro sono vere mer.de.

Ps: ti stai chiedendo cosa puoi fare tu? Se ti trovi in mezzo a discussioni o leggi messaggi, status, pensieri sparsi di gente che espone altre persone nel senso che ho descritto sopra, così come interverresti se una donna venisse picchiata in mezzo alla strada, allora intervieni per dire che deve smettere o che è inutile che tenti di coinvolgere te perché non ti interessa. Ricorda che l’indifferenza a volte è complicità e la tua indifferenza (se non è addirittura partecipazione attiva alla lapidazione o al linciaggio virtuale nei confronti di una persona che neanche conosci) può costare la vita a qualcun@.”

Leggi anche:

#Depressione – quando il cervello viaggia con le finestre aperte

Tutto quel che abbiamo pubblicato sulla Depressione

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Comments

  1. Anch’io ho una diagnosi psichiatrica che sia il mio ex marito che i miei genitori hanno usato per anni eticchettandomi come “capricciosa e viziata” . Il mio ex banalmente aveva una vita extra famigliare che giustificava con il fatto che non poteva stare con una matta,ma che se mi avesse lasciato io mi sarei ammazzata,motivo per cui era costretto a stare con me.Mia madre ha usato i miei ricoveri in Psichiatria per dirmi che dovevo solo vergognarmi di far finta di star ,male solo perchè non aveva voglia di fare le faccende di casa, compito che indubbiamente tocca alla donna ( e infatti durante i miei ricoveri a lavare e cucinare per mio marito era lei,salvo poi farmi visita in ospedale lamentandosi di quanto fosse stanca di fare anche il mio lavoro).Una mia giornata no diventava un mio obbligo di prendere dosi massiccie di antidepressivi su “consiglio” di mia madre,che pensava io facessi finta di star bene davanti alla Psichiatra per non prendere i Farmaci.Mi son separata,ho divorziato , ora vivo sola.Mia madre mi ha assillato per anni volendo io ritornassi con il mio ex perchè una donna che vive sola con i miei problemi psichiatrici è mezza troia mezza morta suicidia.Ogni pretesto era buono per entrarmi in casa con una copia delle chiavi,senza suonare il campanello ed ipercriticare qualsiasi cosa . Chiederle di suonare il campanello prima di entrare era inutile,perchè ” Se non hai niente di cui vergognarti non capisco perchè la tua mamma non può entrare in casa tua”. Ho cambiato le serrature di casa,lei come al solito ha usato le sue chiavi,non è riuscita ad aprire e ha detto ai miei vicini di sfondarmi la porta perchè stavo tentando il suicidio. Una diffida da parte del mio avvocato l’ha (per ora) fermata,anche se continuano i suoi sms con su scritto “la tua mamma ed il tuo papà ti amano tantissimo e farebbero qualsiasi cosa per te”.L’unica cosa che han fatto è colalizzarsi con il mio ex marito ( che invitano a pranzo/cena,a cui condividono le incombenze giornaliere).Dicono che odio tutti,io avevo semplicemente chiesto ai mei genitori di smetterla di frequentare il mio ex marito se volevano me a pranzo con loro. Mi son presa della bigotta falsa santarellina che non ha quel minimo di civiltà che serve a riimanere in buoni rapporti con il mio ex marito.Non sappiamo più nulla l’uno degli altri,i miei genitori sanno che la diffida prevede una denuncia se si avvicinano a casa mia,io da loro non ci vado di certo perchè “sei solo una povera bambina viziata con seri problemi psichiatrici che ti rifiuti di vedere”.

  2. Consiglio all’autrice del post di dire apertamente ” sì,sono matta”(io l’ho fatto). Ti guardano strano,male,diffidano.Ma poi scoprono che non sei così matta che un silenzio auto imposto può far credere. I miei genitori ed il o ex son diventati poco credibili quando,al posto della paura ho usato la parola . Ora quelli “strani” son loro.

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