Matrimonio, Diritti, Omosessuali e Minchioni (un titolo Naif)

Ordunque, proverò ad essere sintetico, anche se sarebbe meglio dire stringato, per non evocare immagini di finzione – questa a una prima lettura, ammetto, risulterà astrusa. Vedi l’espressione i termini sono importanti –.

Preambolo: il matrimonio è un costrutto sociale – dimostratemi il contrario e vi offro una birra –, i diritti tutelano, o dovrebbero tutelare, l’individuo di fronte alla legge – anche qui, a contrario dimostrato, birra offerta –.

Svolgimento: un diritto, se non vi è discriminazione di etnia o di religione, quando è negato, è negato in maniera trasversale – e che cazzo vuol dire? –. Vuol dire che non vi è distinzione alcuna, in nessun campo, bensì una negazione imparziale e priva di distinzione.
Un privilegio, al contempo, per essere tale dev’essere esercitato, esercitabile e fruibile senza alcuna partecipazione attiva da parte dell’individuo – e che cazzo vuol dire anche questo? –.
Per fare un esempio, negli USA del 1962 io, bianco, blanche, white, sarei stato un privilegiato, che lo volessi o meno. Stessa cosa nel Sudafrica fino al ’95, o in CermaniaYa! nel ‘38, se tetesco, ariano e nazista o sedicente tale. Certo, si poteva appoggiare la causa degli oppressi, ma il privilegio sarebbe rimasto e l’azione sarebbe stata catalogata nell’ambito della ribellione politica ad un potere costituito, perché, in ogni caso, in assenza di ribellione, ma anche in presenza della stessa, la legge avrebbe tutelato imparzialmente tutti i bianchi, tutti gli ariani, tutti i coglioni indipendentemente dal fatto che fossero d’accordo o meno.

Illuminazione: oggi, today, in Italia ad essere discriminato dalla legge non è solo l’individuo omosessuale, ma qualunque individuo, di qualunque etnia, religione o fede calcistica non abbia accettato la convenzione sociale del matrimonio.
I diritti di coppia, di assistenza e vattelappesca, in sostanza, sono negati a chiunque non sia sposato e non solo ad una piccola parte di popolazione.
Indipendentemente dall’orientamento sessuale, due individui non sposati non possono assistersi vicendevolmente in ospedale, non possono godere della pensione di reversibilità nel caso ci sia, non possono, in sostanza, usufruire di tutti i diritti – diritti, non privilegi – di cui godono due individui uniti sotto la sfavillante etichetta del matrimonio.

Questo rende la discriminazione una discriminazione trasversale. Una discriminazione uguale per tutti.

Poi, certo, ci sarà sempre – c’è sempre, cazzo, sempre – quello che esclamerà “ma sposati e non rompere i maroni”, cui si può solo rispondere “ok” con un sorriso, ché agli imbecilli si sorride e si dice sempre di sì.

Il punto, però, è che è un diritto, o dovrebbe esserlo, anche scegliere di non sposarsi senza perdere la tutela da parte della legge.
Non vedo perché – e davvero, non lo vedo ‘sto perché – io debba sposarmi per forza, e debba farlo perché quattro cazzoni con una tunica, duemila anni fa, hanno stabilito che una famiglia può esserci solo a seguito di un matrimonio. Questo non è un privilegio, ma una costrizione, un vincolo, un obbligo e, in ultima analisi, un ricatto.

E non parlo apposta degli omosessuali – e cazzo quanto mi pesa dover generalizzare delle persone in una categoria –, e sapete perché?
Perché voi, viscide e squallide persone, li usate come pretesto per non far passare un decreto che rende i diritti veramente diritti e non una distinzione in base a quale etichetta si sceglie di indossare.
Siete dei poverini, perché avete solo paura di scoprire che tutte le roccaforti nelle quali vi rinchiudete, tutti gli schemi fissi che predisponete, alla fine, non siano altro che polvere.
Avete bisogno di valori perché la vostra vita non ne ha – qui, lo ammetto, la sparo grossa ma, permettetemi, in confronto alle vostre cazzate questa è tipo La Divina Commedia (e qui mi batto un highfive da solo, e non me ne vergogno) –.

Per concludere, e non me ne vogliano coloro che stanno dalla mia parte: non è una questione di omosessualità o eterosessualità, e nemmeno una questione di civiltà.
E’ una questione di diritti. E’ questione che la legge, ad oggi, discrimina in base ad una convenzione sociale.
Se vi capitasse di notare che avete meno diritti, di fronte alla legge, perché non volete bere il caffè con lo zucchero, vi arrabbiereste o no?
Ecco, è la stessa cosa. Né più, né meno.
Anche se voi, poi, ci dovete mettere dentro cose astruse per renderla più complicata.
Purtroppo, però, la discriminazione è sempre semplice.
E’ eliminarla che pare impossibile.

Vi lascio una canzone.
Vi amo.
Brindo ai diritti di tutti, e non solo a quelli di pochi.

Inchiostro.

  • Potete trovare i post di Inchiostro nella categoria L’InchiostratoQUI la sua biografia.
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Comments

  1. Premessa: ogni diritto ha per contraltare un dovere (resta valido il patto della birra).
    Svolgimento. C’è una quota di persone eterosessuali, con ancora un po’ di bigottismo vetusto impantanato alle scarpe, che è pure favorevole a riconoscere i diritti alle coppie gay, MA NON CHIAMIAMOLO MATRIMONIO, per carità! Allora, siccome la rosa con un altro nome avrebbe gli stessi diritti e chiamiamoli DICO, PACS, “unione civile”, paperino, quello che volete. che importa? non è una mica una barricata, il nome, Matrimonio, per “noi”, no? Che ci frega, badiamo alla sostanza, no? Per ognuno di questi c’è qualcuno con del commo/anrch/anticler qualcosa di ritorno, sempre etero, che vorrebbe per sè i diritti del matrimonio, ma il “matrimonio” no eh, con quel nome lì, con quei valori di altri appiccicati no, per carità, che fa borghese. E allora questi diritti li vuole recapitati a casa senza alzar il seder e perder mezz’ora a metter na firma da niente in comune, che poi la mamma magari ci resta male che con la zia che figura ci ha fatto? Che poi l’amico del calcetto coi suoi “te l’avevo detto, io” chi lo sente?
    Problema: siccome insieme ai diritti ci sono anche i doveri, perchè anche un altro deve vedersi recapitato tutto il pacchetto a casa? Che magari, che ne sai,convive benissimo con quella persona lì, ma se va all’ospedale vorrebbe che le decisioni le prendesse la propria mamma e se morisse che ereditasse ilproprio fratello. Perchè? fatti suoi!
    Se un diritto a qualcuno glielo fai ingugnare a forza è un dovere. Magari tu sei contento che ti trovi gli stessi diritti senza lo sforzo, ma l’altro si trova gli stessi doveri, senza la scelta.

    • Elencami quali sono i doveri presenti nel matrimonio che non ci sarebbero nelle unioni di fatto.
      Amarsi? Onorarsi? Crescere i figli? Pagare le tasse? Rispettare la legge?
      Il matrimonio è una scelta obbligata, se si vuole avere accesso a diritti quali, chessò, assistere la compagna o il compagno in ospedale, far risultare legalmente il proprio figlio imparentato coi nonni, i cugini e gli zii (già, un figlio nato al di fuori del matrimonio per la legge non ha parenti e in caso di morte dei genitori viene affidato ai servizi sociali).
      Il punto è che una scelta obbligata non è una scelta ma, appunto, un obbligo.

      In realtà non credo d’aver carpito il tuo discorso, ho risposto per quel che ho colto.

      • ora E’ una scelta obbligata.
        ora se vuoi convivere DEVI assumerti delle responsabilità più ampie di prima. E’ tutto nel pacchetto quando prendi residenza nella stessa casa. Alla fine in questo modo hanno vinto le nonne che convepivano solo il matrimonio. Ora anche la convivenza è un vincolo.
        Non vedo il motivo di tanta gioia

    • Eric Lauder says:

      Condivido.
      L’articolo a me sembra solo una semplice arrampicata sugli specchi per giustificare il fatto che non si potrà più convivere senza assumersi dei doveri verso la persona con cui si convive.
      E parlo solo di doveri, lo faccio apposta.
      Sono un “irresponsabile” a non volermi assumere dei doveri? Forse, ma chissenefrega? E’ una MIA scelta, cioè, sarebbe stata. E mi viene negata. E chi me li nega è autoritaria e paternalista, anzi, maternalista se donna come la Cirinnà.
      Quando tra un annetto inizieranno i primi casi di alimenti dati alla fine di una convivenza le convivenze inizieranno a calare.
      Personalmente ho già dato: sono divorziato, con figli, ho una nuova compagna, non ci conviverò mai: questa legge lo conferma. Non vedo perché dovrei assumere automaticamente dei doveri nei confronti di una donna economicamente autonoma con la quale non ho figli né ne avrò (lei non può averne) per il semplice fatto che, lavorando io 9 ore al giorno ed essendo laureato e lavorando lei 6 ore al giorno ed essendo diplomata, guadagno più di lei.

  2. Troppi pensano a “matrimonio” come “costrutto imposto da sottanoni per far piacere a dio”.
    Se non piace questa idea, basta non sposarsi in chiesa. Se ci si sposa civilmente, l’unica cosa che si fa è sottoscrivere un ACCORDO con l’altra persona e renderlo NOTO alla società, in modo da avere quei bei diritti (e i conseguenti doveri, come giustamente dice Sara Nicolini qui sopra).
    Un gruppo di individui che convivono hanno sempre, necessariamente, una serie di regole. Ce le hanno i branchi, ce le hanno i greggi, ce le hanno gli agglomerati di umanità che chiamiamo società e una delle regole che animano la stragrande maggioranza delle società sulla terra è che se vuoi essere considerato parte di una coppia (e ricevere la tua bella pensione di reversibilità) allora lo devi DICHIARARE alla società. Non lo vuoi chiamare matrimonio, chiamalo come stracavolo ti pare, ma la sostanza è sempre quella.
    Vuoi sorridere con aria di sufficienza, ora? Liberissimo. Ma ricorda che pretendere di avere i diritti di una coppia sposata dichiarare di essere una coppia alla società e senza senza assumertene i doveri è come pretendere di non ricevere una multa se ti beccano a guidare senza la patente.

    (NB: l’unica obiezione sensata al contrarre matrimonio civile, che non fosse dettata da interessi economici – leggere “cercare di fregare lo Stato” – è quella di una ragazza che diceva che vivendo una relazione aperta, non le sembrava corretto utilizzare il contratto di matrimonio in quanto esso implica fedeltà. Ebbene: si è lottato per modificare questa istituzione in più modi, perché non lottare anche per togliere questa clausola?)

  3. Ci si dimentica sempre di un punto. Con il matrimonio si assumono anche una serie di doveri specifici. Tanto per dirne una, le responsabilità economiche in solido di ciascun coniuge nei confronti degli eventuali creditori dell’altro oppure la trafila necessaria per la separazione o ancora i vincoli testamentari per cui ciascun coniuge con l’altro ancora in vita non può disporre in toto del proprio patrimonio.
    Le coppie che hanno scelto di convivere non sono soggette a tutto questo e va bene. Ora però in nome di presunti diritti si vogliono i benefici senza passare per gli obblighi. E non funziona. Non funziona perché non puoi volere la reversibilità ma non sposarti (perché “ah no il matrimonio è arcaico”) mantenendo così la parte di non obbligo che ti sei scelto. Scelto.

    P.S. parlo delle coppie eterosessuali, le stesse delle quali parla il post.

  4. Scusatemi, ma c’è che davvero non capisco, e riguarda il matrimonio. Tolto il discorso dei diritti omosessuali (che se ne è discusso veramente poco qui, o forse non ho colto io e allora chiedo venia), non comprendo le problematiche legate al matrimonio. Dici: “Non vedo perché – e davvero, non lo vedo ‘sto perché – io debba sposarmi per forza, e debba farlo perché quattro cazzoni con una tunica, duemila anni fa, hanno stabilito che una famiglia può esserci solo a seguito di un matrimonio. Questo non è un privilegio, ma una costrizione, un vincolo, un obbligo e, in ultima analisi, un ricatto.” chi ti costringe, esattamente?

    A me sembra che ci si ostini, troppo spesso, a mettere di mezzo la religione quando si vogliono giustificare condotte non troppo limpide. Mi spiego meglio: non c’è nulla di male nel voler riconoscere legalmente la propria unione con un’altra persona, volendo farsi carico dei doveri e godere dei diritti che ne conseguono, e per farlo non c’è bisogno di un cazzone in tunica, ma bastano dieci minuti in comune e un paio di firme, se preferisci. Che male c’è nel volersi assumere le proprie responsabilità nei confronti della persone con cui scegli di passare la tua vita (almeno una parte)?
    Detto questo, scegli di vivere con una persona senza spartire beni/obblighi morali/e tutto ciò che concerne la vita di coppia, o meglio, scegli di farlo senza che un pezzettino di carta lo riconosca: fatti tuoi. nessuno ti obbliga, nessuno ti giudica, ma è normale che nel momento del bisogno lo stato non ha in mano nulla che attesti la tua unione, non potrà riconoscerti determinati diritti (vedi reversibilità).
    E no, non si può fare solo in base al fatto che due hanno vissuto insieme, perché così verrebbe fuori l’inferno, in cui anche due semplici coinquilini, che l’unica cosa che si scambiano è un ciao se si beccano in cucina, si trovano investiti di diritti e doveri che non hanno motivo di esistere.

    Non capisco la vostra avversione al matrimonio, voi che millantate libertà cadete nella fanga dove sguazzano tanti cattolici bigotti. Non capisco perché vi fa tanta paura una firma, e perché SCEGLIERE di sposarsi diventerebbe un’imposizione. Non volete sposarvi punto, perché cercate di giustificarvi dicendo che il matrimonio è sbagliato, quando siete nel giusto?

    Perdonatemi se ho divagato un po’, ma è una questione che mi perplime da parecchio tempo.

    • Nessuno ha detto che il matrimonio è sbagliato. Anche quello laico, comunque, rimane un canone secolarizzato.
      Qui si parla di alternative, possibilità di scegliere qualcosa di alternativo.
      A volte sono io che non comprendo cosa ci sia di difficile da comprendere.
      Il semplice concetto di possesso insito nel matrimonio, di qualunque tipo, è qualcosa che non a tutti può andar bene. Per fare un esempio.
      Non è un fatto di forma, sembrerà assurdo ma la scelta di non sposarsi può anche avere dei contenuti.
      Questo non vuol dire che non si vogliono i doveri. Questo vuol dire che si vorrebbe una forma contrattuale di convivenza con un contenuto e un significato diverso dal matrimonio, di modo da risultare una famiglia anchd per legge e non solo per se stessi.

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